Capitolo 7
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Altri loro insegnamenti, falsificazioni apportate alla Bibbia, interpretazioni peculiari |
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La dottrina dei Testimoni di Geova. I Testimoni di Geova affermano che il nome personale di Dio è Geova: ‘Il nome ‘Geova’ è un verbo ebraico e significa letteralmente ‘Egli è causa di esistenza’, cioè agisce per un proposito. Rivelò in una maniera particolare questo nome a Mosè allorché espose il Suo proposito relativamente al suo popolo eletto, che si trovava allora sotto la schiavitù d’Egitto’ (Sia Dio riconosciuto verace, pag. 31). Il nome Geova ‘è la più nota forma italiana del nome divino’ (Perspicacia nello studio delle Scritture, vol. I, pag. 1023) ossia YHWH, il tetragramma - dal greco tetra ‘quattro’, e gramma ‘lettera’ -, il nome di Dio in ebraico. I Testimoni di Geova riconoscono però che ‘gli ebraicisti in genere preferiscono ‘Yahweh’ ritenendola la pronuncia più probabile’ (op. cit., pag. 1025). Tuttavia, essi dicono, ‘non sembra che ci sia alcuna ragione per abbandonare la nota forma italiana ‘Geova’ a favore di qualche altra forma suggerita’ (ibid., pag. 1025). Ma allora è solo una questione di pronuncia dato che essi preferiscono pronunciare il Tetragramma sacro YHWH ‘Geova’ anziché ‘Yahweh’? No, non è semplicemente una questione di pronuncia. C’è qualcosa di più. I Testimoni di Geova accusano sia i Cattolici che i Protestanti di avere privato il popolo della conoscenza del nome di Dio, perché lo avrebbero tolto dalle varie traduzioni della Bibbia da loro fatte. ‘Il nome di Dio è dunque GEOVA. Ma molti che professano di adorare Dio hanno mancato di rispetto verso tale nome. Alcuni lo hanno perfino tolto dalle loro traduzioni della Bibbia, sostituendolo con i titoli ‘Signore’ e ‘Dio’. Questa pratica non solo nasconde l’illustre nome di Dio, ma anche confonde il Signore Geova con il Signore Gesù Cristo e con altri ‘signori’ e ‘dei’ a cui la Bibbia si riferisce’ (‘Venga il tuo regno’, Stampato nella Rep. Fed. di Germania 1981, pag. 16-17), ed ancora: ‘Pertanto, facendo le moderne traduzioni della Bibbia, i teologi e i traduttori della cristianità preferiscono abbandonare il Tetragramma o il più comprensibile Geova o Yahweh e sostituirlo con qualche espressione che suona più neutrale come Signore’ (La Torre di Guardia, 15 aprile 1969, pag. 250). Questo costituisce una profanazione del nome di Dio, cosa che va contro le parole che Gesù disse di dire a Dio: "Sia santificato il tuo nome" (Matt. 6:9). Che hanno fatto dunque i Testimoni di Geova? Hanno ritenuto opportuno rimettere al suo posto il Tetragramma, che in base ai loro calcoli nella Bibbia ricorrerebbe circa 7.000 volte. Nell’Antico Testamento, da loro chiamato anche Scritture Ebraiche, ‘il nome, raffigurato da queste quattro consonanti ebraiche compare, complessivamente, 6823 volte’ (Sia Dio riconosciuto verace, pag. 23), nel Nuovo Testamento, da loro chiamato anche Scritture Greche Cristiane, invece compare 237 volte. Per quanto riguarda i motivi con cui spiegano la mancanza del Tetragramma sia nei manoscritti dell’Antico Testamento che in quelli del Nuovo essi sono i seguenti. ‘Le Scritture Ebraiche furono per la prima volta tradotte in greco verso il 285-247 a.C; ma fin da qualche tempo prima gli Ebrei incominciarono ad evitare di pronunziare questo nome nel timore superstizioso di nominarlo invano. Perciò ogni qualvolta giungevano al nome, pronunziavano in sua vece la parola Adonai (Signore) o Elohim (Dio). Nel fare quindi la prima traduzione in greco, conosciuta come la Versione dei Settanta (LXX) i traduttori seguirono l’uso ebraico e sostituirono nella loro versione greca i sopraddetti nomi nel designare il nome di Dio’ (op. cit., pag. 23) [1]. ‘Perché allora il nome non compare nei manoscritti delle Scritture Greche Cristiane, il cosiddetto Nuovo Testamento, che ci sono pervenuti? Evidentemente perché quando furono fatte quelle copie (dal III secolo E.V in poi) il testo originale degli scritti degli apostoli e dei discepoli era già stato alterato. Quindi copisti successivi devono avere sostituito il nome divino nella forma del Tetragramma con Kyrios e Theos...’ (Perspicacia nello studio delle Scritture, vol. I, pag. 1028). Stando così le cose per il Nuovo Testamento, secondo la Torre di Guardia, i loro traduttori hanno ritenuto opportuno di rimettere il Tetragramma, nella forma di Geova, al suo posto. E si vantano di avere fatto ciò: ‘Una traduzione che ripristina coraggiosamente il nome di Dio su solide basi è la Traduzione del Nuovo Mondo delle Scritture Greche Cristiane’ (Il nome divino che durerà per sempre, pag. 27). Ecco dunque perché hanno rimpiazzato Kyrios ‘Signore’, o Theos ‘Dio’ con Geova in ben 237 casi. Oltre a tutto ciò i Testimoni di Geova sostengono che per stabilire una relazione personale con Dio occorre conoscere e usare il suo nome: ‘Conoscere e usare il nome di Dio è l’unico modo per avvicinarsi a Dio e stabilire con lui una relazione personale’ (La Torre di Guardia, 15 ottobre 1982, pag. 31); ‘L’unico modo in cui uno può avvicinarsi a Dio e avere una relazione personale con lui è di conoscerlo per nome, Yahweh o Geova, e di imparare a usare rispettosamente tale nome nell’adorarlo’ (La Torre di Guardia, 1 maggio 1982, pag. 9). Questo spiega il perché essi si danno tanto da fare per fare conoscere il nome Geova alle persone perché solo in questa maniera esse possono instaurare un rapporto personale con Dio. Solo in questa maniera esse possono essere salvate: ‘Se volete ottenere la salvezza, anche voi, dovete conoscere e onorare il nome di Dio’ (La verità che conduce alla vita eterna, pag. 127); ‘Perché coloro che non lo usano non possono essere identificati con quelli che Dio sceglie come ‘popolo per il suo nome’ (Potete vivere per sempre su una terra paradisiaca, pag. 44). Facendo questa opera di divulgazione del nome Geova essi ritengono di seguire l’esempio di Cristo che disse: "Ed io ho fatto loro conoscere il tuo nome, e lo farò conoscere" (Giov. 17:26). ‘Gesù fece conoscere ad altri il nome di Dio, Geova...’ (Potete vivere per sempre su una terra paradisiaca, pag. 184). |
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Confutazione. Innanzi tutto riteniamo di dover parlare, seppur brevemente, dell’origine della parola italiana Geova. Il nome di Dio era scritto in ebraico con le sole consonanti YHWH, il Tetragramma appunto, e ad un certo punto, siccome si era diffusa fra gli Ebrei l’idea che fosse sbagliato anche solo pronunciare il nome di Dio (sul periodo in cui si affermò questa idea c’è grande incertezza e le idee tra gli studiosi variano), il Tetragramma cominciò ad essere normalmente letto Adonay (Signore), o Elohim (Dio) [2] nel caso in cui il Tetragramma era già preceduto da Adonay, per evitare la ripetizione di quest’ultimo termine. Sulle quattro consonanti che formano il Tetragramma vennero poste le vocali di Adonay in maniera che quando il lettore capitava sul Tetragramma pronunciava Adonay. Tra il V e l’VIII secolo dopo Cristo i Masoreti (un gruppo di copisti ebrei) vocalizzarono il Tetragramma con le vocali di Adonay cioè a o a, solo che la prima a, per una legge fonetica ebraica divenne e con le nuove consonanti. Ecco così che il Tetragramma fu reso Ye -Ho -Wa- H. Così il nome di Dio YHWH, nella lingua ebraica, divenne YEHOWAH [3]. Bisogna dire però che gli Ebrei non accettano questa pronuncia del nome di Dio, perché ritengono che la pronuncia più corretta del Tetragramma sia YAHWEH. Nella Jewish Encyclopedia per esempio alla voce ‘Jehovah’ si legge: ‘A mispronunciation (introduced by Christian theologians, but almost entirely disregarded by the Jews) of the Hebrew ‘YHWH’, the (ineffable) name of God (the tetragrammaton or ‘Shem ha-Meforash’). This pronunciation is gramattically impossible...’ (Jewish Encyclopedia, New York 1904, vol. VII), ossia: ‘Una pronuncia scorretta (introdotta da teologi cristiani ma quasi interamente trascurata dagli Ebrei) dell’Ebraico ‘YHWH’ il nome (ineffabile) di Dio (il tetragramma o ‘Shem ha-Meforash’). Questa pronuncia è grammaticalmente impossibile...’. Geova è l’adattamento italiano della forma distorta YEHOWAH del nome ebraico di Dio. Geova è quindi in realtà una parola fittizia. Ma come abbiamo anche visto i Testimoni di Geova muovono delle accuse contro i traduttori delle Bibbie perché hanno omesso di mettere il Tetragramma o almeno Yahweh tutte le volte che esso ricorre sia nell’Antico Testamento che nel Nuovo. A questo proposito diciamo le seguenti cose. Per quanto riguarda le Scritture dell’Antico Patto, senza voler entrare a discutere se le prime versioni della Settanta contenevano o meno il Tetragramma ebraico, diciamo che sarebbe stato opportuno che i moderni traduttori degli Scritti dell’Antico Patto si attenessero scrupolosamente agli originali ebraici e quindi che mettessero Yahweh, che è la pronuncia corretta del Tetragramma ebraico, o almeno il suo significato che è ‘Colui che è’ dove appunto c’era il Tetragramma [4]. Per quanto riguarda invece gli Scritti del Nuovo Testamento le cose sono differenti, perché non c’è la benché minima prova che negli originali c’era per ben 237 volte il Tetragramma e che i copisti l’hanno rimpiazzato con Signore e con Dio, infatti tra le molte copie in greco del Nuovo Testamento non c’è nessuna copia in cui compare il Tetragramma. Qui veramente occorre dire che l’immissione della parola Geova da parte dei ‘traduttori’ della Nuovo Mondo è stato un atto non coraggioso, ma presuntuoso (Come vedremo in appresso, in alcuni casi l’immissione di Geova al posto di Signore ha avuto lo scopo di non fare credere che Gesù Cristo è Dio. Altro dunque che ripristinare il nome divino al suo posto hanno fatto quei traduttori!!). Stando dunque così le cose a riguardo degli Scritti del Nuovo Testamento, cioè che originariamente in nessuno di essi in qualche luogo al posto di Signore (Kyrios) o Dio (Theos) compariva il Tetragramma, va fatta questa doverosa osservazione. Quantunque molti traduttori dell’Antico Patto al posto del Tetragramma abbiano messo, a secondo dei casi, ‘Signore’ o ‘Dio’, il fatto che diversi versetti dell’Antico Patto (dove è menzionato il sacro Tetragramma) quando sono citati nel Nuovo Testamento vengono citati con ‘Signore’ al posto del Tetragramma [5], fa capire che ai giorni di Gesù e degli apostoli pronunciare a voce o scrivere al posto del Tetragramma (presente in molti versi dell’Antico Patto) il nome Signore era una cosa comune e normale che non costituiva affatto un offesa o un oltraggio al nome di Dio. Dopo avere dunque dimostrato che la parola Geova è una parola fittizia e che la sua immissione negli Scritti dell’Antico Testamento al posto del Tetragramma non costituisce un qualcosa di lodevole perché semmai i ‘traduttori’ della Nuovo Mondo avrebbero dovuto mettere ‘Yahweh’ e non ‘Geova’ [6], e che la sua immissione nel Nuovo Testamento è stata presunzione, qualcuno domanderà: che cosa bisogna rispondere dunque ai Testimoni di Geova quando ci domandano come si chiama Dio? Per attenersi scrupolosamente alla Scrittura occorrerebbe ripetergli il Tetragramma YHWH la cui pronuncia è Yahweh, cioè Colui che è. Egli è l’Io sono quegli che sono come disse a Mosè (cfr. Es. 3:14) [7] e l’Iddio di Abrahamo, l’Iddio di Isacco e l’Iddio di Giacobbe. Per esperienza so che quando gli si risponde in questa maniera i Testimoni di Geova rimangono meravigliati e compiaciuti di trovare finalmente qualcuno che ‘conosce’ il nome di Dio. E quindi non insistono più di tanto sulla questione del nome. |
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Ma a questo punto dobbiamo confutare l’asserzione dei Testimoni di Geova secondo cui se non si conosce il nome ebraico di Dio non si può instaurare un rapporto personale con Lui e non si può ottenere la salvezza e non ci si può identificare con il popolo per il suo nome. Perché se è vero che il nome di Dio è Yahweh, non è affatto vero che chi non conosce che il nome ebraico di Dio è Yahweh non può instaurare un rapporto con Lui ed essere da lui salvato e gradito ai suoi occhi. E per dimostrare questo prenderò gli esempi di Abramo, Isacco e Giacobbe. Perché prendere proprio loro? Perché secondo quanto disse Dio a Mosè essi non conoscevano il nome di Dio, ossia Yahweh. "E Dio parlò a Mosè, e gli disse: Io sono l’Eterno, e apparii ad Abrahamo, ad Isacco e a Giacobbe, come El-Shadday (l’Iddio onnipotente); ma non fui conosciuto da loro sotto il mio nome di Yahweh (Colui che è)" (Es. 6:2-3). Eppure, quantunque ciò Dio "non si vergogna d’esser chiamato il loro Dio..." (Ebr. 11:16). Perché questo? Perché essi piacquero a Dio per la loro fede. Di Abramo è detto che per fede, "essendo chiamato, ubbidì, per andarsene in un luogo ch’egli avea da ricevere in eredità; e partì senza sapere dove andava" (Ebr. 11:8), che "credette all’Eterno, che gli contò questo come giustizia" (Gen. 15:6), che per fede, "quando fu provato, offerse Isacco..." (Ebr. 11:17). Di Isacco viene detto che per fede "diede a Giacobbe e ad Esaù una benedizione concernente cose future" (Ebr. 11:20). Di Giacobbe viene detto che per fede "morente, benedisse ciascuno dei figliuoli di Giuseppe, e adorò appoggiato in cima al suo bastone" (Ebr. 11:21). Ecco in che maniera piacquero a Dio i patriarchi, perché credettero in Lui (non perché conoscevano il suo nome YHWH). E questa è ancora la maniera per piacere a Dio, credendo in Lui. Infatti lo scrittore agli Ebrei dice che "senza fede è impossibile piacergli; poiché chi s’accosta a Dio deve credere ch’Egli è, e che è il rimuneratore di quelli che lo cercano" (Ebr. 11:6). Con tutta l’importanza dunque che ha il fatto che il nome di Dio è YHWH, non si può affatto dire che per piacere a Dio occorre conoscere questo suo nome, nella maniera che intendono i Testimoni di Geova. Abramo fu chiamato amico di