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Se credere al destino significa credere che ogni evento, piccolo o grande che sia, che si verifica in questo mondo è predeterminato da Dio, il Creatore e Governatore dell’Universo, ossia il Padre del nostro Signore Gesù, che lo fa accadere nel modo e nel tempo da Lui prestabiliti per ragioni che non possono essere altro che giuste perché Egli è giusto e che se anche Lui non ci rivela per certo un giorno ce le farà conoscere, E’ GIUSTO CREDERE AL DESTINO. |
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Ora, per confermarti mediante le Scritture che è giusto credere al destino, ti parlerò di alcuni eventi verificatisi nella vita di Gesù Cristo. Cominciamo dall’inizio, cioè dalla sua nascita. Gesù nacque da una vergine di nome Maria, quindi non nacque come tutti gli altri uomini, perché avvenne questo? Perché lo aveva prestabilito Dio ab eterno e rivelato per mezzo del profeta Isaia alcuni secoli prima che l’evento si verificasse. Chi può negare questo? Quindi quando giunse il tempo stabilito da Dio, quella giovane vergine rimase incinta per virtù dello Spirito Santo e diede alla luce dopo nove mesi il Figliuolo di Dio. E lo diede alla luce non nella sua città, cioè Nazaret (perché Maria era di Nazaret), ma in un’altra città e cioè in Betleem. Questo evento si verificò in quel luogo perché Dio aveva prestabilito che accadesse in quel luogo e aveva rivelato la cosa per mezzo del profeta Michea. Ma come mai Maria si trovava a Betleem quando partorì Gesù? Perché vi era andata con Giuseppe suo marito a farsi registrare per via di un censimento che era uscito per tutto l’impero romano da parte di Cesare Augusto e dato che Giuseppe era della città e della casa di Davide dovette recarvisi. E’ evidente dunque che chi mise in cuore all’imperatore di fare in quel preciso periodo quel censimento fu Dio. Ma chi avrebbe mai potuto dire in quei giorni che quella decisione imperiale era stata prestabilita da Dio? Certo, noi ora leggiamo il Vangelo ed è cosa facile capire il perché di quel censimento (altre ragioni ci sono sconosciute ma non per questo non esistono), ma quando quel censimento uscì chi poteva dire che sarebbe servito a far nascere il Messia nella città di Davide? Non fu dunque un caso che Gesù nacque a Betleem, ma il destino. Come non fu un caso che Giuseppe prese il fanciullino e sua madre e scese in Egitto per dimorarvi fino alla morte di Erode, e questo perché ciò avvenne affinché si adempiesse quello che era stato detto da Dio tramite il profeta Osea. E non fu un caso neppure che Erode quando vide che i Magi non tornarono a lui a dirgli dove era il fanciullino Gesù mandò ad uccidere tutti i maschi che erano in Betleem e in tutto il suo territorio dall’età di due anni in giù, infatti quel tragico evento avvenne perché anch’esso era stato prestabilito da Dio. Fu destino quindi che avvenisse quella strage di piccoli bambini. E che dire poi del fatto che Giuseppe tornato in Israele, per ordine di Dio, andò ad abitare non in Giudea (dove inizialmente aveva pensato di andare) ma in Galilea e precisamente a Nazaret? Non fu anch’esso prestabilito da Dio? Certo, infatti avvenne così perché Gesù doveva essere chiamato Nazareno. |
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Non fu un caso neppure che Gesù lasciò Nazaret per andare a Capernaum perché anche questo era stato prestabilito da Dio e rivelato tramite il profeta Isaia. Il fatto poi che Satana mise in cuore a Giuda Iscariota, uno dei dodici, di tradire Gesù, fu anch’esso un evento prestabilito da Dio e che era stato preannunciato anch’esso sotto l’antico Patto. E proseguiamo col parlare dell’odio dei Giudei nei confronti di Gesù, perché anch’esso era stato prestabilito da Dio che accadesse. E così anche il fatto che egli morì crocifisso, anch’esso era stato prestabilito da Dio; Gesù non poteva morire lapidato come per esempio il profeta Zaccaria, ma doveva morire crocifisso. Tutto questo era stato predetto da Dio secoli prima. Ma che ne sapevano i soldati romani che nel crocifiggere Gesù avrebbero compiuto qualcosa preordinato da Dio? Niente. Come nemmeno i Giudei si resero conto che condannando a morte Gesù non avevano fatto altro che adempiere quello che Dio aveva prestabilito e preannunciato. |
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E poi che dire del soldato che quando vide Gesù già morto sulla croce gli forò il costato con una lancia, invece di fiaccargli le gambe come avevano chiesto di fare i Giudei? Non fu anche quell’evento prestabilito da Dio? Certo, perché Gesù non poteva avere nessun osso fiaccato, quindi Gesù sulla croce morì prima degli altri che erano stati crocifissi con lui per indurre quel soldato a non fiaccargli le gambe come agli altri. E poi c’è pure la spartizione delle vesti di Gesù e il tiraggio a sorte sulla sua tunica, che fecero i soldati presso la croce, che sono anch’essi eventi che erano stati prestabiliti e preannunciati da Dio. In verità possiamo dire che non avvenne nulla nella vita di Gesù che Dio non aveva prestabilito che avvenisse. Come potremmo attribuire al caso tutti quegli eventi sopra descritti? Sarebbe da stolti farlo! Come si fa a non credere nel destino nella vita di Gesù Cristo? Non era destino che egli morisse crocifisso? Non era destino che egli fosse odiato e condannato a morte? Come si possono spiegare queste cose se non attribuendo il loro accadimento alla potenza e alla sapienza di Dio? Non è forse quello che fecero gli antichi discepoli del Signore come per esempio quando dissero a Dio: "E invero in questa città, contro al tuo santo Servitore Gesù che tu hai unto, si son raunati Erode e Ponzio Pilato, insiem coi Gentili e con tutto il popolo d’Israele, per far tutte le cose che la tua mano e il tuo consiglio aveano innanzi determinato che avvenissero" (Atti 4:27-28)? E Pietro non disse forse ai Giudei: "Uomini israeliti, udite queste parole: Gesù il Nazareno, uomo che Dio ha accreditato fra voi mediante opere potenti e prodigî e segni che Dio fece per mezzo di lui fra voi, come voi stessi ben sapete, quest’uomo, allorché vi fu dato nelle mani, per il determinato consiglio e per la prescienza di Dio, voi, per man d’iniqui, inchiodandolo sulla croce, lo uccideste" (Atti 2:22-23)? |
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Naturalmente qualcuno dirà che nel caso di Gesù è scritto che tutte quelle cose avvennero per il determinato consiglio di Dio, ma chi ci dice a noi che anche nella nostra vita tutte le cose avvengono per il determinato consiglio di Dio? La Scrittura, infatti essa dice che ci sono molti disegni nel cuore dell’uomo ma il piano dell’Eterno è quello che sussiste (cfr. Prov. 19:21), che il cuore dell’uomo medita la sua via ma l’Eterno dirige i suoi passi (cfr. Prov. 16:9), e che non è in potere dell’uomo che cammina il dirigere i suoi passi (cfr. Ger. 10:23). Come si fa a dire dinnanzi a queste parole che le cose che ci accadono nella nostra vita sono frutto del caso e non sono state prestabilite? Ma non è forse vero che Gesù ha detto che persino i capelli del nostro capo sono tutti contati (cfr. Mat. 10:30)? Se i nostri capelli sono contati come si fa a pensare che le cose che ci succedono non sono state previste e prestabilite da Dio? E non è forse vero che Gesù ha detto che non cade a terra un solo passero senza il volere del Padre nostro (cfr. Mat. 10:29)? Se dunque un passero non cade a terra senza il volere di Dio, come si fa a credere che un aereo cade senza il volere di Dio, o che un treno deraglia senza il volere di Dio, e così via? Non si può, non si può. Eppure molti non la pensano così, per loro il susseguirsi degli eventi sia buoni che cattivi, è frutto solo della volontà degli uomini e in alcune circostanze del semplice caso, e non è qualcosa imposto da Dio mediante la sua sapienza e la sua potenza!! Ma che ci direbbe Giuseppe, figlio di Giacobbe, da Governatore d’Egitto, se fosse vivo e noi gli chiedessimo da suoi sudditi a che cosa o a chi attribuisce l’odio dei suoi fratelli verso di lui nella terra di Canaan, odio che li spinse a venderlo, e poi a chi attribuisce il comportamento ingiusto della moglie di Potifar nei suoi confronti, e i torti che fecero a Faraone sia il capo dei coppieri che il capo dei panettieri per i quali furono messi in prigione nella sua stessa prigione? Io dico che egli ci direbbe che tutto ciò che gli era avvenuto era stato prestabilito e voluto da Dio affinché lui potesse salvare Giacobbe e il suo parentado dalla morte. Ma si consideri per un solo momento che Giuseppe quando si diede a conoscere ai suoi fratelli disse loro: "Io son Giuseppe, vostro fratello, che voi vendeste perché fosse menato in Egitto. Ma ora non vi contristate, né vi dolga d’avermi venduto perch’io fossi menato qua; poiché Iddio m’ha mandato innanzi a voi per conservarvi in vita. Infatti, sono due anni che la carestia è nel paese; e ce ne saranno altri cinque, durante i quali non ci sarà né aratura né mèsse. Ma Dio mi ha mandato dinanzi a voi, perché sia conservato di voi un resto sulla terra, e per salvarvi la vita con una grande liberazione. Non siete dunque voi che m’avete mandato qua, ma è Dio; egli m’ha stabilito come padre di Faraone, signore di tutta la sua casa, e governatore di tutto il paese d’Egitto" (Gen. 45:4-8), e si vedrà come Giuseppe aveva il senso delle cose di Dio. Lui aveva capito che tutte quelle cose era stato Dio a farle accadere per una precisa ragione. Certo, questo lo capì a posteriori e non mentre gli accadevano tutte quelle sventure, ma lo capì. E così anche noi talvolta non riusciamo proprio a capire il perché di un determinato fatto che accade ma dobbiamo essere sicuri che Dio lo fa avvenire per una precisa ragione, non importa se questa ragione egli ce la farà conoscere o meno, la ragione c’è. |
