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3. Fratello Giacinto, pace. Volevo chiederti una cosa: ricordo di aver letto sulle FAQ del tuo sito che non sei d'accordo con tutti gli insegnamenti di Roberto Bracco. Potresti dirmi quali? Te lo chiedo perché quelli che ho letto (sul suo sito, perché di libri in giro non ne ho mai trovati) mi sembravano corretti. |
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Innanzi tutto faccio questa premessa: la mia risposta si basa su una parte degli scritti di Roberto Bracco che io ho letto, per cui non avendoli letti ancora tutti non posso assicurarti che oltre a quelle che sto per citarti ce ne possano essere delle altre di dottrine da me non condivise. |
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Ora, le dottrine che insegnava Roberto Bracco e che io non condivido sono le seguenti. |
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· Il pagamento della decima anche sotto la grazia, ecco le sue parole: ‘Ci sono decine e centinaia di credenti in ogni comunità che hanno una occupazione lavorativa regolare che permette loro di contare sopra uno stipendio fisso; se questi versassero la loro decima, milioni di lire sarebbero messi con profitto al servizio di Dio. Si calcola che una comunità con duecento membri occupati ad un lavoro con uno stipendio medio può avere una entrata annua di circa 10 milioni di lire, oltre quella delle offerte. Con questa somma non è possibile svolgere i programmi che una chiesa dovrebbe svolgere? Tutti possono pagare la decima perché Iddio opera in maniera di concedere questa sacra possibilità. C’è la seconda ragione alla quale ho accennato che rende attuabile il versamento regolare della decima, e cioè quella costituita dalla benedizione divina. Iddio ha sempre approvato e fatto prosperare gli amministratori fedeli, come ha sempre riprovato e rimossi gli operai infedeli. Il pagamento della decima ci attribuisce il minimo di fedeltà capace di attirare sopra noi l’approvazione e la benedizione di Dio….. dovrei provare che la decima rientra fra gli obblighi cristiani. Chiedo scusa ai lettori per questa inadempienza; i credenti desiderosi di seguire la via del progresso spirituale non hanno bisogno delle mie dimostrazioni. I credenti, invece schiavi del pregiudizio non sono disposti ad accettare i miei argomenti ….. Dare e decima vanno assieme e se io dal dare sono andato audacemente all’argomento della decima è perché vedo in esso qualche cosa di pratico, di preciso, di luminoso che può permettere ai cristiani una vita di fedeltà, la soluzione dei propri problemi e l’acquisto delle benedizioni divine. Posso io essere contro la decima che Gesù stesso ha elogiata? Posso vedere nella decima soltanto un ordinamento della legge di Mosè, quando essa è stata praticata senza Mosè e prima di Mosè? No, io vedo soltanto che essa rappresenta un limite minimo di dovere al quale se sfuggono coloro che rubano ed usurpano beni e la gloria di Dio, non possono, non debbono sfuggire i figliuoli di Dio’ (Roberto Bracco, ‘Al Signore appartiene la terra’ in Risveglio Pentecostale, n° 8, 1955, pag. 7,8) |
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· Il fatto che lui riteneva che un giorno alla settimana dovesse essere di assoluto riposo per il Cristiano. Ecco le sue parole: ‘La Bibbia ci ordina di concedere al nostro organismo un giorno di riposo ogni sei giorni. Sabato vuol dire letteralmente riposo ed il corpo ha bisogno dei suoi sabati cioè dei suoi riposi. Che questo sia stabilito di lunedì o di giovedì; di sabato o di domenica non ha molta importanza dal lato igienico (io non voglio affrontare la questione dottrinale benchè posso dichiararmi contrario alle concezioni sabatiste), ma è importante che venga stabilito e rispettato rigorosamente. Iddio conosce meglio di noi quest’organismo che Egli ha creato, conosce le sue reazioni e nel comandarci il riposo settimanale ci ha voluto dare, oltre tutto, una regola igienica di assoluta necessità. Molti cristiani trascurano il riposo settimanale per adempiere le loro attività. Essi ignorano, forse, che questo loro contegno oltre a renderli infedeli verso Iddio che desidera la ‘consacrazione totale’ di un giorno al Suo nome li rende anche ostili alla loro salute’ (Roberto Bracco ‘Igiene Cristiana’ in Risveglio Pentecostale, n° 12, 1955, pag. 6) |
