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6. Caro Butindaro, mi dispiace usare un tono polemico ma dopo aver letto (non in modo approfondito per mancanza di tempo) gli scritti di Roberto Bracco, sono amareggiato nel considerare come le ADI stiano viaggiando verso un atteggiamento che oltre a chiuderle verso tutti indipendentemente se vivono la SANA DOTTRINA oppure no, le porta verso uno stato di professionalità pari a quello della chiesa Cattolica Romana, con una propria editoria la cui pubblicità campeggia puntualmente nelle riviste ufficiali interne con relativi prezzi delle pubblicazioni (definiti contributi consigliati, quasi per voler legittimare il commercio editoriale ma senza destare scandalo apponendo la dicitura prezzo per gli articoli messi in vendita). Nelle chiese organizzate gerarchicamente come le ADI, si fa uso di mezzi di insegnamento calendariali come ad esempio i cosiddetti "manuali delle scuole domenicali", che da decenni vengono consigliati, dunque obbligatoriamente utilizzati contemporaneamente in tutte le comunità come le ADI, i quali spesso recano nella versione "per l'insegnante", suggerimenti per stimolare emotivamente i più giovani per coinvolgerli nella lezione oppure a fare delle puntuali offerte in danaro con modi molto discriminanti (ad esempio per i più piccoli c'è una specie di tabellina dove appuntare se il singolo partecipante in quel giorno ha versato l'offerta oppure no). Che fine hanno poi fatto le riunioni di una volta che avevano il solo scopo dell'edificazione e non la raccolta di danaro facendo leva sempre più spesso sull'emotività nei momenti particolari di Benedizione, per fare aprire i portafogli al di là delle proprie possibilità o intenzioni, sull'esempio dei ben più preparati "evangelisti" americani? E' sbagliato pensare che in questo modo nelle ADI si limiti l'azione dello Spirito nei singoli, che si dispongono all'insegnamento della Parola ai frequentatori delle scuole domenicali, cioè basando le proprie risorse sull'uso di editoria piuttosto che della guida personale dello Spirito? Non è in uso lo stesso sistema per la conduzione delle comunità? Quanto ancora di genuino è rimasto nelle ADI? |
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Fratello nel Signore, che ti dirò? |
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Certamente questo commercio di Bibbie, di libri di dottrina e di edificazione vari, presente nelle ADI è qualcosa che non si addice ai santi, è qualche cosa che disonora la sana dottrina di Dio. E’ un commercio anche se adesso viene apposta la dicitura ‘contributo consigliato’ al posto della dicitura ‘prezzo’. Quella di mettere la scritta del contributo consigliato è stata una maniera per non fare apparire il loro commercio un vero commercio, ma è evidente che alla luce della Scrittura anche questo è commercio. Speriamo che le cose migliorino, e che un giorno capiscano che questo loro commercio non è affatto buono. |
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Per ciò che concerne gli usi dei manuali per l’insegnante anche questa la ritengo una cosa che non si addice ai santi, perché credo che chi presiede per fare la scuola domenicale debba insegnare quello che Dio gli mette in cuore di insegnare in quel particolare giorno. Non importa se l’insegnamento viene rivolto a dei bambini, o a degli adulti, chi presiede ad insegnare deve affidarsi interamente a Dio chiedendogli di fargli insegnare in quel particolare giorno quello che Lui vuole, e non quello che gli altri vogliono. Questo non significa che chi deve insegnare non possa suddividere un insegnamento in più parti, nel senso che non possa tenere una serie di insegnamenti su un certo argomento nello spazio di un mese e così via, no, lo può fare, ma deve fare il tutto guidato da Dio, e non da manuali. Per altro, ho visto che questi manuali, per alcuni sono comodi perché così non hanno affatto bisogno di prepararsi, meditando e pregando, per lo studio, perché devono semplicemente leggere dal manuale la lezione. Quindi, il manuale in alcuni casi porta alla pigrizia spirituale: che bisogno c’è infatti di passare ore in preghiera, o meditando la Scrittura, se tutto quello che si deve dire è già scritto in un manuale. Quindi, certamente, in questa maniera si limita l’opera e la guida dello Spirito Santo nel ministro che deve insegnare la Parola di Dio. |
