La santificazione

 

Tentare Dio

 

Fratelli, guardatevi dal tentare Dio. Ma che cosa significa tentare Dio? qualcuno dirà. Lo spiegherò citando una delle tentazioni a cui fu sottoposto Gesù dal tentatore. "Allora il diavolo lo menò seco nella santa città e lo pose sul pinnacolo del tempio, e gli disse: Se tu sei Figliuol di Dio, gettati giù; poiché sta scritto: Egli darà ordine ai suoi angeli intorno a te, ed essi ti porteranno sulle loro mani, che talora tu non urti col piede contro una pietra. Gesù gli disse: Egli è altresì scritto: Non tentare il Signore Iddio tuo" (Matt. 4:5-7). Come si può ben vedere da questa tentazione il diavolo propose a Gesù di buttarsi dal pinnacolo del tempio citandogli un passo della Scrittura che assicura la protezione divina a chi confida in Dio. Gesù certamente era un uomo che confidava in Dio con tutto il cuore e che sapeva che era protetto dagli angeli di Dio in ogni momento della sua giornata, eppure a quella proposta del diavolo non accondiscese ma si oppose al maligno citandogli il passo della legge che dice di non tentare Dio. Quindi se lui si fosse buttato giù dal tempio per suggerimento del diavolo avrebbe tentato Dio e avrebbe trasgredito la legge di Dio. Ma in che maniera il diavolo tenta oggi i credenti affinché essi tentino Dio? In molte maniere, e spesso utilizzando la stessa Scrittura. Per esempio può suggerire a qualcuno mentre infierisce la tempesta in mare o su un fiume di mettersi a camminare sulle acque perché Gesù disse a Pietro di andare a lui sulle acque; o suggerire a qualcuno di mettersi a camminare in mezzo al fuoco perché Dio protesse i tre giovani ebrei in mezzo alla fornace del fuoco, o incitare qualcuno a prendere in mano dei serpenti velenosi perché Gesù ha promesso l’incolumità a coloro che li prenderanno in mano (come avviene in seno a certe chiese in America). In questi casi si deve rispondere al maligno: E’ scritto: Non tentare il Signore Iddio tuo. Altra cosa sarebbe invece se Dio comanda (mediante una parola di sapienza) in particolari circostanze a qualcuno dei suoi figliuoli di prendere in mano un serpente (Dio comandò a Mosè per esempio di prendere per la coda il bastone che era diventato serpente), o di camminare sulle acque (Gesù comandò a Pietro di andare a lui sulle acque), o di passare attraverso del fuoco. In questi casi non si tratterebbe di tentare Dio ma di ubbidire ad un suo preciso ordine. Ma lo ripeto, ci deve essere una rivelazione divina (di cui l’adempimento da parte dell’uomo è la manifestazione del dono della fede).

Ci tengo a dire infine che affidarsi nella malattia totalmente a Dio per la guarigione non significa affatto tentare Dio perché chi agisce così non fa altro che ubbidire alla parola del Signore che ordina di confidare in Dio con tutto il cuore e di invocarlo in ogni nostra distretta. Se quindi un fratello ammalato rifiuta di chiamare i medici ma chiama gli anziani della chiesa affinché essi preghino su di lui la preghiera della fede ungendolo d’olio nel nome del Signore (cfr. Giac. 5:14-15), egli non fa altro che ubbidire all’ordine del Signore per tutti i fratelli ammalati: e gli anziani hanno l’ordine di pregare su di lui con fede per la sua guarigione. Essi non devono mandarlo dai medici, ma devono pregare su di lui. Ho fatto questo discorso finale perché so che in molte chiese alcuni conduttori privi del necessario discernimento scambiano il bene per male, facendo passare chi confida in Dio con tutto il cuore per uno che tenta Dio. Questa è una macchinazione del diavolo che in ogni maniera cerca di distogliere l’uomo da Dio. Per alcuni conduttori un ammalato che confida in Dio deve trovarsi proprio in fin di vita per essere dichiarato uno che non tenta Dio, perché fino a quando egli ha qualche malattia che può essere curata dall’uomo deve fare ricorso ai medici anziché a Dio.

 

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