Dio perché credette in Dio e fece ciò che è giusto agli occhi suoi, senza conoscerlo con il nome di Yahweh. E l’uomo può essere tuttora chiamato amico di Dio come lo fu Abramo; se segue le orme di fede del patriarca. In altre parole se lui crede in Colui che ha risuscitato dai morti Gesù Cristo nostro Signore. Per essere salvati, giustificati, rigenerati ed entrare così a fare parte del popolo sul quale è invocato il nome di Dio non è necessario conoscere il nome ebraico di Dio, cioè Yahweh. Quello che bisogna fare è credere con il proprio cuore in Gesù Cristo infatti Paolo e Sila così risposero al carceriere di Filippi quando questi tutto tremante gli chiese: Signori, che debbo io fare per essere salvato?: "Credi nel Signor Gesù, e sarai salvato tu e la casa tua" (Atti 16:31). Paolo dice ai Romani: "Se con la bocca avrai confessato Gesù come Signore, e avrai creduto col cuore che Dio l’ha risuscitato dai morti, sarai salvato" (Rom. 10:9). Ancora una volta di dover conoscere il nome di Dio e di usarlo appropriatamente per essere salvati l’apostolo Paolo, che pure conosceva il nome ebraico di Dio e lo rispettava, non ne parla. Io lo posso dire per esperienza personale, perché la sera che fui salvato da Dio ed entrai in una relazione personale con Lui perché diventai un suo figliuolo non fui salvato perché dopo che mi avevano detto che il nome di Dio è Yahweh io lo invocai con quel nome, ma fui salvato perché dopo che sentii parlare per l’ennesima volta di ciò che Gesù Cristo aveva compiuto anche per me morendo sulla croce e risuscitando il terzo giorno mi riconobbi davanti a Dio un peccatore e invocai Dio affinché mi perdonasse tutti i miei peccati; cosa che Egli fece subito mediante il sangue di Gesù Cristo. Per quanto riguarda il nome di Dio, che Egli si fece conoscere a Mosè con il nome di Yahweh lo venni a sapere col passare del tempo. Ma questo non aggiunse nulla alla mia relazione con Dio perché io già lo conoscevo mediante il suo Figliuolo Gesù. Lo ripeto, con la dovuta importanza che diamo alla questione del nome ebraico di Dio, con tutto il rispetto che nutriamo verso il santo nome di Dio, dobbiamo dire che noi non siamo stati salvati perché venimmo a sapere che YAHWEH è il suo nome in ebraico. |
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Abbiamo visto prima che i Testimoni di Geova prendono le parole di Gesù che disse di avere fatto conoscere il nome del Padre suo ai suoi discepoli per sostenere non solo che Gesù si diede da fare per far conoscere il nome ebraico di Dio YHWH ma anche che loro come fedeli suoi seguaci fanno lo stesso nei confronti dei religionisti di questo tempo! Ma stanno veramente così come dicono loro le cose? No, affatto, perché quando si legge che Gesù disse: "Ed io ho fatto loro conoscere il tuo nome, e lo farò conoscere..." (Giov. 17:26) non si deve intendere con ciò che Gesù venne per far sapere ai Giudei che il nome di Dio era YHWH perché i Giudei lo sapevano già che Dio era Colui che è, infatti avevano le Scritture dell’Antico Patto dove era detto che a Mosè Dio si rivelò come Colui che è, l’Io sono. Ma piuttosto che Gesù venne per fare conoscere personalmente Dio, perché solo tramite lui i Giudei potevano conoscere personalmente Dio. Egli disse infatti: "Nessuno... conosce chi è il Padre, se non il Figliuolo e colui al quale il Figliuolo voglia rivelarlo" (Luca 10:22). E che sia così lo dimostra anche il fatto che Gesù a quei Giudei che ritenevano di conoscere il nome di Dio ma che lo contrastavano disse: "Non l’avete conosciuto" (Giov. 8:55) ed anche: "Voi non conoscete né me né il Padre mio: se conosceste me, conoscereste anche il Padre mio" (Giov. 8:19). Quindi il fatto di sapere che il nome ebraico di Dio è YHWH non significa automaticamente conoscere Dio o conoscere il suo nome, perché molti Giudei pur sapendolo non conoscevano ancora Dio. E le cose non sono cambiate affatto, perché i Giudei ancora oggi pur potendo dire che YHWH è il nome originale di Dio, e pur potendo dire che la sua pronuncia più corretta sia YAHWEH, in realtà non lo conoscono perché rifiutano di credere nel suo Figliuolo. E questo si può dire oltre che dei Giudei anche dei Testimoni di Geova, essi sanno che il nome ebraico di Dio è YHWH, ma nonostante ciò non lo conoscono personalmente. Perché? Perché non conoscono Gesù Cristo. E quindi essi in realtà ancora non conoscono il nome di Dio. Conoscere il suo nome significa quindi conoscere la persona di Dio, conoscenza che si acquisisce solo quando ci si ravvede e si accetta Gesù Cristo. E che per far conoscere il nome di Dio non si deve intendere far sapere che il suo nome originale ebraico è YHWH lo si può pure dedurre dalla predicazione di Paolo nell’Aeorapago ad Atene infatti Paolo dopo aver detto agli Ateniesi che aveva trovato persino "un altare sul quale era scritto: AL DIO SCONOSCIUTO" (Atti 17:23) e che gli avrebbe annunciato ciò che essi adoravano senza conoscerlo, nella sua predicazione non menzionò affatto il nome ebraico di Dio YHWH, ma disse che Egli era Colui che ha fatto il mondo e tutte le cose che sono in esso, essendo Signore del cielo e della terra, che dava a tutti la vita, il fiato ed ogni cosa, che ha tratto da un solo uomo tutte le nazioni avendo determinato le epoche loro assegnate e i confini della loro abitazione, affinché gli uomini lo cerchino. Poi gli disse che non dobbiamo credere che la Divinità sia simile ad oro, ad argento, o a pietra scolpiti dall’immaginazione umana, ed infine gli annunciò il ravvedimento, il giorno del giudizio e la risurrezione di Colui che Dio ha stabilito per giudicare gli uomini in quel giorno. |
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Vediamo adesso come Gesù chiamò Dio. Gesù lo chiamò Padre, Dio, Signore del cielo e della terra, l’Iddio di Abramo, d’Isacco e di Giacobbe, e sulla croce Eloì o Elì. E come ci disse egli di rivolgerci a Dio quando lo preghiamo? Ci disse di chiamarlo "Padre nostro" (Matt. 6:9). Se lui dunque che conosceva appieno Dio non disse che quando noi invochiamo Dio lo dobbiamo chiamare con il suo nome originale YHWH, riteniamo che non sia indispensabile usare questo appellativo quando ci rivolgiamo a Dio. Per fare un esempio che spieghi questo concetto diciamo che avviene quello che avviene quando un figlio (sia piccolo che già adulto) si rivolge al proprio padre terreno. Come lo chiama? Lo chiama papà, o padre. Ma non ha anch’egli un nome? Certo che lo ha, ma il proprio figlio lo chiama papà e padre perché in verso lui si trova in un rapporto figlio-padre. Si può dire forse che un figlio non onora il proprio padre perché non lo chiama con il suo nome registrato all’anagrafe? E chi ardirebbe dire questo? Qual’è il padre che se il proprio figlio lo chiama papà lo rimprovererebbe perché non lo ha chiamato Giuseppe, o Giacomo o altro? Ritengo che non esista. E quindi, vorremmo domandare ai Testimoni di Geova: e perché mai Dio, che è il nostro Padre celeste, non dovrebbe gradirci o essere indignato con noi perché non lo chiamiamo YHWH? Perché mai dovrebbe accusarci di non santificare il suo nome solo perché non usiamo il suo nome quando ci rivolgiamo a Lui? Non si capisce proprio come Dio che è buono possa rimproverare i suoi figliuoli perché non lo chiamano con il suo nome ebraico YHWH o Yahweh, mentre i padri secondo la carne, che Gesù ha chiamato malvagi, non ardirebbero rimproverare i propri figli perché li chiamano papà! No, non è come dicono i Testimoni di Geova, perché santificare il nome di Dio non significa chiamare Dio con il Tetragramma, ma osservare i suoi comandamenti che egli ci ha largito tramite il suo Figliuolo. In questa maniera si santifica il nome di Dio che è invocato su di noi. |
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La dottrina dei Testimoni di Geova. Ecco per sommi capi quello che dicono i Testimoni di Geova sulla prescienza di Dio e sulla predestinazione. ‘Se Dio avesse già preconosciuto e preordinato con millenni d’anticipo esattamente quali individui avrebbero ricevuto la salvezza eterna e quali la distruzione eterna, ci si potrebbe chiedere che senso avrebbe la sua ‘pazienza’ e quanto sarebbe sincero il suo desiderio che ‘tutti pervengano al pentimento’ (Perspicacia nello studio delle Scritture, vol. II, pag. 643). Per quanto riguarda gli ‘eletti’ ossia i 144.000 la Torre di Guardia afferma: ‘Dio ha preconoscenza dell’eletto; ma ciò non significa che egli scelse di preconoscere i singoli, ma che egli aveva in animo o predestinò che ci fosse una tale compagnia eletta (...) Egli non doveva interessarsi degli individui e i loro nomi e le identità personali. Egli semplicemente determinò in anticipo o predestinò quali dovevano essere i requisiti per l’insieme dei membri di questa classe e quali norme essi dovevano osservare e quali qualità essi dovevano mostrare’ (The Kingdom Is at Hand, 1944, pag. 291-292), ed ancora: ‘Dio preconobbe e preordinò la formazione di questa classe (ma non dei singoli individui che l’avrebbero costituita). (...) egli prestabilì o preordinò il ‘modello’ al quale avrebbero dovuto conformarsi tutti quelli che a suo tempo sarebbero stati chiamati a farne parte, il tutto secondo il suo proposito. Dio preordinò anche le opere che essi avrebbero dovuto compiere e previde che sarebbero stati provati a motivo delle sofferenze che il mondo avrebbe procurato loro’ (Perspicacia nello studio delle Scritture, vol. II, pag. 648). E per attestare che colui che è stato chiamato a fare parte di questa ‘classe’ non è automaticamente sicuro della sua salvezza, appunto perché non preconosciuto e predestinato individualmente alla salvezza eterna prendono l’esempio di Paolo e dicono che ‘non si riteneva individualmente predestinato alla salvezza eterna’ (op. cit., pag. 648) ed ancora che ‘l’apostolo Paolo espresse la fiducia che gli fosse riservata la corona della giustizia, ma lo fece solo quando fu certo di essere prossimo alla fine della sua vita umana’ (ibid., pag. 648). Per quanto riguarda le ‘altre pecore’ la Torre di Guardia afferma che ‘chiunque può diventare una delle pecore della grande folla che guadagnerà la vita eterna su una terra paradisiaca’ (Paradise Lost, pag. 195) [8]. |
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Per quanto riguarda invece coloro che rifiuteranno di convertirsi al Signore fino alla fine (si tenga presente però a riguardo, della loro dottrina sulla ‘seconda possibilità’ per molti di coloro che non hanno ubbidito a Dio durante la loro vita) la Torre di Guardia dice che Dio non li ha predestinati affatto alla distruzione eterna indurandoli, perché il loro destino è frutto solo della loro decisione. Secondo la Torre di Guardia infatti Dio non indurisce i cuori di taluni secondo il beneplacito della sua volontà. Di Giuda Iscariota per esempio dicono che ‘non si può dire che Dio abbia preordinato o predestinato Giuda a comportarsi così’ (Perspicacia nello studio delle Scritture, vol. II, pag. 646). Le ragioni che vengono addotte sono che Dio ha fatto l’uomo totalmente libero di scegliere o rigettare Dio, e poi che Egli è giusto e perciò una tale condotta non gli si addice. Se lui agisse così sarebbe ingiusto. E poi la logica, infatti un simile modo di agire di Dio non è ragionevole! [9] Ed infine, ma non per questa meno importante, la ragione che Dio non è onnisciente, o meglio che Lui non ha preconosciuto ogni cosa nei minimi particolari. Ecco quanto dicono: ‘Egli ha la capacità di vedere e conoscere tutte le cose, passate presenti e future, ma può anche trattenere da sé certa conoscenza se vuole. Quindi, può rifiutare di guardare nel futuro se vuole. E pare effettivamente che egli preferisse non guardare nel futuro nel caso di Adamo ed Eva. Perché? Perché esercitare la preconoscenza senza che esistessero certe precedenti condizioni in base alle quali determinare il logico risultato da aspettarsi sarebbe equivalso alla predestinazione all’eterno destino della creazione’ (Svegliatevi!, 22 marzo 1974, pag. 29-30). Questa prescienza di Dio è chiamata dalla Torre di Guardia ‘prescienza selettiva’: ‘Per prescienza selettiva s’intende che Dio poteva decidere di non preconoscere indiscriminatamente tutte le azioni future delle sue creature’ (Perspicacia nello studio delle Scritture, vol. II, pag. 642). Ecco perché, secondo la Torre di Guardia, Gesù non fu predestinato a offrire se stesso quale sacrificio di riscatto per i peccati degli uomini: ‘A suo tempo Geova Dio incaricò il suo stesso Figlio primogenito di assumere il profetizzato ruolo di ‘seme’ e diventare il Messia. Nulla indica che questo Figlio fosse ‘predestinato’ a tale ruolo ancor prima della sua creazione o prima della ribellione in Eden’ (op. cit., pag. 647). |