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Anche il fatto di apporre su una tabella se il piccolo che ha partecipato alla scuola domenicale ha versato o meno la sua offerta, non la ritengo una cosa che si addice ai santi. Perché mettere chi non ha dato? Per farlo vergognare? O per ricordargli che la prossima volta deve dare l’offerta? Si rimane veramente indignati nel vedere queste cose. Ricordo che molti anni fa su una pubblicazione delle ADI vidi niente di meno messi in ordine i nomi di tutti coloro che avevano mandato delle offerte alle ADI (non ricordo per quale ragione); c’erano sia i nomi dei fratelli che l’ammontare che avevano dato, ovviamente erano messi in ordine decrescente (se non ricordo male perché sono passati molti anni ormai) per cui quelli che avevano spedito più denaro erano ai primi posti, e quelli che avevano dato meno in basso. Io e mio fratello rimanemmo sconcertati nel vedere questa cosa. In questa maniera non si vuole far altro che sollecitare (in maniera subdola) chi ha dato poco o pochissimo, a dare la volta successiva molto di più per poter ricoprire una posizione preminente o comunque non disonorevole. Io personalmente non farei mai una simile cosa. |
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Il fatto poi di sollecitare a dare per l’opera di Dio facendo leva sempre più spesso sull'emotività nei momenti particolari di Benedizione, per fare aprire i portafogli al di là delle proprie possibilità o intenzioni, sull'esempio dei ben più preparati "evangelisti" americani, anche questa cosa non la ritengo si addice ai santi. Questa è astuzia, non si può definire in altra maniera. Ma d’altronde alcuni nelle ADI dicono che dobbiamo essere astuti come i serpenti, per cui non mi meraviglio più di tanto di questo comportamento. |
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Che cosa è rimasto allora di genuino nelle ADI? Ritengo poco. Molte predicazioni, molti discorsi sulle cose di Dio, sono artificiosi, sono tutte cose preparate con l’ausilio di un manuale o ripetute per sentito dire o niente di meno che lette da un foglio svolazzante che talvolta qualche colpo di vento improvviso porta via dal pulpito con grande imbarazzo del predicatore. Manca la pienezza di convinzione, manca la potenza, manca anche la chiarezza molte volte. Ho sentito spesso parlare in maniera ambigua, tanto da non capire cosa il predicatore volesse dire su una certa cosa. Non parliamo poi di esortazioni mirate, come per esempio quella rivolta alle sorelle di non mettersi minigonne, gonne con spacchi, gonne attillate, trucchi, orecchini, e così via. Sono quasi del tutto scomparse. Se poi andiamo all’esortazione di non andare al mare a mettersi mezzi nudi, qui si assiste a questo e cioè che la cosa è al contrario incoraggiata in svariate maniere. E guai a coloro che si permettono di levare la voce contro questo malcostume!! Verranno ingiuriati, derisi, e messi in un cantuccio. |
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Infine una cosa, la mancanza di genuinità sia nel parlare che nel comportamento non è qualcosa presente solo nelle ADI, nelle altre denominazioni pentecostali, è la stessa cosa. Anche nelle Elim, nella Chiesa Apostolica, nella Chiesa del Vangelo Quadrangolare, e in altre denominazioni, c’è questa mancanza di genuinità, di purità, di potenza, e di chiarezza. Il commercio per esempio è rampante anche in queste denominazioni pentecostali, le predicazioni sono anche qui spesso senza potenza, senza franchezza, ed anche qui non ci sono esortazioni contro certe concupiscenze mondane, come contro l’andare al mare, o come contro le minigonne, gli orecchini, le collane, i trucchi, e così via. Poi, per ciò che concerne la raccolta di denaro, anche qui assistiamo allo stesso spettacolo indecoroso. |
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Va tuttavia detto che ci sono, anche se in numero sempre più minore, sia nelle ADI che nelle altre denominazioni pentecostali, fratelli e sorelle che non si conformano a certi comportamenti sbagliati, a certi modi di fare scandalosi, perché sono semplici, umili, e saggi. Ti posso assicurare che costoro soffrono nel vedere e sentire certe cose, nella stessa maniera che soffro io o soffri tu. |