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· Il fatto di considerare il dono di parola di sapienza come la capacità di parlare e di agire con sapienza: ‘Il credente che esorta, non in maniera astratta o generica, ma per incitare a ‘carità e a buone opere’ come il ministro che ammaestra intorno al modo di ‘piacere a Dio’ esercitano nelle loro diverse sfere la parola di sapienza. Non sono mai mancati, nel mezzo del popolo del Signore, strumenti preziosi usati dallo Spirito Santo nell’esercizio di questo dono; nelle riunioni di culto o nei contatti personali e privati c’è sempre stata la ‘parola di sapienza’ sulle labbra qualche volta di un pio vegliardo o di una santa donna, di un cristiano temperato o di un giovane consacrato a Dio che hanno saputo esprimere la sapienza del cielo additando o ricordando il sentiero della santità’ (Roberto Bracco, La potenza della Pentecoste, Varese 1982, pag. 43). |
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· Il fatto di considerare il dono di parola di conoscenza la capacità di capire i misteri divini: ‘Questo dono conferisce capacità per ‘intendere’ i misteri relativi a Dio e rappresenta quindi un’autentica intuizione soprannaturale per penetrare nell’intimo delle verità teologiche o dottrinali’ (Roberto Bracco, op. cit., pag. 43), che ‘sul piano del servizio rappresenta il ‘ministerio del dottore’. Il dono di scienza (nota mia: così lo chiama Roberto Bracco perché si basa sulla traduzione del Diodati in cui il dono è chiamato ‘parola di scienza’, 1 Cor. 12:8) quindi non esclude l’indagine, la ricerca, l’investigazione, lo studio; anzi, si presenta come una capacità atta a valorizzare e coronare questi esercizi intellettuali del soggetto’ (Ibid., pag. 43-44) |
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· Il fatto di considerare che nella profezia ci sia una predizione di un evento futuro: ‘Non vogliamo però che una lettura frettolosa di questa nostra affermazione possa suscitare l’impressione che vogliamo negare la ‘predizione nella profezia; un messaggio carismatico, estemporaneo è sempre un messaggio fuori degli elementi visibili e quindi sciolto anche dal ‘tempo’; può facilmente riferirsi al ‘futuro’ (Atti 11:28; 21:11), come può semplicemente prevedere il ‘presente’ (Atti 15:32). La profezia, quindi, non si riconosce dal soggetto del messaggio, ma dall’essenza e dalle caratteristiche di esso’ (ibid., pag. 21). |
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· Il fatto di non fare alcuna differenza tra il parlare in lingue che avviene nel credente quando viene battezzato con lo Spirito Santo e il dono delle lingue: ‘All’atto del battesimo nello Spirito si manifesta, nel credente, quale evidenza sensibile, il dono delle lingue’ (Roberto Bracco, La glossolalia, versione on line al seguente indirizzo; ‘Non concordiamo invece pienamente con l’affermazione molto frequente per cui esiste un ‘segno’ delle lingue che si distingue dal ‘dono’ delle lingue; il ‘segno’ accompagnerebbe sempre il battesimo dello Spirito Santo per fornire l’evidenza dell’esperienza mentre il ‘dono’ sarebbe il fenomeno riservato ad alcuni per assolvere il servizio cristiano nella chiesa. La Scrittura parla della glossolalia come di un ‘segno’ soltanto due volte (1 Corinzi 14:22; Marco 16:17) e queste volte si riferiscono proprio al dono delle lingue, escludendo automaticamente l’esistenza di un duplice fenomeno’ (Roberto Bracco, La potenza della Pentecoste, Varese 1982, pag. 55). |