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Confutazione. Ci troviamo per l’ennesima volta davanti a strani insegnamenti che siamo obbligati a confutare per amore della verità e per rendere giustizia alla Parola di Dio. Cominciamo col dire che è falso che Dio ha deciso di non preconoscere una parte delle cose future, perché se fosse così Egli non sarebbe più Onnisciente come dice la sua Parola. "L’Eterno è un Dio che sa tutto" (1 Sam. 2:3), ed in questo tutto ci sono tutte le cose passate, tutte le cose presenti, e tutte quelle che avverranno e che ancora non sono avvenute. Tra quest’ultime per esempio ci sono tutte le parole che noi ancora dobbiamo proferire infatti Davide dice: "La parola non è ancora sulla mia lingua, che tu, o Eterno, già la conosci appieno" (Sal. 139:4), tutti i giorni che noi dobbiamo vivere perché nel suo libro erano scritti tutti i giorni a noi destinati quando ancora nessuno d’essi era sorto ancora (cfr. Sal. 139:16). Tra di esse ci sono anche tutti quegli eventi descritti nell’Apocalisse che devono avvenire, e leggendoli ci si può rendere conto quale dovizia di particolari Dio ha preconosciuto. Potremmo proseguire, ma ci fermiamo qui. Quindi anche la caduta di Adamo fu da Dio preconosciuta, e con la sua caduta l’entrata nel mondo del peccato? Certo, Dio sapeva perfettamente tutto quello che sarebbe successo nel giardino dell’Eden ancora prima di creare tutte le cose. Ecco perché Gesù Cristo è chiamato "l’agnello senza difetto né macchia, ben preordinato prima della fondazione del mondo..." (1 Piet. 1:19-20); perché Dio aveva già formato in se stesso, prima di fondare il mondo, il disegno di mandare nella pienezza dei tempi il suo Figliuolo a riscattare gli uomini dal peccato che sarebbe passato su di loro tramite quell’unico uomo cioè Adamo. Niente lo colse di sorpresa. Non è vero quindi che Dio decise di mandare il suo Figliuolo nel mondo dopo che Adamo peccò, perché questa sua decisione risale a tempo prima della fondazione del mondo. Ma perché negare a Dio la prescienza di tutte le cose che devono avvenire? Lo abbiamo visto; perché i Testimoni di Geova in questa maniera vogliono dimostrare che il destino degli uomini non è già stato stabilito da Dio. In altre parole, essi hanno ridotto la prescienza di Dio per non dovere ammettere la predestinazione. Modo di fare questo che ci insegna ancora una volta come ogni qual volta si cerca di far prevalere la logica anziché la Parola di Dio si comincia a parlare contro Dio. Avendo quindi dimostrato che non esiste questa ‘prescienza selettiva’ di Dio, secondo cui alcune cose le avrebbe preconosciute e altre avrebbe rifiutato di preconoscerle, passiamo alla predestinazione. E’ chiaro che avendo Dio la conoscenza di tutte le cose che avverranno ed essendo Onnipotente egli può a suo piacimento fare accadere tutte le cose che vuole e che ha preconosciuto senza che alcuno glielo impedisca. La sacra Scrittura è piena di esempi che mostrano che Dio manda ad effetto tutto quello che ha preconosciuto e preannunziato, sia di bene che di male. Noi non li citeremo tutti per brevità, ma solo alcuni che hanno attinenza con la predestinazione a salvezza e quella a perdizione. Isacco aveva sposato Rebecca, e dopo che ella rimase incinta avvenne che i bambini si urtavano nel suo seno. Vedendo questo, ella andò a consultare Dio che gli rispose: "...il maggiore servirà il minore" (Gen. 25:23). Perché questa inversione nell’ordine delle cose, fatto da parte di Dio, dato che sappiamo che solitamente è il minore a dover servire il maggiore? A questa domanda risponde Paolo dicendo: "Affinché rimanesse fermo il proponimento dell’elezione di Dio, che dipende non dalle opere ma dalla volontà di colui che chiama" (Rom. 9:11). Cioè, affinché tutti comprendessero che Dio elegge a salvezza chi vuole Lui, indipendentemente dalle opere di colui che Egli elegge, e questo perché la sua elezione dipende esclusivamente dalla Sua volontà. Ma allora Dio è ingiusto? Perché la Scrittura dice che amò Giacobbe, ma odiò Esaù ancora prima che nascessero e che avessero fatto alcun che di bene o di male. Affatto, e questo perché Egli ha detto a Mosè: "Farò grazia a chi vorrò far grazia, e avrò pietà di chi vorrò aver pietà" (Es. 33:19). Egli dunque fa misericordia a chi vuole, e precisamente a coloro che egli ha preconosciuti e predestinati ad essere giustificati. Paolo dice infatti: "Perché quelli che Egli ha preconosciuti, li ha pure predestinati ad esser conformi all’immagine del suo Figliuolo, ond’egli sia il primogenito fra molti fratelli; e quelli che ha predestinati, li ha pure chiamati; e quelli che ha chiamati, li ha pure giustificati; e quelli che ha giustificati, li ha pure glorificati" (Rom. 8:29-30). |
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Ma altresì Dio indura chi vuole e questo al fine di mostrare la sua ira e la sua potenza verso una parte del genere umano. E naturalmente tutto ciò è stato stabilito da Lui ancora prima che gli individui che lui sceglierà o rigetterà siano nati o abbiano sentito parlare di lui e dei suoi ordini. Questo ce lo insegna, oltre che l’esempio di Esaù sopra citato (perché dopo che nacque egli fu indurito affinché vendesse la sua primogenitura a Giacobbe), anche l’esempio di Faraone che ancor prima che Mosè andasse da lui a dirgli di lasciare andar libero il popolo d’Israele (ma è chiaro che possiamo dire ancora prima che egli nascesse) era stato predestinato da Dio ad essere indurito. Il motivo? Lo disse Dio stesso a Faraone tramite Mosè: "Io t’ho lasciato sussistere per questo: per mostrarti la mia potenza, e perché il mio nome sia divulgato per tutta la terra" (Es. 9:16). Oltre a questi due esempi abbiamo anche l’esempio di Giuda Iscariota e della bestia che deve venire. Infatti di Giuda si deve dire che fu indurito da Dio affinché tradisse il Maestro e andasse in perdizione, e tutto questo, come disse Gesù, "affinché la Scrittura fosse adempiuta" (Giov. 17:12). Dire che Giuda non fu predestinato da Dio ad andare in perdizione significa non tagliare rettamente la Scrittura a propria confusione. E della bestia pure si deve dire che sarà indurita da Dio quando verrà affinché vada in perdizione perché è scritto che "deve salire dall’abisso e andare in perdizione" (Ap. 17:8), il suo destino è già stato segnato da Dio. Dopo avere visto ciò, non ci sorprende sentir Paolo dire che la salvezza non dipende "né da chi vuole né da chi corre, ma da Dio che fa misericordia" (Rom. 9:16), o Gesù dire: "Niuno può venire a me, se non gli è dato dal Padre" (Giov. 6:65), o Luca dire che ad Antiochia: "Tutti quelli che erano ordinati a vita eterna, credettero" (Atti 13:48). |
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Alcune parole dell’apostolo Paolo ora per confutare l’asserzione che Paolo non si sentiva individualmente predestinato alla salvezza eterna. L’apostolo ha detto "Iddio non ci ha destinati ad ira, ma ad ottener salvezza per mezzo del Signor nostro Gesù Cristo" (1 Tess. 5:9); e: "Per me... il morire è guadagno" (Fil. 1:21); ed ancora: "... crediamo, e perciò anche parliamo, sapendo che Colui che risuscitò il Signor Gesù, risusciterà anche noi con Gesù, e ci farà comparir con voi alla sua presenza" (2 Cor. 4:13-14). Come si può ben vedere, alla luce di queste solo poche Scritture si deve affermare che Paolo era sicuro della sua salvezza. |
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Non v’è nessuna ingiustizia in Dio se lui, ancora prima della fondazione del mondo, ha deciso di eleggere alcuni e rigettare altri, e questo perché Egli fa tutto quello che vuole. Ma chi siamo noi da opporci a Dio perché ha prestabilito di trarre dalla stessa massa di argilla dei vasi per uso nobile ed altri per uso ignobile? L’argilla si metterà a dire a Dio, perché hai fatto così? Ma noi non siamo che dei rottami fra i rottami; come ardiremmo contendere con il nostro Fattore? No, non v’è proprio nulla da replicare "se Dio, volendo mostrare la sua ira e far conoscere la sua potenza, ha sopportato con molta longanimità de’ vasi d’ira preparati per la perdizione, e se, per far conoscere le ricchezze della sua gloria verso de’ vasi di misericordia che avea già innanzi preparati per la gloria" (Rom. 9:22-23), li ha chiamati sia di fra i Giudei che anche di fra noi Gentili. |
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Che dire allora della volontà dell’uomo se tutte le sue vie dipendono da Dio e il suo destino è già stato segnato da Dio? Diremo che essa, ad insaputa dell’uomo che vive ancora sotto la potestà delle tenebre, viene plasmata da Dio e rivolta nella direzione da lui decretata, per cui chi lui ha predestinato ad essere giustificato sarà messo in grado da Dio (nel tempo da lui fissato) di credere in Gesù Cristo tramite una infinita serie di circostanze, mentre chi è stato preparato per la perdizione non sarà da lui messo in grado di credere. |
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E che dire allora del dopo avere creduto? Diremo questo. Chi ha creduto deve studiarsi di rendere ferma la sua vocazione ed elezione perseverando nella fede ed essendo zelante nelle opere buone, perché questa è la volontà di Dio. Ma c’è la possibilità che egli perda la giustificazione ottenuta? La risposta è sì e la Scrittura questo ce lo insegna. Questo avverrà nel caso egli si tirasse indietro commettendo il peccato che mena a morte. Come si può dunque conciliare la dottrina della predestinazione con la dottrina che dice che uno che ha creduto può pure perdere la salvezza? Certamente si può conciliare, anche se apparentemente sembra il contrario. In effetti pare che queste dottrine si annullino a vicenda, che siano contraddittorie, ma nella realtà sappiamo che non è così. Ci troviamo davanti ad uno di quei misteri presenti nelle Scritture che un giorno ci verrà svelato, ma che adesso ci fa rimanere pensierosi. Pensierosi, ma tranquilli, perché Dio conserva la pace a coloro che amano la sua parola e la mettono in pratica. |
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La dottrina dei Testimoni di Geova. Per i Testimoni di Geova Dio non è onnipresente. Ecco cosa dicono: ‘Il vero Dio non è onnipresente, infatti viene detto che ha un luogo di dimora. (...) Il suo trono è in cielo’ (Perspicacia nello studio delle Scritture, vol. I, pag. 699) [10]. |
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Confutazione. Dio disse a Geremia: "Son io soltanto un Dio da vicino, dice l’Eterno, e non un Dio da lungi? Potrebbe uno nascondersi in luogo occulto sì ch’io non lo vegga? dice l’Eterno. Non riempio io il cielo e la terra? dice l’Eterno" (Ger. 23:23-24). E sempre Dio disse a Giobbe: "Chi provvede il pasto al corvo quando i suoi piccini gridano a Dio e vanno errando senza cibo?" (Giob. 38:41) Giobbe poi disse: che Dio "cammina sulle più alte onde del mare" (Giob. 9:8); e: "Ecco, ei mi passa vicino, ed io nol veggo; mi scivola daccanto e non me n’accorgo" (Giob. 9:11). Come potrebbe dunque Dio riempire il cielo e la terra e provvedere il pasto ai corvi che esistono sulla faccia di tutta la terra, e camminare sulle onde più alte del mare, non importa se queste onde sono nell’oceano Atlantico, in quello Pacifico, o in quello Indiano, e come potrebbe passarci vicino senza farsi accorgere da noi, se Egli non fosse onnipresente? Il fatto che Gesù abbia detto che il cielo è il trono di Dio e che il Padre suo era nei cieli non annulla affatto l’onnipresenza di Dio perché lo stesso Gesù ha detto anche: "Ma tu, quando preghi, entra nella tua cameretta, e serratone l’uscio fa’ orazione al Padre tuo che è nel segreto" (Matt. 6:6), e: "Guardate gli uccelli del cielo: non seminano, non mietono, non raccolgono in granai, e il Padre vostro celeste li nutrisce" (Matt. 6:26). Come potrebbe un Dio che non è onnipresente essere nel segreto ogni qualvolta un credente lo prega nella sua cameretta? Come potrebbe un Dio che non è onnipresente cibare tutti gli uccelli del cielo che fanno i loro nidi sulla terra? E’ chiaro che se Dio non è onnipresente, non lo è neppure Gesù Cristo perché per loro Egli è solo una creatura. Ma allora vorremmo domandare ai Testimoni di Geova: Se è così come dite voi come ha fatto Gesù a dire: "Io sono con voi tutti i giorni, sino alla fine dell’età presente" (Matt. 28:20) e: "Dovunque due o tre son raunati nel nome mio, quivi son io in mezzo a loro" (Matt. 18:20)? E’ logica la risposta: Perché Egli è onnipresente, Egli è Dio. |
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La dottrina dei Testimoni di Geova. Per i Testimoni di Geova, dato che Dio ha stabilito il Nuovo Patto con l’Israele spirituale, ossia i 144.000, e il mediatore di questo patto è Gesù, ‘in senso strettamente biblico Gesù è il ‘mediatore’ solo per i cristiani unti’ (La Torre di Guardia, 1 ottobre 1979, pag. 31). Quindi, in base a questo loro insegnamento, della mediazione di Gesù possono beneficiare solo i membri del residuo dei 144.000 tuttora in vita, mentre coloro che fanno parte delle ‘altre pecore’ non possono usufruire della mediazione di Cristo. Di questi viene detto quanto segue: ‘Riconoscono di non essere israeliti spirituali inclusi nel nuovo patto di cui Gesù è mediatore e di non far parte della ‘razza eletta, del regal sacerdozio, della nazione santa’. Comunque, traggono effettivamente beneficio dall’attività del nuovo patto. Ne traggono beneficio proprio come nell’antico Israele il ‘residente forestiero’ traeva beneficio dal risiedere fra gli israeliti che erano inclusi nel patto della Legge. Per conservare la propria relazione col ‘nostro Salvatore, Dio’, la ‘grande folla’ deve restare unita al rimanente degli Israeliti spirituali’ (La Torre di Guardia, 1 giugno 1980, pag. 27). In altre parole, mentre il mediatore fra Dio e gli ‘unti’ è Gesù, il mediatore fra Dio e ‘le altre pecore’ è costituito da questi ‘unti’. Notate infatti che ‘le altre pecore’ per rimanere in relazione con Dio devono restare uniti al rimanente dei 144.000. Ma c’è qualcos’altro che insegnano i Testimoni di Geova a proposito del Nuovo Patto e dell’opera di mediazione di Gesù, e cioè che il Nuovo Patto un giorno avrà fine per cui cesserà anche la mediazione di Gesù. Ecco le loro parole: ‘Quel nuovo patto fra il ‘nostro Salvatore, Dio’ e l’Israele spirituale continua finché ci sono israeliti spirituali in carne ed ossa come ‘uomini’ sulla terra. (...) Evidentemente il nuovo patto si avvicina al termine della sua attività che ha lo scopo di produrre 144.000 israeliti spirituali approvati da Dio onde siano uniti a Gesù Cristo nel regno celeste, il governo ideale per l’umanità. Quando gli ultimi di questi israeliti spirituali approvati cesseranno d’essere ‘uomini’ morendo sulla terra e risuscitando per partecipare al regno celeste, allora cesserà anche la funzione di Gesù Cristo quale mediatore’ (ibid., pag. 26-27). In altre parole, per essere più precisi, il Nuovo Patto e la mediazione di Gesù cesseranno quando l’ultimo dei 144.000 morirà e ‘risorgerà’! |
