Guardatevi da quelli che predicano il messaggio della prosperità

 

Vi è un messaggio che in questi ultimi anni ha fatto le sue radici in seno a molte chiese, ed è un messaggio che di danno ne ha fatto e ne continua a fare molto; ma assieme al danno, quelli che lo predicano hanno fatto pure molti sostenitori; è chiamato ‘della prosperità’, ma non della prosperità dell’anima, perchè essa non è tenuta in nessun conto, ma della prosperità economica e finanziaria, la quale è predicata ed esaltata come se fosse la cosa più importante per un credente.

Questi cianciatori e seduttori di menti insegnano cose che non dovrebbero, e questo lo fanno per amore di disonesto guadagno e perchè cercano la gloria degli uomini. Tra le cose che costoro dicono vi sono queste: ‘Noi credenti in Cristo Gesù siamo figliuoli del Re dei re e quindi, come si conviene a dei figli di un re, dobbiamo vivere da re’, il che equivale a dire che dobbiamo vestire come vestono i principi, dobbiamo abitare case lussuose e avere macchine lussuose e molti beni materiali sulla terra. Nei loro discorsi gli aggettivi ‘ modesto’, ‘umile’, ‘semplice’ sono evitati, non sono menzionati perchè essi (secondo loro) non s’addicono ai beni materiali che un figlio di Dio deve possedere. Per loro chi è ricco materialmente ha molta fede in Dio ed è una persona benedetta perchè fa la volontà di Dio, mentre chi è povero ha poca fede in Dio e non è una persona benedetta da Dio perchè non fa la volontà di Dio. Costoro parlano spesso e volentieri di denaro, di beni materiali, di ricchezze, e per sostenere la loro dottrina prendono alcuni passi dell’antico patto e del nuovo patto (naturalmente quelli che loro pensano che confermano la loro dottrina e che fanno loro comodo), ma di molte parole di Gesù e degli apostoli non vogliono non solo parlarne, ma neppure sentire parlare, tanto sono arroganti. A questi predicatori piace parlare delle ricchezze materiali che possedettero Abramo, Isacco, Giacobbe, Salomone e Giobbe: ora, noi non abbiamo nulla da dire contro le ricchezze che possedettero questi uomini perchè la Scrittura insegna che, in verità fu Dio a dare loro tutti quei beni ed essi le ottennero in modo lecito senza frode, ma nello stesso tempo non sopportiamo che costoro non solo parlano quasi sempre di denaro e di benessere materiale, ma evitano pure di parlare del tipo di vita che Gesù Cristo, il Figlio di Dio, condusse sulla terra nei giorni della sua carne, e di molti suoi insegnamenti, come anche evitano volontariamente di parlare del tipo di vita che condussero i santi apostoli e di molti loro insegnamenti.

Gesù Cristo, pur essendo ricco s'è fatto povero per amore nostro

Gesù Cristo è il Figlio di Dio; egli disse: "Prendete su voi il mio giogo ed imparate da me, perch’io sono mansueto ed umile di cuore; e voi troverete riposo alle anime vostre poichè il mio giogo è dolce e il mio carico è leggero" (Matt. 11:29,30), quindi noi sappiamo che Cristo ci ha lasciato un esempio di vita e che dobbiamo seguirlo. E chi ardirebbe dire che Cristo in qualche cosa non è stato d’esempio?

Cominciamo col dire che Cristo, il Figlio di Dio, quando nacque fu posto in una mangiatoia secondo che è scritto che Maria "diè alla luce il suo figliuolo primogenito, e lo fasciò, e lo pose a giacere in una mangiatoia perchè non v’era posto per loro nell’albergo" (Luca 2:7). La mangiatoia è un luogo umile, e proprio in una mangiatoia fu posto il re dei Giudei quando nacque; Dio avrebbe potuto fare sì che si liberasse un posto nell’albergo per Giuseppe e Maria, ma non lo permise, eppure il fanciullo che Maria partorì era il Figlio dell’Altissimo. In seguito Giuseppe con Maria ed il fanciullino si spostarono in una casa perchè fu in una casa che i magi venuti dall’Oriente trovarono il fanciullino e lo adorarono, secondo che è scritto: "Ed entrati nella casa, videro il fanciullino con Maria sua madre; e prostratisi, lo adorarono; ed aperti i loro tesori, gli offrirono dei doni: oro, incenso e mirra" (Matt. 2:11); anche qui bisogna dire che la Scrittura non parla di una reggia ma dice semplicemente: "Nella casa". Per ciò che riguarda i doni che i magi offrirono a Gesù bisogna dire che essi non furono conservati da Gesù quale tesoro suo personale sulla terra, perchè lui stesso disse: "Non vi fate tesori sulla terra, ove la tignola e la ruggine consumano, e dove i ladri sconficcano e rubano" (Matt. 6:19), e questo lo dico perchè c’è gente perversa che fa delle insinuazioni sulla fine che questi doni hanno fatto in seguito. Noi le loro insinuazioni le distruggiamo perchè sappiamo che Gesù nacque senza peccato e visse in maniera irreprensibile durante tutti i giorni della sua carne (perciò anche durante gli anni della sua fanciullezza e della sua adolescenza).

Gesù, il Figlio di Dio, nacque secondo la carne non solo in un luogo umile, ma anche da persone umili, infatti il Padre suo lo fece nascere secondo la carne in una famiglia povera e non in una famiglia ricca della casa di Davide di quel tempo (cosa che Dio avrebbe potuto fare, ma non lo ha fatto perchè non era secondo la sua volontà). In base alla legge di Mosè, la donna, dopo avere partorito un figlio (quando i giorni della sua purificazione erano compiuti) doveva offrire un olocausto e un sacrificio per il peccato, secondo che è scritto: "E quando i giorni della sua purificazione, per un figliuolo o per una figliuola, saranno compiuti, porterà al sacerdote, all’ingresso della tenda di convegno, un agnello d’un anno come olocausto e un giovine piccione o una tortora come sacrificio per il peccato; e il sacerdote li offrirà davanti all’Eterno e farà l’espiazione per lei; ed ella sarà purificata del flusso del suo sangue...E se non ha mezzi da offrire un agnello, prenderà due tortore o due giovani piccioni; uno per l’olocausto, e l’altro per il sacrificio per il peccato. Il sacerdote farà l’espiazione per lei, ed ella sarà pura" (Lev. 12:6-8). Luca, a tale proposito, dice: "E quando furono compiuti i giorni della loro purificazione secondo la legge di Mosè, portarono il bambino in Gerusalemme per presentarlo al Signore, com’è scritto nella legge del Signore: Ogni maschio primogenito sarà chiamato santo al Signore, e per offrire il sacrificio di cui parla le legge del Signore di un paio di tortore o di due giovani piccioni" (Luca 2:22-24); da queste parole si deduce chiaramente che Giuseppe e Maria erano poveri.

Gesù stesso visse povero in questo mondo perchè è scritto: "Voi conoscete la carità del Signore nostro Gesù Cristo il quale essendo ricco, s’è fatto povero per amore vostro, onde, mediante la sua povertà voi poteste diventare ricchi" (2 Cor. 8:9); e difatti non aveva neppure un luogo dove posare il capo secondo che egli disse: "Le volpi hanno delle tane e gli uccelli del cielo dei nidi, ma il Figliuol dell’uomo non ha dove posare il capo" (Luca 9:58). Ma di quali case lussuose era proprietario Gesù sulla terra? Il Re dei Giudei, quando visse sulla terra, non visse in un palazzo reale, non indossò vestimenti magnifici e neppure visse nelle delizie come invece fanno i re della terra; lui disse che "quelli che portano dei vestimenti magnifici e vivono in delizie, stanno nei palazzi dei re" (Luca 7:25), ma lui non fu tra quelli; eppure era il re d’Israele. Egli avrebbe potuto permettersi di vivere da re, ma ci rinunciò; egli preferì annichilire se stesso e prendere forma di servo per servire.

Il Re d’Israele nei giorni della sua carne non si vestì di porpora e neppure si mise una corona d’oro sul capo; i suoi abiti modesti consistevano in delle vesti e in una tunica la quale "era senza cuciture, tessuta per intero dall’alto in basso" (Giov. 19:23). Furono quelli che lo schernirono che lo vestirono di porpora infatti è scritto: "Allora i soldati lo menarono dentro la corte che è il Pretorio, e radunarono tutta la corte. E lo vestirono di porpora.." (Mar. 15:16,17); furono sempre i soldati che gli misero una corona sul capo...ma di spine, secondo che è scritto: "E intrecciata una corona di spine gliela misero intorno al capo.." (Mar. 15:17).

Era il Re dei Giudei, ma dopo che ebbe sfamato migliaia di persone con solo cinque pani e due pesci, quando seppe che stavano per venire a rapirlo per farlo re "si ritirò di nuovo sul monte, tutto solo" (Giov. 6:15). Lui non cercò la gloria degli uomini, ma quella del Padre che lo aveva mandato. Se avesse cercato la gloria degli uomini, quando seppe che la gente stava per venire a rapirlo per farlo re non si sarebbe ritirato sul monte da solo.

Quando Gesù entrò in Gerusalemme non vi entrò montato sopra un cavallo bianco o portato dai suoi discepoli su una lettiga reale come facevano i re antichi, ma montato sopra un puledro d’asina secondo che è scritto: "E Gesù, trovato un asinello, vi montò su, secondo che è scritto: Non temere, o figliuola di Sion! Ecco, il tuo Re viene, montato sopra un puledro d’asina!" (Giov. 12:14,15; Zac. 9:9). Gesù era umile di cuore, ma questo non si limitò a dirlo con la bocca, ma lo dimostrò pure a fatti; Egli non ebbe mai l’animo alle cose alte, ma si lasciò attirare dalle umili. Lo ripeto: Visse povero; sì fratelli, è così, infatti egli non aveva con sè neppure la didramma con la quale pagare l’imposta annua che ogni israelita, dai vent’anni in su, doveva pagare per il mantenimento del culto, infatti disse a Pietro: "Vattene al mare, getta l’amo e prendi il primo pesce che verrà su; e, apertagli la bocca, troverai uno statere. Prendilo, e dallo loro per me e per te" (Matt. 17:27).

Gesù era povero ma avrebbe potuto diventare un uomo molto ricco materialmente se avesse cominciato a chiedere compensi per i suoi insegnamenti e per le sue guarigioni, ma Lui non stimò la pietà essere fonte di guadagno, come invece fanno oggi molti predicatori corrotti di mente e traviati; Gesù Cristo esercitò "la pietà con animo contento del proprio stato" (1 Tim. 6:6), lasciandoci l’esempio da seguire.

I predicatori della prosperità economica ardiscono persino dire che chi è povero sulla terra non ha una grande fede in Dio, ma ne ha molto poca. Ma che vorrebbero dire con questo? Che Gesù Cristo, essendo povero non aveva una grande fede in Dio? O forse che Gesù era un uomo di poca fede perchè non possedeva nulla sulla terra? Gesù Cristo ebbe una grande fede in Dio e lo dimostrò sia col fare moltissimi segni e prodigi ed opere potenti nel nome del Padre suo, sia col non chiedere offerte per sè, e sia col deporre la sua vita per noi. Il Giusto visse per fede, mentre questi cianciatori e ribelli mostrano la loro incredulità perchè chiedono il denaro come fanno i mendicanti; alcuni di loro piangono pure nel chiederli, altri maledicono quelli che non gli danno nulla o gli danno poco; costoro sono dei mercanti che mettono in vendita le loro predicazioni; ciascuno di loro stabilisce la sua propria tariffa (che sale man mano che diventa più famoso). Ma dov’è tutta questa grande fede che dicono di avere in Dio, questi che vivono nelle delizie, nei piaceri della vita, in mezzo al lusso sfrenato? Dicono di avere fede in Dio, ma in effetti hanno fede, e tanta, nelle loro vie tortuose e nelle loro ricchezze che hanno accumulato opprimendo i fedeli con i passi della Scrittura che concernono il dare. Hanno derubato le pecore del Signore, strappandogli il denaro dalle loro mani con i più svariati pretesti; hanno accumulato beni in gran quantità con la frode e poi ardiscono dire: ‘Lo vedete come Dio mi ha benedetto? Lo vedete? Il Signore onora quelli che lo onorano’, ed altre belle parole, ma false. Ed i semplici gli credono, ma nessuno o quasi nessuno tra i loro uditori sa quanti, questi predicatori hanno derubato e spogliato dei loro beni.

Questi predicatori parlano dei loro beni come se Dio glieli avessi dati per la loro retta e giusta condotta; dicono di essere come Abramo, ma non lo sono, perchè sono come Balaam; Abramo sì fu chiamato amico di Dio, ma questi non sono amici di Dio ma bensì nemici di Dio perchè sono amici del mondo (secondo che è scritto: "Chi dunque vuole essere amico del mondo si rende nemico di Dio" [Giac. 4:4]).

Gli apostoli erano poveri ma arricchivano molti

Anche gli apostoli erano poveri infatti Paolo ai Corinzi scrisse di lui e dei suoi collaboratori: "Poveri eppure arricchenti molti; non avendo nulla, eppure possedenti ogni cosa!" (2 Cor. 6:10). Erano poveri materialmente ma arricchivano molti spiritualmente; per mezzo di loro la chiesa fu edificata e per mezzo degli scritti di Paolo che era povero e non aveva nulla, la chiesa sulla faccia di tutta la terra viene ancora edificata, arricchita e consolata. La stessa cosa non si può dire di costoro che predicano l’Evangelo e guastano la vigna del Signore perchè non se ne curano affatto, essendo volti alla loro propria via; certo sono ricchi materialmente ma poveri spiritualmente, ed i santi, non vengono arricchiti per mezzo di loro, nè a voce e neppure per mezzo dei loro libri aridi e molto costosi che parlano soprattutto di benessere materiale, o meglio di come essere cristiani e fare soldi.

Dunque, gli apostoli del Signore, benchè poveri arricchivano molti; ma in che maniera li arricchivano? Quali beni preziosi comunicavano loro?

