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Capitolo
3 Confutazione |
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A
proposito della ragione per cui le ADI si diedero uno Statuto
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Ora, abbiamo visto che terminata la guerra,
un buon numero di Chiese Pentecostali presero la decisione di costituire una
organizzazione al fine di ottenere la ‘libertà di culto e d’evangelizzazione’
in quanto pensavano che questo fine si sarebbe raggiunto meglio e più presto
presentando alle autorità un corpo coordinato oltre che collegato in tutte le
sue parti. Francesco Toppi ritiene che quella fu una decisione giusta, infatti
afferma che ‘per non perdere la libertà di predicare ‘tutto l’Evangelo’, la
maggior parte delle chiese pentecostali furono, nel 1947, obbligate ad
organizzarsi costituendo l’Associazione religiosa delle ‘Assemblee di Dio in
Italia’ con uno specifico statuto e regolamento interno introdotto
successivamente (Francesco Toppi, E Mi
Sarete Testimoni, ADI-Media, Roma 1999, pag. 190). |
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Ma quella decisione fu un errore, ed adesso
spiegherò perchè. |
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La Chiesa è già libera in Cristo e deve salvaguardare questa libertà |
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La Chiesa è libera di rendere il culto a
Dio e di evangelizzare ovunque si trovi, a prescindere il governo che c’è
nella nazione. Dunque, o c’è un governo democratico o un governo dittatoriale,
la Chiesa ha già questa libertà. Non è forse scritto: “Dov’è lo Spirito del
Signore, quivi è libertà” (2 Corinzi 3:17)? Altra cosa invece è se per
libertà di culto e di evangelizzare, si intende la possibilità di ottenere
dei permessi particolari o delle particolari agevolazioni dallo Stato. Perché
in questo caso, la Chiesa può anche non averla questa libertà, semplicemente
perché questa libertà è qualcosa che viene concessa dalle autorità a loro
piacimento a chi vogliono loro, alle loro condizioni. Ma il punto è che la
Chiesa non ha bisogno di questa libertà per riunirsi e rendere il culto a Dio
o per evangelizzare. Infatti la comune adunanza si può tenere tranquillamente
nelle case dei fratelli, come si faceva anticamente, e l’evangelizzazione
ogni credente la può fare privatamente, parlando a quattro occhi con le
persone in piazza o per le strade, o sempre nelle case. Ci sono tanti
credenti nel mondo attualmente che fanno così, e il Signore opera con loro,
salvando, battezzando con lo Spirito, guarendo e liberando i posseduti. La
Chiesa moltiplica, è edificata, è consolata; eppure non possono avere
permessi di nessun genere dalle autorità, perché non sono riconosciuti
giuridicamente. Anzi sono anche perseguitati e vessati in ogni maniera, i
torti che ricevono sono innumerevoli, i martiri in mezzo a loro sono
frequenti, gli imprigionati anche. Eppure si sentono liberi nel Signore, e
sono felici di poter essere perseguitati e ingiuriati a motivo di Cristo!
Dunque, la mancanza della libertà legale di culto e di evangelizzazione è un
falso problema, o meglio una necessità inesistente. Questa necessità o questo
problema che dir si voglia però quando nasce? Quando la Chiesa vuole avere
anch’essa gli stessi diritti e le stesse agevolazioni delle organizzazioni religiose
già esistenti e che sono riconosciute giuridicamente dallo Stato, e non vuole
più essere né perseguitata e neppure discriminata a motivo di Cristo. Ecco
che allora la Chiesa comincia a fare tutto quello che è in suo potere per
porre fine alla persecuzione perpetrata nei suoi confronti. E di fronte alla
proposta dello Stato, che gli offre di legalizzare la sua posizione
organizzandosi come una qualsiasi altra associazione religiosa (dunque
creando uno statuto e una struttura gerarchica), per non essere più
perseguitati o discriminati, o meglio per avere agevolazioni e privilegi, la
Chiesa, ingannata dalle lusinghe, cede al compromesso, perché di compromesso
si tratta. ‘Tu mi dai la libertà legale, e io rinuncio alla mia libertà
spirituale o a parte di essa, e così troviamo un punto d’accordo, e
diventiamo amici’, questo è il ragionamento fatto dalla Chiesa allo Stato, o
comunque il pensiero della Chiesa. Le ADI dicono bene: ‘Il compromesso,
tuttavia, si presenta allettante; esso ha la capacità ingannevole di
evidenziare quello che possiamo ricevere offuscando ciò che abbiamo da
perdere’ (Calendario 2009, 13 gennaio, ‘Favore umano o divino?’), ma
evidentemente nei fatti le ADI in quella circostanza optarono per il
compromesso. |
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E qui voglio soffermarmi appunto su questo
punto cruciale: la libertà spirituale viene sacrificata per ottenere la
libertà legale. Ora, considerate questo, fratelli, che la libertà spirituale
che noi abbiamo l’abbiamo ottenuta da Dio gratuitamente in virtù del
sacrificio di Cristo, e cioè a prezzo del suo sangue. La Scrittura dice
infatti: “Voi siete stati riscattati a prezzo; non diventate schiavi degli
uomini” (1 Corinzi 7:23), ed anche: “Cristo ci ha affrancati perché fossimo
liberi” (Galati 5:1), ed ancora: “Se dunque il Figliuolo vi farà liberi,
sarete veramente liberi” (Giovanni 8:36). Siamo stati liberati dalla legge,
siamo stati liberati dal peccato, siamo stati liberati dalla menzogna, siamo
stati liberati dalle mani del diavolo, siamo stati liberati da ogni giogo umano,
tanto che persino chi è stato “chiamato nel Signore, essendo schiavo, è un
affrancato del Signore” (1 Corinzi 7:22). Ora, considerate dunque quanto
preziosa sia la libertà che abbiamo in Cristo!! Ora, è chiaro che essendo in
possesso di un bene così prezioso dobbiamo stare attenti che nessuno ce lo
porti via con i suoi sofismi, e difatti ci è comandato di non diventare
schiavi degli uomini. |
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Come si diventa schiavi degli uomini |
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E come si può diventare schiavi degli
uomini? Mettendoci ad obbedire di nuovo ai poveri elementi del mondo,
costituiti dai precetti della legge mosaica, come la circoncisione, i
precetti sui cibi, e così via. |
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Ma anche mettendoci ad ubbidire a precetti
umani che contrastano la Parola di Dio, che riguardano l’organizzazione della
Chiesa. Per esempio, nel momento che più chiese si alleano e si danno una
struttura gerarchica, con un presidente, un consiglio generale di chiese,
comitati di zona, a quel punto i credenti della singola chiesa locale,
compreso il pastore, perdono la loro libertà, perché diventano schiavi degli
uomini. Degli uomini cominciano a signoreggiare sulla loro fede, checché ne
dicano coloro che signoreggiano. Facciamo degli esempi sui pastori delle ADI.
Quando un pastore ADI risponde ad un fratello, che non vuole firmare il
modulo per diventare membro comunicante e gli contesta questo modo di fare:
‘Devo ubbidire ai miei superiori!’, che cosa significa se non che quel
pastore non è libero, essendo schiavo degli uomini? Quando un pastore ADI
durante una riunione di culto, davanti a tutti racconta come un gruppo di
credenti fuoriusciti dagli Zaccardiani che vogliono entrare a far parte di
quella comunità, al suo invito a firmare il documento di adesione alle ADI,
si sono rifiutati di porre la loro firma, e lui gli risponde: ‘Allora non se
ne fa niente!’ (o comunque qualcosa del genere); che cosa significa che egli
non è libero ma schiavo di precetti e schemi umani che non hanno nulla a che
fare con la verità? Quando un pastore ADI dal pulpito non può riprovare con ogni
franchezza la legge sull’aborto dello Stato Italiano, definendola una legge
che approva un omicidio agli occhi di Dio, per paura della reazione dei suoi
superiori (che hanno tutto l’interesse a non dire certe cose per non
dispiacere allo Stato che tanto gli ha dato), che cosa significa questo se
non che è schiavo degli uomini? Quando un pastore ADI dal pulpito non può
chiamare il purgatorio ‘eresia di perdizione’, ‘dottrina di demoni’, o quello
che si definisce capo universale della chiesa ‘un anticristo’ o un ‘falso
cristiano’, sempre per paura dei suoi superiori (che hanno tutto l’interesse
a mantenere dei rapporti di buon vicinato con la Chiesa Cattolica Romana),
che cosa significa questo se non che è diventato schiavo degli uomini? Quando
un pastore ADI non può dire durante l’evangelizzazione pubblica che le statue
e le immagini di Maria, di Sant’Antonio, del cosiddetto padre Pio di
Pietralcina, sono degli idoli in abominio a Dio, e che coloro che li venerano
o adorano sono degli idolatri che sono sulla via dell’inferno (perché per i
suoi superiori si devono evitare a tutti i costi queste parole per non
inimicarsi il Vaticano), che cosa vuole dire se non che è schiavo degli
uomini? Quando un pastore delle ADI non può dire dal pulpito che Francesco
Toppi erra grandemente nell’insegnare che il fuoco dell’inferno è allegorico
o altre cose antibibliche, perché questo equivarrebbe a mancargli di
rispetto, che cosa vuol dire se non che è schiavo degli uomini? E potrei
moltiplicare i miei esempi sui pastori. Ma veniamo ai membri di chiesa:
quando i membri di una chiesa non possono definirsi Chiesa, perché non hanno
raggiunto il numero legale di 30 (secondo una norma del regolamento interno),
che cosa significa questo se non che quei credenti sono schiavi degli uomini?