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Confutazione. Confutiamo queste ennesime dottrine di demoni. Non è affatto così come dice la Torre di Guardia perché Cristo Gesù è il solo mediatore tra Dio e gli uomini, come dice Paolo a Timoteo (cfr. 1 Tim. 2:5); non esistono in mezzo a coloro che credono in Cristo persone di cui Gesù è il mediatore e persone di cui non lo è. Come ogni cristiano può dire: Cristo mi ha amato e ha dato se stesso per me, così egli può dire: Cristo è alla destra di Dio e intercede per me. L’apostolo Paolo ai Romani dice infatti: "Cristo Gesù è quel che è morto; e, più che questo, è risuscitato; ed è alla destra di Dio; ed anche intercede per noi" (Rom. 8:34). Per chi è morto Gesù? Per i peccati solo dei 144.000? Affatto, ma per i peccati di tutti gli uomini. E per chi è Egli risuscitato? Solo per i 144.000? No, ma per tutti, per la loro giustificazione. E per chi dunque intercede egli alla destra di Dio? Solo per una parte dei suoi figliuoli? Affatto, ma per tutti loro, senza riguardi personali. Gloria a lui nei secoli dei secoli. Amen. Veniamo adesso alla durata del Nuovo Patto e della mediazione di Gesù Cristo. La Scrittura insegna che il Nuovo Patto è eterno; dice infatti lo scrittore agli Ebrei: "Or l’Iddio della pace che in virtù del sangue del patto eterno ha tratto dai morti il gran Pastore delle pecore, Gesù nostro Signore, vi renda compiuti in ogni bene..." (Ebr. 13:20-21); e si tenga presente che Dio aveva predetto questo patto eterno dicendo: "Io fermerò con voi un patto eterno" (Is. 55:3). Stando così le cose anche la mediazione di Cristo non avrà giammai fine a pro di coloro che hanno creduto in lui. E’ evidente il motivo; se il Nuovo Patto di cui lui è il mediatore è eterno deve essere di conseguenza eterna anche l’opera di mediazione compiuta dal suo mediatore. E difatti questo è quello che dice la Parola di Dio quando attesta che Cristo è stato fatto da Dio Sommo Sacerdote in eterno: "L’Eterno l’ha giurato e non si pentirà: Tu sei sacerdote in eterno, secondo l’ordine di Melchisedec" (Sal. 110:4). D’altronde, una delle cose che rende superiore il Nuovo Patto al precedente è la sua durata, difatti mentre il primo patto doveva sparire il secondo deve durare in eterno. Paolo dice ai Corinzi per esempio che "se ciò che aveva da sparire fu circondato di gloria, molto più ha da esser glorioso ciò che ha da durare" (2 Cor. 3:11). La stessa cosa va detta anche a riguardo del mediatore del Nuovo Patto; egli è superiore ai mediatori dell’Antico Patto, cioè ai sommi sacerdoti, perché il suo sacerdozio è eterno. Quelli per la morte erano impediti di durare, mentre il Sommo sacerdote del Nuovo Patto, essendo risorto, non può più morire, per cui può intercedere per sempre a favore di coloro che si accostano a Dio per mezzo di lui. A lui sia la gloria e la lode in eterno. Amen [11]. |
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La dottrina dei Testimoni di Geova. Ecco quanto affermano i Testimoni di Geova sul settimo giorno in cui Dio si riposò: ‘All’epoca dell’apostolo il settimo giorno durava da migliaia di anni, e non era ancora terminato. Il Regno millenario di Gesù Cristo, che le Scritture identificano come ‘il Signore del Sabato’ (Mt 12:8), fa evidentemente parte del grande Sabato, il giorno di riposo di Dio. (Ri 20:1-6) Questo indicherebbe che dall’inizio alla fine del giorno di riposo di Dio trascorrono migliaia di anni (...) E poiché il settimo giorno è in corso da migliaia di anni, si può ragionevolmente concludere che ciascuno dei sei periodi o giorni creativi sia lungo come minimo migliaia di anni’ (Perspicacia nello studio delle Scritture, vol. I, pag. 596) [12]. |
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Confutazione. Ma le cose non stanno affatto così come dice la Torre di Guardia perché quel giorno che Dio santificò e benedisse e nel quale si riposò era un giorno di ventiquattro ore; come d’altronde lo erano anche quelli della creazione secondo che è scritto alla fine di ciascuno di essi: "Così fu sera, poi fu mattina" (Gen. 1:5,8,13,19,23,31) [13], e subito dopo viene precisato il numero del giorno trascorso. |
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La dottrina dei Testimoni di Geova. In un articolo dal titolo ‘Calamità naturali Castighi di Dio?’ sulla rivista Svegliatevi! si legge: ‘Oggi l’Iddio Onnipotente giudica intere comunità? Non si può negare che in passato Dio lo abbia fatto. (...) Ma che dire di oggi? In Matteo capitolo 24, Marco capitolo 13 e Luca capitolo 21, Cristo Gesù predisse che ci sarebbe stato un periodo di calamità mondiali. In questi capitoli diede un avvertimento profetico circa avvenimenti e condizioni propri del termine del sistema di cose, affinché le persone riflessive potessero rendersi conto che egli aveva preso a regnare invisibilmente dal cielo. Queste profezie si stanno adempiendo oggi. Va notato, però, che nel caso di ciascuno dei summenzionati giudizi, Geova Dio diede avvertimenti chiari e ripetuti prima che venisse la distruzione [sono quelli del diluvio, della distruzione di Sodoma e Gomorra e di Gerusalemme, menzionati poco prima]. (Amos 3:7) Tuttavia, nel caso delle calamità naturali del nostro tempo, gli avvertimenti vengono di solito da fonti secolari e si basano su osservazioni scientifiche. (...) Con l’aumento della popolazione mondiale, l’uomo è andato ad abitare vicino a molti pericoli potenziali. La ricerca di spazio in cui vivere e coltivare derrate alimentari porta a disboscare zone che in precedenza erano coperte da foreste, il che a volte aggrava certe calamità naturali provocate da eccessive precipitazioni e dal rapido deflusso superficiale delle acque piovane. Non sarebbe quindi giusto dire che le calamità naturali sono mandate direttamente dall’Iddio Onnipotente per punire gli abitanti delle zone colpite (...) non è l’Iddio Onnipotente a causare queste calamità..’ (Svegliatevi!, 8 febbraio 1992, pag. 18-19). Nel loro libro Ragioniamo facendo uso delle Scritture si legge: ‘Non è Dio a causare terremoti, uragani, inondazioni, siccità ed eruzioni vulcaniche, cose di cui spesso oggi si ha notizia. Dio non si serve di questi mezzi per punire le popolazioni’ (Ragioniamo facendo uso delle Scritture, pag. 359). |
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Confutazione. Ora, come abbiamo visto la Torre di Guardia non nega che nel passato Dio abbia giudicato intere popolazioni, e difatti ritiene che il diluvio ai giorni di Noè, la distruzione di Sodoma e Gomorra e quella della città di Gerusalemme furono dei giudizi divini. Ma quando si tratta delle calamità che colpiscono oggi intere popolazioni allora le cose stanno diversamente, perché non è Dio che le manda ma si tratta solo dell’adempimento di predizioni fatte da Gesù. Sono, come abbiamo già visto, i segni da cui i discepoli di Cristo avrebbero capito che Egli aveva preso a regnare dal cielo (questa loro asserzione l’abbiamo già confutata). Gesù le predisse solamente, ma non è Dio che le manda. E poi, queste calamità di oggi (terremoti, carestie, ecc.) sono predette dagli scienziati che hanno dei mezzi tecnologici molto avanzati, e non più dal Signore come fece nel caso del diluvio, della distruzione di Sodoma e Gomorra e di Gerusalemme. Ma le cose non stanno affatto così, per il semplice motivo che la Scrittura attesta che Dio non cambia, che il suo modo di agire è lo stesso di migliaia di anni fa. Ma andiamo per ordine. E’ assurdo affermare che Gesù ha semplicemente predetto che in questo nostro tempo (per i Testimoni di Geova dal 1914 in avanti, mentre in realtà quegli eventi concernono gli ultimi giorni in cui si trovavano già gli apostoli e nei quali ci troviamo anche noi) ci sarebbero stati terremoti, carestie e pestilenze ma non è Dio che le manda sugli uomini. Perché? Perché Gesù tutto quello che disse nei giorni della sua carne lo disse per ordine di Dio. Ecco cosa egli disse a proposito di quello che diceva: "Perché io non ho parlato di mio; ma il Padre che m’ha mandato, m’ha comandato lui quel che debbo dire e di che debbo ragionare... Le cose dunque che dico, così le dico, come il Padre me le ha dette" (Giov. 12:49-50), ed anche: "La parola che voi udite non è mia, ma è del Padre che mi ha mandato" (Giov. 14:24). E dato quindi che la parola di Gesù era la Parola di Dio, e Dio vigila sulla sua parola per mandarla ad effetto secondo che Egli disse a Geremia: "Io vigilo sulla mia parola per mandarla ad effetto" (Ger. 1:12), e ad Isaia: "Sì, io l’ho detto, e lo farò avvenire; ne ho formato il disegno e l’eseguirò" (Is. 46:11), di conseguenza anche tutte quelle calamità predette da Gesù, quali terremoti, carestie e pestilenze, sono cose che fa accadere Dio. E poi noi diciamo: non si dovrebbe proprio capire perché la distruzione di Gerusalemme, predetta anch’essa da Gesù nello stesso discorso (cfr. Luca 21:20-24) in cui predisse terremoti, pestilenze e carestie, e verificatasi nell’anno 70 per opera dell’esercito romano, debba essere considerata un giudizio di Dio contro la sua città per non avere conosciuto il tempo nel quale era stata visitata, mentre gli altri eventi disastrosi predetti contro le nazioni, quali terremoti, carestie e pestilenze, non debbano essere considerati dei giudizi mandati da Dio contro le nazioni. Se Dio punì Gerusalemme mandandogli contro le legioni romane, perché non dovrebbe essere sempre Lui a punire le nazioni mandandogli contro terremoti, pestilenze e carestie? E poi diciamo ancora: è veramente segno di mancanza di conoscenza delle Scritture fare simili affermazioni quando nel libro dell’Apocalisse sono predetti così tanti giudizi divini contro l’umanità. Per esempio quando fu aperto il quarto suggello fu data alla morte e all’Ades la potestà sopra la quarta parte della terra "di uccidere con la spada, con la fame, con la mortalità e con le fiere della terra" (Ap. 6:8), e quando il settimo angelo versò la sua coppa nell’aria (coppa piena dell’ira di Dio) "ci fu un gran terremoto, tale, che da quando gli uomini sono stati sulla terra, non si ebbe mai terremoto così grande e così forte" (Ap. 16:18), per citare solo alcuni dei giudizi di Dio che si devono ancora abbattere sulla terra. Quindi, alla luce delle Scritture i terremoti, le pestilenze e le carestie sono giudizi mandati da Dio contro gli uomini ribelli e malvagi ancora oggi. Come dice Amos: "Una sciagura piomba essa sopra una città, senza che l’Eterno ne sia l’autore?" (Amos 3:6) [14] E non ci sono solo questi di giudizi, ma ci sono anche le alluvioni devastanti, i fulmini, malattie incurabili di ogni genere, ecc. In Giobbe infatti è scritto: "Ecco egli trattiene le acque, e tutto inaridisce; le lascia andare, ed esse sconvolgono la terra" (Giob. 12:15), ed anche: "S’empie di fulmini le mani, e li lancia contro gli avversari" (Giob. 36:32). Nelle Cronache è scritto del re di Giuda Jehoram che "l’Eterno lo colpì con una malattia incurabile d’intestini" (2 Cron. 21:18). Nessuno dunque v’inganni fratelli con i suoi vani ragionamenti; Dio è lo stesso di quando colpiva il mondo antico con il diluvio, di quando colpì Sodoma e Gomorra e Gerusalemme a motivo della malvagità dei loro abitanti. I suoi giudici ancora oggi sono da lui eseguiti sulla terra in svariate maniere: dimostrazione questa che egli ancora ama la giustizia e odia l’iniquità; benedice i giusti, ma maledice i malvagi; fa grazia agli umili ma resiste ai superbi. Questi suoi giudizi sono eseguiti da lui sia a livello individuale che a livello nazionale; esattamente come ai tempi antichi sotto i profeti. E non solo, talvolta Egli preannuncia pure ai suoi servitori i suoi giudizi contro terzi con una parola di sapienza. In verità, nulla è cambiato nel suo modo di agire. Gloria al suo nome in eterno. Amen. |
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La dottrina dei Testimoni di Geova. Per quanto riguarda i miracoli, le guarigioni e le espulsioni dei demoni i Testimoni di Geova ammettono che Gesù e gli apostoli ai loro giorni li compirono, ma oggi, essi dicono, Dio non concede più di compiere queste cose per cui quelle che vengono compiute nel nome di Gesù sono false. Ecco alcune loro affermazioni. ‘Miracoli simili contrassegnarono il trasferimento del favore di Dio al nuovo sistema cristiano. Una volta stabilito questo fatto, anche tali miracoli sarebbero cessati’ (Svegliatevi!, 22 agosto 1978, pag. 27) e: ‘Una volta stabilito questo e il fatto che Dio stava impiegando la congregazione cristiana, i miracolosi doni dello spirito, incluso quello delle guarigioni, non furono più necessari. Che dire però dei presunti miracoli compiuti oggi in nome di Gesù? Gesù stesso disse che molti gli avrebbero detto: ‘Signore, Signore, non abbiamo profetizzato in nome tuo, e in nome tuo espulso demoni, e in nome tuo compiuto molte opere potenti?’ Cosa avrebbe risposto Gesù? ‘Andatevene da me, operatori d’illegalità’. Gesù non negò che ci sarebbero state opere potenti. Ma esse non sarebbero state compiute mediante la sua autorità, ‘nel suo nome’. Sarebbero state compiute mediante qualche altro potere; perciò le definì illegali..’ (La Torre di Guardia, 15 dicembre 1981, pag. 7). |