Prendiamo per esempio Paolo; egli disse ai Romani: "So che, recandomi da voi, verrò con la pienezza delle benedizioni di Cristo" (Rom. 15:29); quindi lui era convinto che Cristo avrebbe benedetto quella chiesa tramite lui (perchè sarebbe andato da loro con la pienezza delle benedizioni di Cristo); vediamo in che maniera. All’inizio dell’epistola disse ai santi di Roma: "Poichè desidero vivamente di vedervi per comunicarvi qualche dono spirituale affinchè siate fortificati" (Rom. 1:11); da queste parole si deduce che Paolo arricchiva i santi comunicando loro dei doni spirituali (ciò significa che lo Spirito Santo tramite lui comunicava dei doni ai santi secondo la volontà di Dio). Dio, mediante l’imposizione delle mani di Paolo, comunicava il dono del suo Santo Spirito (Paolo a Timoteo disse: "Ti ricordo di ravvivare il dono di Dio che è in te per la imposizione delle mie mani" [2 Tim. 1:6]), ed assieme allo Spirito Santo (quando lo voleva Dio) anche dei doni spirituali, come nel caso di quei circa dodici discepoli di Efeso dei quali è scritto che "dopo che Paolo ebbe loro imposto le mani lo Spirito Santo scese su loro e parlavano in altre lingue e profetizzavano" (Atti 19:6). Il Signore guariva pure molti malati tramite Paolo (ad Efeso "Iddio faceva dei miracoli straordinari per le mani di Paolo; al punto che si portavano sui malati degli asciugatoi e dei grembiuli che erano stati sul suo corpo, e le malattie si partivano da loro, e gli spiriti maligni se ne uscivano" [Atti 19:11,12]) perciò molti malati tramite di lui ricevettero la guarigione che è pure essa una benedizione di Cristo che non si può comprare con denaro. Paolo arricchiva i santi in sapienza ed in conoscenza, perchè trasmetteva loro la sapienza e la conoscenza che egli aveva ricevuto dal Signore stesso; noi stessi riconosciamo di essere stati arricchiti in sapienza ed in conoscenza tramite le epistole di Paolo. Isaia disse che "la sapienza e la conoscenza sono una ricchezza di liberazione" (Is. 33:6), ed è perciò che gli apostoli a cui Dio dette sapienza e conoscenza erano in grado di arricchire coloro che li ascoltavano parlare.

Mi preme ricordarvi fratelli che quando si parla di Paolo, si parla di un uomo di Dio che non cercò nè il suo proprio interesse e neppure i doni materiali dei santi infatti disse ai Filippesi: "Non già che io ricerchi i doni; ricerco piuttosto il frutto che abbondi a conto vostro" (Fil. 4:17); quanti oggi possono dire la stessa cosa? Iddio lo sa. Certo pochi. Alcuni che predicano non cercano il frutto che abbonda a conto dei credenti, affatto, sono impegnati a ricercare i beni materiali dei credenti; non sono mai contenti di quello che hanno; più hanno e più vogliono avere. Tra questi vi sono quelli che predicano il messaggio della prosperità che dimostrano di non volere arricchire i credenti come facevano gli apostoli, ma di volere loro stessi arricchire con i beni materiali dei credenti. Questi, invece che bramare i doni dello Spirito Santo bramano l’oro e l’argento dei credenti; questi invece di edificare la casa di Dio vogliono edificarsi le loro ville e costruirsi i loro imperi sulla terra. Fanno il contrario degli apostoli; ma d’altronde non può essere altrimenti, perchè questi, quanto alla fede, hanno naufragato. Andate a vedere e accertatevi del tipo di vita che fanno coloro che predicano questo particolare messaggio e vedrete con i vostri occhi che a questi di beni spirituali e di edificare la chiesa non importa proprio nulla, dico proprio nulla, perchè è gente che ha l’animo alle cose della terra ed è cupida di disonesto guadagno.

Anche l’apostolo Pietro era povero ma arricchiva molti. Prendiamo per esempio quello che Dio operò, alla porta del tempio detta ‘Bella’, mediante questo suo servitore. È scritto: "E si portava un certo uomo, zoppo fin dalla nascita, che ogni giorno deponevano alla porta del tempio detta ‘Bella’, per chiedere l’elemosina a coloro che entravano nel tempio. Costui, veduto Pietro e Giovanni che stavano per entrare nel tempio, domandò loro l’elemosina. E Pietro, con Giovanni, fissando gli occhi su lui, disse: Guarda noi! Ed egli li guardava intentamente, aspettando di ricevere qualcosa da loro. Ma Pietro disse: Dell’argento e dell’oro io non ne ho; ma quello che ho, te lo do: Nel nome di Gesù Cristo il Nazareno, cammina! E presolo per la mano destra, lo sollevò; e in quell’istante le piante e le caviglie dei piedi gli si raffermarono. E d’un salto si rizzò in piè e cominciò a camminare..." (Atti 3:2-8); come potete vedere Pietro non aveva con sè nè argento e nè oro di cui fare parte a quell’uomo che mendicava, ma lui aveva dei doni spirituali che metteva al servizio degli altri affinchè ne ricevessero del bene. In questo caso, il Signore, tramite Pietro, dette una perfetta guarigione a quello zoppo. Questo episodio ci porta a riflettere sull’importanza della fede e dei doni dello Spirito Santo. Certo, è bene fare elemosina, poichè questo rientra nella volontà di Dio, ma è bene pure desiderare ardentemente i doni dello Spirito Santo, al fine di vedere la chiesa edificata e di vedere gli ammalati guariti dalla potenza di Dio. Quando invece si comincia ad avere l’animo alle cose della terra si comincia a non desiderare più ardentemente i doni spirituali e perciò si smette di volere edificare la chiesa. Paolo, parlando dei doni spirituali, disse ai Corinzi: "Poichè siete bramosi dei doni spirituali, cercate di abbondarne per l’edificazione della chiesa" (1 Cor. 14:12); i predicatori di Mammona, invece ti esortano a cercare di abbondare sempre più di beni materiali. Cercano di farti venire la voglia di arricchire materialmente ma non la voglia di arricchire spiritualmente. Spesso dicono che all’inizio erano poveri e poi sono diventati ricchi; ma la tragica realtà è che alcuni di loro erano ricchi spiritualmente all’inizio del loro ministerio e poi sono impoveriti fino a diventare dei miserabili. Fratelli, la sorte che attende tutti coloro che si fanno prendere dalla voglia di arricchire è questa, perciò badiamo a noi stessi per non ritrovarci nella stessa condizione spirituale dell’angelo della chiesa di Laodicea.

In Cristo siamo stati arricchiti

Vediamo ora quali sono i beni che fanno ricco chi li possiede.

Innanzi tutto bisogna dire che "Cristo è ogni cosa e in tutti" (Col. 3:11) e che in Lui quindi noi abbiamo tutto pienamente "poichè la sua potenza divina ci ha donate tutte le cose che appartengono alla vita e alla pietà mediante la conoscenza di Colui che ci ha chiamati" (2 Piet. 1:3). Gesù Cristo è quel tesoro nascosto nel campo che abbiamo trovato; Egli è la perla di gran prezzo che noi abbiamo trovato; Egli è il nostro oro. Gesù Cristo è il dono celeste che Dio ci ha donato; Egli è il vero Dio e la vita eterna. Gesù è anche la nostra pace e la nostra speranza, quindi chi ha ricevuto Cristo Gesù possiede ogni cosa e anche se è povero secondo il mondo è ricco in vista di Dio.

Ÿ I doni spirituali, quelli di ministerio, e la conoscenza delle cose di Dio sono dei beni preziosi.

Paolo scrisse ai Corinzi: "Io rendo del continuo grazie all’Iddio mio per voi della grazia di Dio che vi è stata data in Cristo Gesù; perchè in lui siete stati arricchiti in ogni cosa, in ogni dono di parola e in ogni conoscenza, essendo stata la testimonianza di Cristo confermata fra voi; in guisa che non difettate d’alcun dono..." (1 Cor. 1:4-7). Da queste parole si deduce che i doni dello Spirito Santo, i doni di ministerio ed ogni conoscenza spirituale delle cose di Dio costituiscono dei beni spirituali preziosi, per cui chi li possiede è ricco.

Ÿ La fede è un bene prezioso.

Giacomo, nella sua epistola, dice: "Iddio non ha egli scelto quelli che sono poveri secondo il mondo perchè siano ricchi in fede ed eredi del Regno che ha promesso a coloro che l’amano?" (Giac. 2:5). Dio ha scelto i poveri secondo il mondo per arricchirli in fede, quindi la fede che noi credenti abbiamo ricevuto da Dio (secondo che è scritto: "Ciò non viene da voi; è il dono di Dio" [Ef. 2:8]) è un bene prezioso che fa ricchi coloro che la possiedono.

Anche Pietro confermò che la nostra fede è pregiata quando disse all’inizio della sua seconda epistola: "Simon Pietro, servitore e apostolo di Gesù Cristo, a quelli che hanno ottenuto una fede preziosa quanto la nostra nella giustizia del nostro Dio e Salvatore Gesù Cristo" (2 Piet. 1:1). Fratelli, vi dovete rendere conto che la fede che avete ricevuto non ce l’hanno tutti (secondo che è scritto: "Non tutti hanno la fede" [2 Tess. 3:2]) ed ha un grande valore nel cospetto di Dio, quindi non gettatela via, perchè in tale caso gettereste via la salvezza dell’anima vostra condannandovi da voi stessi.

Sappiate però che esiste pure una fede finta che non vale nulla, appunto perchè finta.

Dalle parole di Giacomo si comprende pure che coloro che hanno creduto (essendo eredi di Dio e coeredi di Cristo) sono eredi del regno di Cristo e di Dio, perciò anche se poveri materialmente sono ricchi e felici. Gesù attestò la beatitudine dei poveri che avevano creduto in lui quando, "alzati gli occhi verso i suoi discepoli, diceva: Beati voi che siete poveri, perchè il regno di Dio è vostro" (Luca 6:20). Noi proclamiamo che i poveri fra i santi sono felici e ricchi perchè a Dio è piaciuto di farli eredi del suo regno.

Ÿ La sapienza di Dio è un bene prezioso.

È scritto: "Beato l’uomo che ha trovato la sapienza. Poichè il guadagno ch’essa procura è preferibile a quel dell’argento, e il profitto che se ne trae vale più dell’oro fino. Essa è più pregevole delle perle, e quanto hai di più prezioso non l’equivale" (Prov. 3:13-15). Ora, siccome che Dio disse all’uomo: "Temere il Signore: questa è la Sapienza" (Giob. 28:28), di conseguenza chi ha timore di Dio ha pure la sapienza divina (perchè il timore di Dio produce sapienza), ma chi non teme Dio non ha neppure sapienza. Oh, quanto è prezioso il timore di Dio per chi lo possiede! Esso è veramente il suo tesoro, secondo che è scritto in Isaia: "Il timore dell’Eterno è il tesoro di Sion" (Is. 33:6).

Salomone fu un uomo molto savio perchè possedette molta sapienza, ma altresì fu un uomo molto ricco materialmente. Le ricchezze che Salomone possedette furono veramente ingenti; basta dire a tale riguardo che "il peso dell’oro che giungeva ogni anno a Salomone, era di seicento sessantasei talenti (tenete presente che un talento equivaleva a circa quarantacinque chili) oltre quello che percepiva dai trafficanti e dai negozianti che gliene portavano, da tutti i re d’Arabia e dai governatori del paese che recavano a Salomone dell’oro e dell’argento" (2 Cron. 9:13,14), e che al suo tempo "dell’argento non si faceva alcun conto" (2 Cron. 9:20) perchè "il re fece sì che l’argento era in Gerusalemme così comune come le pietre" (1 Re 10:27).

Eppure, lo stesso Salomone disse: "C’è dell’oro e abbondanza di perle, ma le labbra ricche di scienza sono cosa più preziosa" (Prov. 20:15), ed ancora: "L’acquisto della sapienza, oh, quanto è migliore di quello dell’oro" (Prov. 16:16). Così la pensava Salomone che fu il più grande di tutti i re della terra per sapienza e ricchezze; ma purtroppo oggi non tutti la pensano nella stessa maniera, perchè anche nel nostro mezzo alcuni considerano le ricchezze materiali più preziose della sapienza di Dio e si sbagliano grandemente.

Coloro che parlano meglio delle ricchezze materiali che della sapienza si sono sviati; coloro che innalzano i beni materiali (lo si capisce quando li si sente parlare) al di sopra della sapienza di Dio sono uomini corrotti di mente privi del timore di Dio; guardatevi da questa gente per non corrompervi e sviarvi dalla fede.

Ÿ La Parola di Dio è un bene molto più prezioso delle ricchezze materiali infatti è scritto: "La legge della tua bocca mi val meglio di migliaia di monete d’oro e d’argento" (Sal. 119:72), e: "Io amo i tuoi comandamenti più dell’oro, più dell’oro finissimo" (Sal. 119:127), ed ancora: "I giudizi dell’Eterno sono verità, tutti quanti sono giusti, sono più desiderabili dell’oro, anzi, più di molto oro finissimo" (Sal. 19:9,10). Vedete fratelli, coloro che amano l’oro e l’argento non sono saziati nè con l’oro e neppure con l’argento, ma coloro che amano la Parola di Dio vengono saziati da essa, perchè essa li consola quando sono abbattuti, li fortifica quando sono deboli, li riprende per non farli riempire di guai, li guida in ogni circostanza della loro vita e li ammaestra in ogni sapienza. Il denaro non è in grado di fare ciò che fa la parola di Dio quindi, benchè utile a tutti noi, esso non deve e non può essere reputato più importante della Parola di Dio. Come sono ricchi coloro che fanno dimorare abbondantemente la Parola di Dio nel loro cuore! Ma come sono poveri quelli che invece non fanno dimorare la Parola di Cristo nel loro cuore! Amano il denaro più della Parola di Dio, che follia! Hanno il portafoglio pieno di denaro, ma il cuore vuoto o quasi della Parola di Cristo. Vogliono custodire con cura il loro denaro ma non vogliono custodire la Parola di Dio nel loro petto, perchè non ci prendono più piacere e non ci prestano più attenzione.

Le sacre Scritture non sono più l’oggetto della loro meditazione e del loro diligente studio; no, perchè essi ora studiano e meditano come ingannare il loro prossimo per arricchirsi più velocemente possibile. Essi gareggiano in questa corsa dietro il lusso, o meglio dietro il vento, con quelli che hanno il cuore caparbio come il loro; sono poveri e miserabili, dimostrano di esserlo ma anche di volerlo essere.

Ÿ La buona reputazione e la stima sono dei beni preziosi.

È scritto: "La buona riputazione è da preferirsi alle molte ricchezze; e la stima, all’argento e all’oro" (Prov. 22:1).

Coloro che hanno una buona reputazione e godono della stima del prossimo sono coloro che temono Dio e osservano i suoi comandamenti; per costoro la buona reputazione e la stima sono delle cose più importanti delle ricchezze e del danaro, e perciò preferiscono avere poco col timore di Dio e con una buona testimonianza, che grandi entrate senza equità e con una cattiva testimonianza.