Quando i membri di una Chiesa ADI, dietro invito, non possono frequentare un
culto di una Chiesa Pentecostale non ADI, che si attiene alla sana dottrina,
perché hanno paura di essere ripresi in quanto questo gli viene vietato o
sconsigliato, che cosa significa se non che sono diventati schiavi degli
uomini? Volete che prosegua? Anche qui potrei moltiplicare gli esempi. |
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E tutto questo perché avviene? Perché le
ADI si sono date uno statuto per allearsi con lo Stato Italiano (che vi
ricordo nel dopoguerra era uno Stato Cattolico, fortemente influenzato dal
Vaticano), e questo per ottenere ‘la libertà di culto e d’evangelizzare’. |
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Dunque la triste realtà è che molte Chiese
hanno deciso di vendere la loro libertà spirituale in cambio della libertà legale.
E questo è grave, molto grave. Ma la cosa più grave è che i credenti pensano
che tutto quello che hanno ottenuto dallo Stato non è altro che la
benedizione di Dio, segno del favore di Dio. Mi domando come si fa a definire
tutto ciò un segno del favore di Dio, quando per ottenere questo favore, i
pastori ADI hanno deciso di calpestare con ambo i piedi la Parola di DIO!!!!
E’ come se un credente, che non può avere dei figli da sua moglie, decidesse
di mettersi d’accordo con una prostituta affinchè pagandola si facesse
mettere incinta e poi gli partorisse un bambino, e poi una volta che il
bambino nasce, dicesse che Dio si è compiaciuto di donargli un figlio!!!
Ormai purtroppo tanti credenti non riescono più a capire neppure la
differenza che passa tra ottenere una cosa dallo Stato senza calpestare
minimamente la dottrina di Dio e ottenerla invece calpestandola. Sono
storditi, non capiscono nulla. Spero proprio che queste mie poche parole
possano servire a far loro capire dove sta l’errore. |
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Quando si può dire che Dio ha piegato i cuori delle autorità a nostro favore |
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Ora, mi preme dire un'altra cosa collegata
a quanto appena detto. Le ADI, quando ottennero il riconoscimento giuridico
cantarono vittoria, e dissero: ‘La giustizia di Dio ha trionfato. Date
all’Eterno gloria e forza, date all’Eterno la gloria dovuta al Suo nome, cantate
la gloria del Suo nome, perché ha risposto al nostro grido mentre eravamo in
distretta e l’Iddio della nostra giustizia ci ha messo a largo esaudendo la
nostra preghiera …. Il nostro ricorso al Consiglio di Stato è stato accolto.
L’Amministrazione dello Stato, dopo tanti anni di ostracismo, aveva negato il
riconoscimento del nostro Movimento, malgrado avessimo corredato la nostra
pratica di tutte le necessarie documentazioni. Iddio ci ha reso giustizia e
il generale organo consultivo dell’amministrazione centrale dello Stato ha
riconosciuto i nostri diritti. Sia resa lode al Signore che ha piegato o
guidato i cuori nella dirittura’ (Risveglio
Pentecostale, n° 6, Giugno 1954, pag. 1). |
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Ora, a parte il fatto che più che la
giustizia di Dio, in quel giorno trionfò la loro arroganza, così palese nel
ricorso che fecero contro l’allora Ministero dell’Interno, ed ancora più
palese nello Statuto e nel Regolamento Interno che si dettero per ottenere
quel riconoscimento giuridico così tanto bramato, vorrei soffermarmi su
queste parole ‘sia resa gloria al Signore che ha piegato i cuori’. |
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Quali cuori? Naturalmente quelli delle
autorità statali. Ora, io dico: ‘Ma come si fa a fare una simile affermazione
quando è palese come la luce del sole, che per ottenere quel riconoscimento
giuridico le ADI hanno dovuto andare contro la Parola di Dio? E poi, in base
a quello che insegna la Scrittura, quando Dio nell’antichità piegò il cuore
di un re in favore del suo popolo, non lo fece sollecitato da chi era
perseguitato ma perché Dio destò il suo spirito. |
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Ora per spiegarvi questo con un esempio
biblico vi citerò alcune parti del libro di Esdra, precisamente dove si parla
del ritorno degli esuli nella terra d’Israele, e la costruzione del tempio a
Gerusalemme: ‘Nel primo anno di Ciro, re di Persia, affinché s’adempisse la
parola dell’Eterno pronunziata per bocca di Geremia, l’Eterno destò lo
spirito di Ciro, re di Persia, il quale, a voce e per iscritto, fece
pubblicare per tutto il suo regno quest’editto: ‘Così dice Ciro, re di
Persia: L’Eterno, l’Iddio de’ cieli, m’ha dato tutti i regni della terra, ed
egli m’ha comandato di edificargli una casa a Gerusalemme, ch’è in Giuda.
Chiunque tra voi è del suo popolo, sia il suo Dio con lui, e salga a
Gerusalemme, ch’è in Giuda, ed edifichi la casa dell’Eterno, dell’Iddio
d’Israele, dell’Iddio ch’è a Gerusalemme. Tutti quelli che rimangono ancora
del popolo dell’Eterno, in qualunque luogo dimorino, la gente del luogo li
assista con argento, con oro, con doni in natura, bestiame, aggiungendovi
offerte volontarie per la casa dell’Iddio ch’è a Gerusalemme’. Allora i capi
famiglia di Giuda e di Beniamino, i sacerdoti e i Leviti, tutti quelli ai
quali Iddio avea destato lo spirito, si levarono per andare a ricostruire la
casa dell’Eterno ch’è a Gerusalemme. E tutti i loro vicini d’ogn’intorno li
fornirono d’oggetti d’argento, d’oro, di doni in natura, di bestiame, di cose
preziose, oltre a tutte le offerte volontarie. Il re Ciro trasse fuori gli
utensili della casa dell’Eterno che Nebucadnetsar avea portati via da
Gerusalemme e posti nella casa del suo dio. Ciro, re di Persia, li fece
ritirare per mezzo di Mithredath, il tesoriere, che li consegnò a
Sceshbatsar, principe di Giuda. Eccone il numero: trenta bacini d’oro, mille
bacini d’argento, ventinove coltelli, trenta coppe d’oro, quattrocentodieci
coppe d’argento di second’ordine, mille altri utensili. Tutti gli oggetti
d’oro e d’argento erano in numero di cinquemila quattrocento. Sceshbatsar li
riportò tutti, quando gli esuli furon ricondotti da Babilonia a Gerusalemme.
…. Or come fu giunto il settimo mese, e i figliuoli d’Israele si furono
stabiliti nelle loro città, il popolo si adunò come un sol uomo a
Gerusalemme. Allora Jeshua, figliuolo di Jotsadak, coi suoi fratelli
sacerdoti, e Zorobabel, figliuolo di Scealtiel, coi suoi fratelli, si
levarono e costruirono l’altare dell’Iddio d’Israele, per offrirvi sopra
degli olocausti, com’è scritto nella legge di Mosè, uomo di Dio.