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Confutazione. Riteniamo che anche con questa loro dottrina i Testimoni di Geova palesano apertamente di non credere nella Parola di Dio. Il nostro Dio, l’Iddio di cui parlano le sacre Scritture, è un Dio vivente che non muta e oggi, come anticamente, compie guarigioni e miracoli in seno al suo popolo. Gesù mentre era sulla terra disse ai Giudei: "Il Padre mio opera fino ad ora, ed anche io opero" (Giov. 5:17), e queste parole, benché il Figlio di Dio sia tornato al Padre, sono tuttora vere, perché il Padre del nostro Signore Gesù continua ad operare miracoli e guarigioni, e perciò anche il Figliuolo continua ad operare miracoli e guarigioni assieme al Padre, e con ciò si accordano le parole dello scrittore agli Ebrei: "Gesù Cristo é lo stesso ieri, oggi, e in eterno" (Ebr. 13:8). Se Dio non volesse più compiere guarigioni e fare miracoli in questa generazione perché ha cessato di operarli, la Scrittura sarebbe annullata e Dio sarebbe ritenuto un bugiardo; ma la Scrittura dice: "Sia Dio riconosciuto verace, ma ogni uomo bugiardo" (Rom. 3:4). Quindi, sia riconosciuto verace Dio, ma siano riconosciuti bugiardi i Testimoni di Geova che contrastano la verità. Essi mentono contro la verità e si gloriano contro la verità perché sono pieni di contenzione e di ogni furberia e frode; non date loro retta [15]. I Testimoni di Geova affermano pure che sia coloro che guariscono i malati nel nome di Gesù e sia coloro che sgridano i demoni nel nome di Gesù Cristo lo fanno per l’aiuto spirituale del diavolo, il che equivale a dire che il diavolo aiuta i ministri di Dio a guarire gli infermi e a cacciare gli spiriti maligni. Ma questo non può essere vero perché il diavolo è sia contro coloro che pregano sugli ammalati nel nome di Gesù affinché essi siano guariti e sia contro coloro che espellono i demoni nel nome di Gesù. Egli non presta nessun aiuto in questa loro opera anzi li contrasta. Al tempo di Gesù c’erano persone che ragionavano come i Testimoni di Geova a riguardo delle opere potenti di Dio compiute per lo Spirito Santo infatti troviamo scritto nel Vangelo che i Farisei calunniarono Gesù dicendo: "Costui non caccia i demonî se non per l’aiuto di Beelzebub, principe dei demonî" (Matt. 12:24). A questa loro assurda affermazione il Signore rispose così: "Ogni regno diviso in parti contrarie è ridotto in deserto, e una casa divisa contro se stessa, rovina. Se dunque anche Satana è diviso contro se stesso, come potrà reggere il suo regno? Poiché voi dite che é per l’aiuto di Beelzebub che io caccio i demonî. E se io caccio i demonî per l’aiuto di Beelzebub, i vostri figliuoli per l’aiuto di chi li caccian essi? Perciò, essi stessi saranno i vostri giudici. Ma se è per l’aiuto dello Spirito di Dio che io caccio i demonî, é dunque pervenuto fino a voi il regno di Dio. Ovvero, come può uno entrar nella casa dell’uomo forte e rapirgli le sue masserizie, se prima non abbia legato l’uomo forte? Allora soltanto gli prederà la casa" (Luca 11:17-19; Matt. 12:28-29). Fratelli, nessuno v’inganni, perché i demoni vengono cacciati per l’aiuto dello Spirito Santo e non per l’aiuto di qualche forza spirituale diabolica, e questo perché Satana non può cacciare Satana. Per quanto riguarda l’affermazione che Gesù avrebbe detto che in avvenire non sarebbero state fatte opere potenti nel suo nome questo è falso perché Gesù la notte in cui fu tradito disse ai suoi: "In verità, in verità vi dico che chi crede in me farà anch’egli le opere che fo io; e ne farà di maggiori, perché io me ne vo al Padre" (Giov. 14:12), e dopo essere risuscitato disse ai suoi discepoli: "Questi sono i segni che accompagneranno coloro che avranno creduto: nel nome mio cacceranno i demonî... imporranno le mani agl’infermi ed essi guariranno" (Mar. 16:17,18). Come potete vedere Gesù con queste parole predisse che coloro che avrebbero creduto in lui avrebbero sia cacciato i demoni nel suo nome e sia guarito gli infermi nel suo nome. Queste parole escludono nella maniera più categorica che oggi coloro che hanno creduto in lui non possano cacciare i demoni e guarire gli infermi nel nome di Gesù. Che dire allora delle parole di Gesù citate dai Testimoni di Geova per sostenere che Gesù predisse che le opere potenti che si sarebbero fatte in nome suo sarebbero state illegali? Diciamo che quelle parole non hanno quel significato, infatti bisogna notare che Gesù non dirà a costoro che quelle cose non le hanno fatte nel suo nome, bensì che la loro condotta era iniqua, il che è diverso. Quelli a cui Gesù dirà quelle parole sono uomini che dopo aver ricevuto dei doni dello Spirito Santo e averli esercitati per un tempo, si sono sviati, si sono corrotti come le bestie senza ragione ed hanno con le loro opere rinnegato il Signore che li aveva riscattati. Sono anche coloro che quantunque preghino sugli ammalati e sgridino i demoni nel nome di Gesù conducono una vita nel peccato e nella ribellione. |
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La dottrina dei Testimoni di Geova. ‘Il dono delle lingue fu molto utile ai cristiani del I secolo per predicare a persone che parlavano altre lingue’ (Perspicacia nello studio delle Scritture, vol. I, pag. 721); ‘Poiché l’apostolo ispirato disse che questo dono sarebbe cessato, la pratica moderna di parlare in lingue non potrebbe venire dalla stessa fonte da cui vennero le lingue dei primi cristiani’ (Svegliatevi!, 22 agosto 1978, pag. 28). Ecco cosa dicono i Testimoni di Geova a riguardo delle lingue. |
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Confutazione. Innanzi tutto vogliamo far notare che essi errano nel dire che il dono delle lingue fu dato ai primi cristiani per predicare a persone di altra lingua e questo perché secondo la Scrittura "chi parla in altra lingua non parla agli uomini, ma a Dio; poiché nessuno l’intende, ma in ispirito proferisce misteri" (1 Cor. 14:2). In altre parole i credenti che parlavano in lingue non predicavano agli uomini ma parlavano a Dio, rendendogli grazie, benedicendolo e pregandolo per i santi (cfr. Rom. 8:26-27; 1 Cor. 14:14-18; Ef. 6:18). Inoltre non è affatto vero che le lingue sono cessate perché Paolo dice ai Corinzi: "Quanto alle lingue, esse cesseranno" (1 Cor. 13:8) riferendosi a qualcosa che deve ancora avvenire e non a qualcosa di già avvenuto. Ma quando cesseranno? Quando sarà venuta la perfezione; questo lo dice lo stesso Paolo. Ed assieme alle lingue cesseranno pure la conoscenza e le profezie (cfr. 1 Cor. 13:8-10) [16]. Ma fino a quando non sarà venuta la perfezione le lingue continueranno ad esistere e con esse anche la conoscenza e le profezie. |
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La dottrina dei Testimoni di Geova. Per i Testimoni di Geova le visioni di oggi sono manifestazioni che non vengono da Dio; e difatti quando sentono dire a dei credenti che hanno avuto delle visioni che predicono eventi futuri o che confermano che i morti in Cristo sono in cielo, la loro immediata reazione è che quelle manifestazioni sono dal diavolo. Perché questo rigetto? Perché per loro la capacità di predire avvenimenti futuri è venuta a cessare con la morte degli apostoli: ‘Coloro, che avevano il dono miracoloso di profetizzare erano in grado di predire avvenimenti futuri, come fece Agabo (...) Con la morte degli apostoli non si trasmisero più i doni dello spirito, e tali doni miracolosi cessarono completamente quando coloro che li avevano ricevuti scomparvero dalla scena terrestre’ (Perspicacia nello studio delle Scritture, vol. I, pag. 721,720) [17]. E i cristiani dopo morti non possono andare in cielo con l’anima perché essi non hanno un’anima. Chi ha l’interesse ha far credere simili cose è Satana e non Dio: ‘Satana stesso continua a trasformarsi in angelo di luce (...) Se è in grado di perpetuare la menzogna fondamentale che ha sempre sostenuto - ‘Positivamente voi non morrete’ - può farlo con i mezzi apparentemente più innocenti e illuminanti’ (Svegliatevi!, 22 aprile 1985, pag. 8). A proposito delle visioni di angeli essi dicono: ‘Da quando l’apostolo Giovanni ricevette la Rivelazione verso la fine del primo secolo della nostra Era Volgare, le apparizioni angeliche sono cessate’ (La Torre di Guardia, 15 marzo 1964, pag. 170). Quindi neppure gli angeli di Dio possono apparire in visione! |
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Confutazione. Dio continua a parlare per via di visioni (come faceva esattamente ai giorni dei profeti e degli apostoli) perché la Scrittura dice in Gioele: "E avverrà negli ultimi giorni, dice Iddio, che io spanderò del mio Spirito sopra ogni carne; e i vostri figliuoli e le vostre figliuole profeteranno, e i vostri giovani vedranno delle visioni, e i vostri vecchi sogneranno dei sogni" (Atti 2:17). E noi siamo testimoni di quello che Dio promise tramite il profeta Gioele. Infatti Dio da visioni concernenti cose che devono avvenire, ancora prima che avvengano, e talvolta per mezzo di visioni fa vedere dei credenti che sono morti mentre sono lassù nel regno dei cieli, ed altre volte in delle visioni sono apparsi degli angeli di Dio. Per questo noi non possiamo accettare quest’altra dottrina di questa setta. Allucinazioni? Certo é che se coloro che sono ripieni di Spirito Santo vengono reputati degli ubriachi è inevitabile che nel sentirgli dire che hanno avuto delle visioni vengano considerati degli uomini che hanno le allucinazioni. Gli ubriachi di vino sì che hanno delle allucinazioni, e questo perché é scritto a proposito di chi si ubriaca: "I tuoi occhi vedranno cose strane.." (Prov. 23:33); ma coloro che per lo Spirito ricevono delle visioni non hanno delle allucinazioni perché si trovano in un perfetto stato di lucidità mentale a differenza dell’ubriaco. Coloro che dicono di avere delle visioni da parte di Dio sono dei pazzi ingannati dal diavolo? Per i Testimoni di Geova sì, ma per noi che non siamo di questo mondo no. C’é da meravigliarsi di queste loro affermazioni? No, perché essi non hanno lo Spirito di Dio, e perciò non possono ricevere le cose dello Spirito di Dio perché gli sono pazzia. Paolo diceva: "Se qualcuno fra voi s’immagina d’esser savio in questo secolo, diventi pazzo affinché diventi savio" (1 Cor. 3:18); questo é quello che devono fare i savi di questo secolo, questo é quello che devono fare quelli che si credono intelligenti, per diventare savi agli occhi di Dio; essi devono diventare pazzi. Come? Ravvedendosi e credendo nell’Evangelo, e poi ricevendo il dono dello Spirito Santo e i doni dello Spirito Santo. Meglio essere considerati pazzi ed andare in cielo, che essere considerati intelligenti ed andare all’inferno nei tormenti. |
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La dottrina dei Testimoni di Geova. ‘Coloro che cercano un significato nei loro sogni spesso additano i sogni ispirati da Dio e narrati nella Bibbia, chiedendo: ‘Non potrebbero esserci anche oggi alcuni sogni ispirati da Dio?’ E’ vero che nei tempi biblici Dio si servì di sogni per comunicare con i suoi servitori (...). Tuttavia, l’apostolo Paolo scrisse: ‘Dio, che anticamente parlò in molte occasioni e in molti modi [ anche mediante sogni] ai nostri antenati per mezzo dei profeti, alla fine di questi giorni ha parlato a noi per mezzo del Figlio’. (Ebr. 1:1,2) Nella Bibbia abbiamo il racconto di ciò che Dio ci ha detto per mezzo di suo Figlio. Quindi non c’è bisogno che Geova Dio ci parli per mezzo di sogni. Se dunque vi chiedete cosa vi riserva il futuro, o se cercate la soluzione dei vostri problemi, potete trovare la risposta o la soluzione non nell’interpretazione dei vostri sogni, ma nella Parola di Dio’ (Svegliatevi!, 8 ottobre 1981, pag. 28). |
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Confutazione. Anche questo insegnamento è falso perché in nessun luogo viene detto che con la venuta del Figliuolo di Dio sulla terra per annunciarci l’Evangelo della pace, Dio abbia cessato di parlare agli uomini per via di sogni. Il fatto che agli Ebrei ci sia scritto che in questi ultimi giorni Dio ci ha parlato mediante il suo Figlio, non significa affatto che adesso non ci si deve più aspettare dei sogni da parte di Dio tanto è vero che il profeta Gioele ha detto: "E avverrà negli ultimi giorni, dice Iddio, che io spanderò del mio Spirito sopra ogni carne; e i vostri figliuoli e le vostre figliuole profeteranno, e i vostri giovani vedranno delle visioni, e i vostri vecchi sogneranno dei sogni" (Atti 2:17). Si noti che Dio disse che avrebbe sparso il suo Spirito e che i vecchi avrebbero avuto dei sogni. Quando sarebbe avvenuto questo? Negli ultimi giorni. E in quali giorni siamo noi? Negli ultimi. Quindi Dio ha promesso di dare dei sogni anche in questi giorni. E questo Egli sta facendo nella sua fedeltà. Per via di sogni parla a persone che sono lontane da Lui per attirarle al suo Figliuolo Gesù Cristo ed essere così salvate; per via di sogni parla ai suoi figliuoli per consolarli, esortarli, e predirgli degli eventi futuri (il matrimonio, la nascita, la morte, la guarigione di qualcuno, ecc.) o rivelargli chi si devono sposare, quale ministerio devono adempiere nella sua casa, e molte altre cose. Nessuno pensi che tutto questo sia contrario all’insegnamento della Parola di Dio perché si ingannerebbe; Dio non è cambiato, il suo modo di agire è lo stesso di secoli, millenni fa. Il fatto che oggi noi possediamo la Scrittura al completo; nel senso che abbiamo gli Scritti dell’Antico Testamento (la legge, i salmi e i profeti) nei quali c’è la promessa della venuta del Cristo, del Salvatore del mondo; e quelli del Nuovo nei quali è raccontata la venuta del Cristo, il suo messaggio, le sue opere ed anche molte cose che devono ancora avvenire; tutti Scritti che formano un tutt’uno ben compatto e armonioso, che ci ammaestrano, correggono, educano alla giustizia, esortano; dico, questo fatto non annulla minimamente il parlare di Dio attraverso i sogni, e questo perché i sogni fanno parte delle vie di cui Dio si usa per parlare agli uomini. Come sotto l’Antico Patto, quantunque gli Israeliti possedessero la legge di Mosè scritta in cui era rivelata la volontà di Dio verso il suo popolo, Dio in molte circostanze per dire certe cose a taluni si servì di sogni, così ancora oggi sotto il Nuovo Patto, quantunque Dio ha voluto che fosse scritta la vita di Gesù, le sue parole, i suoi miracoli, e gli insegnamenti degli apostoli, Egli in diverse circostanze parla per via di sogni. Gloria al suo nome in eterno. Amen. |