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Alcuni esempi inventati dalla vita di tutti i giorni |
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Ti faccio alcuni esempi per farti capire tutto ciò. |
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Un giorno mentre sto correndo per una certa strada per arrivare puntuale ad un appuntamento di lavoro, una pattuglia della polizia mi ferma e mi arresta. Sono sospettato ed accusato di avere ucciso un uomo pochi minuti prima in quel quartiere. Una persona anziana che ha assistito al misfatto ha raccontato subito alla polizia che l’omicida assomigliava molto a me. Una volta che vengo arrestato, quella persona anziana conferma che io sono l’omicida, non ha dubbi. Non è una sventura che all’improvviso mi piomba addosso senza nessuna apparente ragione? Certo che sì. Vengo messo in prigione, vengo interrogato, nego qualsiasi addebito perché non ho commesso quel misfatto. Ma pare che tutto sia contro di me e finisco con l’essere processato e condannato all’ergastolo! Ma ecco che una volta in carcere ho l’opportunità di annunciare la Parola di Dio a molti e si convertono a centinaia: Dio mi apre una porta per la Parola in carcere che non avrei mai immaginato. Dunque è Dio che mi ha mandato in carcere. Dopo qualche anno vengo finalmente riconosciuto innocente perché il colpevole di quell’omicidio si costituisce alla polizia perché preso dal senso di colpa. Sono libero, ma intanto ho speso ingiustamente alcuni anni della mia vita in prigione. |
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Un uomo molto ricco mentre un giorno sta camminando in un parco perde cinquanta Euro che gli cadono di tasca. Evento funesto di cui purtroppo si accorge solo dopo molte ore. Un credente dopo circa tre ore si trova in quel medesimo posto per caso perché la strada da cui doveva passare era completamente sbarrata per una frana e allora decide di passare a piedi il parco che si trova a fianco della strada per fare il giro e arrivare al posto dove era diretto e scorge quella banconota, la raccoglie, aspetta qualche minuto per vedere se viene qualcuno in cerca proprio di quella banconota per restituirgliela, ma non arriva proprio nessuno. Allora ringrazia Dio, il giorno prima aveva pregato Dio affinché gli desse proprio cinquanta Euro perché ne aveva urgentemente bisogno. Dio aveva tolto al ricco per dare al povero bisognoso. E aveva fatto cadere la frana sulla strada da cui doveva passare. |
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Un giorno mentre un credente si trova in ufficio a compiere il suo consueto lavoro, lavora per una agenzia immobiliare, arriva il capo e gli dice che dal giorno dopo non potrà più lavorare per quell’agenzia a motivo di grosse difficoltà economiche dell’agenzia: licenziato. Il credente ha famiglia, moglie e due piccoli bambini. Quando lascia l’ufficio ha le lacrime agli occhi, non capisce perché gli accade tutto ciò. Il giorno dopo, alle dieci di mattina, l’intero palazzo in cui era situato l’ufficio in cui aveva lavorato sino al giorno prima, in seguito ad un attentato terroristico cade tutto quanto, tutti gli inquilini di quel palazzo compresi i suoi colleghi rimangono uccisi. Sentita la notizia, se da un lato si rammarica per la sorte dei suoi colleghi e degli inquilini del palazzo, dall’altro si sente in dovere di ringraziare Dio perché il giorno prima lo aveva fatto licenziare. Adesso egli è contento. |
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Alcuni credenti nel giorno da loro prestabilito si devono riunire alle 7 e mezzo di sera nel locale di culto (situato ai piedi di una montagna in un luogo piuttosto isolato dal paese) per provare la corale. Ma per le seguenti ragioni quella sera tutti arrivano con alcuni minuti di ritardo, il pastore e sua moglie arrivano in ritardo perché durante il tragitto da casa loro al locale la macchina subisce un guasto; un fratello aveva dovuto accompagnare alla stazione all’ultimo momento una donna anziana che gli aveva chiesto di accompagnarla; una sorella aveva dovuto pulire la sua piccola bambina che poco prima di partire da casa si era sporcata con della vernice mentre giocava; un’altra sorella aveva dovuto recarsi d’urgenza al pronto soccorso per farsi dare alcuni punti alla testa a motivo di un taglio fattosi mentre lavorava in cucina. Quando arrivano al locale di culto, lo trovano seppellito da una frana: un pezzo della montagna si era staccato e aveva investito la casa dove c’era il loro locale di culto, il disastro secondo dei testimoni che per caso si trovavano a passare per una strada lì vicino si era verificato proprio alle 7 e mezzo. Tutti gli inquilini che abitavano in quell’edificio sono morti: miracolosamente quei credenti sono vivi perché Dio aveva fatto accadere delle cose per impedire a tutti loro di essere alle 7 e mezzo nel locale di culto. |
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Un credente ferroviere abita con sua moglie e i suoi tre piccoli bambini in una casetta posta proprio lungo la ferrovia. E’ sabato, il giorno dopo alle 10 e mezzo di mattina c’è il culto in casa del pastore della Chiesa che abita nella stessa città. La sera di sabato gli arriva una telefonata, è il pastore che gli dice che la riunione domenicale è posticipata alle 4 del pomeriggio per dare modo a dei credenti provenienti dallo Zambia e che avevano deciso all’ultimo momento di passare dalla loro città e di visitarli prima di recarsi all’altra città dov’erano diretti, e che dovrebbero arrivare domenica a mezzogiorno, di partecipare anche loro al culto. Non era mai successo fino ad allora che il culto fosse posticipato al pomeriggio. Alle 4 del pomeriggio del giorno successivo, mentre tutti si trovano al culto, avviene un grave incidente ferroviario, un treno deraglia e si va a infrangere contro la casa di quel fratello distruggendola completamente. A quell’ora del pomeriggio solitamente lui riposava assieme alla sua famiglia. Al ritorno dal culto, egli non può che riconoscere che Dio li ha preservati da morte certa. |
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Un credente prega da anni a Dio di provvedergli una moglie. Una domenica (in cui per altro aveva deciso di andare a trovare dei fratelli in un’altra città ma all’ultimo momento gli si era rotta la macchina), nella sua comunità entra una sorella, e la prima volta che lui la vede. Quella sorella viene da un’altra città, e doveva recarsi nel locale di culto della Chiesa Evangelica sito in una piccola strada chiamata Via delle more, ma mentre parlava al telefono con la sorella di quella comunità che le stava dando l’indirizzo (sorella che aveva conosciuto per caso ad un convegno giovanile un anno prima) capisce Via dell’amore, e quindi si reca in Via dell’amore dove guarda caso c’è un altro locale di culto di una Chiesa Evangelica. Si siede, convinta di essere nel locale di culto frequentato da quella sorella, anche se durante il culto non riesce a scorgerla non si perde d’animo, rimane e attende la riunione. Durante la riunione il fratello sente una voce udibile che gli indica in quella sorella la moglie che Dio gli ha destinato: "Questa è tua moglie". E i due si sposano. Meditando su quei fatti non possono non riconoscere che Dio aveva prestabilito tutti quei fatti e li aveva mandati ad effetto per unirli in matrimonio. |