Ristabilirono l’altare sulle sue basi, benché avessero paura a motivo dei
popoli delle terre vicine, e vi offriron sopra olocausti all’Eterno: gli
olocausti del mattino e della sera. E celebrarono la festa delle Capanne, nel
modo ch’è scritto, e offersero giorno per giorno olocausti, secondo il numero
prescritto per ciascun giorno; poi offersero l’olocausto perpetuo, gli
olocausti dei noviluni e di tutte le solennità sacre all’Eterno, e quelli di
chiunque faceva qualche offerta volontaria all’Eterno. Dal primo giorno del
settimo mese cominciarono a offrire olocausti all’Eterno; ma le fondamenta
del tempio dell’Eterno non erano ancora state gettate. E diedero del danaro
agli scalpellini ed ai legnaiuoli, e de’ viveri e delle bevande e dell’olio
ai Sidonî e ai Tirî perché portassero per mare sino a Jafo del legname di
cedro del Libano, secondo la concessione che Ciro, re di Persia, avea loro
fatta. Il secondo anno del loro arrivo alla casa di Dio a Gerusalemme, il
secondo mese, Zorobabel, figliuolo di Scealtiel, Jeshua, figliuolo di
Jotsadak, con gli altri loro fratelli sacerdoti e Leviti, e tutti quelli
ch’eran tornati dalla cattività a Gerusalemme, si misero all’opra; e
incaricarono i Leviti dai vent’anni in su di dirigere i lavori della casa
dell’Eterno. E Jeshua, coi suoi figliuoli, e i suoi fratelli, Kadmiel coi
suoi figliuoli, figliuoli di Giuda, si presentarono come un sol uomo per
dirigere quelli che lavoravano alla casa di Dio; lo stesso fecero i figliuoli
di Henadad coi loro figliuoli e coi loro fratelli Leviti. E quando i
costruttori gettaron le fondamenta del tempio dell’Eterno, vi si fecero
assistere i sacerdoti vestiti de’ loro paramenti, con delle trombe, e i
Leviti, figliuoli d’Asaf, con de’ cembali, per lodare l’Eterno, secondo le
direzioni date da Davide, re d’Israele. Ed essi cantavano rispondendosi a
vicenda, celebrando e lodando l’Eterno, «perch’egli è buono, perché la sua
benignità verso Israele dura in perpetuo». E tutto il popolo mandava alti
gridi di gioia, lodando l’Eterno, perché s’eran gettate le fondamenta della
casa dell’Eterno. E molti sacerdoti, Leviti e capi famiglia anziani che avean
veduta la prima casa, piangevano ad alta voce mentre si gettavano le
fondamenta della nuova casa. Molti altri invece alzavan le loro voci, gridando
per allegrezza; in guisa che non si potea discernere il rumore delle grida
d’allegrezza da quello del pianto del popolo; perché il popolo mandava di
gran gridi, e il rumore se n’udiva di lontano. Or i nemici di Giuda e di
Beniamino, avendo saputo che quelli ch’erano stati in cattività edificavano
un tempio all’Eterno, all’Iddio d’Israele, s’avvicinarono a Zorobabel ed ai
capi famiglia, e dissero loro: ‘Noi edificheremo con voi, giacché, come voi,
noi cerchiamo il vostro Dio, e gli offriamo de’ sacrifizi dal tempo di
Esar-Haddon, re d’Assiria, che ci fece salir qui’. Ma Zorobabel, Jeshua, e
gli altri capi famiglia d’Israele risposero loro: ‘Non spetta a voi ed a noi
insieme di edificare una casa al nostro Dio; noi soli la edificheremo
all’Eterno, all’Iddio d’Israele, come Ciro, re di Persia, ce l’ha comandato’.
Allora la gente del paese si mise a scoraggiare il popolo di Giuda, a
molestarlo per impedirgli di fabbricare, e a comprare de’ consiglieri per
frustrare il suo divisamento; e questo durò per tutta la vita di Ciro, re di
Persia, e fino al regno di Dario, re di Persia. Sotto il regno d’Assuero, al
principio del suo regno, scrissero un’accusa contro gli abitanti di Giuda e
di Gerusalemme. Poi, al tempo d’Artaserse, Bishlam, Mithredath, Tabeel e gli
altri loro colleghi scrissero ad Artaserse, re di Persia. La lettera era
scritta in caratteri aramaici e tradotta in aramaico. Rehum il governatore e
Scimshai il segretario scrissero una lettera contro Gerusalemme al re
Artaserse, in questi termini: - La data. ‘Rehum il governatore, Scimshai il
segretario, e gli altri loro colleghi di Din, d’Afarsathac, di Tarpel,
d’Afaras, d’Erec, di Babilonia, di Shushan, di Deha, d’Elam, e gli altri
popoli che il grande e illustre Osnapar ha trasportati e stabiliti nella città
di Samaria, e gli altri che stanno di là dal fiume...’ ecc. Ecco la copia
della lettera che inviarono al re Artaserse: ‘I tuoi servi, la gente d’oltre
il fiume, ecc. Sappia il re che i Giudei che son partiti da te e giunti fra
noi a Gerusalemme, riedificano la città ribelle e malvagia, ne rialzano le
mura e ne restaurano le fondamenta. Sappia dunque il re che, se questa città
si riedifica e se le sue mura si rialzano, essi non pagheranno più né tributo
né imposta né pedaggio, e il tesoro dei re n’avrà a soffrire. Or siccome noi
mangiamo il sale del palazzo e non ci sembra conveniente lo stare a vedere il
danno del re, mandiamo al re questa informazione. Si facciano delle ricerche
nel libro delle memorie de’ tuoi padri; e nel libro delle memorie troverai e
apprenderai che questa città è una città ribelle, perniciosa a re ed a
province, e che fin da tempi antichi vi si son fatte delle sedizioni; per
queste ragioni, la città è stata distrutta. Noi facciamo sapere al re che, se
questa città si riedifica e le sue mura si rialzano, tu non avrai più
possessi da questo lato del fiume’. Il re mandò questa risposta a Rehum il
governatore, a Scimshai il segretario, e al resto dei loro colleghi che
stavano a Samaria e altrove di là dal fiume: ‘Salute, ecc. La lettera che ci
avete mandata, è stata esattamente letta in mia presenza; ed io ho dato
ordine di far delle ricerche; e s’è trovato che fin da tempi antichi cotesta
città è insorta contro ai re e vi si son fatte delle sedizioni e delle
rivolte. Vi sono stati a Gerusalemme dei re potenti, che signoreggiarono su
tutto il paese ch’è di là dal fiume, e ai quali si pagavano tributi, imposte
e pedaggi. Date dunque ordine che quella gente sospenda i lavori, e che
cotesta città non si riedifichi prima che ordine ne sia dato da me. E badate
di non esser negligenti in questo, onde il danno non venga a crescere in
pregiudizio dei re’. Non appena la copia della lettera del re Artaserse fu
letta in presenza di Rehum, di Scimshai il segretario, e dei loro colleghi,
essi andarono in fretta a Gerusalemme dai Giudei, e li obbligarono, a mano
armata, a sospendere i lavori. Allora fu sospesa l’opera della casa di Dio a
Gerusalemme, e rimase sospesa fino al secondo anno del regno di Dario, re di
Persia. Or i profeti Aggeo e Zaccaria, figliuolo d’Iddo, profetarono nel nome
dell’Iddio d’Israele ai Giudei ch’erano in Giuda ed a Gerusalemme. Allora
Zorobabel, figliuolo di Scealtiel, e Jeshua, figliuolo di Jotsadak, si
levarono e ricominciarono a edificare la casa di Dio a Gerusalemme; e con essi
erano i profeti di Dio, che li secondavano. In quel medesimo tempo giunsero
da loro Tattenai, governatore d’oltre il fiume, Scethar-Boznai e i loro
colleghi, e parlaron loro così: ‘Chi v’ha dato ordine di edificare questa
casa e di rialzare queste mura?’ Poi aggiunsero: ‘Quali sono i nomi degli
uomini che costruiscono quest’edifizio?’ Ma sugli anziani dei Giudei vegliava
l’occhio del loro Dio e quelli non li fecero cessare i lavori, finché la cosa
