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Sorella nel Signore, per capire bene le parole di Gesù sull’uomo avveduto e sull’uomo stolto occorre leggere quello che lui disse poco prima cioè queste parole: "Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno de’ cieli, ma chi fa la volontà del Padre mio che è ne’ cieli. Molti mi diranno in quel giorno: Signore, Signore, non abbiam noi profetizzato in nome tuo, e in nome tuo cacciato demonî, e fatte in nome tuo molte opere potenti? E allora dichiarerò loro: Io non vi conobbi mai; dipartitevi da me, voi tutti operatori d’iniquità" (Matt. 7:21-23), e questo perché in quelle parole, Gesù spiegò che non tutti quelli che dicono ‘Signore, Signore’ entreranno nel regno dei cieli perché alcuni di coloro che lo chiamano Signore non fanno ciò che egli dice, ossia ascoltano la sua Parola ma non l’osservano, il che equivale a non fare la volontà di Dio. Che fine faranno tutti costoro che hanno rifiutato di mettere in pratica la Parola di Dio? Saranno respinti dalla presenza del Signore perché considerati degli operatori d’iniquità. Quindi la via che costoro battono mena alla rovina, una grande rovina perché se ne andranno in perdizione, nel fuoco eterno per esservi tormentati per l’eternità. E a questo punto, Gesù, per spiegare la differenza tra chi fa la volontà del Padre suo e chi non fa la volontà del Padre suo, ossia tra chi ascolta le sue parole e le mette in pratica e chi le ascolta e non le mette in pratica, usa due similitudini. La prima è quella dell’uomo avveduto o saggio che rappresenta chi ascolta e pratica la Parola di Dio; quest’uomo savio manifesta la sua saggezza costruendo la sua casa sopra la roccia quindi sopra un fondamento solido, saggezza che impedirà che la sua casa quando cadrà la pioggia e quando il vento soffierà contro di essa e quando i torrenti la investiranno, cada e perciò che tutta la sua fatica risulti vana e che la sua vita stessa sia messa in pericolo perché in quella casa egli evidentemente vi abiterà. La seconda è quella dell’uomo stolto che invece è quello che ascolta le parole di Gesù ma non le osserva, e manifesta la sua follia o stoltezza mettendosi a costruire la sua casa sopra la sabbia, quindi sopra un fondamento fragilissimo che non sarà in grado di reggere quando cadrà la pioggia, quando soffieranno i venti e i torrenti investiranno la casa, e perciò farà crollare la casa, quindi la fine di questa casa sarà la rovina. |
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Gesù quindi con queste due similitudini ha voluto rappresentare la saggezza e la stoltezza, facendo chiaramente capire che chi ascolta le sue parole e le mette in pratica non ha nulla da temere a proposito del suo futuro perché entrerà nel regno dei cieli, egli dimorerà in eterno nella gloria, mentre chi le sue parole se le getta alle spalle andrà incontro alla rovina, alla perdizione eterna. Io quindi non mi preoccuperei di cosa si intende per CASA come non mi preoccuperei di cosa si intende per pioggia, torrenti e venti, o per roccia o per rena del mare, perché è chiaro che se bisogna dare un significato alla casa, bisogna dare un significato anche alle altre cose menzionate da Gesù Cristo. |
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Quello su cui bisogna mettere enfasi è la saggezza del primo uomo e la stoltezza del secondo, e la sorte diversa che aspetta l’uno e l’altro. So perfettamente che molti pastori nel caso dell’uomo avveduto per CASA intendono la propria vita, e per roccia la Parola di Dio, ma so anche che per pioggia, vento e torrenti, essi intendono i problemi della vita o le distrette da affrontare, e nel caso dell’uomo stolto per sabbia intendono le filosofie umane o le varie religioni. Il fatto è però che Gesù con queste due similitudini non ha voluto spiegare la maniera differente di affrontare la vita, i suoi problemi, e le varie distrette in cui ci si trova, che c’è tra il savio e lo stolto, ma la fine a cui mena la via del savio e quella dello stolto, ripeto infatti che Gesù ha usato queste similitudini per indicare che mentre il savio entrerà nel regno dei cieli perché fa la volontà di Dio, lo stolto non v’entrerà ma se ne andrà in perdizione perchè il suo cuore stolto lo ha ingannato facendogli credere che sarebbe entrato nel Regno dei cieli anche senza mettere in pratica la Parola del Signore. Quel "perciò" del versetto 24 che viene immediatamente dopo la frase che il Signore dirà in quel giorno agli operatori d’iniquità che reclameranno davanti al Signore di avere profetizzato in nome suo, di avere cacciato molti demoni e di avere fatto molte opere potenti nel nome suo, STA LI’ a dimostrarlo in maniera evidente. |