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Una mattina esco di casa per andare a prendere il bus per una certa località situata in cima ad un monte. Il bus parte alle otto. Ma mi accade un imprevisto che mi impedisce di prendere quel bus, l’imprevisto è che mentre cammino scivolo su una sbuccia di banana di cui non mi ero accorto perché soprapensiero e cado rompendomi la gamba destra. Impossibile prendere il bus quella mattina, vengo aiutato e portato a casa da dei passanti. Nel pomeriggio mi arriva la notizia che quello stesso bus che io avrei dovuto prendere quella mattina mentre si trovava su un ponte molto alto cade a precipizio perché il ponte all’improvviso è caduto a motivo di un cedimento strutturale del ponte che era stato costruito male. Tutti i viaggiatori muoiono; io avrei dovuto essere tra i viaggiatori morti. Mi rammarico per la morte di quei viaggiatori, ma mi rallegro pure nel Signore riconoscendo che quello che mi è accaduto mi è accaduto per volere di Dio, perché lui ha voluto scamparmi dalla morte. |
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Come puoi vedere da te stesso, in tutti questi eventi la mano di Dio ha agito in maniera tale da fare accadere determinate cose per qualche ragione. Puoi parlare di caso? Puoi dire che non è stato Dio a fare accadere quelle cose indipendentemente dalla volontà dell’uomo? Certo, in tutti questi esempi da me fatti la ragione di un certo evento funesto o di un errore lo si capisce subito o comunque poco tempo dopo, ma ci sono tantissimi altri casi in cui ciò avviene solo dopo molto tempo o mai. |
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La nostra esistenza è composta da un enorme numero di eventi, che neppure noi riusciamo a tenere a mente tutti, tanto sono numerosi e vari. E tutti sono collegati fra di loro in una maniera o nell’altra perché fanno parte di quel piano di Dio verso la nostra vita da lui prestabilito e che si va realizzando pian piano. E’ come un puzzle che prende via via forma, man mano che si uniscono i suoi pezzi; è come un quadro che tocco dopo tocco prende l’aspetto che ha deciso di dargli il pittore. E così nella nostra vita la mano di Dio è all’opera per realizzare il disegno benevolo che Dio ha formato per noi. Sì, benevolo perché alla fin fine Lui ci farà sempre del bene anche se di esso fanno parte dei brutti eventi che però abbiamo la certezza che lui convertirà in bene come nella storia di Giuseppe il figlio di Giacobbe. |
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Le cose nella vita ci accadono per volere di Dio; quando alcune cose non ci accadono è perché non sono nella sua volontà verso noi perché Lui impedisce che accadono. Non ci preoccupiamo quindi anche quando ci succedono le cose più ingiuste e strane; perseveriamo nel timore di Dio, cercando sempre di non fare male alcuno al prossimo, vegliamo e preghiamo, e accettiamo dalla mano di Dio sia il bene che il male che Lui ci ha destinato. |
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Altri esempi biblici che confermano il destino |
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Ho citato prima l’esempio di Gesù e quello di Giuseppe per spiegare come Dio fa accadere gli eventi per mandare ad effetto i suoi disegni. Ma di esempi biblici se ne possono fare molti altri. Eccone alcuni tratti sempre dalla Sacra Scrittura, che hanno il solo scopo di fare capire questo concetto. |
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Isacco nacque da Abrahamo e Sara perché così Dio aveva preannunciato ad Abrahamo infatti è scritto: "E Dio disse ad Abrahamo: ‘Quanto a Sarai tua moglie, non la chiamar più Sarai; il suo nome sarà, invece Sara. E io la benedirò, ed anche ti darò di lei un figliuolo; io la benedirò, ed essa diverrà nazioni; re di popoli usciranno da lei’. Allora Abrahamo si prostrò con la faccia in terra e rise; e disse in cuor suo: ‘Nascerà egli un figliuolo a un uomo di cent’anni? e Sara, che ha novant’anni, partorirà ella?’ E Abrahamo disse a Dio: ‘Di grazia, viva Ismaele nel tuo cospetto!’ E Dio rispose: ‘No, ma Sara tua moglie ti partorirà un figliuolo, e tu gli porrai nome Isacco; e io fermerò il mio patto con lui, un patto perpetuo per la sua progenie dopo di lui. Quanto a Ismaele, io t’ho esaudito. Ecco, io l’ho benedetto, e farò che moltiplichi e s’accresca grandissimamente. Egli genererà dodici principi, e io farò di lui una grande nazione. Ma fermerò il mio patto con Isacco che Sara ti partorirà in questo tempo, l’anno venturo" (Gen. 17:15-21). |
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Isacco si sposò Rebecca perché questa era la donna destinatagli da Dio. Ecco come andarono le cose: "Or Abrahamo era vecchio e d’età avanzata; e l’Eterno avea benedetto Abrahamo in ogni cosa. E Abrahamo disse al più antico servo di casa sua, che aveva il governo di tutti i suoi beni: ‘Deh, metti la tua mano sotto la mia coscia; e io ti farò giurare per l’Eterno, l’Iddio dei cieli e l’Iddio della terra, che tu non prenderai per moglie al mio figliuolo alcuna delle figliuole de’ Cananei, fra i quali dimoro; ma andrai al mio paese e al mio parentado, e vi prenderai una moglie per il mio figliuolo, per Isacco’. Il servo gli rispose: ‘Forse quella donna non vorrà seguirmi in questo paese; dovrò io allora ricondurre il tuo figliuolo nel paese donde tu sei uscito?’ E Abrahamo gli disse: ‘Guardati dal ricondurre colà il mio figliuolo! L’Eterno, l’Iddio dei cieli, che mi trasse dalla casa di mio padre e dal mio paese natale e mi parlò e mi giurò dicendo: - Io darò alla tua progenie questo paese, - egli stesso manderà il suo angelo davanti a te, e tu prenderai di là una moglie per il mio figliuolo. E se la donna non vorrà seguirti, allora sarai sciolto da questo giuramento che ti faccio fare; soltanto, non ricondurre colà il mio figliuolo’. E il servo pose la mano sotto la coscia d’Abrahamo suo signore, e gli giurò di fare com’egli chiedeva. Poi il servo prese dieci cammelli fra i cammelli del suo signore, e si partì, avendo a sua disposizione tutti i beni del suo signore; e, messosi in viaggio, andò in Mesopotamia, alla città di Nahor. E, fatti riposare sulle ginocchia i cammelli fuori della città presso a un pozzo d’acqua, verso sera, all’ora in cui le donne escono ad attinger acqua, disse: ‘O Eterno, Dio del mio signore Abrahamo, deh, fammi fare quest’oggi un felice incontro, e usa benignità verso Abrahamo mio signore! Ecco, io sto qui presso a questa sorgente; e le figlie degli abitanti della città usciranno ad attinger acqua. Fa’ che la fanciulla alla quale dirò: - Deh, abbassa la tua brocca perch’io beva - e che mi risponderà - Bevi, e darò da bere anche ai tuoi cammelli, - sia quella che tu hai destinata al tuo servo Isacco. E da questo comprenderò che tu hai usato benignità verso il mio signore’. Non aveva ancora finito di parlare, quand’ecco uscire con la sua brocca sulla spalla, Rebecca, figliuola di Bethuel figlio di Milca, moglie di Nahor fratello d’Abrahamo. La fanciulla era molto bella d’aspetto, vergine, e uomo alcuno non l’avea conosciuta. Ella scese alla sorgente, empì la brocca, e risalì. E il servo le corse incontro, e le disse: ‘Deh, dammi a bere un po’ d’acqua della tua brocca’. Ed ella rispose: ‘Bevi, signor mio’; e s’affrettò a calarsi la brocca sulla mano, e gli diè da bere. E quand’ebbe finito di dargli da bere, disse: ‘Io ne attingerò anche per i tuoi cammelli finché abbian bevuto a sufficienza’. E presto vuotò la sua brocca nell’abbeveratoio, corse di nuovo al pozzo ad attingere acqua, e ne attinse per tutti i cammelli di lui. E quell’uomo la contemplava in silenzio, per sapere se l’Eterno avesse o no fatto prosperare il suo viaggio. E quando i cammelli ebbero finito di bere, l’uomo prese un anello d’oro del peso di mezzo siclo, e due braccialetti del peso di dieci sicli d’oro, per i polsi di lei, e disse: ‘Di chi sei figliuola? deh, dimmelo. V’è posto in casa di tuo padre per albergarci?’ Ed ella rispose: ‘Son figliuola di Bethuel figliuolo di Milca, ch’ella partorì a Nahor’. E aggiunse: ‘C’è da noi strame e foraggio assai, e anche posto da albergare’. E l’uomo s’inchinò, adorò l’Eterno, e disse: ‘Benedetto l’Eterno, l’Iddio d’Abrahamo mio signore, che non ha cessato d’esser benigno e fedele verso il mio signore! Quanto a me, l’Eterno mi ha messo sulla via della casa dei fratelli del mio signore’. E la fanciulla corse a raccontare queste cose a casa di sua madre. Or Rebecca aveva un fratello chiamato Labano. E Labano corse fuori da quell’uomo alla sorgente. Com’ebbe veduto l’anello e i braccialetti ai polsi di sua sorella ed ebbe udite le parole di Rebecca sua sorella che diceva: ‘Quell’uomo m’ha parlato così’, venne a quell’uomo, ed ecco ch’egli se ne stava presso ai cammelli, vicino alla sorgente. E disse: ‘Entra, benedetto dall’Eterno! perché stai fuori? Io ho preparato la casa e un luogo per i cammelli’. L’uomo entrò in casa, e Labano scaricò i cammelli, diede strame e foraggio ai cammelli, e portò acqua per lavare i piedi a lui e a quelli ch’eran con lui. Poi gli fu posto davanti da mangiare; ma egli disse: ‘Non mangerò finché non abbia fatto la mia ambasciata’. E l’altro disse: ‘Parla’. E quegli: ‘Io sono servo d’Abrahamo. L’Eterno ha benedetto abbondantemente il mio signore, ch’è divenuto grande; gli ha dato pecore e buoi, argento e oro, servi e serve, cammelli e asini. Or Sara, moglie del mio signore, ha partorito nella sua vecchiaia un figliuolo al mio padrone, che gli ha dato tutto quel che possiede. E il mio signore m’ha fatto giurare, dicendo: - Non prenderai come moglie per il mio figliuolo alcuna delle figlie de’ Cananei, nel paese de’ quali dimoro; ma andrai alla casa di mio padre e al mio parentado e vi prenderai una moglie per il mio figliuolo. - E io dissi al mio padrone: - Forse quella donna non mi vorrà seguire. - Ed egli rispose: - L’Eterno, nel cospetto del quale ho camminato, manderà il suo angelo teco e farà prosperare il tuo viaggio, e tu prenderai al mio figliuolo una moglie del mio parentado e della casa di mio padre. Sarai sciolto dal giuramento che ti fo fare, quando sarai andato dal mio parentado; e, se non vorranno dartela, allora sarai sciolto dal giuramento che mi fai. - Oggi sono arrivato alla sorgente, e ho detto: - O Eterno, Dio del mio signore Abrahamo, se pur ti piace far prosperare il viaggio che ho intrapreso, ecco, io mi fermo presso questa sorgente; fa’ che la fanciulla che uscirà ad attinger acqua, alla quale dirò: - Deh, dammi da bere un po’ d’acqua della tua brocca, - e che mi dirà: - Bevi pure, e ne attingerò anche per i tuoi cammelli, - sia la moglie che l’Eterno ha destinata al figliuolo del mio signore. E avanti che avessi finito di parlare in cuor mio, ecco uscir fuori Rebecca con la sua brocca sulla spalla, scendere alla sorgente e attinger l’acqua. Allora io le ho detto: - Deh, dammi da bere! - Ed ella s’è affrettata a calare la brocca dalla spalla, e m’ha risposto: - Bevi! e darò da bere anche ai tuoi cammelli. - Così ho bevuto io ed ella ha abbeverato anche i cammelli. Poi l’ho interrogata, e le ho detto: - Di chi sei figliuola? - Ed ella ha risposto: - Son figliuola di Bethuel figlio di Nahor, che Milca gli partorì. - Allora io le ho messo l’anello al naso e i braccialetti ai polsi. E mi sono inchinato, ho adorato l’Eterno e ho benedetto l’Eterno, l’Iddio d’Abrahamo mio signore, che m’ha condotto per la retta via a prendere per il figliuolo di lui la figliuola del fratello del mio signore. E ora, se volete usare benignità e fedeltà verso il mio signore, ditemelo; e se no, ditemelo lo stesso, e io mi volgerò a destra o a sinistra’. Allora Labano e Bethuel risposero e dissero: ‘La cosa procede dall’Eterno; noi non possiam dirti né male né bene. Ecco, Rebecca ti sta dinanzi, prendila, va’, e sia ella moglie del figliuolo del tuo signore, come l’Eterno ha detto’. E quando il servo d’Abrahamo ebbe udito le loro parole, si prostrò a terra dinanzi all’Eterno. Il servo trasse poi fuori oggetti d’argento e oggetti d’oro, e vesti, e li dette a Rebecca; e donò anche delle cose preziose al fratello e alla madre di lei. Poi mangiarono e bevvero, egli e gli uomini ch’eran con lui, e passaron quivi la notte. La mattina, quando si furono levati, il servo disse: ‘Lasciatemi tornare al mio signore’. E il fratello e la madre di Rebecca dissero: ‘Rimanga la fanciulla ancora alcuni giorni con noi, almeno una diecina; poi se ne andrà’. Ma egli rispose loro: ‘Non mi trattenete, giacché l’Eterno ha fatto prosperare il mio viaggio; lasciatemi partire, affinché io me ne torni al mio signore’. Allora dissero: ‘Chiamiamo la fanciulla e sentiamo lei stessa’. Chiamarono Rebecca, e le dissero: ‘Vuoi tu andare con quest’uomo?’ Ed ella rispose: ‘Sì, andrò’. Così lasciarono andare Rebecca loro sorella e la sua balia col servo d’Abrahamo e la sua gente. E benedissero Rebecca e le dissero: ‘Sorella nostra, possa tu esser madre di migliaia di miriadi, e possa la tua progenie possedere la porta de’ suoi nemici!’ E Rebecca si levò con le sue serve e montarono sui cammelli e seguirono quell’uomo. E il servo prese Rebecca e se ne andò. Or Isacco era tornato dal pozzo di Lachai-Roï, ed abitava nel paese del mezzodì. Isacco era uscito, sul far della sera, per meditare nella campagna; e, alzati gli occhi, guardò, ed ecco venir de’ cammelli. E Rebecca, alzati anch’ella gli occhi, vide Isacco, saltò giù dal cammello, e disse al servo: ‘Chi è quell’uomo che viene pel campo incontro a noi?’ Il servo rispose: ‘È il mio signore’. Ed ella, preso il suo velo, se ne coprì. E il servo raccontò a Isacco tutto quello che avea fatto. E Isacco menò Rebecca nella tenda di Sara sua madre, se la prese, ed ella divenne sua moglie, ed egli l’amò. Così Isacco fu consolato dopo la morte di sua madre" (Gen. 24:1-67). |
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Giacobbe fu servito da suo fratello Esaù perché così Dio aveva detto a Rebecca loro madre (prima che i due fratelli nascessero) che sarebbe avvenuto, infatti è scritto: "Isacco pregò istantemente l’Eterno per sua moglie, perch’ella era sterile. L’Eterno l’esaudì, e Rebecca, sua moglie, concepì. E i bambini si urtavano nel suo seno; ed ella disse: ‘Se così è, perché vivo?’ E andò a consultare l’Eterno. E l’Eterno le disse: ‘Due nazioni sono nel tuo seno, e due popoli separati usciranno dalle tue viscere. Uno dei due popoli sarà più forte dell’altro, e il maggiore servirà il minore" (Gen. 25:21-23). |
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Il popolo d’Israele rimase schiavo in Egitto per 400 anni perché così Dio aveva prestabilito e preannunciato ad Abrahamo: "E l’Eterno disse ad Abramo: ‘Sappi per certo che i tuoi discendenti dimoreranno come stranieri in un paese che non sarà loro, e vi saranno schiavi, e saranno oppressi per quattrocento anni; ma io giudicherò la gente di cui saranno stati servi; e, dopo questo, se ne partiranno con grandi ricchezze. E tu te n’andrai in pace ai tuoi padri, e sarai sepolto dopo una prospera vecchiezza. E alla quarta generazione essi torneranno qua; perché l’iniquità degli Amorei non è giunta finora al colmo" (Gen. 15:13-16). |
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Faraone, re d’Egitto, non lasciò partire subito Israele quando Mosè e Aaronne si presentarono al suo cospetto perché Dio gli indurò il cuore, induramento che aveva preannunciato a Mosè in questi termini: "L’Eterno disse a Mosè: ‘Vedi, io ti ho stabilito come Dio per Faraone, e Aaronne tuo fratello sarà il tuo profeta. Tu dirai tutto quello che t’ordinerò, e Aaronne tuo fratello parlerà a Faraone, perché lasci partire i figliuoli d’Israele dal suo paese. E io indurerò il cuore di Faraone, e moltiplicherò i miei segni e i miei prodigi nel paese d’Egitto. E Faraone non vi darà ascolto; e io metterò la mia mano sull’Egitto, e farò uscire dal paese d’Egitto le mie schiere, il mio popolo, i figliuoli d’Israele, mediante grandi giudizi. E gli Egiziani conosceranno che io sono l’Eterno, quando avrò steso la mia mano sull’Egitto e avrò tratto di mezzo a loro i figliuoli d’Israele" (Es. 7:1-5). |
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Sansone nacque da Manoah e sua moglie, e fu un Nazireo fin dal seno di sua madre, perché così Dio aveva prestabilito e preannunciato alla moglie di Manoah prima e poi confermò ai due: "E i figliuoli d’Israele continuarono a fare quel ch’era male agli occhi dell’Eterno, e l’Eterno li diede nelle mani de’ Filistei per quarant’anni. Or v’era un uomo di Tsorea, della famiglia dei Daniti, per nome Manoah; sua moglie era sterile e non avea figliuoli. E l’angelo dell’Eterno apparve a questa donna, e le disse: ‘Ecco, tu sei sterile e non hai figliuoli; ma concepirai e partorirai un figliuolo. Or dunque, guardati bene dal bere vino o bevanda alcoolica, e dal mangiare alcun che d’impuro. Poiché ecco, tu concepirai e partorirai un figliuolo, sulla testa del quale non passerà rasoio, giacché il fanciullo sarà un Nazireo, consacrato a Dio dal seno di sua madre, e sarà lui che comincerà a liberare Israele dalle mani de’ Filistei’. E la donna andò a dire a suo marito: ‘Un uomo di Dio è venuto da me; avea il sembiante d’un angelo di Dio: un sembiante terribile fuor di modo. Io non gli ho domandato donde fosse, ed egli non m’ha detto il suo nome; ma mi ha detto: Ecco, tu concepirai e partorirai un figliuolo; or dunque non bere vino né bevanda alcoolica, e non mangiare alcun che d’impuro, giacché il fanciullo sarà un Nazireo, consacrato a Dio dal seno di sua madre e fino al giorno della sua morte’. Allora Manoah supplicò l’Eterno, e disse: ‘O Signore, ti prego che l’uomo di Dio mandato da te torni di nuovo a noi e c’insegni quello che dobbiam fare per il bambino che nascerà’. E Dio esaudì la preghiera di Manoah; e l’angelo di Dio tornò ancora dalla donna, che stava sedendo nel campo; ma Manoah, suo marito, non era con lei. La donna corse in fretta a informar suo marito del fatto, e gli disse: ‘Ecco, quell’uomo che venne da me l’altro giorno, m’è apparito’. Manoah s’alzò, andò dietro a sua moglie, e, giunto a quell’uomo, gli disse: ‘Sei tu che parlasti a questa donna?’ E quegli rispose: ‘Son io’. E Manoah: ‘Quando la tua parola si sarà verificata, qual norma s’avrà da seguire per il bambino? e che si dovrà fare per lui?’ L’angelo dell’Eterno rispose a Manoah: ‘Si astenga la donna da tutto quello che le ho detto. Non mangi di alcun prodotto della vigna, né beva vino o bevanda alcoolica, e non mangi alcun che d’impuro; osservi tutto quello che le ho comandato" (Giud. 13:1-14). |