non fosse stata sottoposta a Dario, e da lui fosse giunta una risposta in
proposito. Copia della lettera mandata al re Dario da Tattenai, governatore
d’oltre il fiume, da Scethar-Boznai, e dai suoi colleghi, gli Afarsakiti,
ch’erano oltre il fiume. Gl’inviarono un rapporto così concepito: ‘Al re
Dario, perfetta salute! Sappia il re che noi siamo andati nella provincia di
Giuda, alla casa del gran Dio. Essa si costruisce con blocchi di pietra, e
nelle pareti s’interpongono de’ legnami; l’opera vien fatta con cura e
progredisce nelle loro mani. Noi abbiamo interrogato quegli anziani, e abbiam
parlato loro così: - Chi v’ha dato ordine di edificare questa casa e di
rialzare queste mura? - Abbiamo anche domandato loro i loro nomi per
notificarteli, mettendo in iscritto i nomi degli uomini che stanno loro a
capo. E questa è la risposta che ci hanno data: - Noi siamo i servi
dell’Iddio del cielo e della terra, e riedifichiamo la casa ch’era stata
edificata già molti anni fa: un gran re d’Israele l’aveva edificata e
compiuta. Ma avendo i nostri padri provocato ad ira l’Iddio del cielo, Iddio
li diede in mano di Nebucadnetsar, re di Babilonia, il Caldeo, il quale
distrusse questa casa, e menò il popolo in cattività a Babilonia. Ma il primo
anno di Ciro, re di Babilonia, il re Ciro die’ ordine che questa casa di Dio
fosse riedificata. E il re Ciro trasse pure dal tempio di Babilonia gli
utensili d’oro e d’argento della casa di Dio, che Nebucadnetsar avea portati
via dal tempio di Gerusalemme e trasportati nel tempio di Babilonia; li fece
consegnare a uno chiamato Sceshbatsar, ch’egli aveva fatto governatore, e gli
disse: Prendi questi utensili, va’ a riporli nel tempio di Gerusalemme, e la
casa di Dio sia riedificata dov’era. Allora lo stesso Sceshbatsar venne e
gettò le fondamenta della casa di Dio a Gerusalemme; da quel tempo fino ad
ora essa è in costruzione, ma non è ancora finita. Or dunque, se così piaccia
al re, si faccian delle ricerche nella casa dei tesori del re a Babilonia,
per accertare se vi sia stato un ordine dato dal re Ciro per la costruzione
di questa casa a Gerusalemme; e ci trasmetta il re il suo beneplacito a
questo riguardo’. - Allora il re Dario ordinò che si facessero delle ricerche
nella casa degli archivi dov’erano riposti i tesori a Babilonia; e nel
castello d’Ahmetha, ch’è nella provincia di Media, si trovò un rotolo, nel
quale stava scritto così: ‘Memoria. - Il primo anno del re Ciro, il re Ciro
ha pubblicato quest’editto, concernente la casa di Dio a Gerusalemme: La casa
sia riedificata per essere un luogo dove si offrono dei sacrifizi; e le fondamenta
che se ne getteranno, siano solide. Abbia sessanta cubiti d’altezza, sessanta
cubiti di larghezza, tre ordini di blocchi di pietra e un ordine di travatura
nuova; e la spesa sia pagata dalla casa reale. E inoltre, gli utensili d’oro
e d’argento della casa di Dio, che Nebucadnetsar avea tratti dal tempio di
Gerusalemme e trasportati a Babilonia, siano restituiti e riportati al tempio
di Gerusalemme, nel luogo dov’erano prima, e posti nella casa di Dio’. ‘Or
dunque tu, Tattenai, governatore d’oltre il fiume, tu, Scethar-Boznai, e voi,
loro colleghi d’Afarsak, che state di là dal fiume, statevene lontani da quel
luogo! Lasciate continuare i lavori di quella casa di Dio; il governatore de’
Giudei e gli anziani de’ Giudei riedifichino quella casa di Dio nel sito di
prima. E questo è l’ordine ch’io do relativamente al vostro modo di procedere
verso quegli anziani de’ Giudei nella ricostruzione di quella casa di Dio: le
spese, detratte dalle entrate del re provenienti dai tributi d’oltre il
fiume, siano puntualmente pagate a quegli uomini, affinché i lavori non siano
interrotti. E le cose necessarie per gli olocausti all’Iddio dei cieli:
vitelli, montoni, agnelli; e frumento, sale, vino, olio, siano forniti ai
sacerdoti di Gerusalemme a loro richiesta, giorno per giorno e senza fallo,
affinché offrano sacrifizi di odor soave all’Iddio del cielo, e preghino per
la vita del re e de’ suoi figliuoli. E questo è pure l’ordine ch’io do: Se
qualcuno contravverrà a questo decreto, si tragga dalla casa di lui una
trave, la si rizzi, vi sia egli inchiodato sopra, e la sua casa, per questo
motivo, diventi un letamaio. L’Iddio che ha fatto di quel luogo la dimora del
suo nome, distrugga ogni re ed ogni popolo che stendesse la mano per
trasgredire la mia parola, per distruggere la casa di Dio ch’è in
Gerusalemme! Io, Dario, ho emanato questo decreto, sia eseguito con ogni
prontezza’. Allora Tattenai, governatore d’oltre il fiume, Scethar-Boznai e i
loro colleghi, poiché il re Dario avea così decretato, eseguirono
puntualmente i suoi ordini. E gli anziani de’ Giudei tirarono innanzi e
fecero progredire la fabbrica, aiutati dalle parole ispirate del profeta
Aggeo, e di Zaccaria figliuolo d’Iddo. E finirono i loro lavori di
costruzione secondo il comandamento dell’Iddio d’Israele, e secondo gli
ordini di Ciro, di Dario e d’Artaserse, re di Persia. E la casa fu finita il
terzo giorno del mese d’Adar, il sesto anno del regno di Dario. I figliuoli
d’Israele, i sacerdoti, i Leviti e gli altri reduci dalla cattività
celebrarono con gioia la dedicazione di questa casa di Dio. E per la
dedicazione di questa casa di Dio offrirono cento giovenchi, duecento
montoni, quattrocento agnelli; e come sacrifizio per il peccato per tutto
Israele, dodici capri, secondo il numero delle tribù d’Israele. E stabilirono
i sacerdoti secondo le loro classi, e i Leviti secondo le loro divisioni, per
il servizio di Dio a Gerusalemme, come sta scritto nel libro di Mosè. Poi, i
reduci dalla cattività celebrarono la Pasqua il quattordicesimo giorno del
primo mese, poiché i sacerdoti e i Leviti s’erano purificati come se non
fossero stati che un sol uomo; tutti erano puri; e immolarono la Pasqua per
tutti i reduci dalla cattività, per i sacerdoti loro fratelli, e per loro
stessi. Così i figliuoli d’Israele ch’eran tornati dalla cattività e tutti
quelli che s’eran separati dall’impurità della gente del paese e che
s’unirono a loro per cercare l’Eterno, l’Iddio d’Israele, mangiarono la
Pasqua. E celebrarono con gioia la festa degli azzimi per sette giorni,
perché l’Eterno li avea rallegrati, e avea piegato in lor favore il cuore del
re d’Assiria in modo da fortificare le loro mani nell’opera della casa di
Dio, dell’Iddio d’Israele” (Esdra cap. 1,3-6). |
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Ora, fratelli, notate attentamente come gli
Ebrei ricevettero il favore di ritornare nella loro terra per intervento di
Dio, infatti è scritto che l’Eterno destò lo spirito di Ciro, re di Persia,
il quale, a voce e per iscritto, fece pubblicare per tutto il suo regno,
l’editto che permetteva agli Ebrei di ritornare in Israele per costruire il
tempio di Dio (Esdra 1:1-4); poi, che dopo che cominciarono i lavori, i loro
nemici fecero arrivare una accusa contro gli abitanti di Giuda e di
Gerusalemme presso il re Artaserse, che il re accolse e quindi mandò a far
sospendere i lavori (cfr. Esdra 4:6-23); poi sotto il re Dario avvenne che
Dio comandò al popolo tramite due suoi profeti di riprendere i lavori (cfr.