Voglio che sappiate anche che invece coloro che vogliono arricchire non hanno nè una buona reputazione e non sono neppure stimati perchè essi "cadono in tentazione, in laccio, e in molte insensate e funeste concupiscenze" (1 Tim. 6:9). Questo è quello che accade a coloro che cessano di essere contenti delle cose che hanno e cominciano ad amare il denaro. Guardatevi dunque da questi predicatori avidi di guadagno a cui non importa nulla nè della buona reputazione e nè della stima, perchè se vi fate trascinare nelle loro vie vi corromperete come loro.

Costoro con le loro ciance non rendono buona testimonianza dei credenti poveri infatti li fanno passare per gente che ha poca fede; ma io voglio ricordarvi che nella lettera agli Ebrei sono scritte le seguenti parole in riferimento agli antichi: "Furono lapidati, furono segati, furono uccisi di spada; andarono attorno coperti di pelli di pecora e di capra; bisognosi, afflitti, maltrattati (di loro il mondo non era degno), vaganti per deserti e monti e spelonche e per le grotte della terra" (Ebr. 11:37,38). Ecco come andarono attorno vestiti costoro (di pelli di pecora e di capra e non di vestiti magnifici); ecco qual’era la loro condizione sociale (bisognosi, e non milionari); ecco come furono trattati costoro dal mondo d’allora (furono afflitti e maltrattati, e non premiati con dei trofei); ecco dove furono costretti a vagare (per i deserti, i monti, le spelonche e le grotte della terra); ma sapete cosa dice la Scrittura di costoro di cui il mondo non era degno? Questo: "E tutti costoro, pur avendo avuta buona testimonianza per la loro fede, non ottennero quello ch’era stato promesso" (Ebr. 11:39). Quindi, se da un lato costoro furono bisognosi, afflitti e maltrattati, dall’altro essi piacquero a Dio per la loro fede e per la loro condotta.

Ÿ Le buone opere costituiscono delle ricchezze.

Paolo disse a Timoteo di ordinare a quelli che erano ricchi in questo mondo di essere "ricchi in buone opere" (1 Tim. 6:18); quindi coloro che sono zelanti nelle opere buone e abbondano in esse sono ricchi in vista di Dio anche se sono poveri.

Coloro che non dimenticano di esercitare la beneficenza e di fare parte agli altri dei loro beni si conducono da savi, e si fanno dei tesori nel cielo e perciò agli occhi di Dio sono ricchi benchè possono essere agli occhi degli uomini dei poveri. Paolo, scrivendo ai Corinzi, fece loro conoscere la grazia di Dio concessa alle chiese della Macedonia per contribuire alla sovvenzione destinata ai poveri fra i santi; egli disse loro: "Fratelli, vogliamo farvi sapere la grazia di Dio concessa alle chiese di Macedonia. In mezzo alle molte afflizioni con le quali esse sono provate, l’abbondanza della loro allegrezza e la loro profonda povertà hanno abbondato nelle ricchezze della loro liberalità. Poichè, io ne rendo testimonianza, secondo il potere loro, anzi al di là del potere loro, hanno dato volenterosi, chiedendoci con molte istanze la grazia di contribuire a questa sovvenzione destinata ai santi" (2 Cor. 8:1-4). Queste chiese della Macedonia, benchè profondamente povere si dimostrarono ricche in buone opere perchè contribuirono generosamente alla sovvenzione destinata ai santi, dando al di là di quello che potevano, e di questo ne rese testimonianza Paolo.

Gesù, il fedel Testimone, rese questa testimonianza (simile a quella di Paolo) circa l’angelo della chiesa di Smirne, infatti gli disse: "Io conosco la tua tribolazione e la tua povertà (ma pure sei ricco).." (Ap. 2:9).

Secondo queste Scritture vi sono dei poveri fra i santi che sono ricchi in vista di Dio perchè possiedono dei tesori in cielo; e siccome che i tesori in cielo ce li si fa facendo elemosine ed ogni opera buona bisogna concludere che questi poveri sono ricchi in fede, perchè dimostrano coll’osservare la Parola di Dio, di avere piena fiducia in essa. Ma voi pensate che un’uomo con poca fede venderebbe mai i propri beni per farne elemosine come disse Gesù? Ma pensate che un credente povero che dà al di là del suo potere abbia poca fede in Dio? Ma non sono forse quei ricchi che danno del loro superfluo che mostrano di avere poca fede in Dio? Vi ricordate quella povera vedova che gettò nella cassa delle offerte solo due spiccioli? Che disse Gesù di lei? Egli disse che ella aveva gettato nella cassa più di tutti quei ricchi che ve ne gettavano molto. Perchè? Perchè lei vi gettò dentro tutto quello che possedeva per vivere, mentre i ricchi vi gettarono del loro superfluo. Quella povera vedova dimostrò la sua fede in Dio ed il suo amore verso il Signore in questa maniera. Quella povera donna sì che era ricca in fede ed in buone opere!

Quelli che invece non vogliono fare parte agli altri dei loro beni dimostrano mancanza di fiducia nella Parola di Dio. Sono i ricchi avari che dimostrano di non avere fede in Dio, e non i poveri che danno con liberalità.

Quindi non è affatto vero che chi è povero non ha una grande fede in Dio; io sono sicuro che quando saremo lassù nel cielo assisteremo ad un ribaltamento delle classifiche fatte da molti sulla terra, perchè vedremo fratelli che sulla terra erano poveri secondo il mondo, tanto ricchi, e alcuni che erano ricchi secondo questo mondo che invece possederanno dei tesori inferiori ai loro. Avremo modo di rallegrarci così tanto nel vedere manifestata davanti ai nostri occhi l’eccelsa giustizia di Dio; ancora un breve tempo ed assisteremo pure a questo.

Ÿ Lo spirito benigno e pacifico ha un grande valore.

Pietro ha detto alle mogli nella sua prima epistola: "Il vostro ornamento non sia l’esteriore che consiste nell’intrecciatura dei capelli, nel mettersi attorno dei gioielli d’oro, nell’indossar vesti sontuose, ma l’essere occulto del cuore fregiato dell’ornamento incorruttibile dello spirito benigno e pacifico, che agli occhi di Dio è di gran prezzo" (1 Piet. 3:3,4).

La donna che ha il suo cuore fregiato di questo ornamento incorruttibile è una donna ricca, perchè possiede qualcosa che è di gran prezzo, qualcosa che ha più valore persino dei gioielli d’oro e delle vesti sontuose. Le donne altezzose vogliono mostrare di essere ricche mettendosi attorno dei gioielli d’oro e indossando delle vesti sfarzose; la donna che teme Dio invece vuole mostrare di essere ricca nel Signore procacciando il bene altrui e procacciando la pace con tutti.

Quindi, secondo la Scrittura, tra una donna ricca vestita sfarzosamente e adorna di gioielli d’oro molto costosi, ma nello stesso tempo astuta di cuore, rissosa e stizzosa, e una donna povera ma forte e virtuosa che veste modestamente ed ha un cuore ornato dello spirito benigno e pacifico, la più ricca è quest’ultima.

Ÿ Il vituperio di Cristo è una ricchezza.

Questa espressione potrà sembrare strana ed inverosimile, ma sta di fatto che ha un fondamento scritturale. La Scrittura dice: "Per fede Mosè, divenuto grande, rifiutò d’essere chiamato figliuolo della figliuola di Faraone, scegliendo piuttosto d’essere maltrattato col popolo di Dio, che di godere per breve tempo i piaceri del peccato; stimando egli il vituperio di Cristo ricchezza maggiore dei tesori d’Egitto, perchè riguardava alla rimunerazione" (Ebr. 11:24-26).

Come potete vedere Mosè rifiutò d’essere chiamato figlio della figliuola di Faraone e scelse di essere maltrattato assieme al popolo d’Israele perchè considerò il vituperio che avrebbe subito a cagione di Cristo una ricchezza; una ricchezza maggiore persino dei tesori d’Egitto. Anche noi dobbiamo reputare il vituperio di Cristo ricchezza maggiore dei tesori di questo mondo, e questo perchè il vituperio di Cristo ha una grande ricompensa da parte di Dio. Beati e ricchi sono dunque tutti coloro che sono vituperati a cagione di Cristo! Questa è un’espressione che quelli di fuori considerano assurda e fatta da gente che ha perduto il senno, appunto noi, ma non temete perchè essa ha la piena conferma di Gesù Cristo che dice tutt’ora: "Beati voi, quando gli uomini v’avranno odiati, e quando v’avranno sbanditi d’infra loro, e v’avranno vituperati ed avranno ripudiato il vostro nome come malvagio, per cagione del Figliuol dell’uomo. Rallegratevi in quel giorno e saltate di letizia, perchè, ecco, il vostro premio è grande nei cieli; poichè i padri loro facevano lo stesso ai profeti" (Luca 6:22,23).

Bisogna dire però che non tutti oggi la pensano come la pensava Mosè, infatti alcuni considerano la ricchezza materiale superiore al vituperio di Cristo. Coloro che hanno questo sentimento devono diventare pazzi per diventare savi e ricchi in vista di Dio.

Ÿ La prova della nostra fede è molto preziosa.

Pietro ha detto: "Dalla potenza di Dio, mediante la fede, siete custoditi per la salvazione che sta per essere rivelata negli ultimi tempi. Nel che voi esultate, sebbene ora, per un pò di tempo, se così bisogna, siate afflitti da svariate prove, affinchè la prova della vostra fede, molto più preziosa dell’oro che perisce, eppure è provato col fuoco, risulti a vostra lode, gloria ed onore alla rivelazione di Gesù Cristo..." (1 Piet. 1:5-7).

Cari fratelli, la prova che facciamo in Cristo e con la quale la nostra fede è provata, è molto più preziosa dell’oro che perisce, quantunque l’oro sia provato col fuoco. Voglio mostrarvi come le ricchezze hanno un valore inferiore alla prova della nostra fede mettendo a confronto ciò che le ricchezze procurano con ciò che la nostra afflizione produce.

Le ricchezze fanno questo: procurano gran numero di amici ma anche molti dolori, fastidi e preoccupazioni a coloro che le bramano e se ne impossessano; ma non solo, esse ingannano coloro che confidano in esse e impediscono alla Parola di portare frutto in loro e alla fine li affondano nella distruzione e nella perdizione. Questa è la ragione per cui Salomone disse che "chi ama le ricchezze non ne trae profitto di sorta" (Ecc. 5:10) e che esse "non servono a nulla nel giorno dell’ira" (Prov. 11:4). Ma che produce invece la nostra afflizione? Paolo dice che "l’afflizione produce pazienza, la pazienza esperienza, e l’esperienza speranza" (Rom. 5:3,4); come potete vedere l’afflizione produce direttamente pazienza e indirettamente produce pure esperienza e speranza. Giacomo ha confermato le parole di Paolo dicendo: "La prova della vostra fede produce pazienza e la pazienza compie appieno l’opera sua in voi onde siate perfetti e completi, di nulla mancanti" (Giac. 1:3,4 Diod. e Luz.). Mediante le afflizioni noi siamo perfezionati da Dio e perciò siamo in obbligo di rendere grazie a Dio pure per esse, perchè esse producono in noi la pazienza, quella pazienza che ci è così preziosa nella nostra vita e di cui abbiamo tutti bisogno per ottenere quello che Dio ci ha promesso. Se le afflizioni non ci procurassero del bene a noi credenti, Paolo non avrebbe detto: "Io mi diletto in debolezze, in ingiurie, in necessità, in persecuzioni, in angustie per amore di Cristo" (2 Cor. 12:10 Diod. e Luz.); ma egli diceva queste parole perchè egli sperimentava la potenza di Dio in mezzo alle sue afflizioni e perchè per mezzo di esse egli veniva fortificato da Dio, così che poteva dire: "Perchè quando sono debole allora sono forte" (2 Cor. 12:10).

Non avete mai letto la Scrittura che dice: "Chi opprime il povero l’arricchisce" (Prov. 22:16)? Sapete perchè il povero diventa ricco quando viene oppresso? Perchè la sua afflizione gli produce pazienza ed un peso eterno di gloria secondo che è scritto: "La nostra momentanea, leggera afflizione ci produce un sempre più grande, smisurato peso eterno di gloria" (2 Cor. 4:17), sì, perchè le nostre afflizioni ci procurano pure gloria; questo lo confermò anche Pietro con queste parole: "Affinchè la prova della vostra fede, molto più preziosa dell’oro che perisce, eppure è provato con il fuoco, risulti a vostra lode, gloria ed onore alla rivelazione di Gesù Cristo" (1 Piet. 1:7). Sono queste le ragioni per cui noi possiamo dire con ogni franchezza che il profitto che si trae dall’afflizione è molto più prezioso di quello che si ricava dall’oro che è provato col fuoco.

Una delle caratteristiche di quelli che predicano il messaggio della prosperità è che non vogliono parlare di sofferenze, di persecuzioni, come se fossero delle cose che i credenti non debbano sperimentare durante la loro vita. Ma le afflizioni e le persecuzioni sono all’ordine del giorno nella vita di quei credenti che vogliono vivere piamente in Cristo Gesù, quindi non si può non parlarne perchè questo significherebbe far apparire la vita di chi si converte al Signore come una vita senza tribolazioni. La ragione per cui costoro non predicano su questi argomenti è perchè essi sanno che i discorsi attorno al benessere materiale sono molto più gradevoli da udire di quelli attorno alle persecuzioni ed alle sofferenze; loro ritengono che un cristiano non debba soffrire a motivo di giustizia, ma un cristiano che non soffre che tipo di cristiano è? Come possono dire costoro delle tali eresie quando Gesù stesso ha detto: "Nel mondo avrete tribolazione... Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi" (Giov. 16:33; 15:20), e gli apostoli hanno detto che "dobbiamo entrare nel regno di Dio attraverso molte tribolazioni" (Atti 14:22)? Non si può dimostrare nè con le Scritture e neppure con i fatti che i credenti non sono chiamati a soffrire in questo mondo, anzi le Scritture e i fatti attestano esattamente il contrario. Prendiamo le seguenti parole di Paolo ai Corinzi: "Fino a questa stessa ora, noi abbiamo fame e sete, noi siamo ignudi, e siamo schiaffeggiati, e non abbiamo stanza ferma, e ci affatichiamo lavorando con le nostre proprie mani; ingiuriati, benediciamo; perseguitati, sopportiamo; diffamati, esortiamo; siamo diventati e siamo tutt’ora come la spazzatura del mondo, come il rifiuto di tutti" (1 Cor. 4:11-13); non stanno forse a dimostrare che coloro che annunziano la Parola di Dio hanno molti nemici e subiscono persecuzioni di ogni genere? Però esse non piacciono a questi predicatori. Il loro Vangelo è privo di afflizioni; le loro predicazioni vertono sul successo e sui soldi; ma d’altronde, come potrebbero mai mettersi a predicare la rinunzia a se stessi quando loro stessi ancora non vi hanno rinunziato?