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La dottrina dei Testimoni di Geova. I Testimoni di Geova in caso di fornicazione ammettono il divorzio e che il coniuge innocente passi a nuove nozze. Essi dicono: ‘...l’adulterio costituisce un motivo valido per spezzare il vincolo coniugale in armonia con i principi divini, e quando questo motivo esiste, il divorzio ottenuto determina il formale e definitivo scioglimento della legittima unione coniugale, consentendo al coniuge innocente di risposarsi onorevolmente’ (Perspicacia nello studio delle Scritture, vol. I, pag. 715); ed ancora: ‘...le parole di Gesù in Matteo 5:32 e 19:9 indicano che l’unico motivo di divorzio che realmente spezza il vincolo coniugale è porneia da parte del proprio coniuge. Il seguace di Cristo, ha in questo caso la facoltà di divorziare, se lo desidera, e questo divorzio gli permetterebbe di risposarsi con un cristiano idoneo’ (op. cit., pag. 714) [18]. E’ da tenere presente infine che per i Testimoni di Geova durante il millennio non sarà possibile più divorziare e risposarsi a coloro che saranno sposati e si sposeranno. ‘Al profeta Mosè, a causa della durezza di cuore dei caduti Israeliti, fu permesso di concedere loro i provvedimenti del divorzio. Ma il più grande Mosè, Gesù Cristo Re, eleverà il caduto genere umano alla perfezione e non permetterà il divorzio nella nuova terra’ (Nuovi cieli e Nuova terra, pag. 319). Da questa affermazione si deduce che per loro Gesù Cristo porterà a compimento la legge durante il millennio, perché solo allora non permetterà il divorzio! |
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Confutazione. La Scrittura non insegna affatto quello che dicono i Testimoni di Geova perché essa permette al marito tradito di mandare via la moglie che gli è stata infedele ma non gli permette di passare a nuove nozze. Gesù disse infatti: "Ed io vi dico che chiunque manda via sua moglie, quando non sia per cagion di fornicazione, e ne sposa un’altra, commette adulterio" (Matt. 19:9). Forse qualcuno dirà che egli dicendo "quando non sia per cagion di fornicazione" ha sottinteso che in questo caso gli è lecito oltre che mandarla via anche risposarsi, ma la cosa non può essere così perché in un altro luogo egli disse: "Chiunque manda via la moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio" (Luca 16:18). Come potete vedere in queste altre sue parole, il marito è chiamato adultero non importa per quale ragione manda via la sua moglie e sposa un altra donna. Quindi, anche nel caso egli la mandi via per cagione di fornicazione e ne sposa un’altra egli commette adulterio. Naturalmente il discorso vale anche per la donna; cioè anche lei se ripudia il marito, perché le è stato infedele, e passa ad un altro uomo, commette adulterio, infatti Gesù disse: "E se la moglie, ripudiato il marito, ne sposa un altro, commette adulterio", e Paolo: "La donna maritata è per la legge legata al marito mentre egli vive... Ond’è che se mentre vive il marito ella passa ad un altro uomo, sarà chiamata adultera..." (Rom. 7:2,3). Solo la morte del marito (infedele in questo caso) le permette di risposarsi secondo che è scritto: "Ma se il marito muore, ella è sciolta dalla legge che la lega al marito... ma se il marito muore, ella è libera di fronte a quella legge; in guisa che non è adultera se diviene moglie di un altro uomo" (Rom. 7:2,3). Medesima cosa va detta per il marito la cui moglie gli è stata infedele, solo la morte di questa gli permette di sposarsi lecitamente un altra donna. Per quanto riguarda infine il fatto che solo nel nuovo mondo Gesù non permetterà il divorzio diciamo questo. Il Figlio di Dio quando venne sulla terra disse: "Non pensate ch’io sia venuto per abolire la legge od i profeti; io son venuto non per abolire ma per compire..." (Matt. 5:17), ed in particolare in relazione al divorzio disse: "Fu detto: Chiunque ripudia sua moglie, le dia l’atto del divorzio. Ma io vi dico: Chiunque manda via la moglie, salvo che per cagion di fornicazione, la fa essere adultera; e chiunque sposa colei ch’è mandata via, commette adulterio" (Matt. 5:31-32). Quindi, se Gesù disse di essere venuto a completare la legge ed i profeti, questo vuol dire che sin dalla sua venuta la legge ed i profeti si devono considerare compiuti. In relazione al divorzio le cose sono chiare; Gesù ha detto che è permesso di mandare via la propria moglie per fornicazione ma non di risposarsi. Perciò sul divorzio non bisogna aspettare il millennio per poter dire che esso non sarà permesso da Gesù, perché esso è stato abolito con la sua venuta. In altre parole già adesso Egli vieta di divorziare e di risposarsi anche a cagione di fornicazione. |
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La dottrina dei Testimoni di Geova. ‘Le Scritture non condannano l’uso fine e modesto di cosmetici e ornamenti’ (Perspicacia nello studio delle Scritture, vol. I, pag. 592) [19]; ‘La Bibbia non vieta di indossare abiti eleganti o portare gioielli, ma comanda che ciò sia fatto con modestia e decoro’ (Perspicacia nello studio delle Scritture, vol. I, pag. 725). Ecco perché molte donne di fra i Testimoni di Geova si mettono abiti eleganti, collane, orecchini, braccialetti, e si danno il belletto agli occhi, o il rossetto sulle labbra. |
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Confutazione. La Scrittura dice quanto segue: "Similmente che le donne si adornino d’abito convenevole, con verecondia e modestia; non di trecce e d’oro o di perle o di vesti sontuose, ma d’opere buone, come s’addice a donne che fanno professione di pietà" (1 Tim. 2:9-10); ed anche: "Il vostro ornamento non sia l’esteriore che consiste nell’intrecciatura dei capelli, nel mettersi attorno dei gioielli d’oro, nell’indossar vesti sontuose, ma l’essere occulto del cuore fregiato dell’ornamento incorruttibile dello spirito benigno e pacifico, che agli occhi di Dio è di gran prezzo. E così infatti si adornavano una volta le sante donne speranti in Dio..." (1 Piet. 3:3-5). Per quanto riguarda l’uso del trucco, non importa se belletto, rossetto, o altro, anch’esso non s’addice ad una donna che fa professione di pietà. Nella Scrittura si dice sì che una donna si mise il belletto agli occhi, ma essa non era una santa donna, ma Izebel (cfr. 2 Re 9:30) conosciuta per le sue stregonerie, le sue fornicazioni, e la sua sete del sangue dei profeti di Dio. I cosmetici, sul momento sembra che abbelliscono le donne, ma in realtà le rovinano e le abbruttiscono. La donna non deve mascherarsi truccandosi, ma deve conservare la pelle del suo viso così come gliel’ha data Dio, senza alterarla in nessuna maniera. Le sorelle si ricordino che il loro corpo non è loro proprietà, essendo il tempio di Dio. E chi guasta il tempio di Dio sarà punito da Dio perché il tempio di Dio è santo e Dio ordina di non contaminarlo ma di conservarlo in santità ed onore. |
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Il velo quale copricapo della donna quando prega o profetizza |
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La dottrina dei Testimoni di Geova. In un articolo sulla Torre di Guardia dal titolo ‘La donna cristiana ha bisogno del copricapo: quando?’ si legge: ‘...il copricapo è necessario alla donna quando compie qualche funzione o dovere che dovrebbe essere compiuto normalmente da un cristiano dedicato, e che ella compie temporaneamente o a motivo di speciali circostanze. (...) Vi sono tre situazioni fondamentali in cui è necessario che la donna dedicata porti il copricapo. Queste sono: 1) quando deve pregare o insegnare alla presenza di suo marito, 2) se insegna a un gruppo che comprende un fratello dedicato, e 3) quando, non essendovi un uomo qualificato, deve pregare o presiedere a un’adunanza della congregazione. (...) Quanto al bisogno che le donne portino il copricapo alle adunanze dei testimoni di Geova, normalmente esso non sorge nella maggioranza delle congregazioni. Com’è stato già notato, il principio da applicare è questo: Il copricapo è necessario quando, in assenza di un uomo qualificato, una sorella deve pregare o presiedere a un’adunanza di congregazione’ (La Torre di Guardia, 1 ottobre 1964, pag. 584,585,591). |
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Confutazione. I Testimoni di Geova come avete potuto vedere ritengono in alcune circostanze necessario che la donna porti il copricapo. Vogliamo però fare notare gli errori che commettono anche riguardo all’insegnamento sul copricapo della donna. Innanzi tutto sbagliano nel permettere alla donna di insegnare perché la Scrittura dice: "La donna impari in silenzio con ogni sottomissione. Poiché non permetto alla donna d’insegnare, né d’usare autorità sul marito, ma stia in silenzio" (1 Tim. 2:11-12). Quindi, è un controsenso rendere necessario il copricapo alla donna quando fa qualcosa che non le è permesso affatto dalla Parola di Dio. L’apostolo Paolo ha detto che "la donna deve, a motivo degli angeli, aver sul capo un segno dell’autorità da cui dipende" (1 Cor. 11:10), e questo quando prega o profetizza (e non anche quando insegna). Ma è chiaro che dato che per i Testimoni di Geova la preghiera ancora sussiste per cui una donna si può trovare a pregare, ma il dono di profezia è tramontato una volta per sempre, non esiste fra loro una donna che profetizza. Ma esistono donne che insegnano; questo significa che Dio secondo loro non da più il dono di profezia alle donne ma il dono d’insegnamento sì. Quando invece è il contrario, cioè che Dio non dà punto il dono d’insegnare alle credenti, ma quello di profezia sì. In verità i Testimoni di Geova hanno di nuovo stravolto la Parola di Dio facendole dire cose che non dice. E poi, noi diciamo, quand’anche una donna si mettesse a insegnare, facendo qualcosa che non le è permesso, perché alcuni glielo permettono, occorre dire che ella insegnando, ma è meglio dire tentando di insegnare, con il capo scoperto non disonora il suo capo, appunto perché è solo nel caso che ella prega o profetizza a capo scoperto che disonora il suo capo. "Ogni donna che prega o profetizza senz’avere il capo coperto da un velo, fa disonore al suo capo" (1 Cor. 11:5), che è l’uomo in generale e quindi, anche se non è presente suo marito perché è sola o è in presenza di altri fratelli, ella deve avere il capo coperto. |
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L’altro errore che fanno i Testimoni di Geova è che dicono che se c’è un ‘fratello’ qualificato che fa la preghiera, e quindi non c’è bisogno che la faccia la donna (da questo si comprende che il loro modo di pregare differisce notevolmente dal nostro, perché nelle nostre riunioni alla donna è permesso di pregare sempre - naturalmente ordinatamente e quando è il tempo di pregare assieme), alla donna non è necessario portare il copricapo. Ma è chiaro che nelle nostre riunioni, siccome che quando c’è il tempo di preghiera c’è la libertà di pregare sottovoce assieme ad altri, e questo riguarda sia le donne che gli uomini, le donne devono portare il copricapo quando si mettono a pregare. E quand’anche una sorella non si mettesse a pregare in maniera che gli altri vicini a lei nella sala la sentono, cioè quand’anche pregasse in cuor suo, come fece Anna, ella deve portare il copricapo. Quindi in questo secondo caso da noi preso in esame, se mentre il testimone di Geova qualificato fa la preghiera a Dio, e la donna che assiste partecipa sottovoce alla preghiera a Dio, o magari vi partecipa pregando in cuor suo, ella deve portare il copricapo. In altre parole, per dire che una donna testimone di Geova disonora il suo capo quando prega bisogna accertarsi che anche lei sta pregando in qualche maniera mentre l’uomo fa la preghiera. Noi riteniamo che anche quando l’uomo fa la preghiera fra di loro è il tempo della preghiera, quindi la donna è bene che porti il copricapo. |
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Questo nostro discorso ha avuto il solo fine di dimostrare come il Corpo Direttivo ha in qualche modo annullato anche l’ordine per la donna di mettersi il velo ogni qualvolta c’è la preghiera. Ma è evidente che i Testimoni di Geova, essendo ancora nelle tenebre, hanno bisogno prima di tutto di convertirsi e di uscire da questa setta. Quindi quand’anche avessero insegnato in tutto e per tutto in maniera corretta a riguardo del velo per la donna, quello che devono fare comunque è convertirsi ed uscire dal mezzo di questa pseudochiesa. |
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La dottrina dei Testimoni di Geova. ‘Vi è qualche obiezione scritturale circa l’uso delle pillole per il controllo delle nascite? L’uso di antifecondativi è una cosa che riguarda la decisione personale della coppia sposata interessata, poiché la Bibbia stessa non condanna il controllo delle nascite. (...) Quanto alla questione delle pillole per il controllo delle nascite, se sono usate da una donna sposata, essa deve avere il consenso di suo marito. (...) la pratica del controllo delle nascite mediante l’uso di pillole fabbricate a tale scopo non è proibita: la decisione di usare o di non usare tale prodotto è lasciata alla coppia sposata’ (La Torre di Guardia, 1 ottobre 1964, pag. 607). |