Esdra 5:1-2), ma i loro nemici (con a capo il governatore d’oltre il fiume),
pur non facendo cessare i lavori, mandarono un rapporto al Re Dario per
sapere il da farsi nei confronti di quei Giudei, e la risposta fu favorevole
al popolo dei Giudei, al punto che il re Dario diede persino ordine al
governatore di aiutare materialmente quei Giudei nella ricostruzione del
tempio, che fu terminata il sesto anno del regno di Dario (cfr. Esdra 5:6-17;
6:1-15). Ecco perché dunque è scritto che i Giudei, una volta terminata la
ricostruzione del tempio, “celebrarono con gioia la festa degli azzimi per
sette giorni, perché l’Eterno li avea rallegrati, e avea piegato in lor
favore il cuore del re d’Assiria in modo da fortificare le loro mani
nell’opera della casa di Dio, dell’Iddio d’Israele” (Esdra 6:22), perché la
loro opera era riuscita grazie all’intervento di Dio. Innanzi tutto non fecero
nessuna richiesta di tornare al loro paese natio, e poi una volta incontrato
l’opposizione dei loro nemici, non fecero ricorsi di nessun genere contro i
loro nemici che pure erano delle autorità locali, ma Dio piegò veramente il
cuore del re Dario in loro favore. Qualcuno dirà: ma in seguito è scritto per
esempio di Esdra, che “il re gli concedette tutto quello che domandò” (Esdra
7:6). Certo, ma Esdra non ottenne dal re quello che domandò perché fece un
compromesso con il re, nel senso che il re gli concedette quello che lui gli
domandò a condizione che Esdra soddisfacesse delle condizioni che andavano
contro la legge di Dio. Quindi le cose sono del tutto differenti nel caso di
Esdra. Pensate che Esdra – e questo ve lo faccio notare per farvi capire quanto
fosse timorato di Dio e non si sarebbe mai permesso di calpestare la Parola
di Dio in cambio di favori reali -, quando ottenne dal re di tornare in
Israele bandì un digiuno presso il fiume Ahava, per umiliarsi nel cospetto di
Dio assieme a quelli che avevano deciso di tornare, per chiedergli un buon
viaggio per loro, per i loro bambini, e per tutto quello che gli apparteneva;
perché, lui si vergognava di chiedere al re una scorta armata e de’ cavalieri
per difenderli per istrada dal nemico, giacché avevano detto al re: ‘La mano
del nostro Dio assiste tutti quelli che lo cercano; ma la sua potenza e la
sua ira sono contro tutti quelli che l’abbandonano’. (cfr. Esdra 8:21-22).
Considerate dunque che uomo era Esdra!! Egli temeva di andare contro la
Parola di Dio che ordina di confidare in Dio (e non nei carri o nei cavalieri),
e di mostrare al re la sua incredulità nell’Iddio d’Israele che nella
Scrittura assicurava al suo popolo di essere il guardiano d’Israele e che
avrebbe guardato il loro uscire e il loro entrare (Salmo 121). |
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Dunque,
alla luce di quanto insegna la Scrittura, se le massime autorità dello Stato
Italiano nel dopoguerra avessero deciso di loro iniziativa di cessare di
perseguitare e discriminare i Pentecostali e finanche di favorire in un certo
senso la loro opera anziché ostacolarla in svariate maniere, e per ottenere
tutto ciò DA PARTE DEI PENTECOSTALI NON CI FOSSE STATA NESSUNA, E RIPETO
NESSUNA, INFRAZIONE DELLA PAROLA DI DIO, allora si potrebbe veramente dire
che Dio piegò il loro cuore in favore dell’opera di Dio portata avanti dai
Pentecostali. Ma le cose non andarono affatto così perché lo ripeto, i
Pentecostali che ottennero quel riconoscimento dallo Stato, e con il riconoscimento
la cessazione della persecuzione nei loro confronti, dovettero violare la
Parola di Dio dando vita ad una organizzazione ecclesiastica gerarchica e
verticistica con un Presidente, un Segretario, un Tesoriere, ecc. ecc., altrimenti
non avrebbero potuto ottenere il riconoscimento. In altre parole, senza
creare uno statuto non avrebbero mai potuto ottenere il riconoscimento
statale. |
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Dio ‘rispose’ a Umberto Gorietti rinnegando la Sua Parola! |
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Ma c’è dell’altro: le ADI credono che il
riconoscimento giuridico delle ADI fu Dio a volerlo che si ottenesse, e
questa sua volontà la trasmise a Umberto Gorietti!! Ecco quanto affermò
Umberto Gorietti nel 1961 a proposito di un episodio accadutogli nel 1947:
‘Il secondo episodio accadde in quello stesso anno in cui ebbi la conferma
della profezia; cioè quando al Convegno Italiano [nel 1947. N.d.A.] fui
eletto ad unanimità a rappresentare l’Opera d’Italia presso le autorità di
Governo. Trascorsi giornate di preghiera domandando a Dio d’illuminarmi e
guidarmi nel piano della Sua volontà. Il Signore, nella Sua benignità,
nonostante la mia indegnità, mi rispose chiaramente: ‘Due compiti importanti
ti affido. Sii fedele perché Io l’Eterno che ho fatto il cielo e la terra
opererò e tu vedrai il compimento di quanto sei stato chiamato a fare. Primo:
prendi a cuore la realizzazione di un opportuno locale di culto per la
comunità di Roma. Secondo: adoperati per ottenere il riconoscimento dell’Opera
da parte del Governo, affinchè la Chiesa possa in libertà espletare il mio
Mandato’ (Francesco Toppi, Umberto
Gorietti, ADI-Media 2004, pag. 51). |
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Dunque, Dio avrebbe chiesto a Umberto
Gorietti di violare la Sua Parola per far ottenere il riconoscimento all’Opera!!
Strano, molto strano questo, non vi pare?! No, non si può credere una simile
cosa, perché Dio non spinge mai a fare compromessi, non induce mai i suoi a compromettere
la Sua dottrina. Chi semmai induce i figliuoli di Dio a fare una simile cosa
è il diavolo, che naturalmente sa come farlo. E purtroppo Umberto Gorietti
scambiò la voce del nemico per la voce di Dio in quella circostanza, con
tutte le nefaste conseguenze che sono conseguite naturalmente dalla decisione
di allearsi con lo Stato! Se il Signore gli avesse parlato, gli avrebbe
sicuramente ordinato di non compromettere la Sua Opera con un alleanza con
gli infedeli, alleanza che ricordo a quel tempo costò la libertà spirituale
dei credenti! Gli avrebbe detto qualcosa di molto simile a quello che disse
al fratello Carmelo Catalano di San Biagio Platani (Agrigento), che tanti
anni fa mi raccontò che dopo che giunsero le ADI al suo paese sentì la voce
del Signore ordinargli con un tono perentorio: ‘Non entrare
nell’organizzazione [ADI]’! E lui ubbidì all’ordine di Dio. A distanza di
molti anni, mi risuonano ancora nelle orecchie quelle parole di quell’anziano
fratello (io ero stato già persuaso dal Signore a non entrare nelle ADI, e
quelle parole confermarono quello che lo Spirito mi andava attestando da
tempo). Erano veramente le parole di qualcuno che aveva sentito la voce di
Dio e che mi avvertiva per il mio bene! |
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Il problema è spirituale |
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Nel 1955, un anno dopo che il ricorso delle
ADI fu accettato, con la revoca della circolare Buffarini-Guidi terminarono
le persecuzioni da parte del Governo Italiano contro i Pentecostali. Il fatto
è però che purtroppo anche dopo la cessazione delle persecuzioni, molti
Pentecostali, pur avendo la libertà legale di riunirsi e di evangelizzare, e
di professare la loro fede, in base alla costituzione italiana, non si sono accontentati,
ed hanno voluto anche loro il riconoscimento giuridico, e naturalmente per
ottenerlo hanno dovuto seguire anche loro le orme dei loro predecessori, il
che equivale a dire che anche loro hanno deciso di calpestare la Parola di
Dio per ottenere dei privilegi giuridici. Per esempio la Chiesa Apostolica in
Italia (circa 120 locali aperti al pubblico e circa 7300 membri) e le
Congregazioni Cristiane Pentecostali (circa 60 comunità, per un totale di
circa 5.000 fedeli), che hanno ottenuto il riconoscimento giuridico
rispettivamente nel 1989 (FONDAZIONE APOSTOLICA – ENTE PATRIMONIALE DELLA
CHIESA APOSTOLICA IN ITALIA – D.P.R. 21/2/ 1989), e nel 2005 (CONGREGAZIONI
CRISTIANE PENTECOSTALI - D.P.R. 20/6/2005). |
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Quindi il problema oltre ad essere generale
è spirituale, ed è l’orgoglio che è riuscito a fare breccia anche nei cuori
di costoro, perché hanno voluto a tutti i costi essere come gli altri.