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· Il fatto di considerare le lingue più l’interpretazione anche un parlare rivolto agli uomini: ‘Il credente che esercita il dono delle lingue ‘per l’edificazione della chiesa’ può con questo carisma non soltanto esprimere un messaggio edificativo, ma anche intercedere o salmeggiare nel seno della chiesa (1 Corinzi 14:15) Naturalmente deve, in ogni caso, essere integrato dal dono d’interpretazione che normalmente viene esercitato da un altro credente (1 Corinzi 14:27), ma che eccezionalmente può anche essere esercitato dal glossolalo (1 Corinzi 14:5)’ (Roberto Bracco, op. cit., pag. 50). Quindi Roberto Bracco ammetteva che il parlare in lingue era rivolto sia a Dio che agli uomini, era rivolto a Dio (con una preghiera, una lode un ringraziamento) quando era fatto in privato nell’esercizio personale: "Una cosa è posta in evidenza: il glossolalo esprime un "discorso" celeste e questo discorso è volto a Dio, quindi stabilisce un rapporto reale, concreto, intimo con il cielo e tutto questo non soltanto appare chiaro dalla dichiarazione di Paolo, ma anche dall’esperienza che il credente realizza nell’esercizio personale e privato del dono’ (Roberto Bracco, La glossolalia, versione on line), mentre poteva essere rivolto anche direttamente agli uomini quando la chiesa era radunata: ‘La glossolalia come mezzo di edificazione della comunità (I Cor. 14:5). Il parallelo stabilito da Paolo: "…se non che egli interpreti acciocché la chiesa ne riceva edificazione…" autorizza una logica conclusione e cioè che la "glossolalia" integrata dall’interpretazione, esprime un messaggio che può essere assomigliato alla profezia e come la profezia può svolgere una funzione didattica. Quando esprime un messaggio che s’indirizza agli inconvertiti, sempre che sia seguito dall’interpretazione (I Cor. 14:23), si trasforma oltre che per il suo contenuto sostanziale anche per il suo aspetto formale, in un segno chiaro, evidente della soprannaturalità (I Cor. 14:22) del servizio cristiano; quando invece vuole essere ammaestramento alla chiesa, può "anche" essere, come sembra dirci Paolo, lode, ringraziamento, preghiera, e non soltanto queste’ (Ibid.,). Dunque, per Bracco – quando la Chiesa è riunita - in alcuni casi l’interpretazione delle lingue può corrispondere pure ad una profezia o ad un messaggio rivolto agli inconvertiti o alla chiesa. |
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· Il fatto di escludere che un credente possa ‘possedere’ dei doni di guarigioni: ‘Il ‘dono’ non è e non può essere possesso particolare o esclusivo di un individuo, perché esso appartiene al tesoro spirituale della chiesa; può essere partecipato da chiunque e può essere esercitato da chiunque. Un ministro, un predicatore, se possiede una vera pienezza spirituale, può anche ottenere il suggello o la conferma del proprio ministero mediante i ‘segni che seguono’ la predicazione del messaggio; in questo caso l’azione taumaturgica non è primaria, ma secondaria e non si manifesta come risultato del possesso di un dono specifico, ma come conseguenza logica di una vita traboccante di potenza spirituale di un messaggio vivo. Per chiarire ulteriormente e concludere il nostro soggetto, aggiungiamo che nell’esercizio del culto spirituale ogni fedele può improvvisamente essere guidato dallo Spirito ed essere usato per trasmettere la virtù guaritrice al proprio fratello ammalato e quando un credente usa questo potere soprannaturale non fa altro che amministrare il ‘dono’ delle guarigioni’ (Roberto Bracco, La potenza della Pentecoste, pag. 62). |
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Le ragioni per cui non condivido questi suoi insegnamenti sono le seguenti: |