Il loro messaggio è attraente e seducente anche per questa caratteristica, perchè è privo di questi argomenti. Ogni messaggio che non mette in risalto le afflizioni che un credente deve patire sulla terra troverà sempre tante persone disposte ad accettarlo, perchè oggi quasi nessuno vuole sentire parlare di dovere soffrire per il Vangelo. Quasi tutti vogliono solo sentire che Dio ci ama, che non ci farà mancare nulla, che è buono e pronto a perdonare chi va a lui. E se poi a queste parole vi si aggiunge che chi va al Signore non avrà più problemi, e Dio lo farà prosperare economicamente e lo farà vivere su questa terra come un figlio di re, allora il messaggio trova ancora un più largo consenso. Diletti, guardate di non essere sedotti da questi cianciatori, perchè Gesù ha detto: "Chi non prende la sua croce e non viene dietro a me, non è degno di me" (Matt. 10:38), ed ancora: "Così dunque ognun di voi che non rinunzi a tutto quello che ha, non può essere mio discepolo" (Luca 14:33), mentre questi vorrebbero farvi seguire il Signore senza portare la vostra croce e senza rinunziare a voi stessi. Questo è impossibile farlo, perchè il sentiero cristiano è pieno di sofferenze e di rinunzie; io, le orme di Cristo non le ho trovate su una strada comoda dove non ci sono necessità, persecuzioni, ed angustie, ma su una strada angusta dove quotidianamente ci sono delle lotte da affrontare e delle afflizioni da patire a motivo di giustizia. È su questa che ho cominciato a camminare ed è su questa che voglio terminare di camminare con il mio Signore; le strade comode senza persecuzioni ma con i piaceri della vita a portata di mano non hanno nulla a che fare con la via santa, non vi inoltrate per esse perchè esse conducono lontano dal Signore e dai suoi comandamenti.

Essere poveri secondo il mondo non è un disonore per i Cristiani

Veniamo ora ad una delle affermazioni che più sovente si sente fare a questi predicatori e cioè alla seguente espressione: ‘Dio non vuole che ci siano dei poveri in mezzo al suo popolo, ma vuole che tutti i suoi figliuoli siano ricchi materialmente’.

Innanzi tutto bisogna dire che da come parlano questi cianciatori pare che i credenti poveri sono quelli che hanno ciò che è necessario al corpo, cioè di che nutrirsi e di che coprirsi, che abitano delle case modeste e hanno una macchina modesta, e che indossano dei vestiti modesti e che sono contenti delle cose che hanno. Giudicate da voi stessi: ‘Ma come possiamo accettare una tale definizione di povero?

Secondo la Scrittura i poveri sono i bisognosi che hanno bisogno delle cose necessarie quali cibo e vestiario ed altre cose utili; ma oltre a ciò, sempre secondo la Scrittura, in mezzo al popolo di Dio i poveri c’erano sin dai tempi antichi e ci saranno anche durante la nostra generazione. Ora, ma come è possibile che ci siano dei poveri in mezzo al popolo di Dio? La ragione è che non tutti i credenti vivono nella stessa nazione e godono delle stesse circostanze favorevoli dal punto di vista climatico ed economico e politico. Spiego questo concetto. Ora, la Scrittura dice che non basta essere "savi per avere del pane, nè essere intelligenti per avere delle ricchezze...poichè tutti dipendono dal tempo e dalle circostanze" (Ecc. 9:11). Vediamo con le Scritture come mutando le circostanze muta anche la situazione economica delle persone.

Ÿ Durante la vita di Giacobbe avvenne che Dio "chiamò la fame sul paese, e fece mancare del tutto il sostegno del pane" (Sal. 105:16); questo avvenne perchè Dio fece venire su tutta la terra una grave carestia. Badate che fu Dio a mandare quella carestia, e questo perchè aveva stabilito di fare scendere Giacobbe ed il suo parentado in Egitto. La discesa di Israele in Egitto (dove nel frattempo Giuseppe era diventato governatore del paese e dove c’era del grano) era stata preannunziata da Dio ad Abramo e Dio si usò della carestia per fare scendere Israele in Egitto. Ora, tenete presente che Giacobbe, quando sentì dire che in Egitto vi era del grano disse ai suoi figli: "Ecco ho sentito dire che c’è del grano in Egitto; scendete colà per comprarcene, onde possiamo vivere e non abbiamo a morire" (Gen. 42:2), e questo per intendere come a motivo di quella carestia mandata da Dio, Giacobbe che era un uomo che Dio aveva benedetto dandogli buoi, pecore, capre, asini e cammelli in gran numero, si trovò vicino alla morte perchè a corto del pane necessario per vivere (e tutto ciò per volontà di Dio). In questo caso la povertà piombò sulla terra di Canaan per volere di Dio, e Giacobbe ne patì le conseguenze. Comunque bisogna ricordare che Dio liberò Giacobbe ed il suo parentado dalla morte mediante una grande liberazione operata per mezzo di Giuseppe (infatti Giuseppe, quando si diede a conoscere ai suoi fratelli disse loro: "Dio mi ha mandato dinnanzi a voi, perchè sia conservato di voi un resto sulla terra, e per salvarvi la vita con una grande liberazione" [Gen. 45:7]).

Dio colpisce le nazioni sulla terra anche non facendo piovere su di esse e quando questo avviene, l’abbondanza viene meno e comincia la miseria, perchè si secca la terra ed essa non produce più nulla, e perchè gli animali non trovando da bere muoiono di sete. Quando avviene questo, anche i credenti di quella nazione subiscono le conseguenze perchè si vengono a trovare nel bisogno.

Ai giorni del profeta Elia, Dio non fece piovere su Israele per tre anni e sei mesi perchè il suo popolo lo aveva abbandonato, aveva ucciso i suoi profeti e si era rivolto agli idoli. La siccità fu mandata da Dio come flagello sopra Israele, e siccome che in quel tempo viveva Elia, pure lui si trovò nel bisogno. Ma Dio provvide al suo sostentamento mandandolo prima presso il torrente Kerith dove per un certo tempo Dio gli mandò i corvi a portargli del pane e della carne la mattina e la sera, poi, quando il torrente rimase asciutto perchè non pioveva, Dio lo mandò presso una povera vedova di Sarepta dei Sidoni alla quale aveva ordinato di dargli da mangiare. Elia era un uomo giusto e santo che ubbidiva alla voce di Dio, eppure si trovò nella penuria per volontà di Dio, a motivo di una siccità. Non è che Elia si trovò nel bisogno perchè disubbidì a Dio e Dio lo punì; non si può dire neppure che Elia si trovò nel bisogno perchè si era allontanato da Dio e Dio lo maledisse. Elia era un santo uomo che era mosso da una gran gelosia per l’Eterno ed in mezzo alla penuria nella quale si trovò Dio operò dei prodigi in suo favore; prima ordinò ai corvi di portargli da mangiare, e poi a Sarepta non fece esaurire il vaso della farina e non fece calare l’orciuolo dell’olio di quella vedova fino al giorno che venne di nuovo la pioggia sul paese.

Ÿ Dopo che Dio liberò gli Israeliti dalla mano di Faraone stabilì con loro il suo patto nel quale promise che li avrebbe benedetti se essi avessero dato ascolto alla sua voce, osservando i suoi comandamenti. Ma Dio gli disse pure che li avrebbe maledetti e ridotti in grande miseria nel caso essi lo avessero abbandonato e si fossero volti agli idoli delle nazioni. Questo è quello che avvenne ad Israele quando si gettò alle spalle la legge di Dio, quindi Dio li fece diventare poveri a motivo della loro malvagità. Abbiamo una prova di ciò nel libro dei giudici, quando la Scrittura parla della condizione economica nella quale si venne a trovare Israele dopo che disubbidì a Dio. È scritto: "Or i figliuoli d’Israele fecero ciò ch’è male agli occhi dell’Eterno, e l’Eterno li diede nelle mani di Madian per sette anni. La mano di Madian fu potente contro Israele; e, per la paura dei Madianiti, i figliuoli d’Israele si fecero quelle caverne che sono nei monti, e nelle spelonche e dei forti. Quando Israele aveva seminato, i Madianiti con gli Amalechiti e coi figliuoli dell’oriente salivano contro di lui, s’accampavano contro gli Israeliti, distruggevano tutti i prodotti del paese fin verso Gaza, e non lasciavano in Israele nè viveri, nè pecore, né buoi, nè asini. Poichè salivano coi loro greggi e con le loro tende, e arrivavano come una moltitudine di locuste; essi e i loro cammelli erano innumerevoli, e venivano nel paese per devastarlo. Israele dunque fu ridotto in gran miseria..." (Giud. 6:1-6). Come potete vedere in questo caso Dio mandò dei predoni per derubare Israele dei suoi viveri a motivo della caparbietà del suo cuore. Il suo popolo divenne povero perchè Dio lo impoverì (ricordatevi che è scritto che "l’Eterno fa impoverire" [1 Sam. 2:7]).

Ancora oggi Dio punisce le nazioni e le riduce in miseria mandando contro di loro degli eserciti stranieri che s’impossessano dei loro beni materiali, dei loro animali e dei prodotti del loro suolo; quando questo avviene, è inevitabile che anche i credenti che abitano in quella nazione ne subiscano le conseguenze, vedendo diminuire vertiginosamente anche i loro beni materiali. Quando avviene questo noi possiamo dire che la povertà sopraggiunge per volontà di Dio, e quindi se i credenti di quella nazione cominciano ad essere nella penuria, cominciano ad esserlo per volontà di Dio. Sappiate che quando Dio vuole ammaestrarci ad essere nella penuria (Paolo era stato ammaestrato da Dio "ad essere nell’abbondanza e ad essere nella penuria" [Fil. 4:12]) lo fa, e nessuno glielo può impedire. Quindi, sappiate che Dio si può usare anche di una guerra futura per insegnarci a noi credenti qui in Italia ad essere nella penuria.

Ÿ Dio può pure fare salire al governo un despota (un dittatore) per ridurre la popolazione di una nazione alla miseria o se non alla miseria, in angustie; ed anche in questo caso, pure la chiesa di Dio in quella nazione ne subirebbe le conseguenze, e si troverebbe non più nell’abbondanza ma nella penuria.

Nell’antichità Dio stabilì su Israele il re Saul, figliuolo di Kis, e fece conoscere al popolo d’Israele il modo di agire di questo re ancora prima che egli s’insediasse sul suo trono per volontà di Dio. Ecco cosa disse Samuele per ordine di Dio al popolo: "Questo sarà il modo di agire del re che regnerà su di voi. Egli prenderà i vostri figliuoli e li metterà sui suoi carri e fra i suoi cavalieri, e dovranno correre davanti al suo carro; se ne farà dei capitani di migliaia e dei capitani di cinquantine; li metterà ad arare i suoi campi, a mietere le sue biade, a fabbricare i suoi ordigni di guerra e gli attrezzi dei suoi carri. Prenderà le vostre figliuole per farsene delle profumiere, delle cuoche, delle fornaie. Prenderà i vostri campi, le vostre vigne, i vostri migliori uliveti per darli ai suoi servitori. Prenderà la decima delle vostre semente e delle vostre vigne per darla ai suoi eunuchi e ai suoi servitori. Prenderà i vostri servi, le vostre serve, il fiore della vostra gioventù e i vostri asini per adoperarli nei suoi lavori" (1 Sam. 8:11-16). Che Saul oppresse il popolo è confermato dal fatto che mentre lui perseguitava Davide, "tutti quelli che erano in angustie, che avevano dei debiti o che erano scontenti, si radunarono presso di lui, ed egli (Davide) divenne loro capo.." (1 Sam. 22:2).

Ÿ Nel caso salisse al potere un dittatore ed i credenti cominciassero ad essere perseguitati e ad essere messi in prigione avverrebbe che molte famiglie verrebbero private dei loro capi famiglie e verrebbero a trovarsi nel bisogno. Questo è quello che è avvenuto durante la persecuzione dei credenti in molte nazioni: dei mariti imprigionati a motivo del Vangelo non hanno più potuto provvedere ai bisogni di quelli di casa loro i quali hanno smesso di vivere nell’abbondanza ed hanno cominciato a sperimentare la povertà. Noi sappiamo che le persecuzioni contro i santi avvengono perchè Dio le permette al fine di purificare i santi; difatti, è risaputo che durante le persecuzioni i credenti vengono umiliati da Dio e in questa umiliazione cominciano a mostrare quell’amore fraterno intenso che nell’abbondanza e durante il periodo di libertà era venuto a mancare a motivo dell’egoismo e della superbia. I credenti, durante la persecuzione, cominciano a sperimentare ristrettezze economiche di tutti i generi, ma dall’altro cominciano a mostrare grande solidarietà verso i più colpiti dalla persecuzione.

Nel caso delle autorità cominciassero a perseguitare i santi derubandoli dei loro beni a motivo del Vangelo, i credenti che erano vissuti fino ad allora nell’abbondanza comincerebbero a sperimentare la penuria per volontà di Dio, ma tutto ciò i santi lo accetterebbero con allegrezza (la Scrittura dice: "Accettaste con allegrezza la ruberia dei vostri beni, sapendo d’avere per voi una sostanza migliore e permanente" [Ebr. 10:34]).

Ma tutte queste circostanze avverse, se da un lato producono miseria e povertà, dall’altro forniscono ai credenti che vivono nell’abbondanza l’opportunità di compiere del bene a pro di quei credenti che vengono a trovarsi nella penuria, quindi alla fin fine cooperano al bene di quelli che amano Dio.

Ma è normale quindi che tra il popolo di Dio ci siano dei credenti poveri o la cosa costituisce un fatto anormale? Da quello che insegna la Scrittura non bisogna meravigliarsi della presenza dei poveri fra i santi, anzi vorrei dire che non può essere altrimenti perchè Gesù disse: "I poveri li avete sempre con voi..." (Giov. 12:8), e nella legge è scritto che "i bisognosi non mancheranno mai nel paese" (Deut. 15:11).

Ora veniamo al fatto se è vero che Dio vuole che noi diventiamo ricchi perchè essere poveri costituisce un disonore per i credenti, come dicono questi predicatori.

Innanzi tutto bisogna dire che se fosse così Gesù non fece la volontà di Dio perchè egli visse povero sulla terra per tutto il tempo della sua vita terrena; disonorò forse Dio con questo tipo di vita Gesù, il Figlio del Re dei re? Affatto, altrimenti Egli non avrebbe potuto dire ai Giudei: "Io onoro il Padre mio" (Giov. 8:49). Gesù conosceva la volontà del Padre suo; come mai allora non volle diventare ricco? Come mai lui che aveva una grande fede in Dio non chiese mai a Dio di dargli ricchezze e di fargli vivere una vita nelle delizie come s’addiceva ad un figlio di re? La risposta è racchiusa in queste parole di Gesù: "Sono disceso dal cielo per fare non la mia volontà, ma la volontà di Colui che mi ha mandato" (Giov. 6:38).