Dicono: ‘Perché non ottenere quello che altri hanno già ottenuto?’ e: ‘Non
siamo mica stupidi noi!’ |
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E naturalmente ci sono molte altre Chiese
Pentecostali che sono in corsa per ottenere il riconoscimento giuridico, e
quelle che lo hanno già ottenuto vorrebbero anch’esse stipulare un’Intesa con
lo Stato, per ottenere dallo Stato ulteriori privilegi, gli stessi che hanno
ottenuto le ADI. Una di queste è la Chiesa Apostolica in Italia, che –
nonostante abbia presentato tutta la documentazione necessaria, e avesse già
ottenuto nel 2007 la firma da parte del governo Prodi - sta incontrando delle
notevoli difficoltà con il presente Governo presieduto da Silvio Berlusconi,
che praticamente ha bloccato tutto. Ed un'altra è la CEIAM. A proposito di
quest’ultima vorrei trascrivere delle parole tratte dal periodico L’Ultima Pioggia: ‘«L’operazione sta
procedendo – ha detto il pastore Silvano Lilli della Chiesa Internazionale di
Roma - Siamo pronti infatti per comunicare al Ministero dell’Interno la
nostra volontà a fare l’intesa. Il passo successivo sarà la formazione di una
commissione paritetica che discuterà articolo per articolo le nostre
proposte, in sede alla quale ci sarà poi una forma di accordo preliminare».
Gli obbiettivi sono fondamentalmente due: l’autonomia decisionale della
chiesa nella nomina dei ministri di culto e alcune agevolazioni di tipo
economico. Ce lo spiega ancora il pastore Silvano Lilli: «attualmente il
riconoscimento dei ministri avviene per l’intervento del Ministero
dell’Interno, domani si prevede che sia la Chiesa Internazionale a nominare i
propri ministri per poi comunicarlo al Ministero dell’Interno, i quali
potranno celebrare matrimoni religiosi con effetti civili. Tra gli altri
obbiettivi – continua – la libertà di visitare i carcerati senza permessi
speciali, la detrazione dalle imposte di parte dei contributi versati alla
chiesa e un intesa normativa specifica che si adatti al ministero della
Chiesa Internazionale riguardo all’acquisto e vendita di immobili»’
(‘Un’intesa con lo Stato’, in L’ultima
Pioggia, Palermo Luglio 1996, pag. 4). |
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Dunque tra i Pentecostali il cattivo
esempio delle ADI ha avuto delle nefaste conseguenze su tanti altri
Pentecostali, persino su tanti di coloro che tanti anni fa erano contrari al
riconoscimento giuridico e all’intesa con lo Stato, e difatti criticavano le
ADI, ma che adesso non lo sono più, perché vogliono avere le stesse cose che
hanno ottenuto le ADI. |
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Rispondo ad alcune obbiezioni |
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Ci voleva un rappresentante delle Chiese
dinnanzi allo Stato
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Qualcuno
nelle ADI sicuramente mi dirà a proposito della necessità di organizzarsi in
quella maniera per avere un rappresentante (il presidente
dell’organizzazione) dinnanzi allo Stato: ‘Ma ci doveva pure esser qualcuno che ci
rappresenta davanti allo Stato!’ |
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E chi lo ha detto questo? Certamente non la
Scrittura. Si legga tutto il Nuovo Testamento e si vedrà che le chiese al
tempo dell’Impero romano non si erano confederate in nessuna associazione
umana con statuti e regole umane e non si erano eletti nessun presidente che
le rappresentasse davanti a Cesare. Sono ciance quelle che vorrebbero fare
credere ai credenti che le chiese hanno bisogno di strutturarsi come le
organizzazioni umane (e perciò hanno bisogno di un presidente) per portare
avanti la loro opera di evangelizzazione e così via. |
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Le Chiese in Giudea al tempo degli apostoli
non si erano costituite in nessuna associazione umana con nessun presidente
che le rappresentasse davanti a Roma, erano duramente avversate dai Giudei
eppure i membri di esse moltiplicavano e la Parola di Dio tramite di loro
progrediva si spandeva sempre più. L’evangelizzazione progrediva in mezzo a
dure persecuzioni perchè i credenti erano ripieni di Spirito Santo, di amore
fraterno, perchè c’erano i doni dello Spirito Santo e c’erano uomini che
predicavano Cristo con ogni franchezza e non con discorsi persuasivi di
sapienza umana. |
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Come mai oggi dunque si vuole fare credere
ai credenti che l’evangelizzazione non può essere così efficace se non ci si
unisce in una confederazione di chiese e ci si dà un capo? La ragione è
perchè si pensa che la forza stia nell’unione delle Chiese; cioè, essi
dicono, se ci uniamo e diventiamo una denominazione le cose saranno più
facili per ottenere permessi, per comprare locali di culto, potremo
organizzare delle riunioni con molti partecipanti e fare impressione sul
mondo, e molti si convertiranno, ecc. Ma questo è un inganno del diavolo;
perchè il Signore può tramite una manciata di credenti ‘inorganizzati’
mettere sottosopra una nazione, e portare un così grande risveglio che non ci
sarebbe proprio bisogno di andare a chiamarle le persone con la radio o con
la televisione o con volantini perchè verrebbero esse stesse nel sentire
parlare delle grandi opere di Dio compiute tramite questi servitori di Dio in
mezzo alle chiese. Verrebbero a migliaia, si accalcherebbero ovunque, nelle
case e in quei luoghi di culto che ci sono, piccoli o grandi che siano, o
nelle zone aperte, parchi e così via, per udire la parola di Dio e per essere
guariti. Accadrebbero insomma le stesse scene che si videro ai tempi di Gesù
e degli apostoli; e il nome del Signore sarebbe altamente glorificato. E
molte chiese dell’organizzazione prenderebbero così tanto coraggio che non
gli importerebbe proprio più nulla dell’organizzazione umana, dei permessi
facili, delle facilitazioni tributarie, e di tante altre cose. Perchè esse si
renderebbero conto all’improvviso di avere qualcuno che può dargli molto di
più di quanto possa fare un uomo a capo di un organizzazione umana con i suoi
legami con le autorità: si renderebbero conto insomma di quello che per molto
tempo gli era stato nascosto mediante dei sofismi. Non si sentirebbe dire più
a molti credenti: ‘Sai che abbiamo un presidente a Roma che è amico con tale
ministro o con il presidente della Repubblica?’, ma si sentirebbe dire: ‘Sai
che noi abbiamo in cielo un grande Iddio che non è cambiato, che compie
meraviglie nel nostro mezzo e che ha mandato tante persone alle nostre
riunioni che non sappiamo più dove metterle, che si devono tenere più culti
in un giorno? Lo sai che abbiamo fatto male a confidare nell’organizzazione
umana e gerarchica per portare avanti l’evangelizzazione? Lo sai che le
rivelazioni di Dio che vengono dal cielo sono molto più potenti della parola
del presidente che è a Roma, perchè ti aprono la strada dove nessun uomo e
nessuna agevolazione può fare nulla? Lo sai che le raccomandazioni divine
sono molto più importanti di quelle del vostro presidente a Roma?’ E così
avverrebbe che agli occhi di molti credenti, per i quali l’organizzazione e
il suo presidente fino a pochi momenti prima era la cosa più importante perchè
necessaria per portare avanti l’opera di Dio, le cose non sarebbero più le
medesime. |
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Occorreva rimuovere gli ostacoli che ci
avevano posto le autorità
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Qualcun altro nelle ADI ci dirà: ‘E’ stato
necessario nel dopoguerra organizzarsi sotto forma di associazione con un
presidente e uno statuto per ottenere il riconoscimento giuridico e garantire
alle nostre chiese la libertà di predicazione e di evangelizzazione così
tanto ostacolata sotto il regime fascista’. |
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Al che rispondiamo: Ma da quando in qua la
chiesa deve procacciare il riconoscimento giuridico dell’autorità per potere
servire meglio Dio? Ma da quando in qua la chiesa deve spaventarsi davanti
agli ostacoli che l’autorità gli frappone? Ma da quando in qua bisogna
rifugiarsi sotto le ali dell’autorità terrena per supplicarla di smettere di
maltrattare il popolo di Dio? No, sono solo sofismi e pretesti quelli che
esibite. La chiesa di Dio ha il favore di Dio sotto qualsiasi regime, sia
democratico che dittatoriale. Ed essa, anche se considerata dallo Stato
illegale o pericolosa per la popolazione, è in grado lo stesso con il Suo
potente aiuto, di diffondere l’Evangelo e di riunirsi per adorare Dio, e di
servire la giustizia. Certo, quando la Chiesa viene perseguitata dalle