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· Il pagamento della decima come ordine da osservar anche sotto la grazia non lo condivido perché noi non essendo più sotto la legge ma sotto la grazia, non siamo più obbligati a dare la decima delle nostre entrate per l’opera di Dio, non importa se per i ministri della Parola o per gli orfani, le vedove e i poveri. I Cristiani sono chiamati a dare, ma secondo che hanno deliberato in cuore loro, senza dei limiti prestabiliti. Ovviamente essi si devono guardare da ogni avarizia, e tenere ben presente che in base alla misura con cui daranno sarà loro dato, anzi gli sarà data l’aggiunta, e che se non raccolgono con il Signore disperderanno. Io capisco perfettamente che Bracco era contristato e indignato nel vedere tra il popolo di Dio molta ingenerosità, poca riconoscenza, poco amore e zelo pratico verso l’opera di Dio, ma questo triste spettacolo non deve mai portare un servo di Dio a prendere il precetto della decima e ordinarlo ai santi, perché in questa maniera si usa la legge in maniera illegittima e si portano i santi in una certa misura sotto la legge. Quindi capisco che lui fu portato a parlare della decima come di un dovere per il Cristiano, perché vedeva che spesso in mezzo al popolo di Dio mancavano i soldi per supplire ai servi del Signore, o per portare avanti le attività missionarie o caritative della chiesa, ma non posso nella maniera più categorica essere d’accordo con lui quando parla della decima. Anch’io, come lui, vedo le medesime cose nella Chiesa, né più né meno, anch’io vedo che tanti Cristiani pensano che dare denaro per l’opera di Dio equivalga a buttare via i soldi dalla finestra, che essi pensano che non valga la pena contribuire in maniera pratica e regolare con il loro denaro per supplire ai bisogni dei servi di Dio che li ammaestrano nella Parola mentre trovano che valga la pena andare a farsi le vacanze due volte o tre volte all’anno, avere vestiti eleganti e firmati, costruirsi delle ville, comprare ai loro figli i passatempi più inutili, comprare riviste mondane, bigiotterie per le loro mogli, minigonne ed altri capi di abbigliamento indecorosi, ma questo non mi spinge a parlare della decima nei termini in cui ne parlava lui. Esorto a dare e a non essere avari, questo sì, ma non a pagare la decima perché la mia coscienza me lo attesta per lo Spirito che non è cosa da farsi. Per un approfondimento sulla decima leggi il mio trattato dal titolo ‘Non è giusto sotto la grazia imporre il pagamento della decima ai santi’. |
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· Non si può, sotto la grazia, insegnare che i santi devono consacrare un giorno alla settimana al Signore astenendosi da ogni lavoro, perché così facendo si pone sui santi un giogo che è simile a quello del sabato della legge di Mosè. Dire una cosa simile equivale a dire che in quel giorno non è permesso accendere il fuoco per riscaldarsi (nella legge infatti di sabato era vietato anche accendere il fuoco nella propria tenda), e neppure farsi il letto. Equivale a sostituire una ombra con un'altra ombra, e sì perché si ordinerebbe di osservare al posto del sabato giudaico – che è ombra del vero riposo di Dio - un altro giorno. In materia di giorni, occorre ricordarsi che Paolo ha detto che uno stima un giorno più degli altri, mentre l’altro stima tutti i giorni uguali, ognuno deve essere pienamente convinto nella sua mente (cfr. Rom. 14:5), ma questo non significa che la propria convinzione è giusta imporla agli altri. Per esempio se io stimo tutti i giorni uguali, non posso imporre od ordinare ad un fratello che considera la domenica più degli altri giorni la mia convinzione, e ovviamente chi considera la domenica più degli altri giorni non deve imporre a me la sua convinzione. In questo campo c’è libertà. Quindi se un credente consacra la domenica al Signore, e in quel giorno si riposa, non può e non deve ordinare agli altri credenti di fare lo stesso, magari anche con un altro giorno che può essere il venerdì o il giovedì o il lunedì e così via. Per altro nelle dichiarazioni di Bracco si può notare chiaramente che nonostante parli di un giorno di assoluto riposo da consacrare al Signore, egli era contrario a che questo giorno fosse il sabato come dicono gli Avventisti e tanti altri, il che lascia perplessi perché non si capisce a questo punto – in base alle sue stesse parole – perché mai un Cristiano non potrebbe prendere proprio il sabato come giorno di assoluto riposo. Evidentemente, lui stesso si rendeva conto che se avesse dichiarato il