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La ragione è perché chi crede nel Signore viene affrancato dalla schiavitù del peccato o dal dominio di esso e non reso infallibile o perfetto in tutto quello che fa, pensa e dice. Se il credente nel momento che ha creduto fosse diventato perfetto perché mai dovrebbe procacciare la perfezione, come invece dice di fare la Scrittura (cfr. 2 Cor. 13:11)? Perché mai dovrebbe procacciare la santificazione (cfr. Ebr. 12:14)? O far sì che il peccato non regni nel suo corpo mortale per ubbidirgli nelle sue concupiscenze (cfr. Rom. 6:12)? Dunque, chi ha creduto è certo che il peccato non lo signoreggerà più perché non è sotto la legge ma sotto la grazia, ma è altresì certo che non sempre riuscirà ad evitare il peccato nonostante la sua volontà e il suo desiderio di ubbidire al Signore in ogni cosa. |
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L’apostolo Paolo, e sto parlando di un uomo che amava e temeva Dio e si studiava di conservare una buona coscienza davanti a Dio e davanti agli uomini, pur essendo pienamente convinto che egli era stato affrancato dal peccato e reso servo della giustizia, riconosceva di essere ancora fallibile dicendo ai Romani: "Perché io non approvo quello che faccio; poiché non faccio quel che voglio, ma faccio quello che odio. Ora, se faccio quello che non voglio, io ammetto che la legge è buona; e allora non son più io che lo faccio, ma è il peccato che abita in me. Difatti, io so che in me, vale a dire nella mia carne, non abita alcun bene; poiché ben trovasi in me il volere, ma il modo di compiere il bene, no. Perché il bene che voglio, non lo fo; ma il male che non voglio, quello fo. Ora, se ciò che non voglio è quello che fo, non son più io che lo compio, ma è il peccato che abita in me. Io mi trovo dunque sotto questa legge: che volendo io fare il bene, il male si trova in me. Poiché io mi diletto nella legge di Dio, secondo l’uomo interno; ma veggo un’altra legge nelle mie membra, che combatte contro la legge della mia mente, e mi rende prigione della legge del peccato che è nelle mie membra. Misero me uomo! chi mi trarrà da questo corpo di morte? Grazie siano rese a Dio per mezzo di Gesù Cristo, nostro Signore. Così dunque, io stesso con la mente servo alla legge di Dio, ma con la carne alla legge del peccato" (Rom. 7:15-25). |
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Giacomo, il fratello del Signore, che era anche lui come Paolo un santo uomo, nella sua epistola dice che "tutti falliamo in molte cose" (Giac. 3:2). |
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E Giovanni, il discepolo che Gesù amava, nella sua prima epistola dice: "Se diciamo d’esser senza peccato, inganniamo noi stessi, e la verità non è in noi. Se confessiamo i nostri peccati, Egli è fedele e giusto da rimetterci i peccati e purificarci da ogni iniquità. Se diciamo di non aver peccato, lo facciamo bugiardo, e la sua parola non è in noi" (1 Giov. 1:8-10). Come puoi vedere, l’apostolo Giovanni lo dice chiaramente che noi non possiamo dire né di essere senza peccato e neppure di non avere peccato. Ma grazie a Dio che quand’anche cadessimo nel peccato noi abbiamo un avvocato presso il Padre, cioè Gesù Cristo il quale è la propiziazione dei nostri peccati (cfr. 1 Giov. 2:1-2). Naturalmente, per ottenere la remissione dei nostri peccati ed essere purificati da ogni iniquità dobbiamo confessare i nostri peccati a Dio, questo Giovanni lo dice chiaramente. E d’altronde pure Gesù questo lo insegnò ai suoi discepoli quando insegnò loro a pregare. Tra le cose infatti che essi dovevano dire al Padre, e che pure noi dobbiamo dire, c’è la seguente frase: "Rimettici i nostri debiti" (Matt. 6:12), dando quindi per scontato che noi credenti contraiamo dei debiti nei confronti di Dio, ossia pecchiamo, perché questi debiti non sono altro che peccati. |
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Nonostante questo però, noi figliuoli di Dio dobbiamo fare di tutto per non peccare ed essere santi in tutta la nostra condotta. Non dobbiamo per nulla cercare il peccato, ma dobbiamo fuggirlo. Non dobbiamo accarezzarlo, ma lottare contro di esso. Non dobbiamo cadere vittime del suo inganno, ma dobbiamo resistergli. Non dobbiamo mai compiacerci in esso, ma odiarlo in tutte le sue forme. Come ben diceva l’apostolo Paolo: "Che direm dunque? Rimarremo noi nel peccato onde la grazia abbondi? Così non sia. Noi che siam morti al peccato, come vivremmo ancora in esso?" (Rom. 6:1-2). |
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Sì, noi siamo morti al peccato, siamo morti mediante il corpo di Gesù Cristo perché siamo stati crocifissi con lui affinché il corpo del peccato fosse annullato. Come Cristo essendo risuscitato dai morti non muore più perché la morte non lo signoreggia più, così noi che siamo stati risuscitati con lui a nuova vita sappiamo che la morte spirituale non ci signoreggia più perché siamo morti al peccato di cui eravamo schiavi. |
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Grazie siano rese a Dio in Cristo Gesù per questa gloriosa resurrezione che Egli ci ha dato la grazia di sperimentare. Amen. |