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I figli di Eli, Hofni e Fineas, morirono nello stesso giorno a motivo delle loro inique opere, fu Dio che li volle far morire e per questo impedì che essi dessero ascolto alla riprensione di loro padre. "Or i figliuoli di Eli erano uomini scellerati; non conoscevano l’Eterno. Ed ecco qual era il modo d’agire di questi sacerdoti riguardo al popolo: quando qualcuno offriva un sacrifizio, il servo del sacerdote veniva, nel momento in cui si faceva cuocere la carne, avendo in mano una forchetta a tre punte; la piantava nella caldaia o nel paiuolo o nella pentola o nella marmitta; e tutto quello che la forchetta tirava su, il sacerdote lo pigliava per sé. Così facevano a tutti gl’Israeliti, che andavano là, a Sciloh. E anche prima che si fosse fatto fumare il grasso, il servo del sacerdote veniva, e diceva all’uomo che faceva il sacrifizio: ‘Dammi della carne da fare arrostire, per il sacerdote; giacché egli non accetterà da te carne cotta, ma cruda’. E se quell’uomo gli diceva: ‘Si faccia, prima di tutto, fumare il grasso; poi prenderai quel che vorrai’, egli rispondeva: ‘No, me la devi dare ora; altrimenti la prenderò per forza!’ Il peccato dunque di que’ giovani era grande oltremodo agli occhi dell’Eterno, perché la gente sprezzava le offerte fatte all’Eterno. Ma Samuele faceva il servizio nel cospetto dell’Eterno; era giovinetto, e cinto d’un efod di lino. Sua madre gli faceva ogni anno una piccola tonaca, e gliela portava quando saliva con suo marito ad offrire il sacrifizio annuale. Eli benedisse Elkana e sua moglie, dicendo: ‘L’Eterno ti dia prole da questa donna, in luogo del dono ch’ella ha fatto all’Eterno!’ E se ne tornarono a casa loro. E l’Eterno visitò Anna, la quale concepì e partorì tre figliuoli e due figliuole. E il giovinetto Samuele cresceva presso l’Eterno. Or Eli era molto vecchio e udì tutto quello che i suoi figliuoli facevano a tutto Israele, e come si giacevano con le donne che eran di servizio all’ingresso della tenda di convegno. E disse loro: ‘Perché fate tali cose? poiché odo tutto il popolo parlare delle vostre malvage azioni. Non fate così, figliuoli miei, poiché quel che odo di voi non è buono; voi inducete a trasgressione il popolo di Dio. Se un uomo pecca contro un altr’uomo, Iddio lo giudica; ma, se pecca contro l’Eterno, chi intercederà per lui?’ Quelli però non diedero ascolto alla voce del padre loro, perché l’Eterno li volea far morire. Intanto, il giovinetto Samuele continuava a crescere, ed era gradito così all’Eterno come agli uomini. Or un uomo di Dio venne da Eli e gli disse: ‘Così parla l’Eterno: Non mi sono io forse rivelato alla casa di tuo padre, quand’essi erano in Egitto al servizio di Faraone? Non lo scelsi io forse, fra tutte le tribù d’Israele, perché fosse mio sacerdote, salisse al mio altare, bruciasse il profumo e portasse l’efod in mia presenza? E non diedi io forse alla casa di tuo padre tutti i sacrifizi dei figliuoli d’Israele, fatti mediante il fuoco? E allora perché calpestate i miei sacrifizi e le mie oblazioni che ho comandato mi siano offerti nella mia dimora? E come mai onori i tuoi figliuoli più di me, e v’ingrassate col meglio di tutte le oblazioni d’Israele, mio popolo? Perciò, così dice l’Eterno, l’Iddio d’Israele: Io avevo dichiarato che la tua casa e la casa di tuo padre sarebbero al mio servizio, in perpetuo; ma ora l’Eterno dice: Lungi da me tal cosa! Poiché io onoro quelli che m’onorano, e quelli che mi sprezzano saranno avviliti. Ecco, i giorni vengono, quand’io troncherò il tuo braccio e il braccio della casa di tuo padre, in guisa che non vi sarà in casa tua alcun vecchio. E vedrai lo squallore nella mia dimora, mentre Israele sarà ricolmo di beni, e non vi sarà più mai alcun vecchio nella tua casa. E quello de’ tuoi che lascerò sussistere presso il mio altare, rimarrà per consumarti gli occhi e illanguidirti il cuore; e tutti i nati e cresciuti in casa tua morranno nel fior degli anni. E ti servirà di segno quello che accadrà ai tuoi figliuoli, Hofni e Fineas: ambedue morranno in uno stesso giorno. Io mi susciterò un sacerdote fedele, che agirà secondo il mio cuore e secondo l’anima mia; io gli edificherò una casa stabile, ed egli sarà al servizio del mio unto per sempre. E chiunque rimarrà della tua casa verrà a prostrarsi davanti a lui per avere una moneta d’argento e un tozzo di pane, e dirà: - Ammettimi, ti prego, a fare alcuno de’ servigi del sacerdozio perch’io abbia un boccon di pane da mangiare" (1 Sam. 12:12-36). |
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Saul diventò re d’Israele per volere di Dio. Quando era un giovane Dio lo mandò da Samuele per essere unto re d’Israele. Dio aveva preannunciato a Samuele il giorno prima che il giorno dopo, ad una certa ora, gli avrebbe mandato un uomo proveniente dalla tribù di Beniamino che lui avrebbe dovuto ungere come re d’Israele. Saul non sapeva nulla di tutto ciò, ma andò da Samuele perché le asine di suo padre si erano smarrite e suo padre lo aveva mandato con un suo servo a cercarle, e dopo averle cercate invano e mentre erano sul punto di tornare a casa, il servo suggerì a Saul di recarsi da un profeta, appunto Samuele, che certamente gli avrebbe indicato la via da seguire. Saul accettò e i due si recarono da Samuele che quando vide venirgli incontro Saul ricevette da Dio la conferma che quello era l’uomo di cui gli aveva parlato. "Or v’era un uomo di Beniamino, per nome Kis, figliuolo d’Abiel, figliuolo di Tseror, figliuolo di Becorath, figliuolo d’Afiac, figliuolo d’un Beniaminita. Era un uomo forte e valoroso; aveva un figliuolo per nome Saul, giovine e bello; non ve n’era tra i figliuoli d’Israele uno più bello di lui: era più alto di tutta la gente dalle spalle in su. Or le asine di Kis, padre di Saul, s’erano smarrite; e Kis disse a Saul, suo figliuolo: ‘Prendi teco uno dei servi, lèvati e va’ in cerca delle asine’. Egli passò per la contrada montuosa di Efraim e attraversò il paese di Shalisha, senza trovarle; poi passarono per il paese di Shaalim, ma non vi erano; attraversarono il paese dei Beniaminiti, ma non le trovarono. Quando furon giunti nel paese di Tsuf, Saul disse al servo che era con lui: ‘Vieni, torniamocene, ché altrimenti mio padre cesserebbe dal pensare alle asine e sarebbe in pena per noi’. Il servo gli disse: ‘Ecco, v’è in questa città un uomo di Dio, ch’è tenuto in grande onore; tutto quello ch’egli dice, succede sicuramente; andiamoci; forse egli c’indicherà la via che dobbiamo seguire’. E Saul disse al suo servo: ‘Ma, ecco, se v’andiamo, che porteremo noi all’uomo di Dio? Poiché non ci son più provvisioni nei nostri sacchi, e non abbiamo alcun presente da offrire all’uomo di Dio. Che abbiamo con noi?’ Il servo replicò a Saul, dicendo: ‘Ecco, io mi trovo in possesso del quarto d’un siclo d’argento; lo darò all’uomo di Dio, ed egli c’indicherà la via’. (Anticamente, in Israele, quand’uno andava a consultare Iddio, diceva: ‘Venite, andiamo dal Veggente!’ poiché colui che oggi si chiama Profeta, anticamente si chiamava Veggente). E Saul disse al suo servo: ‘Dici bene; vieni, andiamo’. E andarono alla città dove stava l’uomo di Dio. Mentre facevano la salita che mena alla città, trovarono delle fanciulle che uscivano ad attingere acqua, e chiesero loro: ‘È qui il veggente?’ Quelle risposer loro, dicendo: ‘Sì, c’è; è là dove sei diretto; ma va’ presto, giacché è venuto oggi in città, perché oggi il popolo fa un sacrifizio sull’alto luogo. Quando sarete entrati in città, lo troverete di certo, prima ch’egli salga all’alto luogo a mangiare. Il popolo non mangerà prima ch’egli sia giunto, perché è lui che deve benedire il sacrifizio; dopo di che, i convitati mangeranno. Or dunque salite, perché proprio ora lo troverete’. Ed essi salirono alla città; e, come vi furono entrati, ecco Samuele che usciva loro incontro per salire all’alto luogo. Or un giorno prima dell’arrivo di Saul, l’Eterno aveva avvertito Samuele, dicendo: ‘Domani, a quest’ora, ti manderò un uomo del paese di Beniamino, e tu l’ungerai come capo del mio popolo d’Israele. Egli salverà il mio popolo dalle mani dei Filistei; poiché io ho rivolto lo sguardo verso il mio popolo, perché il suo grido è giunto fino a me’. E quando Samuele vide Saul, l’Eterno gli disse: ‘Ecco l’uomo di cui t’ho parlato; egli è colui che signoreggerà sul mio popolo’. Saul s’avvicinò a Samuele entro la porta della città, e gli disse: ‘Indicami, ti prego, dove sia la casa del veggente’. E Samuele rispose a Saul: ‘Sono io il veggente. Sali davanti a me all’alto luogo, e mangerete oggi con me; poi domattina ti lascerò partire, e ti dirò tutto quello che hai nel cuore. E quanto alle asine smarrite tre giorni fa, non dartene pensiero, perché son trovate. E per chi è tutto quello che v’è di desiderabile in Israele? Non è esso per te e per tutta la casa di tuo padre?’ Saul, rispondendo, disse: ‘Non son io un Beniaminita? di una delle più piccole tribù d’Israele? La mia famiglia non è essa la più piccola fra tutte le famiglie della tribù di Beniamino? Perché dunque mi parli a questo modo?’ Samuele prese Saul e il suo servo, li introdusse nella sala e li fe’ sedere in capo di tavola fra i convitati, ch’eran circa trenta persone. E Samuele disse al cuoco: ‘Porta qua la porzione che t’ho data, e della quale t’ho detto: Tienla in serbo presso di te’. Il cuoco allora prese la coscia e ciò che v’aderiva, e la mise davanti a Saul. E Samuele disse: ‘Ecco ciò ch’è stato tenuto in serbo; mettitelo dinanzi e mangia, poiché è stato serbato apposta per te quand’ho invitato il popolo’. Così Saul, quel giorno, mangiò con Samuele. Poi scesero dall’alto luogo in città, e Samuele s’intrattenne con Saul sul terrazzo. L’indomani si alzarono presto; allo spuntar dell’alba, Samuele chiamò Saul sul terrazzo, e gli disse: ‘Vieni, ch’io ti lasci partire’. Saul s’alzò, e uscirono fuori ambedue, egli e Samuele. Quando furon discesi all’estremità della città, Samuele disse a Saul: ‘Di’ al servo che passi, e vada innanzi a noi (e il servo passò); ma tu adesso fermati, ed io ti farò udire la parola di Dio’. Allora Samuele prese un vasetto d’olio, lo versò sul capo di lui, baciò Saul e disse: ‘L’Eterno non t’ha egli unto perché tu sia il capo della sua eredità?" (1 Sam. 9:1-27; 10:1). |
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Davide diventò re d’Israele perché così Dio aveva preannunciato a Samuele: "L’Eterno disse a Samuele: ‘Fino a quando farai tu cordoglio per Saul, mentre io l’ho rigettato perché non regni più sopra Israele? Empi d’olio il tuo corno, e va’; io ti manderò da Isai di Bethlehem, perché mi son provveduto di un re tra i suoi figliuoli’. E Samuele rispose: ‘Come andrò io? Saul lo verrà a sapere, e mi ucciderà’. L’Eterno disse: ‘Prenderai teco una giovenca, e dirai: - Son venuto ad offrire un sacrifizio all’Eterno. -Inviterai Isai al sacrifizio; io ti farò sapere quello che dovrai fare, e mi ungerai colui che ti dirò’. Samuele dunque fece quello che l’Eterno gli avea detto; si recò a Bethlehem, e gli anziani della città gli si fecero incontro tutti turbati, e gli dissero: ‘Porti tu pace?’ Ed egli rispose: ‘Porto pace; vengo ad offrire un sacrifizio all’Eterno; purificatevi, e venite meco al sacrifizio’. Fece anche purificare Isai e i suoi figliuoli, e li invitò al sacrifizio. Mentre entravano, egli scòrse Eliab, e disse: ‘Certo, ecco l’unto dell’Eterno davanti a lui’. Ma l’Eterno disse a Samuele: ‘Non badare al suo aspetto né all’altezza della sua statura, perché io l’ho scartato; giacché l’Eterno non guarda a quello a cui guarda l’uomo: l’uomo riguarda all’apparenza, ma l’Eterno riguarda al cuore’. Allora Isai chiamò Abinadab, e lo fece passare davanti a Samuele; ma Samuele disse: ‘L’Eterno non s’è scelto neppur questo’. Isai fece passare Shamma, ma Samuele disse: ‘L’Eterno non s’è scelto neppur questo’. Isai fece passar così sette de’ suoi figliuoli davanti a Samuele; ma Samuele disse ad Isai: ‘L’Eterno non s’è scelto questi’. Poi Samuele disse ad Isai: ‘Sono questi tutti i tuoi figli?’. Isai rispose: ‘Resta ancora il più giovane, ma è a pascere le pecore’. E Samuele disse ad Isai: ‘Mandalo a cercare, perché non ci metteremo a tavola prima che sia arrivato qua’. Isai dunque lo mandò a cercare, e lo fece venire. Or egli era biondo, avea de’ begli occhi e un bell’aspetto. E l’Eterno disse a Samuele: ‘Lèvati, ungilo, perch’egli è desso’. Allora Samuele prese il corno dell’olio, e l’unse in mezzo ai suoi fratelli; e, da quel giorno in poi, lo spirito dell’Eterno investì Davide. E Samuele si levò e se ne andò a Rama" (1 Sam. 16:1-13). |
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Salomone succedette al trono a suo padre Davide, e fu lui a costruire la casa a Dio, perché così Dio aveva decretato e preannunciato a Davide: "Or Davide convocò a Gerusalemme tutti i capi d’Israele, i capi delle tribù, i capi delle divisioni al servizio del re, i capi di migliaia, i capi di centinaia, gli amministratori di tutti i beni e del bestiame appartenente al re ed ai suoi figliuoli, insieme con gli ufficiali di corte, cogli uomini prodi e tutti i valorosi. Poi Davide, alzatosi e stando in piedi, disse: ‘Ascoltatemi, fratelli miei e popolo mio! Io avevo in cuore di edificare una casa di riposo per l’arca del patto dell’Eterno e per lo sgabello de’ piedi del nostro Dio, e avevo fatto dei preparativi per la fabbrica. Ma Dio mi disse: - Tu non edificherai una casa al mio nome, perché sei uomo di guerra e hai sparso del sangue. - L’Eterno, l’Iddio d’Israele, ha scelto me, in tutta la casa di mio padre, perché io fossi re d’Israele in perpetuo; poich’egli ha scelto Giuda, come principe; e, nella casa di Giuda, la casa di mio padre; e tra i figliuoli di mio padre gli è piaciuto di far me re di tutto Israele; e fra tutti i miei figliuoli - giacché l’Eterno mi ha dati molti figliuoli - egli ha scelto il figliuol mio Salomone, perché segga sul trono dell’Eterno, che regna sopra Israele. Egli m’ha detto: - Salomone, tuo figliuolo, sarà quegli che edificherà la mia casa e i miei cortili; poiché io l’ho scelto per mio figliuolo, ed io gli sarò padre. E stabilirò saldamente il suo regno in perpetuo, s’egli sarà perseverante nella pratica de’ miei comandamenti e de’ miei precetti, com’è oggi" (1 Cron. 28:1-7). |
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Il regno di Roboamo, figlio di Salomone, fu diviso in due per volere di Dio perché questa fu la punizione che Dio inflisse a Salomone per essersi sviato da Lui, e così dieci tribù furono date a Geroboamo e le altre due rimasero a Roboamo. Dio aveva preannunciato tutto ciò a Geroboamo tramite il profeta Ahija di Scilo: "In quel tempo avvenne che Geroboamo, essendo uscito di Gerusalemme, s’imbatté per istrada nel profeta Ahija di Scilo, che portava un mantello nuovo; ed erano loro due soli nella campagna. Ahija prese il mantello nuovo che aveva addosso, lo stracciò in dodici pezzi, e disse a Geroboamo: ‘Prendine per te dieci pezzi, perché l’Eterno, l’Iddio d’Israele, dice così: - Ecco, io strappo questo regno dalle mani di Salomone, e te ne darò dieci tribù, ma gli resterà una tribù per amor di Davide mio servo, e per amor di Gerusalemme, della città che ho scelta fra tutte le tribù d’Israele. E ciò, perché i figliuoli d’Israele m’hanno abbandonato, si sono prostrati davanti ad Astarte, divinità dei Sidonî, davanti a Kemosh, dio di Moab e davanti a Milcom, dio dei figliuoli d’Ammon, e non han camminato nelle mie vie per fare ciò ch’è giusto agli occhi miei e per osservare le mie leggi e i miei precetti, come fece Davide, padre di Salomone. Nondimeno non torrò dalle mani di lui tutto il regno, ma lo manterrò principe tutto il tempo della sua vita, per amor di Davide, mio servo, che io scelsi, e che osservò i miei comandamenti e le mie leggi; ma torrò il regno dalle mani del suo figliuolo, e te ne darò dieci tribù; e al suo figliuolo lascerò una tribù, affinché Davide, mio servo, abbia sempre una lampada davanti a me in Gerusalemme, nella città che ho scelta per mettervi il mio nome. Io prenderò dunque te, e tu regnerai su tutto quello che l’anima tua desidererà, e sarai re sopra Israele. E se tu ubbidisci a tutto quello che ti comanderò, e cammini nelle mie vie, e fai ciò ch’è giusto agli occhi miei, osservando le mie leggi e i miei comandamenti, come fece Davide mio servo, io sarò con te, ti edificherò una casa stabile, come ne edificai una a Davide, e ti darò Israele; e umilierò così la progenie di Davide, ma non per sempre" (1 Re 11:29-39). Il fatto dunque che Roboamo quando diventò re, non volle dare retta al popolo perché dette retta al consiglio dei giovani anziché a quello degli anziani, cosa questa che provocò l’ira del popolo d’Israele che elesse re sopra di esso Geroboamo e si divise da Giuda, fu una cosa diretta da Dio. "Roboamo andò a Sichem, perché tutto Israele era venuto a Sichem per farlo re. Quando Geroboamo, figliuolo di Nebat, ebbe di ciò notizia, si trovava ancora in Egitto, dov’era fuggito per scampare dal re Salomone; stava in Egitto, e quivi lo mandarono a chiamare. Allora Geroboamo e tutta la raunanza d’Israele vennero a parlare a Roboamo, e gli dissero: ‘Tuo padre ha reso duro il nostro giogo; ora rendi tu più lieve la dura servitù e il giogo pesante che tuo padre ci ha imposti, e noi ti serviremo’. Ed egli rispose loro: ‘Andatevene, e tornate da me fra tre giorni’. E il popolo se ne andò. Il re Roboamo si consigliò coi vecchi ch’erano stati al servizio del re Salomone suo padre mentre era vivo, e disse: ‘Che mi consigliate voi di rispondere a questo popolo?’ E quelli gli parlarono così: ‘Se oggi tu ti fai servo di questo popolo, se tu gli cedi, se gli rispondi e gli parli con bontà, ti sarà servo per sempre’. Ma Roboamo abbandonò il consiglio datogli dai vecchi, e si consigliò coi giovani ch’eran cresciuti con lui ed erano al suo servizio, e disse loro: ‘Come consigliate voi che rispondiamo a questo popolo che m’ha parlato dicendo: - Allevia il giogo che tuo padre ci ha imposto?’ E i giovani ch’erano cresciuti con lui, gli parlarono così: ‘Ecco quel che dirai a questo popolo che s’è rivolto a te dicendo: - Tuo padre ha reso pesante il nostro giogo, e tu ce lo allevia! - Gli risponderai così: - Il mio dito mignolo è più grosso del corpo di mio padre; ora, mio padre vi ha caricati d’un giogo pesante, ma io lo renderò più pesante ancora; mio padre vi ha castigati con la frusta, e io vi castigherò coi flagelli a punte’. Tre giorni dopo, Geroboamo e tutto il popolo vennero da Roboamo, come aveva ordinato il re dicendo: ‘Tornate da me fra tre giorni’. E il re rispose aspramente, abbandonando il consiglio che i vecchi gli aveano dato; e parlò al popolo secondo il consiglio dei giovani, dicendo: ‘Mio padre ha reso pesante il vostro giogo, ma io lo renderò più pesante ancora; mio padre vi ha castigati con la frusta, e io vi castigherò coi flagelli a punte’. Così il re non diede ascolto al popolo; perché questa cosa era diretta dall’Eterno, affinché si adempisse la parola da lui detta per mezzo di Ahija di Scilo a Geroboamo, figliuolo di Nebat. E quando tutto il popolo d’Israele vide che il re non gli dava ascolto, rispose al re, dicendo: ‘Che abbiam noi da fare con Davide? Noi non abbiam nulla di comune col figliuolo d’Isai! Alle tue tende, o Israele! Provvedi ora tu alla tua casa, o Davide!’ E Israele se ne andò alle sue tende. Ma sui figliuoli d’Israele che abitavano nelle città di Giuda, regnò Roboamo. E il re Roboamo mandò loro Adoram, preposto alle comandate; ma tutto Israele lo lapidò, ed egli morì. E il re Roboamo salì in fretta sopra un carro per fuggire a Gerusalemme. Così Israele si ribellò alla casa di Davide, ed è rimasto ribelle fino al dì d’oggi. E quando tutto Israele ebbe udito che Geroboamo era tornato, lo mandò a chiamare perché venisse nella raunanza, e lo fece re su tutto Israele. Nessuno seguitò la casa di Davide, tranne la sola tribù di Giuda. E Roboamo, giunto che fu a Gerusalemme, radunò tutta la casa di Giuda e la tribù di Beniamino, centottantamila uomini, guerrieri scelti, per combattere contro la casa d’Israele e restituire il regno a Roboamo, figliuolo di Salomone. Ma la parola di Dio fu così rivolta a Scemaia, uomo di Dio: ‘Parla a Roboamo, figliuolo di Salomone, re di Giuda, a tutta la casa di Giuda e di Beniamino e al resto del popolo, e di’ loro: - Così parla l’Eterno: Non salite a combattere contro i vostri fratelli, i figliuoli d’Israele! Ognuno se ne torni a casa sua; perché questo è avvenuto per voler mio’. Quelli ubbidirono alla parola dell’Eterno, e se ne tornaron via secondo la parola dell’Eterno" (1 Re 12:1-24). |
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Izebel, la moglie di Achab, quando morì fu divorata dai cani perché Dio aveva predetto e decretato ciò: "Anche riguardo a Izebel l’Eterno parla e dice: I cani divoreranno Izebel sotto le mura d’Izreel …. Poi Jehu giunse ad Izreel. Izebel, che lo seppe, si diede il belletto agli occhi, si acconciò il capo, e si mise alla finestra a guardare. E come Jehu entrava per la porta di città, ella gli disse: ‘Rechi pace, novello Zimri, uccisore del tuo signore?’ Jehu alzò gli occhi verso la finestra, e disse: ‘Chi è per me? chi?’ E due o tre eunuchi, affacciatisi, volsero lo sguardo verso di lui. Egli disse: ‘Buttatela giù!’ Quelli la buttarono; e il suo sangue schizzò contro il muro e contro i cavalli. Jehu le passò sopra, calpestandola; poi entrò, mangiò e bevve, quindi disse: ‘Andate a vedere di quella maledetta donna e sotterratela, giacché è figliuola di re’. Andaron dunque per sotterrarla, ma non trovarono di lei altro che il cranio, i piedi e le palme delle mani. E tornarono a riferir la cosa a Jehu, il quale disse: ‘Questa è la parola dell’Eterno pronunziata per mezzo del suo servo Elia il Tishbita, quando disse: ‘I cani divoreranno la carne di Izebel nel campo d’Izreel; e il cadavere di Izebel sarà, nel campo d’Izreel, come letame sulla superficie del suolo, in guisa che non si potrà dire: - Questa è Izebel" (1 Re 21:23; 9:30-37). |
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Achab, re d’Israele, morì in battaglia perché così Dio aveva predetto a Achab tramite il profeta Micaiah: "E Micaiah disse: ‘Se tu ritorni sano e salvo, non sarà l’Eterno quegli che avrà parlato per bocca mia’. E aggiunse: ‘Udite questo, o voi, popoli tutti!’ (1 Re 22:28). La sua morte fu causata da un freccia scoccata a caso da qualcuno (cfr. 1 Re 22:34). Ovviamente fu Dio a farlo colpire mortalmente da quella freccia. |
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Geremia diventò profeta perché a questo ufficio era stato destinato da Dio ancora prima che egli nascesse: "La parola dell’Eterno mi fu rivolta, dicendo: ‘Prima ch’io ti avessi formato nel seno di tua madre, io t’ho conosciuto; e prima che tu uscissi dal suo seno, io t’ho consacrato e t’ho costituito profeta delle nazioni" (Ger. 1:4-5). |
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Gli Israeliti tornarono da Babilonia in Israele dopo 70 anni di cattività perché così aveva prestabilito Dio dover avvenire, e per fare accadere questo ritorno Dio destò lo spirito del re Ciro. La predizione: "E tutto questo paese sarà ridotto in una solitudine e in una desolazione, e queste nazioni serviranno il re di Babilonia per settant’anni. Ma quando saran compiuti i settant’anni, io punirò il re di Babilonia e quella nazione, dice l’Eterno, a motivo della loro iniquità, e punirò il paese de’ Caldei, e lo ridurrò in una desolazione perpetua. E farò venire su quel paese tutte le cose che ho annunziate contro di lui, tutto ciò ch’è scritto in questo libro, ciò che Geremia ha profetizzato contro tutte le nazioni. Infatti, nazioni numerose e re potenti ridurranno in servitù i Caldei stessi; io li retribuirò secondo le loro azioni, secondo l’opera delle loro mani" (Ger. 25:11-14). L’adempimento: "Nel primo anno di Ciro, re di Persia, affinché s’adempisse la parola dell’Eterno pronunziata per bocca di Geremia, l’Eterno destò lo spirito di Ciro, re di Persia, il quale, a voce e per iscritto, fece pubblicare per tutto il suo regno quest’editto: ‘Così dice Ciro, re di Persia: L’Eterno, l’Iddio de’ cieli, m’ha dato tutti i regni della terra, ed egli m’ha comandato di edificargli una casa a Gerusalemme, ch’è in Giuda. Chiunque tra voi è del suo popolo, sia il suo Dio con lui, e salga a Gerusalemme, ch’è in Giuda, ed edifichi la casa dell’Eterno, dell’Iddio d’Israele, dell’Iddio ch’è a Gerusalemme. Tutti quelli che rimangono ancora del popolo dell’Eterno, in qualunque luogo dimorino, la gente del luogo li assista con argento, con oro, con doni in natura, bestiame, aggiungendovi offerte volontarie per la casa dell’Iddio ch’è a Gerusalemme" (Esd. 1:1-4). |
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I seguenti regni; regno di Media e Persia, regno di Grecia e Impero Romano sorsero perché fu Dio a volerlo. Egli rivelò al profeta Daniele che sarebbero sorti quei regni molto tempo prima che sorgessero (cfr. Dan. 2:29-45; 7:1-7; 8:1-25). |