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Confutazione. Anche questo insegnamento della Torre di Guardia è falso perché si oppone alla Scrittura. E’ scritto chiaramente che Dio disse al principio della creazione all’uomo e alla donna: "Crescete e moltiplicate e riempite la terra..." (Gen. 1:28). Quindi, ogni tentativo umano di porre un ostacolo alla moltiplicazione è peccato. Non importa se questo tentativo è naturale o artificiale, esso si oppone alla volontà di Dio per la coppia umana di procreare. E non ci vengano a dire i contenziosi che la terra è ora piena per cui questo comando non è più per gli uomini di questa generazione, perché la terra contiene ancora tanto posto che non è abitato. E non ci vengano a dire neppure che temono di mettere al mondo dei figli perché temono di non potergli dare un futuro, perché chi confida in Dio non ha di questi timori perché crede fermamente che Dio si prenderà cura di tutti i figli che gli darà proteggendoli e non facendogli mancare nulla. Se neppure un passero è dimenticato dinanzi a Dio, come farà Dio a dimenticarsi dei figli che ha dato ad una coppia che lo teme? Se Dio provvede il pasto al corvo per i suoi piccini, se caccia la preda per la leonessa, quanto più provvederà da mangiare ai suoi figliuoli che confidano in lui! Quindi non ci sono scuse dinanzi a Dio. Ed infine ricordiamo che Paolo ha detto a Timoteo che la donna "sarà salvata partorendo figliuoli, se persevererà nella fede, nell’amore e nella santificazione con modestia" (1 Tim. 2:15), confermando che è il volere di Dio che la donna partorisca figli. Quanti ne vuole Dio naturalmente e non quanti ne decide di avere assieme a suo marito. Nei Salmi è scritto: "Ecco, i figliuoli sono un’eredità che viene dall’Eterno; il frutto del seno materno è un premio. Quali le frecce in man d’un prode, tali sono i figliuoli della giovinezza. Beati coloro che ne hanno il turcasso pieno! Non saranno confusi quando parleranno coi loro nemici alla porta" (Sal. 127:3-5). Quindi o donne, abbiate figli; non rifiutatevi di essere visitate da Dio per non attirarvi un giudizio di Dio su di voi. E parimente voi mariti, non impedite il concepimento, per non essere puniti da Dio per la vostra ribellione. |
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La dottrina dei Testimoni di Geova. ‘Quando in tribunale è invitato ad alzare la mano o a metterla sulla Bibbia durante un giuramento, il cristiano, se lo desidera, può farlo, ricordando gli esempi biblici nei quali un giuramento fu accompagnato da un gesto’ (La Torre di Guardia, 15 novembre 1977, pag. 703). |
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Confutazione. No, non è affatto così come dice la Torre di Guardia, perché noi, essendo sotto la legge di Cristo e non più sotto quella di Mosè, siamo chiamati a non prestare alcuna sorta di giuramento in nessuna circostanza. Gesù ha detto infatti: "Avete udito pure che fu detto agli antichi: Non ispergiurare, ma attieni al Signore i tuoi giuramenti. Ma io vi dico: Del tutto non giurate, né per il cielo, perché è il trono di Dio; né per la terra, perché è lo sgabello dei suoi piedi; né per Gerusalemme, perché è la città del gran Re. Non giurar neppure per il tuo capo, poiché tu non puoi fare un solo capello bianco o nero. Ma sia il vostro parlare: Sì, sì; no, no; poiché il di più vien dal maligno" (Matt. 5:33-37). Come potete vedere Gesù Cristo ha vietato di giurare; quindi il precetto della Torre di Guardia che permette il giuramento è un precetto d’uomini che volta le spalle alla verità che è in Cristo Gesù. Il motivo per cui noi non dobbiamo giurare con nessun giuramento? Ce lo dice Giacomo: "Affinché non cadiate sotto giudicio" (Giac. 5:12). Noi Cristiani siamo chiamati a dire la verità in ogni circostanza; sappiamo che Dio aborrisce la menzogna e che egli punisce il falso testimonio sia che dica la falsa testimonianza dopo avere giurato sia che la dica senza fare alcun giuramento, e questo ci incute timore. |
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La dottrina dei Testimoni di Geova. In un articolo su Svegliatevi! dal titolo ‘I giovani chiedono... Il ballo non è un innocuo divertimento?’ si legge: ‘Si può dire che tutti i balli veloci siano appropriati o innocenti? No, e bisogna andare cauti. Il potere della musica può trascinarti. Sebbene sia corretto trovarsi insieme per divertirsi, a tali riunioni è necessario mantenere il giusto ritegno. (...) Pertanto quando si riuniscono insieme i giovani devono stare attenti a non abbandonare ogni ritegno e ‘a non farsi prendere dalla musica’ (Svegliatevi!, 8 ottobre 1984, pag. 11). Andando avanti viene detto che chi segue i principi cristiani evita saggiamente quei balli che sono sessualmente provocanti. Parlando poi della musica che accompagna il ballo viene detto: ‘Pure importante è il tipo di musica che si balla. E’ vero che forse ti piace la musica con il ritmo marcato. Ma per goderla bisogna proprio suonarla a volume assordante? Ed è saggio suonare questo tipo di musica ininterrottamente?’ (ibid., pag. 12). E a riguardo dei balli a musica lenta viene detto: ‘Se dunque decidi di eseguire dei balli lenti, bada ai potenziali pericoli. Alcuni sono stati indotti a commettere fornicazione perché balli immodesti li avevano stimolati’ (ibid., pag. 12). Ma allora un Testimone di Geova può ballare o no? Può ballare, ma ‘in un’atmosfera sana e al suono di una musica appropriatamente scelta’ (ibid., pag. 13). L’articolo dice alla fine: ‘Se fai una festa in cui si balla, perché non invitare i tuoi genitori e alcune persone anziane? Forse possono insegnarti un passo o due, e tu puoi provare la gioia di ballare assieme a loro (...) Evita tutta la musica degradante e le canzoni con parole discutibili! Mantieni lo svago al suo posto affinché non ti porti via troppo tempo e attenzioni. Se seguirai questi suggerimenti potrai divertirti, e il ballo sarà davvero un innocuo divertimento’ (ibid., pag. 13). Come potete vedere ci si trova davanti, nella sostanza, al già visto ballo in un clima di sano divertimento permesso dalla chiesa cattolica romana. |
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Confutazione. La Scrittura dice: "Astenetevi da ogni specie di male" (1 Tess. 5:22) o come hanno tradotto altri "da ogni mala apparenza". Essa dice pure che la grazia di Dio che è apparsa "ci ammaestra a rinunziare all’empietà e alle mondane concupiscenze" (Tito 2:12), e che dobbiamo spogliarci "del vecchio uomo che si corrompe seguendo le passioni ingannatrici" (Ef. 4:22), tra le cui passioni c’è pure quella del ballo. Paolo dice anche ai Corinzi: "Non sapete voi che il vostro corpo è il tempio dello Spirito Santo che è in voi, il quale avete da Dio, e che non appartenete a voi stessi? Poiché foste comprati a prezzo: glorificate dunque Dio nel vostro corpo" (1 Cor. 6:19-20). Un discepolo di Cristo deve quindi astenersi dall’andare a ballare sia in discoteca che in qualche sala da ballo, e sia dall’organizzare feste danzanti in casa propria. Non importa se la musica sarà suonata da un gruppo musicale che ha fama di fare musica pulita anziché da qualche cantante o gruppo satanista che usa parole scurrili o incita alla violenza o al sesso; non importa se la musica sarà lenta anziché sfrenata, non importano queste differenze, perché la musica di questo mondo giace tutta quanta nel maligno e qualsiasi ballo che l’accompagna, non importa di che genere esso sia, è una manifestazione della carne. E chi è nello Spirito, avendo l’animo alle cose dello Spirito, eviterà queste manifestazioni carnali che non glorificano Dio. Sì, perché egli sa che qualsiasi cosa fa deve farla alla gloria di Dio e il ballo mondano non porta proprio a glorificare Dio. Tutt’altra cosa occorre dire invece sulla danza che glorifica Dio secondo che è scritto di lodare Dio con danze (cfr. Sal. 150:4). Essa è consentita, ma perché è un tipo di danza sospinta dallo Spirito di Dio che è santo. Ma quando si verifica questo tipo di danza? Essa si verifica quando c’è una autentica manifestazione di gioia da parte del popolo di Dio. Per esempio quando un cieco ricupera la vista, quando uno zoppo si mette a camminare o un morto risuscita, o quando un credente che si era sviato dalla verità dopo molti anni torna al Signore, o quando un peccatore si converte al Signore o in altri particolari eventi. Non è qualcosa di preparato, ma di estemporaneo che sorge sul momento perché si viene mossi dallo Spirito di Dio e per esprimere la propria gioia, e la propria lode a Dio si comincia a saltare e a danzare. Ma ripeto questo avviene solo in particolari occasioni. |
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La dottrina dei Testimoni di Geova. ‘Battute e barzellette pulite e sane sono ottime al tempo e nel luogo appropriati e fanno divertire, e tutti a volte abbiamo bisogno di rilassarci’ (Svegliatevi!, 8 febbraio 1981, pag. 28). Questo è quello che si legge in un articolo su Svegliatevi! intitolato ‘Il senso dell’umorismo: un dono di Dio’. Su un altro articolo di un altro numero di Svegliatevi! si legge: ‘... condite la vita con un pizzico di umorismo. Scoprite il senso dell’umorismo. Coltivatelo. Vedrete che farà meraviglie per voi e per chi vi sta vicino’ (Svegliatevi!, 22 maggio 1994, pag. 27). |
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Confutazione. La sacra Scrittura insegna che il nostro parlare deve essere un parlare grave, irreprensibile, affinché i nostri avversari non abbiano nulla da dire contro di noi. Ecco quanto dice Paolo a Tito: "Esorta parimente i giovani ad essere assennati, dando te stesso in ogni cosa come esempio di opere buone; mostrando nell’insegnamento purità incorrotta, gravità, parlar sano, irreprensibile, onde l’avversario resti confuso, non avendo nulla di male da dire di noi" (Tito 2:6-8). Anche a Timoteo, che era anch’egli un ministro del Vangelo, Paolo dice una cosa simile infatti gli dice di essere un esempio ai credenti nel parlare (cfr. 1 Tim. 4:12). Sempre Paolo conferma che il nostro parlare deve essere sano e irreprensibile quando rivolge questa esortazione ai santi di Colosse: "Il vostro parlare sia sempre con grazia, condito con sale, per sapere come dovete rispondere a ciascuno" (Col. 4:6); ed anche quando dice ai santi di Efeso: "Ma come si conviene a dei santi, né fornicazione, né alcuna impurità, né avarizia, sia neppur nominata fra voi; né disonestà, né buffonerie, né facezie scurrili, che son cose sconvenienti; ma piuttosto, rendimento di grazie" (Ef. 5:3-4). Queste Scritture escludono quindi che il nostro parlare deve essere condito con battute e barzellette, perché queste cose non fanno parte del sale di cui deve essere condito il nostro parlare; queste cose sono infatti chiamate dalla Scrittura buffonerie. Nessuno vi inganni fratelli; le cosiddette battute e barzellette pulite e sane in realtà non sono sane e pulite perché in esse sono presenti la menzogna e la falsità, come in quelle che vengono definite sporche. Sono tutte cose sporche, contaminate; infatti esse non conferiscono grazia a chi le ascolta; non edificano. Qualcuno forse dirà: Ma allora siete per una vita da fare sempre col muso lungo, piangendo? Affatto, noi siamo per una vita gioiosa, allegra, ma questa gioia e questa allegria di cui vogliamo sia piena la nostra vita è quella che produce lo Spirito Santo che dimora in noi. Ma è evidente che affinché sia presente questa gioia e questa allegria noi dobbiamo camminare per lo Spirito, cioè seguendo i suoi impulsi che ci spingono sempre a fare ciò che è giusto agli occhi di Dio. Noi quindi ci rallegriamo nel Signore nel parlare della sua salvezza ai peccatori, nel parlare con i fratelli delle sue opere potenti passate e presenti, delle sue rivelazioni passate e presenti, nel compiere opere buone, nel magnificare Dio con le nostri lodi; noi ci rallegriamo nel Signore nel vedere i credenti camminare nella verità, nella santità, nel timore di Dio; noi ci rallegriamo nel Signore nel meditare sulle sue meraviglie che ha compiuto nella nostra vita fino al presente; noi ci rallegriamo nel meditare la sua parola. Sì, il nostro cuore trabocca di gioia quando facciamo tutte queste cose. E non solo, ci rallegriamo pure quando siamo oltraggiati, vituperati, perseguitati a cagion di Cristo; per noi dunque anche le afflizioni sono fonte di gioia. Al bando dunque l’umorismo dei Testimoni di Geova e di qualsiasi altro (tra cui anche quello di tanti predicatori che sono presenti in mezzo alle chiese), che non fa altro che rattristare il cuore del giusto, che non fa altro che guastare il pregio della sapienza secondo che è scritto: "un po’ di follia guasta il pregio della sapienza e della gloria" (Ecc. 10:1). Lo so, che si passa da pazzi nel rifiutare persino il cosiddetto umorismo pulito, ma non possiamo fare altrimenti; Gesù non scherzava e non intratteneva né i suoi discepoli e neppure le persone del mondo con battute e barzellette ‘pulite’; anche il parlare degli apostoli era privo di queste battute e queste barzellette. E noi vogliamo seguire l’esempio di Cristo e dei suoi santi apostoli; anche a costo di essere etichettati pazzi. Piuttosto diciamo: E’ inevitabile che nel voler seguire il loro esempio si venga definiti pazzi. Non è qualche cosa che può avvenire, ma qualcosa che avviene per forza di cose. |
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La dottrina dei Testimoni di Geova. I Testimoni di Geova, come abbiamo già accennato, vietano le trasfusioni di sangue, pena l’espulsione dall’organizzazione. Essi dicono: ‘Geova Dio disse: ‘L’anima [ nèphesh] d’ogni sorta di carne è il suo sangue mediante l’anima in esso. Di conseguenza ho detto ai figli d’Israele: ‘Non dovete mangiare il sangue di nessuna sorta di carne, perché l’anima d’ogni sorta di carne è il suo sangue" (La Torre di Guardia, 1 novembre 1984, pag. 12) per cui chi riceve il sangue di un’altra persona nel suo corpo mangia il sangue e nella legge Dio aveva detto che avrebbe sterminato di mezzo al popolo chi avrebbe mangiato il sangue di qualsivoglia animale (cfr. Lev. 17:10) [20]. |