sabato un giorno di assoluto riposo per i Cristiani, avrebbe fatto sorgere non pochi problemi perché il sabato era ed è un retaggio della legge di Mosè infatti lo ordina la legge di Mosè e i Giudei ultraortodossi ancora oggi cercano di osservarlo in maniera molto scrupolosa. Quindi, osserviamo in Bracco, una posizione favorevole alla decima ma contraria al sabato ordinato dalla stessa legge di Mosè, lui infatti dice di essere contrario alle concezioni sabatiste (vorrei però ricordare a coloro che appoggiano questa convinzione di Bracco che non è solo la decima che risale a prima che fosse data la legge di Mosè, infatti la pagò Abrahamo a Melchisedec, poichè anche il sabato risale a prima che la legge di Mosè fosse data infatti fu istituito da Dio al principio quando Egli ebbe finito di creare l’uomo infatti egli si riposò il settimo giorno e lo santificò). Per concludere quindi, nel campo dei giorni c’è libertà, per cui uno è libero di stimare un giorno più di un altro, come anche di stimare tutti i giorni uguali, la stessa libertà c’è nel campo dei cibi, perché anche qui un credente può astenersi da un cibo che lui considera impuro, senza per questo commettere peccato (cfr. Rom. 14:2,6,14). Il peccato lo commette se comincia a ordinare agli altri di astenersi da quel cibo perché questa è una dottrina di demoni (cfr. 1 Tim. 4:1-5). Dunque occorre stare attenti che una opinione in materia di giorni o di cibi non venga ordinata o insegnata ai santi. |
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· Il dono di parola di sapienza consiste nella rivelazione di un fatto che deve accadere. Rivelazione che può essere data per mezzo di una visione, di un sogno, o per mezzo di una voce ascoltata. Alcuni esempi di parola di sapienza nella Scrittura sono i seguenti. Ad Antiochia un certo profeta di nome Agabo "levatosi, predisse per lo Spirito che ci sarebbe stata una gran carestia per tutta la terra; ed essa ci fu sotto Claudio" (Atti 11:28). Sempre Agabo, alcuni anni dopo, sceso a casa di Filippo "prese la cintura di Paolo, se ne legò i piedi e le mani, e disse: Questo dice lo Spirito Santo: Così legheranno i Giudei a Gerusalemme l’uomo di cui è questa cintura, e lo metteranno nelle mani dei Gentili" (Atti 21:11). Anche in questo caso la predizione di Agabo si avverò. |
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· Il dono di parola di conoscenza consiste nella rivelazione di un fatto che sta avvenendo o che è già accaduto. Anche questa rivelazione può essere data in visione o in sogno o mediante una voce. Alcuni esempi biblici in cui troviamo la manifestazione di questo dono sono i seguenti. Gesù disse alla donna samaritana: "Va’ a chiamar tuo marito e vieni qua. La donna gli rispose: Non ho marito. E Gesù: Hai detto bene: Non ho marito; perché hai avuto cinque mariti; e quello che hai ora, non è tuo marito; in questo hai detto il vero. La donna gli disse: Signore, io vedo che tu sei un profeta" (Giov. 4:16-19). La donna comprese da questa parola di conoscenza che chi le parlava era un profeta. L’apostolo Pietro tramite una parola di conoscenza venne a sapere che Anania e Saffira avevano venduto il podere di loro possesso per un prezzo superiore al denaro che Anania poi portò ai piedi degli apostoli infatti gli disse: "Anania, perché ha Satana così riempito il cuor tuo da farti mentire allo Spirito Santo e ritener parte del prezzo del podere? Se questo restava invenduto, non restava tuo? E una volta venduto, non ne era il prezzo in tuo potere? Perché ti sei messa in cuore questa cosa? Tu non hai mentito agli uomini ma a Dio" (Atti 5:3-4). E per questa sua menzogna fu fatto morire da Dio, assieme a sua moglie che mentì dopo di lui’. |