autorità, ci sono insulti, scherni, e provvedimenti di ogni genere contro i
credenti da parte dell’autorità per impedirle di evangelizzare e di riunirsi
e di aiutare gli altri, ma dall’altro lato la vita dei credenti (con in testa
i pastori), non è così monotona, così arida, così indifferente, così
miserabile; perchè sono costretti a fortificarsi nel Signore in mezzo alle
tante distrette e ai tanti pericoli, a confidare in lui con tutto il cuore
perchè solo Lui li può aiutare e come risposta da Dio vedono tante e tante
liberazioni potenti e tante manifestazioni della sua potenza e della sua
benignità. E poi si sentono delle predicazioni infuocate piene di potenza e
presentate con grande pienezza di convinzione, delle preghiere ferventi che
edificano chi le ascolta, si vedono e si sentono i credenti piangere,
umiliarsi davanti a Dio e davanti ai fratelli, si vedono i credenti aiutarsi,
cercarsi; insomma si vede in seno alle chiese quello che purtroppo oggi non
si vede perchè sono gonfie d’orgoglio, pieni di riconoscimenti statali, di
favori, e di agevolazioni. |
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Per riassumere, la chiesa non deve cercare
il favore dell’autorità sotto nessun regime; se l’autorità non gli crea
ostacoli gloria a Dio, se glieli crea gloria a Dio lo stesso, ciò vuol dire
che Dio ha deciso di mettere alla prova i credenti rivoltandogli contro le
autorità e non bisogna fare proprio nulla che intacchi l’integrità, la
semplicità e la purità della Chiesa e che costituisca un compromesso con
l’autorità per rimuovere quegli ostacoli. D’altronde non disse forse il
giusto Giobbe: “Abbiamo accettato il bene dalla mano di Dio, e rifiuteremmo
d’accettare il male?” (Giobbe 2:10)? Perché dunque rifiutarsi di essere
perseguitati a motivo di Cristo, se questo male viene da Dio? Perché andare
da Cesare e supplicarlo di smettere di perseguitarci, se Dio ha deciso che
dobbiamo essere perseguitati? Accettiamo volentieri il bene dalla mano di
Dio, perché non accettare dunque il male sempre dalla sua mano? Se Dio ha
fatto ogni cosa per uno scopo, e noi sappiamo che i suoi pensieri verso di
noi sono pensieri di pace e non di male, per darci un avvenire e una
speranza, perché preoccuparsi della persecuzione lanciata contro di noi
Chiesa da coloro che sono di fuori, e cominciare a protestare contro lo Stato
per le persecuzioni ingiuste che subiamo? Ma non dovremmo invece compiacerci
nelle persecuzioni che subiamo a motivo di Cristo, come faceva l’apostolo
Paolo che affermava: “Per questo io mi compiaccio in debolezze, in ingiurie,
in necessità, in persecuzioni, in angustie per amor di Cristo; perché, quando
son debole, allora sono forte” (2 Corinzi 12:10)? Ma non dovremmo piuttosto
rallegrarci di essere reputati degni di essere vituperati per il nome di Cristo,
come fecero gli apostoli a Gerusalemme, dopo che furono battuti a motivo di
Cristo e fu loro ordinato di non parlare più nel nome di Gesù (cfr. Atti
5:41)? |
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Il defunto pastore ADI Vincenzo Federico
(1911-1995) a proposito della storica decisione delle ADI di affiliarsi alle
Assemblies of God, presa durante il Convegno del 1947, per poter ottenere il
riconoscimento giuridico dallo Stato Italiano e sottrarsi quindi alla
persecuzione, ha scritto: ‘Presi la parola e ricordai: ‘Fratelli, voi sapete
che non solo noi responsabili stiamo subendo le persecuzioni, ma anche il
popolo del Signore che è nelle chiese. Ora, se i fedeli sapranno che ci viene
offerta la soluzione per far cessare questo stato di cose e che noi la
rifiutiamo, non verremo da loro biasimati per una ragione giusta?’ A questo
punto ci fu un momento di riflessione, dopo di che si procedette a stragrande
maggioranza ad una delibera favorevole alla richiesta di affiliazione, la
quale fu ottenuta in data 13 dicembre dello stesso anno. Sono trascorsi tanti
anni che ci permettono di tirare le somme su quel passo effettuato dal nostro
Movimento e affermo che è stato per noi di aiuto non solo morale ed
organizzativo, ma anche di benedizione spirituale ‘ (Vincenzo Federico, ADI-Media 2006, pag. 104). Dunque, in quel
Convegno pastorale aleggiò la paura di essere biasimati dalle pecore del
Signore se queste avessero saputo che i loro pastori avevano rifiutato la
soluzione per far cessare la persecuzione contro di loro!! Ora, ma io dico:
‘Non avrebbero semmai Vincenzo Federico e gli altri dovuto essere presi dalla
paura di andare contro la Parola di Dio, perchè nel momento che avrebbero
accettato l’affiliazione avrebbero poi dovuto formulare uno statuto e un
regolamento palesemente contrari alla Parola di Dio, e quindi presi dalla
paura di essere biasimati dal popolo di Dio per avere ottenuto la cessazione
della persecuzione nei loro confronti in cambio di una disubbidienza agli
statuti di Dio?’ Certo che sì, ma in quel convegno non c’era posto per il timore
di Dio e per il desiderio di conservare una pura coscienza davanti a Dio, e
quindi fu adottata quella soluzione, non curanti che la Parola di Dio veniva
calpestata e soffocata nel prendere quella storica decisione!!! E poi dico
anche questo: ‘Ma quand’anche le pecore del Signore, una volta rigettata
l’offerta di affiliazione, si fossero rivoltate in blocco contro i loro
pastori accusandoli di non aver cercato il bene del popolo di Dio, ma che
cosa avrebbe dovuto importare loro della loro reazione, essendo una reazione
sbagliata ad una decisione giusta che aveva il favore di Dio?’ Ma
evidentemente i partecipanti a quel Convegno ebbero più paura della reazione
negativa del popolo ad una decisione giusta, che di quella negativa di Dio ad
una decisione sbagliata; anzi di questa reazione negativa non ebbero per
nulla paura. Ma certamente Dio non ha mancato di retribuire come meritavano
coloro che hanno deciso di violare la Sua Parola in cambio di un pezzo di
pane e un piatto di lenticchie!! |
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A proposito degli ostacoli posti dinnanzi
alla Chiesa da autorità religiose o civili; vi ricordate la chiesa primitiva
in Gerusalemme? Essa era fieramente perseguitata dai Giudei eppure la parola
di Dio si diffuse in poco tempo per tutta Gerusalemme infatti il sommo
sacerdote disse agli apostoli: “Avete riempita Gerusalemme della vostra
dottrina” (Atti 5:28). Non pensate dunque che una chiesa perseguitata in una
nazione dalle autorità possa riempire quella nazione con il Vangelo? La
chiesa quindi davanti a Dio è pienamente libera di evangelizzare e di operare
ciò che Dio gradisce sotto qualsiasi governo e non deve chiedere all’autorità
particolari privilegi per operare. Perchè? Perchè, come la storia ci insegna,
ogni qual volta la Chiesa di Dio ha chiesto all’autorità di favorirla, ha
disubbidito a Dio facendo dei compromessi, permettendo allo Stato di
immischiarsi nelle faccende interne della chiesa, e di controllarla sotto
certi aspetti. Che poi va detto, che non importa quanti privilegi lo Stato
conceda alla Chiesa, se questa si conforma a certi suoi schemi e fa come lo
Stato gli suggerisce nel darsi un’organizzazione centralizzata e uno statuto,
la chiesa non riceverà mai nessun favore dal diavolo e da tutti i suoi
ministri che tengono sotto il loro dominio la stragrande popolazione di una
nazione (comprese anche le autorità); e quindi gli ostacoli il nemico glieli
creerà sempre. Potrà avere dall’autorità umana delle facilitazioni ma
nell’evangelizzazione e nelle altre sue opere incontrerà sempre la forte
opposizione del diavolo che non vuole che i santi evangelizzano o si riuniscono
o facciano opere buone ecc. |
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Lo
statuto e il regolamento annullano la Parola di Dio
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Francesco Toppi, ex presidente delle ADI,
nel rispondere alla domanda: ‘Non esiste il pericolo che Statuti e
regolamenti inducano a porre in secondo piano l’autorità della Parola di Dio?’,
ha detto tra le altre cose: ‘Il fatto che l’autorità della Parola di Dio non
sia stata assolutamente posta in secondo piano è provato inoltre, dalla
realtà che nei circa 40 anni che sono trascorsi dalla decisione di
strutturarci, le Assemblee di Dio in Italia hanno avuto uno sviluppo senza
precedenti, favorendo il sorgere di centinaia di comunità composte da
cristiani fondati su tutto l’Evangelo’ (Cristiani
Oggi, n° 7, 1986, pag. 4). |
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Dunque, la prova che lo Statuto delle ADI e
il loro Regolamento non hanno per nulla intaccato l’autorità della Parola di
Dio, sarebbe la diffusione delle ADI senza precedenti in tutti questi anni.