Se noi poi dicessimo che Dio vuole che noi tutti diventiamo ricchi ciò significherebbe che noi dovremmo volere arricchire sulla terra perchè questa è la volontà di Dio in verso noi. Ma in questo caso sarebbe come dire che Dio vuole che noi cadiamo in tentazione; perchè dico questo? Perchè la Scrittura dice che "quelli che vogliono arricchire cadono in tentazione, in laccio, e in molte insensate e funeste concupiscenze, che affondano gli uomini nella distruzione e nella perdizione" (1 Tim. 6:9), quindi, siccome che Dio vuole che noi rimaniamo in piedi dobbiamo dedurre che non è la sua volontà che noi diventiamo ricchi in questo mondo (ma come mai questi predicatori non dicono mai che Dio vuole che diventiamo ricchi nell’altro mondo, cioè in quello a venire?).

Ma vi è un’altra cosa da dire e cioè che se questa è la volontà di Dio verso tutti noi, allora noi abbiamo il diritto di chiedere a Dio ricchezze in abbondanza con la fiducia che Egli ci esaudisce perchè Giovanni dice: "Questa è la confidanza che abbiamo in lui: che se domandiamo qualcosa secondo la sua volontà, Egli ci esaudisce" (1 Giov. 5:14); ma allora sarebbe annullata la Scrittura che dice: "Domandate e non ricevete perchè domandate male per spendere nei vostri piaceri" (Giac. 4:3)! Come potete vedere i discorsi di costoro vengono annullati dalla Scrittura in maniera inequivocabile.

Adesso voglio che prestiate attenzione alle seguenti parole dell’apostolo Paolo ai santi di Tessalonica, al fine di capire come essere poveri non è affatto nè uno scandalo e nè un disonore per la dottrina di Dio come invece fanno capire questi cianciatori.

Paolo ai Corinzi, parlando dei santi delle chiese della Macedonia (tra le quali vi era pure quella dei Tessalonicesi) disse: "Or, fratelli, vogliamo farvi sapere la grazia di Dio concessa alle chiese di Macedonia. In mezzo alle molte afflizioni con le quali esse sono provate, l’abbondanza della loro allegrezza e la loro profonda povertà hanno abbondato nelle ricchezze della loro liberalità. Poichè, io ne rendo testimonianza, secondo il potere loro, anzi al di là del potere loro, hanno dato volenterosi, chiedendoci con molte istanze la grazia di contribuire a questa sovvenzione destinata ai santi" (2 Cor. 8:1-4). I santi di Tessalonica quindi erano poveri, perchè Paolo parlò di profonda povertà in riferimento alle chiese della Macedonia. Ora, ma se questo fosse stato un disonore per loro o Dio avesse voluto che loro diventassero ricchi Paolo glielo avrebbe fatto sapere in qualche modo nelle epistole che scrisse loro, ma nelle due epistole ai Tessalonicesi non troviamo traccia di tutto ciò. Anzi, bisogna dire che i santi di Tessalonica, benchè profondamente poveri, erano un esempio sia ai credenti della Macedonia (che si trovavano nella povertà) che a quelli dell’Acaia, che erano nell’abbondanza come la chiesa di Corinto per esempio. Per questo Paolo e i suoi collaboratori rendevano grazie a Dio per i santi di Tessalonica: egli scrisse loro: "Noi siamo in obbligo di rendere sempre grazie a Dio per voi, fratelli, com’è ben giusto che facciamo, perchè cresce sommamente la vostra fede, e abbonda vie più l’amore di ciascuno di voi tutti per gli altri; in guisa che noi stessi ci gloriamo di voi nelle chiese di Dio, a motivo della vostra costanza e fede in tutte le vostre persecuzioni e nelle afflizioni che voi sostenete" (2 Tess. 1:3,4); come potete vedere quei fratelli benchè poveri materialmente erano ricchi in fede ed in buone opere, ed oltre a ciò si mantenevano saldi nella fede in mezzo alle loro afflizioni ed a motivo di ciò gli apostoli si gloriavano di loro.

Per Paolo e i suoi collaboratori i santi di Tessalonica si conducevano in modo degno di Dio e perciò piacevano a Dio infatti egli scrisse loro: "Del rimanente, fratelli, come avete imparato da noi il modo in cui vi dovete condurre e piacere a Dio (ed è così che già vi conducete), vi preghiamo e vi esortiamo nel Signore Gesù a vie più progredire" (1 Tess. 4:1). Ma quale disonore per la dottrina di Dio costituiva il fatto che quei credenti erano poveri?

E poi, lo ripeto, se la volontà di Dio in verso quei credenti poveri fosse stata quella che essi diventassero ricchi, Paolo glielo avrebbe fatto sapere, ma a proposito della volontà di Dio in verso loro non gli ha scritto nulla di tutto ciò.

Per questi cianciatori l’essere ricchi è il tema su cui vertono tutte le loro predicazioni; la ritengono una cosa così importante che assillano i credenti con questi discorsi; ma pensate che un apostolo come Paolo, a cui Dio diede la grazia di dare così tanti comandamenti ai santi di tutte le chiese dei Gentili, siano esse ricche materialmente che povere, avrebbe mai tralasciato di parlare di una cosa così importante? E poi, se la profonda povertà di quei credenti fosse stata un disonore per il Vangelo Paolo non avrebbe detto loro: "Qual’è infatti la nostra speranza, o la nostra allegrezza, o la corona di cui ci gloriamo? Non siete forse voi, nel cospetto del nostro Signore Gesù quand’egli verrà? Sì, certo, la nostra gloria e la nostra allegrezza siete voi" (1 Tess. 2:19,20). Sta di fatto che quei fratelli poveri di Tessalonica erano diventati un esempio per tanti e tanti credenti, quindi essi onoravano la dottrina di Dio; mentre dobbiamo dire che questi predicatori della prosperità assieme ai loro seguaci non sono affatto di esempio ai credenti ma solo di scandalo e d’inciampo, appunto perchè sono arroganti, presuntuosi e dati ai piaceri della vita.

Ma come fanno costoro a dire di essere discepoli del Maestro, quando parlano e vivono in una maniera nettamente contraria a quella in cui parlò e visse Gesù nei giorni della sua carne? Non si vergognano, non sanno cosa sia arrossire; in verità si gloriano di cose che tornano a loro vergogna.

Tutte le nostre vie dipendono da Dio

La Sapienza dice che non basta "essere intelligenti per avere delle ricchezze..poichè tutti dipendono dal tempo e dalle circostanze" (Ecc. 9:11), e questo è vero, infatti un credente può diventare ricco pur non volendo arricchire, ma questo avviene quando e se Dio lo permette nella sua vita.

È scritto: "Casa e ricchezze sono un’eredità dei padri" (Prov. 19:14), perciò può avvenire che un credente che non ha affatto l’animo alle cose della terra e che non vuole affatto arricchire, diventi tutto ad un tratto ricco in seguito ad una eredità lasciatagli dal padre o dai nonni; nella Scrittura abbiamo l’esempio di Isacco che ereditò tutto ciò che aveva posseduto Abramo suo padre, secondo che è scritto: "E Abrahamo dette tutto quello che possedeva a Isacco" (Gen. 25:5).

Vi è un altra maniera in cui un credente può diventare ricco senza volerlo diventare, e ciò avviene quando è Dio stesso a fare prosperare il lavoro di quel credente in una maniera prodigiosa, in una maniera soprannaturale, fermo restando l’integrità del credente. Di Isacco è scritto: "Isacco seminò in quel paese, e in quell’anno raccolse il centuplo; e l’Eterno lo benedisse. Quest’uomo divenne grande, andò crescendo sempre più, finchè diventò grande oltremisura. Fu padrone di greggi di pecore, di mandre di buoi e di numerosa servitù" (Gen. 26:12-14); come potete vedere, Isacco seminò e in quell’anno specifico raccolse il centuplo, ciò significa che Dio operò un prodigio in favore di Isacco perchè per raccogliere il centuplo occorre un intervento di Dio. Dio era con Isacco e questo lo riconobbero anche i Filistei che lo invidiavano infatti un giorno essi gli dissero: "Noi abbiamo chiaramente veduto che l’Eterno è teco" (Gen. 26:28).

Anche per Giacobbe è necessario dire che fu Dio ad operare in suo favore per arricchirlo. Quest’uomo quando se ne andò in Paddam - Aram passò il Giordano col suo bastone e quando tornò da quel paese tornò con numerosi greggi di pecore, con molte capre, con molte vacche e tori, con molti cammelli e molti asini. Vediamo come potè avvenire tutto ciò. Giacobbe, presso Labano, stette venti anni e nel corso di questi anni egli lavorò quattordici anni per le sue due figliuole Lea e Rachele che divennero sue mogli ed altri sei anni per le sue pecore; alla fine dei vent’anni egli ricevette da Dio l’ordine di tornare al paese dei suoi padri e al suo parentado e chiamate Lea e Rachele disse loro: "Io vedo che il volto di vostro padre non è più, verso di me, quello di prima; ma l’Iddio di mio padre è stato meco. E voi sapete che io ho servito il padre vostro con tutto il mio potere, mentre vostro padre m’ha ingannato, e ha mutato il mio salario dieci volte; ma Dio non gli ha permesso di farmi del male. Quand’egli diceva: I macchiati saranno il tuo salario, tutto il gregge figliava agnelli macchiati; e quando diceva: Gli striati saranno il tuo salario, tutto il gregge figliava agnelli striati. Così Iddio ha tolto il bestiame a vostro padre, e me l’ha dato. E una volta avvenne, al tempo che le pecore entravano in caldo, ch’io alzai gli occhi, e vidi, in sogno, che i maschi che montavano le femmine erano striati, macchiati o chiazzati. E l’Angelo di Dio mi disse nel sogno: Giacobbe! E io risposi: Eccomi! Ed egli: Alza ora gli occhi e guarda; tutti i maschi che montano le femmine, sono striati, macchiati o chiazzati; perchè ho veduto tutto quel che Labano ti fa.." (Gen. 31:5-12). Dio vide che Labano ingannava Giacobbe e gli tolse il bestiame e lo diede a Giacobbe; questo è quello che Dio operò a pro di Giacobbe. Ancora oggi Dio opera nella stessa maniera, e toglie i beni al peccatore e li dà a chi è gradito agli occhi suoi, e non v’è nessuno che possa impedirglielo. Le Scritture che confermano questo sono le seguenti:

Ÿ "La ricchezza del peccatore è riserbata al giusto" (Prov. 13:22)

Ÿ "Chi accresce i suoi beni con gl’interessi e l’usura, li aduna per colui che ha pietà dei poveri" (Prov. 28:8)

Ÿ "Iddio dà all’uomo che egli gradisce, sapienza, intelligenza e gioia; ma al peccatore dà la cura di raccogliere, d’accumulare, per lasciare poi tutto a colui ch’è gradito agli occhi di Dio" (Ecc. 2:26)

Anche Giobbe fu un uomo molto ricco ma nello stesso tempo integro e retto; vediamo come Giobbe entrò in possesso di tutti quei beni che possedette. La Scrittura dice: "C’era nel paese di Uz un uomo che si chiamava Giobbe. Quest’uomo era integro e retto; temeva Iddio e fuggiva il male. Gli erano nati sette figliuoli e tre figliuole; possedeva settemila pecore, tremila cammelli, cinquecento paia di bovi, cinquecento asine e una servitù molto numerosa. E quest’uomo era il più grande di tutti gli Orientali" (Giob. 1:1-3). Ora, spesso, quando si parla di Giobbe ci si ricorda delle sue ricchezze ma non della sua integrità, e questo è un errore perchè si dovrebbero ricordare ambedue le cose perchè esse sono strettamente collegate tra loro infatti all’origine delle sue ricchezze c’era il timore che lui aveva di Dio. Giobbe era un uomo retto che temeva Iddio e fuggiva il male; egli praticava la giustizia facendo parte dei suoi beni a chi era nel bisogno infatti faceva esultare il cuore della vedova, si prendeva cura dell’orfano, era l’occhio del cieco, il piede dello zoppo, il padre dei poveri, era un volenteroso albergatore di forestieri ed oltre a ciò aveva una condotta personale irreprensibile ed esemplare. Dio vide come si conduceva questo suo servitore e benedisse lui e l’opera delle sue mani e questo lo riconobbe persino Satana infatti disse a Dio di Giobbe: "Tu hai benedetto l’opera delle sue mani, e il suo bestiame ricopre tutto il paese" (Giob. 1:10).

Ma Giobbe non fu integro solamente quando fu nell’abbondanza e quando la benedizione di Dio riposava su lui e su tutto quello che possedeva, ma anche quando fu nella penuria perchè perse tutto quello che possedeva e quando fu colpito da Satana di un ulcera maligna dalla pianta dei piedi al sommo del capo. Egli si mantenne saldo nella sua integrità e non rinnegò Dio in mezzo alla povertà ed alle sue atroci sofferenze (egli disse: "L’Eterno ha dato, l’Eterno ha tolto; sia benedetto il nome dell’Eterno" [Giob. 1:21], ed a sua moglie che lo spinse ad abbandonare Dio rispose: "Tu parli da donna insensata! Abbiamo accettato il bene dalla mano di Dio, e rifiuteremmo d’accettare il male?" [Giob. 2:10]) come invece Satana pensava che avrebbe fatto (secondo che egli disse a Dio: "Tocca quanto egli possiede...toccagli le ossa e la carne e vedrai se non ti rinnega in faccia" [Giob. 1:11; 2:5]), dimostrando così di temere Dio non perchè Dio lo aveva benedetto ma perchè egli amava Dio. Dio provò Giobbe e vide che Giobbe, anche privo dei suoi numerosi beni e della sua salute, si mantenne saldo nella sua integrità e non rinnegò il suo nome e lo ristabilì nella condizione di prima secondo che è scritto: "L’Eterno lo ristabilì nella condizione di prima e gli rese il doppio di tutto quello che già gli era appartenuto...E l’Eterno benedì gli ultimi anni di Giobbe più dei primi; ed ei s’ebbe quattordicimila pecore, seimila cammelli, mille paia di bovi e mille asine" (Giob. 42:10,12). Anche in questo caso naturalmente, Dio operò una delle sue maraviglie per fare diventare Giobbe proprietario di tutti quei beni. È vera la Parola che dice: "Quel che fa ricchi è la benedizione dell’Eterno" (Prov. 10:22), infatti il Signore arricchisce materialmente, ma è altresì vera la parola che dice: "L’Eterno fa impoverire" (1 Sam. 2:7), perciò temiamo Dio, osserviamo i suoi comandamenti e per certo Dio non ci farà mancare nulla di ciò che abbiamo bisogno; la sua benedizione riposerà sulle nostre famiglie perchè Egli "ama i giusti" (Sal. 146:8) e benedice la loro dimora.