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· Nel dono di profezia non c’è nessuna predizione di un particolare evento futuro come può essere una carestia o una guerra, o la nascita o la morte di qualcuno: e questo perché chi profetizza "parla agli uomini un linguaggio di edificazione, di esortazione e di consolazione" (1 Cor. 14:3). La predizione è una rivelazione di qualcosa che deve accadere, e secondo l’apostolo Paolo è distinta dalla profezia infatti lui in un passo dice: "Infatti, fratelli, s’io venissi a voi parlando in altre lingue, che vi gioverei se la mia parola non vi recasse qualche rivelazione, o qualche conoscenza, o qualche profezia, o qualche insegnamento?" (1 Cor. 14:6). Per rivelare cose future Dio ha stabilito il dono di parola di sapienza. |
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· Anche se è giusto definire il dono delle lingue un segno per i non credenti perché in ogni caso il parlare in altre lingue serve di segno per i non credenti (cfr. 1 Cor. 14:22), è sbagliato affermare che quando un credente viene battezzato con lo Spirito Santo riceve il dono delle lingue, perché questo è uno dei doni dello Spirito Santo che uno che è stato battezzato con lo Spirito Santo può avere ricevuto o meno quando è stato battezzato con lo Spirito. Mi spiego meglio, tutti coloro che vengono battezzati con lo Spirito Santo cominciano subito a parlare in altra lingua secondo che lo Spirito dà loro d’esprimersi, questo è quello che insegna la Scrittura. Ma non tutti quando vengono battezzati con lo Spirito Santo ricevono il dono della diversità delle lingue, perché questo è un dono spirituale che permette a chi lo riceve di parlare più di una lingua straniera per lo Spirito, infatti è chiamato della diversità delle lingue. Se quindi un credente quando viene battezzato con lo Spirito Santo comincia a parlare in una sola lingua straniera, di lui non si può dire che ha ricevuto il dono della diversità delle lingue che comunque può ricevere in seguito come anche può non riceverlo. Ecco perché Paolo dice: "Parlano tutti in altre lingue?" (1 Cor. 12:30) perché lui sapeva che non tutti i credenti battezzati con lo Spirito Santo avevano il dono della diversità delle lingue; certo tutti parlavano almeno in una lingua straniera, ma non tutti parlavano in varie lingue straniere. E poi, se fosse così come dice il fratello Roberto Bracco, chi viene battezzato con lo Spirito Santo non dovrebbe per nulla bramare il dono della diversità delle lingue perché egli già lo possederebbe automaticamente dal momento che è stato riempito di Spirito Santo, per cui ci sarebbe uno dei doni dello Spirito che si dovrebbe insegnare ai battezzati con lo Spirito Santo di non bramare il che non andrebbe d’accordo con la Scrittura. |
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· Il parlare in altra lingua più l’interpretazione non costituisce una profezia, cioè un parlare rivolto agli uomini, perché chi parla in altra lingua non parla agli uomini ma a Dio (cfr. 1 Cor. 14:1) per cui l’interpretazione delle lingue corrisponde ad un parlare rivolto a Dio e non alla chiesa. Può trattarsi di una preghiera, di un rendimento di grazie o di un cantico, ma non può trattarsi mai di una profezia sia che chi parla in lingue lo fa in privato sia che lo faccia pubblicamente durante la riunione della Chiesa. Non si capisce proprio in base a quali Scritture si può dimostrare che in privato la direzione del parlare è rivolto sempre a Dio, mentre quando si è riuniti con altri credenti il parlare può prendere pure un'altra direzione e cioè quella verso gli uomini. Questa è una deduzione però che purtroppo è molto diffusa in molte Chiese pentecostali, deduzione che però è stata tratta non dalle Scritture ma dalle esperienze o dalle testimonianze di altri fratelli. Ora, fermo restando l’importanza delle testimonianze, non si possono prendere in nessuna maniera come vere delle testimonianze che non concordano con quello che è l’insegnamento delle Scritture. Cioè non si può cominciare a dire che mentre la chiesa è riunita se uno parla in lingue parla agli uomini un linguaggio di edificazione, di esortazione e di consolazione, semplicemente perché il parlare in lingue alcune volte è stato immediatamente seguito da una interpretazione che corrispondeva ad una profezia. Come spiegar allora queste testimonianze? Le