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Confutazione. A proposito di questo loro insegnamento va detto questo. Innanzi tutto è errato dire che il sangue di una persona è la sua anima o che nel sangue di una persona ci sia l’anima di essa perché, come abbiam in precedenza visto, secondo la Scrittura, l’anima è un qualcosa di spirituale all’interno del corpo dell’essere umano che quando esso muore si diparte da esso e va o in cielo o nell’Ades a secondo che l’individuo è salvato o perduto. Nel sangue della persona c’è la vita biologica e non l’anima. Facciamo un esempio con la Scrittura: nel libro dell’Apocalisse Giovanni dice: "Io vidi sotto l’altare le anime di quelli ch’erano stati uccisi per la parola di Dio e per la testimonianza che aveano resa; e gridarono con gran voce, dicendo: Fino a quando, o nostro Signore che sei santo e verace, non fai tu giudicio e non vendichi il nostro sangue su quelli che abitano sopra la terra?" (Ap. 6:9-10). Ora, come si può ben comprendere da queste parole di Giovanni, lui vide le anime di quei cristiani in cielo; ma non vide il loro sangue in cielo perché il sangue di quelle persone rimase sulla terra. Non può essere altrimenti dato che è scritto "che carne e sangue non possono eredare il regno di Dio" (1 Cor. 15:50). Quelle anime chiedevano a Dio di vendicare il loro sangue e non la loro anima. E Dio vendicherà il loro sangue a suo tempo infatti nell’Apocalisse è detto che quando il terzo angelo versò la sua coppa nei fiumi e nelle fonti delle acque; le acque diventarono sangue. E l’angelo delle acque disse: "Sei giusto, tu che sei e che eri, tu, il Santo, per aver così giudicato. Hanno sparso il sangue dei santi e dei profeti, e tu hai dato loro a bere del sangue: essi ne son degni" (Ap. 16:5-6). L’errore dei Testimoni di Geova è quindi quello di chiamare anima il sangue dell’uomo quando esso non lo è. Per quanto riguarda poi la trasfusione di sangue è necessario dire che quantunque non consista nel mangiare sangue di una persona perché non gli entra per la bocca, per cui non si può citare per vietarla la decisione degli apostoli e degli anziani a Gerusalemme sia perché non è sangue di animale e neppure si tratta di ingerirlo (se si fosse trattato di ingerirlo allora le cose sarebbero state differenti: quindi non si può mettere un credente che riceve una trasfusione di sangue nelle vene sullo stesso piano di un altro che mangia il sangue di animali), pure bisogna dire che se un credente si astiene da essa perché ritiene che il Signore è potente da creargli tutto il sangue che lui ha bisogno nel corpo senza avere bisogno di riceverne da terzi, egli fa bene. Poiché in questo caso egli con la sua condotta mostra di aver riposto la sua fiducia totalmente in Dio e non nei medici. Questo è un atto di fede che Dio premia. Quindi astenersi dalle trasfusioni di sangue nel bisogno perché si ha piena fiducia in Dio è una buona cosa. Egli è l’Onnipotente. Egli può dare a chi ha bisogno tutto il sangue che necessita. |
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La dottrina dei Testimoni di Geova. I Testimoni di Geova rifiutano di fare il servizio militare, facendo presente che i cristiani devono procacciare la pace e non imparare la guerra. Ma oltre ad esso, essi rifiutano anche di fare il servizio civile al posto di quello militare. Essi dicono che ‘non è che essi siano contrari al servizio civile come tale, ma, piuttosto, è una questione di stretta neutralità. Perciò, qualsiasi lavoro che sia una semplice sostituzione del servizio militare non sarebbe accettevole (...) Il cristiano è contrario ad accettare volontariamente tale lavoro a motivo di ciò che dice la legge di Dio al riguardo: ‘Foste comprati a prezzo; smettete di divenire schiavi degli uomini’ (I Cor. 7:23) La servitù civile in sostituzione del servizio militare sarebbe altrettanto biasimevole per il cristiano. In effetti, egli diverrebbe con ciò parte del mondo invece di mantenersene separato come comandò Gesù’ (Svegliatevi!, 8 giugno 1975, pag. 13). Ecco dunque il perché essi rifiutano di prestare pure il servizio civile, perché secondo loro si renderebbero schiavi degli uomini e parte del mondo! |
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Confutazione. Siamo d’accordo che i cristiani non devono fare il servizio militare, e questo perché la Parola di Dio ci comanda che noi come figli della pace dobbiamo procacciare la pace con tutti, e non metterci ad imparare a guerreggiare gli uomini con armi carnali. Ma noi non siamo d’accordo con i Testimoni di Geova quando dicono di non voler fare neppure il servizio civile alternativo per le suddette ragioni. Noi diciamo che dato che in questa nazione c’è l’opportunità di valersi di questo diritto di fare il servizio civile al posto di quello obbligatorio militare, il credente dovrebbe coglierla. Non si tratta di imbracciare armi o di imparare la guerra e perciò può essere compiuto. Per quanto riguarda poi le parole di Paolo citate dalla Torre di Guardia diciamo che se si leggono nel loro contesto si vedrà che Paolo non ha affatto detto di non prestare questo servizio allo Stato per non diventare schiavi degli uomini, ma bensì ha detto di non lasciarsi imporre la circoncisione se si è stati chiamati da Dio incirconcisi, e di non lasciarsi togliere la circoncisione se si è stati chiamati da Dio quando si era circoncisi. In questo caso sì si diventa schiavi degli uomini. Anche nel caso si cominciano ad osservare feste, giorni e mesi e precetti quali non assaggiare, non toccare e non maneggiare si diventerebbe schiavi degli uomini, perché si ricadrebbe sotto la schiavitù dei poveri e deboli elementi di questo mondo che a nulla servono [21]. Quanto al fatto poi di dire che nel caso il cristiano facesse il servizio civile diverrebbe parte del mondo, diciamo che questo non è vero. Anzi riteniamo che proprio là dove il cristiano svolgerebbe il servizio civile avrebbe una grande opportunità di fare risplendere la luce che è in lui, testimoniando del Vangelo della grazia a tante persone che giacciono nelle tenebre, e tenendo una condotta santa e pia. Naturalmente, questo non è il caso dei Testimoni di Geova perché loro non sono dei cristiani perciò dovunque sono potranno al massimo mostrare solo la forma della pietà avendone rinnegata la potenza, ma non la luce del Signore. Non sono salvati, non hanno la vita eterna, si vestono più o meno come tutti (in taluni casi gli uomini sono vestiti così elegantemente, e le donne in maniera così provocante che non si può fare a meno di dire che corrono dietro alle concupiscenze del mondo [22]) se ne vanno in spiaggia al mare a mettersi mezzi nudi e a divertirsi d’estate (e si noti che ai loro battesimi di massa le donne si fanno battezzare persino in costume e in taluni casi sono in costume anche gli uomini che battezzano: che indecenza!), hanno la televisione, vanno al cinema, scherzano e buffoneggiano, che luce possono vedere gli altri in loro. Non vedranno piuttosto tenebre? E poi ci vengono a parlare di mondo, di separazione dal mondo? Ma si ravvedano e si convertano a Cristo prima e allora potranno cominciare a parlare di separazione dal mondo; ma fino a quando saranno membri di questa organizzazione saranno anche loro parte di questo mondo a tutti gli effetti. Per concludere, occorre dire che il motivo vero per cui i Testimoni di Geova rifiutano di fare il servizio militare e quello civile è perché loro considerano ogni servizio reso allo Stato un servizio reso a Satana; e quindi in realtà essi non rifiutano di fare il militare perché sono figli della pace. I figli della pace sono solo coloro che hanno conosciuto il Principe della pace; e loro non lo sono perché non lo conoscono. Parlate con loro della sana dottrina e vedrete che essi non sono per la pace ma sono per la guerra; stanno continuamente a contrastare alla verità! "Io sono per la pace, ma, non appena parlo, essi sono per la guerra" (Sal. 120:7). |
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La dottrina dei Testimoni di Geova. Secondo quanto dice la Torre di Guardia alcuni uomini sono da odiare e non si devono onorare. ‘Coloro che odiano Geova ed il suo popolo devono essere oggetto di odio, ma questo non vuol dire che approfitteremo per fare loro male materialmente in uno spirito di cattiveria o di disprezzo, qualità caratteristiche del maligno, mentre il puro odio non lo è. Dobbiamo odiare nel senso più vero, nutrire cioè estrema ed attiva avversione, considerare spregevole, odioso, sozzo, detestare (...) Non odiamo coloro che odiano Geova? Non possiamo amare quei nemici spiranti odio perché li aspetta solo la distruzione. Noi eleviamo la preghiera del salmista: ‘Fino a quando, o Dio, oltraggerà l’avversario? Il nemico sprezzerà egli il tuo nome in perpetuo? Perché ritiri la tua mano, la tua destra? Traila fuori dal tuo seno, e distruggili’ (La Torre di Guardia, 1 ottobre 1952; citato da Walter Martin in op. cit., pag. 116-117); ‘...in certe condizioni e in determinati momenti è giusto odiare (...) Per lealtà a Geova, i suoi servitori odiano le persone e le cose che egli odia (...) Ma questo odio non cerca di nuocere ad altri e non è sinonimo di disprezzo o rancore. (...) I cristiani giustamente odiano gli inveterati nemici di Dio, come il Diavolo e i suoi demoni, e anche gli uomini che volontariamente e consapevolmente si oppongono a Geova (...) non provano alcun amore per coloro che trasformano l’immeritata benignità di Dio in una scusa per tenere una condotta dissoluta...’ (Perspicacia nello studio delle Scritture, vol. II, pag. 418). Questa loro dottrina è chiamata del ‘puro odio verso i nemici’. |
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Confutazione. Sotto la grazia questa dottrina non esiste più perché è stata annullata da Cristo. Egli stesso disse infatti: "Voi avete udito che fu detto: Ama il tuo prossimo e odia il tuo nemico. Ma io vi dico: Amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figliuoli del Padre vostro che è nei cieli; poiché Egli fa levare il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti..." (Matt. 5:43-45). I Testimoni di Geova quindi nell’odiare i loro nemici non si attengono affatto all’ordine di Cristo ma lo annullano dimostrando così di non essere figli di Dio. Perché? Perché i veri figliuoli di Dio seguono le orme di Cristo, il Figlio di Dio, il quale non odiò i suoi nemici ma pregò per loro persino in punto di morte dicendo a Dio: "Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno" (Luca 23:34). Gesù non pregò Dio di tirare fuori la sua destra e di distruggerli; e non erano forse quelli che lo misero in croce nemici di Dio? Certo che lo erano perché Gesù aveva detto di loro la notte in cui fu tradito: "...hanno odiato e me e il Padre mio" (Giov. 15:24). Ecco l’esempio da seguire. |
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La dottrina dei Testimoni di Geova. Abbiamo visto che i Testimoni di Geova quando parlano del loro rifiuto di fare il servizio militare dicono che i Cristiani essendo per la pace e non per la guerra non possono imparare la guerra, ma abbiamo anche visto che essi sono chiamati ad odiare i loro nemici. A riguardo di questo odio però ci tengono a dire che ‘questo non vuol dire che approfitteremo per fare loro male materialmente in uno spirito di cattiveria o di disprezzo, qualità caratteristiche del maligno’. Ma è proprio vero che questo odio che devono nutrire verso i loro nemici non gli farà far loro materialmente del male? Affatto, perché in caso di persecuzione essi sono chiamati ad opporsi ai loro nemici con la violenza. Ecco che cosa si legge in un articolo su Svegliatevi! intitolato: ‘Difesa personale. Sin dove può arrivare il cristiano?’: La Bibbia pertanto non incoraggia a tentare impulsivamente di difendere se stessi. Tuttavia non sostiene il pacifismo, poiché indica che ci sono casi in cui difendersi. I cristiani possono sventare le aggressioni fisiche contro se stessi, le loro famiglie o altri che hanno veramente bisogno di essere difesi’ (Svegliatevi!, 8 luglio 1991, pag. 13). Ma siccome questa loro dichiarazione non rende molto bene l’idea di quale è il loro insegnamento sulla difesa citerò alcune parole di Rutherford prese dal suo libro Religione: ‘Quando i testimoni di Geova vanno nel servizio del Signore, e mediante la distribuzione della letteratura relativa alla sua Parola o mentre che adempiono altro simile ed appropriato servizio, essi vengono assaliti da una turba, e se appare necessario che tali testimoni adoperano la forza per respingere o deviare tale assalto, allora essi possono appropriatamente usare tale forza che a loro sembra sia convenevole per la loro protezione o difesa personale e la loro proprietà. Essi debbono adoperare la forza fisica soltanto quale ultimo ricorso per la loro propria protezione contro i malfattori. Ma nessuno, per ragione ch’egli sia un Cristiano, è obbligato di sottomettersi volontariamente e senza resistenza all’attacco di un brutale od altri che tentano di impedirlo di procedere legalmente nella sua inestimabile opera di predicare la buona novella’ (J. F. Rutherford, Religione, Brooklyn 1940, pag. 279-280). |
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Confutazione. Questo insegnamento è falso perché Gesù ha detto: "Non contrastate al malvagio; anzi, se uno ti percuote sulla guancia destra, porgigli anche l’altra; ed a chi vuol litigar teco e toglierti la tunica, lasciagli anche il mantello. E se uno ti vuol costringere a far seco un miglio, fanne con lui due" (Matt. 5:39-41). L’apostolo Paolo ha confermato questo insegnamento dicendo: "Non rendete ad alcuno male per male" (Rom. 12:17). Nessuna violenza fisica è dunque permessa al discepolo di Cristo contro il suo nemico; anche quando questo cerca di impedirgli di predicare la Buona Novella del Regno di Dio in un determinato luogo. In questo caso egli è chiamato ad andarsene in un altro luogo. Gli apostoli Paolo e Barnaba ci hanno lasciato l’esempio infatti ad Antiochia di Pisidia quando i Giudei istigarono le donne pie e ragguardevoli e i principali uomini della città e suscitarono una persecuzione contro loro e li scacciarono dai loro confini, essi ‘scossa la polvere de’ lor piedi contro loro, se ne vennero ad Iconio" (Atti 13:51). |
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La dottrina dei Testimoni di Geova. In Perspicacia nello studio delle Scritture a proposito dell’intercessione dello Spirito si legge: ‘In Romani 8:26,27, Paolo spiega che quando i servitori di Dio pregano, non sempre sanno esattamente per che cosa dovrebbero pregare. Ma Dio sa che desiderano sia fatta la sua volon |