Veniamo ora alle ricchezze che possedette Salomone perchè esse gli furono date da Dio senza che Salomone gliele avesse domandate; anche questo è un esempio di come a motivo della benedizione di Dio, un uomo può diventare ricco in modo onesto.

La Scrittura dice: "A Gabaon, l’Eterno apparve di notte, in sogno, a Salomone. E Dio gli disse: Chiedi quello che vuoi ch’io ti dia...Salomone rispose: ‘...Dà dunque al tuo servo un cuore intelligente ond’egli possa amministrare la giustizia per il tuo popolo e discernere il bene dal male; poichè chi mai potrebbe amministrare la giustizia per questo tuo popolo che è così numeroso?’ Piacque al Signore che Salomone gli avesse fatta una tale richiesta. E Dio gli disse: ‘Giacchè tu hai domandato questo, e non hai chiesto per te lunga vita, nè ricchezze, nè la morte dei tuoi nemici, ma hai chiesto intelligenza per potere discernere ciò che è giusto, ecco, io faccio secondo la tua parola; e ti do un cuore savio e intelligente, in guisa che nessuno è stato simile a te per lo innanzi, e nessuno sorgerà simile a te in appresso. E oltre a questo io ti do quello che non mi hai domandato: ricchezze e gloria; talmente, che non vi sarà durante tutta la tua vita alcuno fra i re che possa esserti paragonato..." (1 Re 3:5,6,9-13). Salomone non era nè invidioso e neppure cupido di disonesto guadagno e quando Dio gli disse di chiedere quello che desiderava, egli chiese sapienza, e questa sua richiesta piacque a Dio che gliela diede; ma Dio gli diede anche quello che lui non gli aveva chiesto cioè ricchezze e gloria. Ora, è vero che Salomone fu molto ricco ma vi ricordo che Gesù disse: "Qui v’è più che Salomone" (Matt. 12:42), per significare che egli era superiore a Salomone anche se non poteva vantare sulla terra tanti beni materiali quanti ne potè vantare il re Salomone. Io ritengo che noi pure dobbiamo domandare a Dio sapienza per condurci in modo degno di Dio sulla terra perchè questa richiesta è secondo la volontà di Dio infatti è scritto: "Se alcuno di voi manca di sapienza la chiegga a Dio che dona a tutti liberalmente senza rinfacciare e gli sarà donata" (Giac. 1:5); ma noi dobbiamo pure guardarci dal domandare male a Dio (perchè mossi dall’invidia amara e dalla vanagloria) perchè in questo caso non riceveremmo e si adempirebbe la parola che dice: "Domandate e non ricevete, perchè domandate male per spendere nei vostri piaceri" (Giac. 4:3).

Anticamente visse un uomo, che benchè disse di essere più stupido di ogni altro e di non avere l’intelligenza d’un uomo, pure fece una richiesta savia a Dio, e questa sua richiesta è trascritta nel libro dei proverbi. Il nome di quest’uomo è Agur, figliuolo di Jakè, e la sua richiesta è la seguente: "Io t’ho chiesto due cose; non me le rifiutare, prima che io muoia: allontana da me vanità e parola mendace; non mi dare nè povertà nè ricchezze, cibami del pane che m’è necessario, ond’io, essendo sazio, non giunga a rinnegarti, e a dire: ‘Chi è l’Eterno?’ ovvero, diventato povero, non rubi, e profani il nome del mio Dio" (Prov. 30:7-9). Quello che avviene oggi invece è che ci sono degli uomini che si credono intelligenti che non solo sprezzano questa richiesta ma non ardirebbero neppure farla a Dio, perchè secondo loro non s’addice a dei figli di re; giudicate quello che dico.

Riassumendo: un credente può diventare pure ricco (e quindi non lo escludiamo), fermo restando la sua integrità, quando Dio lo permette e se Dio lo permette. Ma questo non ci spinge a dire ai credenti: ‘Dio vuole che voi arricchiate materialmente perchè questa è la sua volontà verso di voi, e se voi non siete ricchi non siete nella volontà di Dio’, o: ‘Se non siete ricchi materialmente è perchè avete poca fede in Dio o perchè non avete domandato a Dio di esserlo’. Il fatto è che questi predicatori con le loro ciance tendono a fare sentire un credente che è contento di quello che ha un miserabile che non ha fede in Dio e che non fa la volontà di Dio, ed il rischio che corre il credente udendo le loro parole è quello di cessare di essere contento delle cose che ha e di volere diventare ricco, il che significherebbe uscire dalla volontà di Dio.

A che cosa serve la nostra abbondanza

Vi sono diversi passi della Scrittura che attestano in diverse maniere che Dio benedice i giusti anche materialmente. Non possiamo dimostrare il contrario innanzi tutto perchè questo lo attesta la sacra Scrittura che non può essere annullata, e poi anche perchè noi stessi abbiamo sperimentato la veracità delle parole di Dio.

Gesù ha detto: "Date, e vi sarà dato: vi sarà versata in seno buona misura, pigiata, scossa, traboccante; perchè con la misura onde misurate, sarà rimisurato a voi" (Luca 6:38).

Ora, come potete vedere, quello di dare è un comandamento di Dio e noi sappiamo che "chi rispetta il comandamento sarà ricompensato" (Prov. 13:13), quindi anche chi dà viene ricompensato da Dio perchè ubbidisce all’ordine di Cristo Gesù.

Da ciò che insegna la Scrittura a noi ci verrà fatto come facciamo agli altri, secondo che è scritto: "Come hai fatto, così ti sarà fatto" (Abd. 15), e questo è vero anche per quel che concerne il dare infatti Gesù ha detto: "Date, e vi sarà dato" (Luca 6:38), quindi se noi provvediamo alle necessità dei santi, Dio provvederà alle nostre ("Chi annaffia, sarà egli pure annaffiato" [Prov. 11:25]); se noi diamo abbondantemente, per certo ci verrà dato abbondantemente ("Chi semina liberalmente mieterà altresì liberalmente" [2 Cor. 9:6] e: "C’è chi spande liberalmente e diventa più ricco" [Prov. 11:24]). Per farvi comprendere questo concetto vi ricordo alcune parole che Paolo rivolse ai Filippesi ed ai Corinzi.

Paolo, dopo avere detto ai Filippesi che aveva ricevuto l’offerta che essi gli avevano mandato tramite Epafrodito, disse loro: "E l’Iddio mio supplirà ad ogni vostro bisogno secondo le sue ricchezze e con gloria, in Cristo Gesù" (Fil. 4:19). Come potete vedere Paolo era certo che come i Filippesi si erano ricordati di lui facendo rinverdire le loro cure verso lui, così Dio si sarebbe ricordato pure di loro provvedendo abbondantemente a tutte le loro necessità. Dio è giusto e ci benedice materialmente nella misura che noi benediciamo materialmente gli altri.

Ai Corinzi, Paolo, dopo avere detto: "Dia ciascuno secondo che ha deliberato in cuore suo; non di mala voglia, nè per forza perchè Iddio ama un donatore allegro" (2 Cor. 9:7), dice: "E Dio è potente da fare abbondare su di voi ogni grazia...Or Colui che fornisce al seminatore la semenza, e il pane da mangiare, fornirà e moltiplicherà la semenza vostra..." (2 Cor. 9:8,10). Anche in questo caso il dare precede il ricevere da Dio il contraccambio, infatti prima Paolo ordinò ai santi di seminare e poi disse loro che Dio avrebbe moltiplicato la loro semenza. È chiaro che la mietitura sarà abbondante se la semina è stata abbondante, ma sarà scarsa se la semina sarà stata scarsa, appunto perchè noi verremo contraccambiati con la misura che abbiamo usato nel dare.

Questa legge del dare con la relativa benedizione materiale promessa da Dio su coloro che osservano questa legge, è contenuta pure nella legge di Mosè infatti a proposito del dare al fratello bisognoso è scritto: "Dagli liberalmente; e quando gli darai, non te ne dolga il cuore; perchè, a motivo di questo, l’Eterno, l’Iddio tuo, ti benedirà in ogni opera tua e in ogni cosa a cui porrai mano" (Deut. 15:10). Come potete vedere queste parole "a motivo di questo" stanno ad indicare che Dio ha promesso di benedirci materialmente, moltiplicando la nostra semenza, se noi ci guardiamo da ogni avarizia e diamo ai fratelli bisognosi con liberalità e con un cuore non dolente ma allegro.

Anche nel libro dei proverbi vi è una promessa di benedizione materiale rivolta a colui che ubbidisce all’ordine di fare parte agli altri dei suoi beni infatti Salomone dopo avere detto: "Onora l’Eterno con i tuoi beni e con le primizie d’ogni tua rendita" (Prov. 3:9), dice: "I tuoi granai saranno ripieni d’abbondanza e i tuoi tini traboccheranno di mosto" (Prov. 3:10); anche queste parole confermano che il Signore benedice anche materialmente coloro che lo onorano con i loro beni materiali.

Quando Dio moltiplica la nostra semenza e permette così che noi, membri della sua famiglia, siamo nell’abbondanza lo fa per uno scopo ben preciso; vediamo quale.

Paolo, dopo avere detto: "Dia ciascuno secondo che ha deliberato in cuore suo; non di mala voglia, nè per forza perchè Iddio ama un donatore allegro" (2 Cor. 9:7), dice: "E Dio è potente da fare abbondare su di voi ogni grazia, affinchè, avendo sempre in ogni cosa tutto quel che vi è necessario, abbondiate in ogni opera buona" (2 Cor. 9:8), ed anche: "Fornirà e moltiplicherà la semenza vostra.... Sarete così arricchiti in ogni cosa onde potere esercitare una larga liberalità.." (2 Cor. 9:10,11). Ecco perchè il Signore fa abbondare su di noi ogni grazia e moltiplica la nostra semenza, affinchè, avendo sempre le cose necessarie, noi abbondiamo in ogni opera buona e suppliamo alle necessità dei bisognosi fra i santi, infatti Paolo scrisse ai santi di Corinto: "Nelle attuali circostanze, la vostra abbondanza serve a supplire al loro bisogno" (2 Cor. 8:14). Ora, quali sono le vostre attuali circostanze? Sono circostanze favorevoli dal punto di vista economico? Bene, se è così, questa vostra abbondanza serve a voi per i vostri bisogni ma serve pure a supplire ai bisogni dei poveri fra i santi ed "i poveri li avete sempre con voi; e quando vogliate, potete fare loro del bene" (Mar. 14:7), disse Gesù. Questo lo si deve fare per principio di uguaglianza secondo che è scritto: "Questo non si fa per recar sollievo ad altri ed aggravio a voi, ma per principio d’uguaglianza...affinchè ci sia uguaglianza, secondo che è scritto: Chi aveva raccolto molto non n’ebbe di soverchio, e chi aveva raccolto poco non n’ebbe mancanza" (2 Cor. 8:13-15). Tra il popolo di Dio vi è stato sempre chi ha raccolto molto e chi ha raccolto poco e questo anche oggi si può vedere in mezzo alla fratellanza sparsa per il mondo. Se chi ha raccolto molto si preoccupa di supplire al bisogno di chi ha raccolto poco a quest’ultimo non verrà a mancare nulla, e chi ha raccolto molto non ne avrà di soverchio.

Fratelli, in questa nazione v’è ancora molta abbondanza per la grazia di Dio, noi non sappiamo fino a quando questa durerà, ma sappiamo che ci dobbiamo ricordare dei poveri facendo loro parte dei nostri beni materiali perchè questo è buono ed accettevole nel cospetto di Dio secondo che è scritto: "È di tali sacrifici che Dio si compiace" (Ebr. 13:16). Lungi da noi il pensiero che la nostra abbondanza serve a supplire soltanto ai nostri bisogni o che Dio ci somministra copiosamente ogni cosa affinchè ne godiamo esclusivamente noi; vegliamo e non facciamo come Israele che dopo essere stato tratto in salvo fuori dal paese d’Egitto con mano potente, e dopo avere sperimentato la bontà di Dio e la sua fedeltà nel deserto per quaranta anni, dopo che fu entrato nella terra promessa dimenticò Dio e si gettò dietro le spalle la legge di Dio andando a servire gli idoli delle nazioni. Lo dimenticò dopo che ebbe mangiato a sazietà, dopo che ebbe costruito ed abitato delle belle case, dopo che vide il suo grosso ed il suo minuto bestiame moltiplicare, dopo che vide abbondare ogni suo bene. Israele non imparò a servire Dio con gioia e di buon cuore in mezzo all’abbondanza e per questo Iddio diede il suo popolo nelle mani dei suoi nemici, in mano di predoni che lo ridussero in gran miseria; essi si attirarono l’ira di Dio perchè si sviarono dal suo patto in mezzo all’abbondanza che Dio concesse loro.

Ma non diventiamo neppure come gli abitanti di Sodoma e delle città circonvicine che "vivevano nell’orgoglio, nell’abbondanza del pane, e nell’ozio indolente; ma non sostenevano la mano dell’afflitto e del povero" (Ez. 16:49). Voi dovete sapere che l’intera pianura del Giordano dove appunto Sodoma e le altre città erano situate, "prima che l’Eterno avesse distrutto Sodoma e Gomorra", "era tutta quanta irrigata fino a Tsoar, come il giardino dell’Eterno, come il paese d’Egitto" (Gen. 13:10), quindi quella pianura era fertile e produceva a piene mani; ma gli abitanti di quelle città, pur disponendo di molti beni, rifiutarono di porgere le loro mani ai bisognosi perchè orgogliosi ed altezzosi, e Dio li punì a motivo del loro orgoglio oltre che per tutte le altre abominazioni che essi commettevano nel suo cospetto. La sapienza dice: "Chi è altero d’animo è in abominio all’Eterno; certo è che non rimarrà impunito" (Prov. 16:5), e difatti quelle città altezzose non rimasero impunite.