risposte sono due, o l’interpretazione era falsa, o altrimenti quella che tutti pensarono che fosse una interpretazione in effetti fu una vera profezia proferita da un credente che aveva realmente il dono di profezia, per cui questo credente fu realmente sospinto dallo Spirito a dire quelle parole ma quelle parole non erano affatto l’interpretazione di quel parlare in lingue perché quel parlare in lingue non era una profezia. Per profetizzare è necessario avere solo il dono di profezia, che è nettamente distinto da quello delle lingue e dell’interpretazione perché chi profetizza rivolge agli uomini un messaggio direttamente nella loro lingua; non è che prima che ci sia la profezia ci deve essere un parlare in altra lingua, il parlare in altra lingua può essere assente ma se c’è chi profetizza ci saranno delle profezie. Per approfondire questi argomenti leggi il mio libro ‘Confutazione del libro di Tommaso Heinze ‘La Bibbia e il Movimento Pentecostale’. |
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· I doni di guarigioni sono dei doni che un credente può ricevere dallo Spirito Santo nella stessa maniera degli altri doni; quando dico può ricevere, voglio dire che questi doni saranno presenti in maniera permanente nella sua vita per cui le guarigioni si verificheranno frequentemente tramite di lui. Se così non fosse non si capisce perché Paolo domandi: "Tutti hanno eglino i doni delle guarigioni?" (1 Cor. 12:30). Certamente, le guarigioni non avverranno quando e come vuole il credente, perchè Dio rimane sovrano nella vita di chiunque e opera tutte le cose sempre secondo il beneplacito della sua volontà. Ma rimane il fatto che quel credente una volta constatato di avere ricevuto i doni di guarigioni, potrà dire di avere quei doni operanti tramite lui, e la cosa sarà manifesta perché le guarigioni avverranno spesso come nel ministerio dell’apostolo Paolo e dell’evangelista Filippo. Quindi nel caso dei doni di guarigioni, un credente può ricevere e amministrare questi doni mettendoli al servizio degli altri, non tutti i credenti, ma solo alcuni, infatti Paolo dice che non tutti hanno i doni delle guarigioni. E’ un po’ insomma come nel caso di altri doni, per esempio chi ha ricevuto il dono di ministerio di dottore sa di avere ricevuto questo dono e che non tutti lo hanno e lo possono ministrare. Non è forse così? Altrimenti perché Paolo domanda se tutti nella Chiesa sono dottori (cfr. 1 Cor. 12:29)? Questo fatto di negare che delle guarigioni si possano manifestare come risultato del possesso di un dono specifico è fuorviante perché sicuramente induce un credente a non desiderare di ricevere i doni di guarigioni appunto perché viene negato che un credente possa avere il possesso di doni di guarigioni; sì, le guarigioni possono avvenire tramite lui ma semplicemente come conseguenza logica di una vita traboccante di potenza spirituale di un messaggio vivo. Credo che questo insegnamento sbagliato spieghi come mai in seno al movimento pentecostale qui in Italia in molti credenti non ci sia il desiderio di ricevere i doni di guarigioni. Sì, c’è la giusta usanza da parte degli anziani o del pastore della chiesa di pregare sugli ammalati ungendoli d’olio nel nome del Signore; sì, i credenti pregano per la guarigione di altri fratelli che sono malati, e devo dire che il Signore nella sua fedeltà e benignità ha guarito e guarisce ancora oggi, in risposta alla preghiera fatta con fede. Ma non c’è nessuno di cui si possa dire che ha, e ripeto, ha i doni di guarigioni. Cosa strana questa, non è vero? Eppure parlo del Movimento Pentecostale, un movimento che sin dall’inizio ha creduto nella guarigione divina. Ci sono credenti di cui si può dire che sono pastori, insegnanti, e così via, ma non ci sono credenti di cui si può dire che hanno ricevuto i doni di guarigioni e Dio si usa potentemente di quei fratelli perché gli ha conferito questi doni che essi mettono al servizio degli altri con dei risultati gloriosi, visibili agli occhi di tutti, sia credenti che non credenti. |