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Le guerre tra il re del settentrione e il re del mezzogiorno che seguirono la caduta del regno di Grecia, erano state predette nei particolari da Dio a Daniele (cfr. Dan. 11:2-45). In relazione ad esse va detto che queste guerre erano scritte nel libro della verità (un libro celeste) e furono rivelate da Dio a Daniele (cfr. Dan. 10:21). |
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Giovanni Battista nacque affinchè si adempissero le seguenti parole pronunciate da Dio tramite il profeta Malachia: "Ecco, io vi mando il mio messaggero; egli preparerà la via davanti a me" (Mal. 3:1; cfr. Mat. 11:10). |
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Saulo da Tarso da persecutore della Chiesa diventò apostolo e dottore dei Gentili perché Dio lo aveva destinato a quest’ufficio quand’era ancora nel seno di sua madre: "Difatti voi avete udito quale sia stata la mia condotta nel passato, quando ero nel giudaismo; come perseguitavo a tutto potere la Chiesa di Dio e la devastavo, e mi segnalavo nel giudaismo più di molti della mia età fra i miei connazionali, essendo estremamente zelante delle tradizioni dei miei padri. Ma quando Iddio, che m’aveva appartato fin dal seno di mia madre e m’ha chiamato mediante la sua grazia, si compiacque di rivelare in me il suo Figliuolo perch’io lo annunziassi fra i Gentili, io non mi consigliai con carne e sangue, e non salii a Gerusalemme da quelli che erano stati apostoli prima di me, ma subito me ne andai in Arabia; quindi tornai di nuovo a Damasco" (Gal. 1:13-17). E Dio lo chiamò mentre egli se ne andava a Damasco a perseguitare i santi, tramite una visione in cui gli apparve Gesù Cristo che gli parlò. Quando Anania si recò da Saulo gli disse: "L’Iddio de’ nostri padri ti ha destinato a conoscer la sua volontà, e a vedere il Giusto, e a udire una voce dalla sua bocca" (Atti 22:14). |
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Paolo a Gerusalemme fu preso dai Giudei e messo nelle mani dei Romani perché così Dio aveva predetto tramite il profeta Agabo: "Eravamo quivi da molti giorni, quando scese dalla Giudea un certo profeta, di nome Agabo, il quale, venuto da noi, prese la cintura di Paolo, se ne legò i piedi e le mani, e disse: Questo dice lo Spirito Santo: Così legheranno i Giudei a Gerusalemme l’uomo di cui è questa cintura, e lo metteranno nelle mani dei Gentili. Quando udimmo queste cose, tanto noi che quei del luogo lo pregavamo di non salire a Gerusalemme. Paolo allora rispose: Che fate voi, piangendo e spezzandomi il cuore? Poiché io son pronto non solo ad esser legato, ma anche a morire a Gerusalemme per il nome del Signor Gesù. E non lasciandosi egli persuadere, ci acquetammo, dicendo: Sia fatta la volontà del Signore" (Atti 21:10-14). |
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Gerusalemme fu distrutta nel 70 dopo Cristo, e molti dei suoi abitanti uccisi e portati in cattività, perché si doveva adempiere sia ciò che era stato scritto dai profeti, e sia quello che poi Gesù Cristo confermò: "Quando vedrete Gerusalemme circondata d’eserciti, sappiate allora che la sua desolazione è vicina. Allora quelli che sono in Giudea, fuggano a’ monti; e quelli che sono nella città, se ne partano; e quelli che sono per la campagna, non entrino in lei. Perché quelli son giorni di vendetta, affinché tutte le cose che sono scritte, siano adempite" (Luca 21:10-14). |
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La bestia che non è, e deve salire dall’abisso, deve andare in perdizione: "La bestia che hai veduta era, e non è, e deve salire dall’abisso e andare in perdizione" (Apoc. 17:8), e così avverrà. Quindi la bestia è destinata alla perdizione. |
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Il destino a proposito della salvezza |
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Quando si parla del destino naturalmente non si può non parlare della salvezza che abbiamo ottenuto per la grazia di Dio mediante la fede in Cristo; perché? Perché noi siamo stati destinati da Dio ad ottenerla, o meglio predestinati da Dio ad ottenerla. E’ stato per la sua volontà che noi siamo stati salvati dunque, non in virtù di una volontà umana. Paolo dice ai Romani: "Perché quelli che Egli ha preconosciuti, li ha pure predestinati ad esser conformi all’immagine del suo Figliuolo, ond’egli sia il primogenito fra molti fratelli; e quelli che ha predestinati, li ha pure chiamati; e quelli che ha chiamati, li ha pure giustificati; e quelli che ha giustificati, li ha pure glorificati" (Rom. 8:29-30), e agli Efesini: "Benedetto sia l’Iddio e Padre del nostro Signor Gesù Cristo, il quale ci ha benedetti d’ogni benedizione spirituale ne’ luoghi celesti in Cristo, siccome in lui ci ha eletti, prima della fondazione del mondo, affinché fossimo santi ed irreprensibili dinanzi a lui nell’amore, avendoci predestinati ad essere adottati, per mezzo di Gesù Cristo, come suoi figliuoli, secondo il beneplacito della sua volontà: a lode della gloria della sua grazia, la quale Egli ci ha largita nell’amato suo" (Ef. 1:3-6) e ancora ai Romani: "Non dipende dunque né da chi vuole né da chi corre, ma da Dio che fa misericordia" (Rom. 9:16). Tu forse dirai: Ma non sono io che ho creduto? Sì, certo tu hai creduto, ma chi ti ha messo in grado di credere? Non è forse stato Dio? La fede non è il dono di Dio? O forse puoi dimostrarmi che la fede è qualcosa che viene dall’uomo? La Scrittura mi insegna che a noi è stato dato di credere in Cristo (cfr. Fil. 1:29) e che è il Padre che ci ha messo in grado di partecipare alla sorte dei santi nella luce (cfr. Col. 1:12), ecco perché dobbiamo rendere del continuo grazie a Dio, perché a Lui è piaciuto eleggerci a salvezza, a Lui è piaciuto farci misericordia. Noi eravamo perduti, lontani da Dio, con la mente ottenebrata, schiavi di ogni peccato, incapaci da noi stessi di andare a Cristo per ottenere da Lui il perdono dei nostri peccati e la pace. Se non fosse stato per Dio che ci ha attratti a Cristo, noi non avremmo mai potuto credere in Cristo. Gesù lo disse: "Per questo v’ho detto che niuno può venire a me, se non gli è dato dal Padre" (Giov. 6:65). Sì, noi siamo andati a Cristo, ma perché attratti a Lui da Dio. L’attrazione verso Cristo quindi che noi abbiamo sperimentato a suo tempo l’abbiamo sperimentata perché Dio ce la diede. In altre parole perché siamo stati predestinati a sperimentarla per ottenere la salvezza; l’ottenimento della salvezza è quindi parte del nostro destino, parte del piano di Dio verso di noi. Come non si può parlare di destino anche per ciò che riguarda la nostra salvezza, quando la Scrittura dice che Dio ci ha predestinati ad essere adottati come suoi figliuoli? Quando la Scrittura dice che Egli ci ha generati di sua volontà mediante la Parola di verità affinché noi fossimo in certo modo le primizie delle sue creature (cfr. Giac. 1:18)? Chi ha preso l’iniziativa affinché noi credessimo? Dio. Chi fece sì che il nostro cuore si aprisse all’amore della verità? Dio. Chi ci aprì la mente per intendere le Scritture? Dio. E’ per la sua volontà quindi che noi siamo nati di nuovo; sì per la sua volontà. E’ Lui che ha deciso di farci rinascere e noi abbiamo sperimentato la nuova nascita. Ma dimmi un po’: ‘Ma chi ha deciso di farci nascere la prima volta? Chi ha fatto sì che nostra madre rimanesse incinta e ci partorisse dopo nove mesi? Non fu Dio? Non fu forse Lui che visitò nostra madre, che ci diede alla luce nel tempo e nel luogo fissati da Dio? O puoi dimostrarmi che siamo stati noi a decidere di nascere la prima volta? E così è della seconda nascita, cioè della nuova nascita, che abbiamo sperimentato; è stato per decreto di Dio che noi siamo nati di nuovo. Diamo dunque gloria a Dio perché a Lui è piaciuto farci rinascere: non togliamogli la gloria che gli spetta fino in fondo prendendocene una parte per noi. Ricordati che noi uomini siamo l’argilla e che Dio è il vasaio; e Lui ha il potere di trarre dalla stessa massa un vaso per uso nobile e un altro per uso ignobile. L’uomo non ha il potere di diventare da sé un vaso ad uso nobile. Quindi i peccatori che muoiono nei loro peccati sono stati destinati alla perdizione? Sì, proprio così. Dei Giudei che essendo disubbidienti intoppano nella Parola, Pietro dice che "a questo sono stati anche destinati" (1 Piet. 2:8). Paolo dice che ci sono dei vasi d’ira preparati per la perdizione (cfr. Rom. 9:22). A costoro Dio indura il cuore e acceca gli occhi affinché non vedano con gli occhi e non intendano col cuore e non si convertano (cfr. Giov. 12:40). Dio indura chi vuole Lui, ha le sue ragioni per farlo: chi siamo noi da potergli replicare? |