In questa nazione la grande abbondanza che tutt’ora esiste potrebbe venire a mancare in poco tempo e questo perchè Dio, nel corso del tempo, muta le circostanze; esse non rimangono per sempre le stesse, e questo lo impariamo da quello che è avvenuto in Italia e in Europa nei secoli addietro; anni di abbondanza sono stati interrotti da guerre, carestie, pestilenze e ad essi sono seguiti anni di grande miseria. Ricordatevi che migliaia di anni fa in Egitto, durante la vita di Giuseppe figlio di Giacobbe, per la volontà di Dio vennero prima sette anni di grande abbondanza e poi sette anni di grave carestia. Dio muta i tempi e lo fa secondo la sua volontà; oggi questa nazione è, per la grazia di Dio, tra le nazioni più industrializzate e più ricche, ma da qui a breve tempo potrebbe pure essere elencata tra quelle più povere. Non illudiamoci; oggi sono i fratelli poveri in Africa, in Sud America e in Asia a ricevere le nostre offerte, i nostri vestiti ed i nostri generi alimentari, ma da qui a poco potrebbe pure verificarsi il contrario e questo in seguito ad un radicale e profondo mutamento delle circostanze, ed allora la loro abbondanza servirebbe a supplire ai nostri bisogni. Qualcuno dirà: ‘Non può accadere quello che tu dici!’ Ascolta: sappi che le nuvole che vedi vagare nei loro giri nel cielo sopra la tua testa e che riversano per la misericordia di Dio e per ordine di Dio le loro acque sulla terra, potresti smettere di vederle per molto tempo ed allora le acque del fiume o del lago sulle cui rive ti rechi a passeggiare si seccherebbero all’improvviso e vedresti quello che non avevi mai visto e che non avevi neppure immaginato potesse accadere in questa nazione. È scritto: "Ecco egli trattiene le acque, e tutto inaridisce" (Giob. 12:15); questo lo fa il nostro Dio che governa l’universo e che spesso, secondo quello che insegna la Scrittura, ha punito le nazioni sulla terra comandando alle nuvole di non spargere acqua su di esse.

Hai mai riflettuto ai terremoti? sai perchè trema la terra? La terra trema per l’ira di Dio. E perchè Dio la fa tremare? Forse perchè non è buono? o forse perchè non è giusto? Così non è, anzi è proprio perchè Egli ama la giustizia che fa tremare la terra e la fa screpolare sotto i piedi dei mortali. Ma che pensate? Che Dio abbia gli occhi chiusi? Egli vede l’ingiustizia e la malvagità degli uomini e lui questo spettacolo di perversità orrende che si compiono anche in questa nazione non lo tollera e non lo approva ma lo aborrisce e ne punisce gli autori, anche facendo tremare la terra. E quando essa trema, tremano i più forti, i più abili perdono la loro abilità, i più coraggiosi sono presi da paura, il corno degli orgogliosi è spezzato, i campioni della superbia vengono piegati e si curvano sotto il furore dell’ira di Dio, ma nello stesso tempo Dio viene esaltato e santificato per la sua giustizia. Città intere nel passato sono state rase al suolo da Dio mediante terremoti, la popolazione decimata, la loro forza e la loro prosperità ridotte al nulla. Dunque? Dunque temiamo Dio e facciamo quello che dobbiamo fare e che è in nostro potere di fare in verso i poveri fra i santi secondo che ne abbiamo l’opportunità. Ricordatevi che a quel ricco che aveva programmato cosa fare con i suoi abbondanti raccolti, Dio non gli permise neppure di demolire i suoi granai e di fabbricarne dei più grandi perchè gli disse: "Stolto, questa stessa notte l’anima tua ti sarà ridomandata; e quel che hai preparato, di chi sarà?" (Luca 12:20)

Fratelli, considerate la brevità della nostra vita (Mosè disse che "noi ce ne voliamo via" [Sal. 90:10]) e considerate pure che durante questo breve lasso di tempo che Dio ci concede di vivere sulla terra, Dio ci comanda di provvedere alle necessità dei santi; ma non solo, Egli ci fornisce pure i mezzi per farlo e nella sua grande misericordia pure le opportunità.

Vediamo ciò che una sovvenzione destinata ai poveri fra i santi fa.

Paolo ha scritto: "Supplisce ai bisogni dei santi ma più ancora produce abbondanza di ringraziamenti a Dio; in quanto che la prova pratica fornita da questa sovvenzione li porta a glorificare Iddio per l’ubbidienza con cui professate il Vangelo di Cristo, e per la liberalità con cui partecipate ai bisogni loro e di tutti. E con le loro preghiere a pro vostro essi mostrano d’essere mossi da vivo affetto per voi a motivo della sovrabbondante grazia di Dio che è sopra voi" (2 Cor. 9:12-14). Fratelli, quando i poveri fra i santi ricevono le nostre offerte si sentono sollevati perchè i loro cuori vengono ricreati per mezzo dell’amore che dimostriamo loro, ma oltre a ciò essi rendono molti ringraziamenti a Dio a cagione della nostra ubbidienza all’Evangelo e, mossi da vivo affetto per noi, essi pregano Dio in nostro favore. Come potete vedere sono molti i benefici che scaturiscono dal compimento di questa opera di carità.

Dio è Colui che fornisce al seminatore la semenza e il pane da mangiare, e mentre il pane lo dobbiamo mangiare la semenza la dobbiamo seminare. Perciò continuiamo a seminare giustizia; ma non badiamo al vento perchè è scritto che "chi bada al vento non seminerà" (Ecc. 11:4), e quando arriverà la mietitura ci rallegreremo e canteremo dalla gioia al nostro Dio perchè si adempirà la parola che dice: "Quelli che seminano con lagrime, mieteranno con canti di gioia" (Sal. 126:5). Diletti, siate pronti a compiere ogni opera buona, ma assieme alla prontezza d’animo conservate la contentezza delle cose che avete; non vi lasciate sedurre da quei vani ragionamenti che alcuni tengono per farvi venire la voglia di arricchire e di insuperbire.

A quelli che sono ricchi in questo mondo

A voi che siete stati chiamati da Dio in mezzo alle vostre ricchezze: non siate d’animo altero, cioè non abbiate l’animo alle cose alte ma lasciatevi attirare pure voi dalle cose umili e gloriatevi della vostra umiliazione perchè pure voi passerete come il fiore dell’erba. Voi non dovete pensare di essere più importanti dei poveri che ci sono nel vostro mezzo, perchè questo è un pensiero vano e nocivo che è in abominio a Dio. Dinnanzi a Dio, voi siete uguali ai poveri, Egli non vi considera più dei poveri perchè pure voi siete opera delle sue mani. Chi ha fatto voi ha fatto pure i poveri: chi illumina voi illumina pure i poveri. E poi, non gloriatevi delle vostre ricchezze ma gloriatevi di conoscere il solo vero Dio e il suo Figliuolo Cristo Gesù; le ricchezze non durano sempre, ma la conoscenza di Dio dura in eterno; gloriatevi della eredità incorruttibile ed immarcescibile che è conservata pure per voi nei cieli e non delle vostre ricchezze che prima o poi marciranno e si dilegueranno come il fumo.

Non riponete la vostra speranza nelle ricchezze per non essere ingannati da esse; le vostre ricchezze oggi le avete, domani potreste trovarvi senza di esse a motivo di un evento funesto, quindi non fissate il vostro sguardo su ciò che può scomparire con tanta facilità, ma fissate il vostro sguardo sulle cose che non si vedono e riponete la vostra fiducia in Dio. Lui è la Rocca dei secoli e non scomparirà mai; di lui vi potete fidare perchè Egli non inganna nessuno di quelli che confidano in lui. Ricordatevi che le ricchezze non vi possono tirare fuori dalle distrette mentre Dio sì; per questo non dovete mettere la vostra fiducia in esse secondo che è scritto: "Se le ricchezze abbondano non vi mettete il cuore" (Sal. 62:10); "chi confida nelle sue ricchezze cadrà" (Prov. 11:28), ma chi confida in Dio rimane in piedi in mezzo alla tentazione; anche questo deve farvi riflettere sull’inutilità di confidare nelle ricchezze.

Fate il bene, siate ricchi in buone opere, pronti a dare, a fare parte dei vostri beni a coloro che sono nel bisogno, in maniera da farvi un tesoro solido lassù nel cielo dove i ladri non sconficcano e nè rubano e dove la ruggine e la tignola non consumano. Non siate come Nabal, che era un uomo molto ricco ma nello stesso tempo stolto. Egli è l’esempio del ricco che non è pronto a dare a chi è nel bisogno infatti la Scrittura dice che quando Davide gli mandò dei messi per farsi dare qualcosa egli rispose loro con durezza e non volle dare loro nulla. Ma Dio non mancò di retribuirlo per questa sua condotta empia infatti è scritto che "circa dieci giorni dopo, l’Eterno colpì Nabal, ed egli morì" (1 Sam. 25:38).

Siate come Barzillai, il Galaadita, che era molto facoltoso e che benchè fosse molto vecchio, quando Davide fuggì assieme ai suoi uomini per paura di Absalom, fornì i viveri al re ed alla gente che era con lui mentre questi si trovava a Mahanaim.

Imitate Giobbe che era un uomo molto ricco che faceva parte dei suoi beni ai bisognosi tanto che poteva dire queste parole in mezzo alla prova a sostegno della sua integrità: "La giustizia era il mio vestimento ed io il suo" (Giob. 29:14).

Molti sono ricchi, ma non in vista di Dio

Vediamo ora chi è colui che pur essendo ricco in questo mondo non è ricco in vista di Dio.

Gesù disse: "Badate e guardatevi da ogni avarizia; perchè non è dall’abbondanza dei beni che uno possiede, ch’egli ha la sua vita. E disse loro questa parabola: La campagna di un certo uomo ricco fruttò copiosamente; ed egli ragionava così fra sè medesimo: Che farò, poichè non ho dove riporre i miei raccolti? E disse: Questo farò; demolirò i miei granai e ne fabbricherò dei più vasti, e vi raccoglierò tutto il mio grano e i miei beni, e dirò all’anima mia: Anima, tu hai molti beni riposti per molti anni; riposati, mangia, bevi, godi. Ma Dio gli disse: Stolto, questa notte stessa l’anima tua ti sarà ridomandata; e quel che hai preparato, di chi sarà? Così è di chi tesoreggia per sè, e non è ricco in vista di Dio" (Luca 12:15-21).

Come potete vedere, questo uomo ricco quando vide che la sua campagna aveva fruttato abbondantemente pensò subito a mettere da parte i suoi raccolti ed i suoi beni, per poterseli godere nel corso degli anni a venire (egli pensava di vivere ancora molti anni sulla terra); egli non si preoccupò dei poveri, non si ricordò affatto di loro perchè voleva tenersi tutto per sè.

Era ricco ma privo di sapienza e di timore di Dio infatti Dio lo chiamò ‘stolto’ perchè pensava a tesoreggiare per sè medesimo. Ora, Gesù ha detto che chi tesoreggia per sè non è ricco in vista di Dio; certo è ricco in vista del mondo, ma non in vista di Dio. Quindi, chi è ricco in questo mondo perchè è stato chiamato da Dio in mezzo alle sue ricchezze, e pensa a tesoreggiare per sè, agli occhi di Dio è uno stolto perchè rigetta la sapienza che dice: "Getta il tuo pane sulle acque, perchè dopo molto tempo tu lo ritroverai. Fanne parte a sette, ed anche a otto, perchè tu non sai che male può avvenire sulla terra" (Ecc. 11:1,2), e la parola che dice: "Non vi fate tesori in terra...ma fatevi tesori in cielo" (Matt. 6:19,20), e di conseguenza è anche povero perchè non possiede tesori in cielo.

Ecco la testimonianza che Gesù rese dell’angelo della chiesa di Laodicea: "Io conosco le tue opere; tu non sei nè freddo nè fervente. Oh fossi tu pure freddo o fervente! Così, perchè sei tiepido, e non sei nè freddo nè fervente, io ti vomiterò dalla mia bocca. Poichè tu dici: Io sono ricco e mi sono arricchito, e non ho bisogno di nulla, e non sai che tu sei infelice fra tutti, e miserabile e povero e cieco e nudo" (Ap. 3:15-17); ora, noi non sappiamo quale fosse la testimonianza che la gente del mondo rendeva di costui, ma certamente non era uguale a quella che rese Gesù di lui, e questo perchè la gente giudica dall’apparenza perchè guarda all’apparenza mentre il fedel Testimone che è nel cielo non giudica secondo l’apparenza perchè egli conosce i segreti del cuore e le opere di tutti i mortali. Gesù conosceva le opere dell’angelo della chiesa di Laodicea, e gli disse che, benchè lui dicesse di essere ricco e di non avere bisogno di nulla, pure era infelice, miserabile, povero, cieco e nudo. Certo che il Signore non lusingò affatto costui ma lo riprese severamente; costui dopo avere creduto aveva dimenticato il purgamento dei suoi vecchi peccati; si era voluto arricchire materialmente e ci era riuscito ma trascurando la grande salvezza che aveva ricevuto, infatti egli non si era preoccupato di aggiungere alla sua fede nè la virtù nè la conoscenza nè la continenza nè la pazienza nè la pietà nè l’amore fraterno e nè la carità. Il Signore vide questo e gli fece pervenire una lettera di riprensione, nella quale lo ammonì e lo esortò a ravvedersi. Che dire? Non viviamo forse in un tempo in cui noi siamo testimoni di quello di cui fu testimone il Signore a Laodicea? Oggi, sotto la spinta di questi predicatori della prosperità molti in seno alla fratellanza, tra cui molti pastori e non solo molte pecore, sono diventati come l’angelo della chiesa di Laodicea. Sono soddisfatti di sè stessi, si gloriano delle loro ricchezze materiali accumulate con la frode e ne bramano sempre di più; hanno abbandonato la fonte della loro grazia e si sono messi ad onorare le vanità bugiarde; hanno le forme della pietà ma ne hanno rinnegata la potenza; agli occhi dei più sono rispettati per la loro grande massa di beni, ma sono poveri perchè vivono nell’ozio e non vogliono sostenere la mano dell’afflitto e del povero. Loro desiderano accumulare tesori sulla terra e non in cielo, dimostrando così di non avere nessun desiderio di partire ed andare ad abitare col Signore, ed oltre a ciò sono angosciati al solo pensiero di dovere lasciare tutto quando moriranno. Coloro che si fanno dei tesori in cielo invece dimostrano di credere che c’è un cielo dove, dopo morti, si va ad abitare col Signore e dove si va a raccogliere quello che si è seminato sulla terra.

Spieghiamo alcuni passi della Scrittura presi per sostenere il messaggio della prosperità economica

Era inevitabile che quelli che hanno cominciato a predicare questo tipo di messaggio prendessero dei passi della Scrittura per sostenere la loro dottrina. Vediamo ora di spiegare alcuni di questi passi.

Ÿ Gesù ha detto: "E chiunque avrà lasciato case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o figliuoli, o campi per amore del mio nome, ne riceverà cento volte tanti, ed erederà la vita eterna" (Matt. 19:29); "Io vi dico in verità che non v’è alcuno che abbia lasciato casa, o moglie, o fratelli, o genitori, o figliuoli per amore del regno di Dio, il quale non ne riceva molte volte tanto in questo tempo, e nel secolo avvenire la vita eterna" (Luca 18:29,30).

Siccome che in queste parole c’è la promessa di ricevere sulla terra case e campi in gran numero coloro che predicano il Vangelo della prosperità affermano che questo dimostra che chi lascia la casa e i campi per amore del Regno di Dio deve per forza di cose diventare un uomo ricco con molte case e molti campi. Certo, a prima vista parrebbe che il Signore ha promesso a coloro che lasciano case e campi per amore del suo nome di farli diventare dei grossi possidenti con molte case e molti campi, ma esaminando accuratamente questa promessa ci si rende conto che non è questo il suo vero significato. Perchè? Perchè costoro dimenticano volontariamente che in queste parole del Signore sono promesse pure molte mogli a chi lascia la propria moglie, molti figli a chi lascia i suoi figli, molti padri a chi lascia suo padre, molte madri a chi lascia sua madre, molti fratelli a chi lascia i suoi fratelli, e molte sorelle a chi lascia le sue sorelle per amore del suo nome; quindi, come non si può intendere che chi lascia la propria moglie per andare in un paese lontano a predicare il Vangelo diventerà marito di cento mogli con altrettanti cento figli nati dal suo matrimonio con loro, perchè questo equivarrebbe a dire che il Signore è a favore dell’adulterio, così non si può dire che chi lascia casa sua per amore di Cristo diventerà sulla terra proprietario di cento case.

Le parole di Gesù significano che a chi lascia la sua casa o il suo campo per amore del Signore avverrà questo, e cioè che troverà tanti credenti che metteranno a sua disposizione le loro case ed i loro campi. Se queste parole di Gesù volessero dire ciò che dicono costoro queste parole incoraggerebbero a farsi tesori sulla terra e non in cielo, mentre il Signore ha ordinato di non farsi tesori sulla terra.

E come si potrebbe dire che quello è il senso di quelle parole del Signore quando Gesù poco prima aveva detto al giovane ricco: "Và, vendi tutto ciò che hai e dallo ai poveri, e tu avrai un tesoro nel cielo" (Mar. 10:21)? Il Signore non gli disse: ‘Và, vendi le tue case ed i tuoi campi e fanne elemosine e dopo su questa terra ne riceverai cento volte tanti’, perchè se quel giovane avesse sentito delle parole simili non se ne sarebbe andato grandemente rattristato perchè egli avrebbe avuto la certezza di recuperarli sulla terra e di diventare ancora più ricco. Ma il fatto è che Gesù gli disse di vendere i suoi beni per farsi un tesoro nel cielo, e queste parole non piacquero al giovane ricco perchè egli sapeva che sarebbe diventato povero e che quei beni non li avrebbe recuperati più sulla terra.

A tale proposito mi preme dire che noi non dobbiamo fare elemosine pensando che così facendo diventeremo più ricchi sulla terra o perchè vogliamo che il Signore sulla terra ci dia la stessa quantità di denaro che diamo ai poveri assieme a dell’altro denaro. Non è questo un giusto sentimento, perchè noi dobbiamo dare per amore in verso il nostro prossimo e perchè mossi a pietà in verso lui. E poi chi ha detto che la ricompensa la si deve per forza di cose ottenere sulla terra, quando vi sono dei fratelli che hanno dato e poco dopo sono morti senza potere ottenere il contraccambio sulla terra? Gesù ha spiegato che vendendo i propri beni e facendone elemosine ci si fa dei tesori in cielo e non che ci si fa dei nuovi tesori in terra.

Gesù, in un occasione ebbe a dire queste parole: "Quando fai un desinare o una cena, non chiamare i tuoi amici, nè i tuoi fratelli, nè i tuoi parenti, nè i vicini ricchi; che talora anch’essi non t’invitino, e ti sia reso il contraccambio; ma quando fai un convito, chiama i poveri, gli storpi, gli zoppi, i ciechi; e sarai beato, perchè non hanno modo di rendertene il contraccambio; ma il contraccambio ti sarà reso alla risurrezione dei giusti" (Luca 14:12-14). Come potete vedere Gesù ha detto di non invitare al convito i propri amici, nè i vicini ricchi e neppure i propri fratelli e i propri parenti; perchè? Per evitare che anch’essi ci invitino e ci sia dato il contraccambio sulla terra. Chi bisogna invitare allora al convito? I ciechi, gli storpi, gli zoppi, i poveri, cioè tutte quelle persone che non hanno la possibilità di contraccambiarci sulla terra, avendo la fiducia che il contraccambio ci sarà reso alla risurrezione dei giusti.

La sapienza di Dio dice: "Chi ha pietà del povero presta all’Eterno, che gli contraccambierà l’opera buona" (Prov. 19:17), ma secondo l’insegnamento di Gesù nel caso del convito fatto per i poveri (un opera pietosa a pro dei poveri) il contraccambio non ci verrà dato durante la nostra vita terrena ma ci verrà dato alla risurrezione dei giusti.

E poi fratelli non dimenticatevi che il Signore ha promesso sulla terra anche delle persecuzioni a coloro che lasciano case, campi, fratelli e sorelle, moglie, genitori e figliuoli per amore del suo nome, infatti in Marco è scritto: "Insieme a persecuzioni" (Mar. 10:30). Naturalmente è superfluo dire che questi cianciatori si guardano bene dal pronunziare per intero le parole del Signore menzionando anche le persecuzioni perchè le persecuzioni vanno contro i loro gusti (Paolo vi prendeva piacere ma costoro no) dato che loro vogliono vivere e fare vivere le persone ‘con successo’.

Ÿ Paolo ha detto ai santi di Filippi: "Io so essere abbassato e so anche abbondare; in tutto e per tutto sono stato ammaestrato ad essere saziato e ad avere fame; ad essere nell’abbondanza e ad essere nella penuria. Io posso ogni cosa in Colui che mi fortifica" (Fil. 4:12,13).

Naturalmente, siccome che quelli che predicano questo particolare messaggio devono fare leva su qualche parola dell’apostolo Paolo per fare apparire la loro dottrina vera, essi hanno preso queste affermazioni di Paolo, per dire che anche Paolo visse nell’abbondanza come un figlio di re. Sarà bene che state attenti alle peculiari interpretazioni che queste volpi danno alle parole dell’apostolo Paolo per non cadere nella rete. Certo, Paolo fu pure nell’abbondanza in alcune circostanze, questo lo ha detto lui stesso; ma questo non significa nè che faceva il tipo di vita scandaloso di questi predicatori, e neppure che predicava le loro stesse ciance. Sappiate che Paolo quando disse che fu nell’abbondanza, non intendeva dire che egli aveva l’animo alle cose alte e neppure che era ricco. E poi costoro dimenticano che Paolo aveva imparato ad essere contento nello stato in cui si trovava, sia esso di abbondanza che di penuria; ciò significa che lui in mezzo alla penuria era contento nella stessa maniera in cui lo era quando era nell’abbondanza. E questo è quello che costoro non sembra proprio abbiano imparato o vogliono imparare perchè parlano in una maniera che fanno capire che loro non sono mai contenti delle cose che hanno, che essere poveri sia un disonore per i cristiani, e che la loro felicità dipenda dall’abbondanza dei beni terreni.

Fratelli, lo ripeto: Queste parole di Paolo ai Filippesi non significano che lui viveva come un principe perchè lui stesso disse ai Corinzi di sè e dei suoi collaboratori: "Poveri eppure arricchenti molti; non aventi nulla eppure possedenti ogni cosa" (2 Cor. 6:10). Voglio che riflettiate su questo particolare per intendere in quali circostanze avverse Paolo fu nell’abbondanza quando scrisse queste parole. Paolo nella stessa epistola ai santi di Filippi quando fece sapere di avere ricevuto la loro offerta scrisse: "Or io ho ricevuto ogni cosa, e abbondo" (Fil. 4:18), ma tenete presente che lui questa abbondanza, in questo caso, la sperimentò nella prigione dove era incatenato a motivo del Vangelo e da dove scrisse loro. Sì, fu nell’abbondanza ma certamente non visse come un principe della terra in quella prigione!

Ÿ "E Dio è potente da fare abbondare su voi ogni grazia, affinchè, avendo sempre in ogni cosa tutto quel che v’è necessario, abbondiate in ogni opera buona" (2 Cor. 9:8,9). Anche qui siccome appare il verbo abbondare, questi predicatori hanno ritenuto di fare leva su di esso. Ritengo superfluo dire che queste parole non significano che Dio ha promesso di farci diventare ricchi e di farci vivere come dei re sulla terra. Queste parole sono rivolte a coloro che seminano con un cuore allegro; perchè ad essi Dio promette di fornire e di moltiplicare la loro semenza per metterli in grado di esercitare una larga liberalità.

Ÿ "A quelli che sono ricchi in questo mondo ordina che non siano d’animo altero che non ripongano la loro speranza nell’incertezza delle ricchezze ma in Dio che ci somministra copiosamente ogni cosa perchè ne godiamo" (1 Tim. 6:17).

Dio ci provvede abbondantemente ogni cosa perchè noi ne godiamo significa che Dio ci fa del bene e ci da piogge e stagioni fruttifere e del cibo in abbondanza, ma non significa che Dio vuole che noi diventiamo ricchi o che abbiamo il diritto di comprarci delle cose lussuose con il denaro che Dio ci provvede o che abbiamo il diritto di darci ai piaceri della vita.

Ÿ "Diletto, io faccio voti che tu prosperi in ogni cosa e stii sano, come prospera l’anima tua" (3 Giov. 2).

Questi predicatori si appoggiano su questo passo di questa epistola; è il passo che piace loro più di tutti e di cui parlano di più dell’intera terza epistola di Giovanni. Non parlano mai di Diotrefe e della sua empia condotta, o dell’amore che il diletto Gaio mostrava in verso i fratelli forestieri, ma queste parole le citano spesso e volentieri. Ora, secondo l’interpretazione di costoro ciò significa che Dio vuole che noi diventiamo ricchi e viviamo come dei ricchi in qualsiasi parte del mondo ci troviamo ed in qualsiasi tempo viviamo; ma le parole "io faccio voti che tu prosperi in ogni cosa", significano che l’anziano desiderava che nulla mancasse a Gaio e che Dio gli somministrasse copiosamente ogni cosa di cui lui aveva bisogno secondo le sue ricchezze e con gloria, affinchè fosse in grado di abbondare vie più in ogni opera buona.

Voglio che notiate che in questa stessa epistola l’anziano ha detto a Gaio anche queste parole: "Diletto, non imitare il male, ma il bene" (3 Giov. 11); vi dico questo affinchè intendiate come l’anziano voleva sì che Gaio prosperasse in ogni cosa (quindi anche economicamente) ma anche che egli non imitasse il male ma il bene. Ciò significa che Gaio, mentre prosperava in ogni cosa doveva continuare ad attenersi al bene (a fare opere buone) e ad aborrire il male cioè la superbia della vita, la concupiscenza della carne e quella degli occhi. Quello che io ho visto invece è che questi vogliono che Dio li faccia prosperare economicamente ma non vogliono imitare affatto il bene ma il male, infatti ad essi piace vestire molto elegantemente, vivere nelle delizie ed andare a divertirsi, essendo intemperanti e dissoluti.

Ÿ Dio nella legge ha detto: "Ora, se tu ubbidisci diligentemente alla voce dell’Eterno, del tuo Dio, avendo cura di mettere in pratica tutti i suoi comandamenti che oggi ti do, avverrà che l’Eterno, il tuo Dio, ti renderà eccelso sopra tutte le nazioni della terra; e tutte queste benedizioni verranno su te e si compiranno per te, se darai ascolto alla voce dell’Eterno, dell’Iddio tuo: Sarai benedetto nelle città e sarai benedetto nella campagna. Benedetto sarà il frutto delle tue viscere, il frutto del tuo suolo e il frutto del tuo bestiame; benedetti i parti delle tue vacche e delle tue pecore. Benedetti saranno il tuo paniere e la tua madia...L’Eterno ordinerà alla benedizione d’essere teco nei tuoi granai e in tutto ciò a cui metterai mano...L’Eterno, il tuo Dio, ti colmerà di beni, moltiplicando il frutto delle tue viscere, il frutto del tuo bestiame, e il frutto del tuo suolo, nel paese che l’Eterno giurò ai tuoi padri di darti... tu presterai a molte nazioni e non prenderai nulla in prestito" (Deut. 28:1-5,8,11,12).

Ora, Dio aveva promesso di benedire materialmente il suo popolo a condizione che esso avrebbe ubbidito ai suoi comandamenti, quindi gli Israeliti avrebbero ricevuto benedizione da Dio se avessero temuto Dio ed osservato tutti i suoi comandamenti. Vorrei che notaste bene che nelle parole di Dio vi è quest’espressione: "Se ubbidisci diligentemente alla voce dell’Eterno, del tuo Dio, avendo cura di mettere in pratica tutti i suoi comandamenti che oggi ti do" (Deut. 28:1); dico questo perchè questo "tutti" significa che gli Israeliti per essere benedetti da Dio non dovevano solo non farsi degli idoli per prostrarsi davanti a essi, non dovevano solo procacciare la giustizia e la misericordia e la fede in Dio ma dovevano anche osservare i sabati, i noviluni, le feste al tempo stabilito da Dio, le leggi sugli animali impuri, la legge sulla circoncisione, la legge sulla decima, la legge che proibiva loro di maritarsi o ammogliarsi con persone di altre nazioni, le leggi sugli olocausti, sui sacrifici di azioni di grazie, sui sacrifici del peccato. Come potete vedere nella condizione posta da Dio al suo popolo vi era quella di osservare tutti i precetti della legge.

Questi predicatori prendono queste parole dell’antico patto per sostenere che Dio ha promesso a noi credenti di farci prosperare economicamente. Noi, essendo che non possiamo nulla contro la verità non ci permettiamo di annullare in alcuna maniera queste parole della legge, però vogliamo ricordarvi le seguenti cose:

Ø Queste promesse fanno parte dell’antico patto e non del nuovo. Il nuovo patto è migliore ed è "fondato su migliori promesse" (Ebr. 8:6), quindi cominciamo col dire che le benedizioni promesse ai credenti sotto il nuovo patto sono più eccellenti di quelle dell’antico patto. Basta considerare questa promessa del Signore Gesù: "In verità, in verità vi dico che se uno osserva la mia parola, non vedrà mai la morte [la morte seconda]" (Giov. 8:51); e queste parole di Dio: "Non mi ricorderò più dei loro peccati" (Ebr. 8:12; Ger. 31:34), per comprendere la superiorità del secondo patto sul primo patto.

Ø Dio "ci ha benedetti d’ogni benedizione spirituale nei luoghi celesti in Cristo" (Ef. 1:3), avendoci adottati come suoi figliuoli per comparire davanti a lui santi ed irreprensibili. Noi f