Ma è una prova valida e convincente? Possiamo veramente affermare una simile
cosa? No, e adesso passerò a dimostrarlo mediante la Parola di Dio. E’
tramite di essa infatti che dimostrerò che simili affermazioni servono solo a
gettare fumo negli occhi di tanti credenti, nascondendogli i numerosi danni
pratici che provocano questi Statuti e questi Regolamenti, danni che non sono
altro che il frutto dell’annullamento di alcuni principi molto chiari esposti
dalla Parola di Dio. |
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Le tre categorie di chiese
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Ma dove mai nella Scrittura le chiese vengono
suddivise in a) chiese regolarmente costituite; b) gruppi o chiese in via di
costituzione; e c) stazioni di evangelizzazione (Reg. art. 2)? |
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Ma dove mai si legge nella Scrittura che
una chiesa locale per essere regolarmente costituita deve avere: a) almeno 30
membri comunicanti; b) un Consiglio di Chiesa; c) la capacità di sopperire
alle proprie spese locali ed interne, di versare, secondo la possibilità,
un’offerta mensile al fondo ‘pro missioni’ e di contribuire a qualsiasi altro
programma finanziario per i fini dell’Ente; d) regolari riunioni di culto; e)
varie attività per l’evangelizzazione, l’edificazione, l’insegnamento e la
formazione biblica e dottrinale dei credenti adulti, dei giovani e dei
fanciulli (Reg. art. 3), e che solo quando è regolarmente costituita ‘ha
diritto alla propria autonomia interna’ (Reg. art. 4)? ‘Da nessuna parte’ è
la risposta. |
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La chiesa locale è chiesa a tutti gli
effetti nel momento in cui c’è un gruppo di veri credenti che si riuniscono
per adorare Iddio e per pregarlo, per la lettura della Parola di Dio, per la
predicazione e l’insegnamento della Parola e per spezzare il pane, sotto la
guida di un fratello pastore o di un gruppo di anziani. Non importa proprio
quanti sono, perchè possono pure essere solo 10; davanti a Dio essi sono
chiesa. Ma non è forse vero che dovunque due o tre sono raunati nel nome di
Gesù, Egli è nel loro mezzo? Ma non è forse vero che la chiesa è l’assemblea
dei riscattati da questo presente secolo malvagio? Che c’entra dunque
l’essere regolarmente costituita o meno in base a criteri umani? |
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E poi la chiesa locale come assemblea di
Dio ha la sua autonomia interna per natura e non ha proprio bisogno di
riceverla da nessun Ente e da nessun uomo. Essa è libera in Cristo, autonoma
e indipendente da altre Chiese o da statuti umani; e tale deve sforzarsi di
rimanere se non vuole perdere quella semplicità e quella purità che deve
sempre caratterizzarla sulla terra. |
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Ma che cosa ha prodotto questa
differenziazione tra le chiese locali? Che tra due comunità vicine della
stessa denominazione quella che ha certi requisiti (quelli appunto prescritti
dagli uomini) si considera superiore a quella che questi requisiti non li
possiede ancora. Un’altra cosa che ha prodotto è la corsa al riconoscimento
di chiesa locale ‘regolarmente costituita’, e perciò la ‘stazione di evangelizzazione’
o ‘la chiesa in via di costituzione’ si affannerà per raggiungere il numero
di 30 membri. Sì, si evangelizzerà nelle strade e nelle piazze, si
inviteranno le persone non credenti al locale di culto e i credenti di altre
comunità al locale, ma non perchè in realtà c’è amore per le anime perdute e
perchè si vuole che altri credenti sentano una predicazione potente e franca
che edifica e scuote dal torpore spirituale chi dorme (che di fatto è
assente) ma solo per raggiungere il numero di 30. E nei confronti dei
credenti di altre comunità vicine (non importa se ‘ADI’ o ‘non ADI’) che
vengono a quel locale di culto l’arrogante ed arrivista responsabile, che in
testa ha solo il pensiero di raggiungere il numero di trenta membri
comunicanti per ottenere il ‘riconoscimento’, eserciterà pressioni o lusinghe
per farli entrare a fare parte del suo gruppo. |
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Stando così le cose, è chiaro che chi vuole
diventare pastore di una chiesa di almeno 30 anime, e quindi di una chiesa
‘regolarmente costituita’ deve stare attento a come predica e che cosa
predica, nel senso che deve stare attento a non toccare certi argomenti. In
altre parole, egli non si può mettere a dire dal pulpito ai credenti di
togliersi la televisione, di non andare al mare a fare il bagno, o alle sorelle
di non mettersi le minigonne, il trucco e tante altre cose sconvenienti
addosso, e tante altre cose perchè in questa maniera le anime fuggirebbero e
se ne andrebbero in un altro locale dove queste cose non vengono riprovate: e
così la ‘meta’ 30 si allontanerebbe invece che avvicinarsi. Certe cose non si
possono dire ai credenti perchè altrimenti alcuni non verrebbero più al
culto. Ed anche ai non credenti egli non potrà predicare come si conviene: in
altre parole non potrà annunciargli il ravvedimento e non potrà avvertirli
sui tormenti del fuoco dell’inferno che li aspettano se non si ravvedono, ma
egli dovrà dire loro: ‘Gesù vi ama, accettatelo nel vostro cuore e lui vi
darà perdono e pace’, e questo per evitare di scandalizzare le anime perdute.
E quindi ci saranno membri comunicanti che non si sono mai ravveduti. |
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Naturalmente il discorso per chi è già
pastore di una comunità di 30 membri o un po' più di 30, e perciò
‘regolarmente costituita’, va fatto nell’altro senso, e cioè che egli deve
stare attento a non predicare certe cose ‘spiacevoli’ ai credenti che vanno
al culto, per non vedere diminuire il numero dei membri ‘comunicanti’ sotto i
30 e perdere così uno dei requisiti indispensabili alla chiesa per essere
riconosciuta come chiesa ‘regolarmente costituita’. Che dovrà fare allora il
conduttore in questo caso, cioè se il numero dei membri scende sotto i 30? Ce
lo dice l’art. 6 del Reg. Int.: ‘Qualora una chiesa regolarmente costituita,
per due anni consecutivi, non soddisfi ai requisiti descritti all’art. 3 del
presente regolamento, il conduttore responsabile ne darà comunicazione al
Comitato di Zona di Giurisdizione’. |
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Dinnanzi a tali regole e ai comportamenti
che da essi scaturiscono non c’è dunque di che meravigliarsi se i locali di
culto si riempiono la domenica di persone che sentono parlare di
santificazione ma non sanno nella pratica in che cosa consiste questa
santificazione, e di persone che talvolta non sono nate di nuovo ma vengono
definite credenti perchè l’arrivista di turno li ha battezzati per fare
crescere il numero fino a 30, o di persone che dicono di credere in Gesù ma
non si sono mai ravvedute e non sanno cosa realmente aspetta i peccatori dopo
la morte. Come potete vedere quindi questi regolamenti umani hanno prodotto
dei danni per nulla indifferenti. |
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Membri comunicanti e membri aderenti
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Ma dove mai nella Scrittura si dice che i
membri di chiesa si dividono in membri comunicanti e membri aderenti? Da
nessuna parte. |
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I credenti sono tutti uguali davanti a Dio,
essendo tutti suoi figliuoli ed hanno tutti il diritto di prendere parte
‘attiva’ al culto dovunque si trovano, ed hanno il diritto di ricevere la
necessaria cura da parte del pastore e degli anziani. Ma, ci si dirà,
guardate che si chiamano membri aderenti quei credenti che ancora non sono
stati battezzati! Al che noi diciamo: ‘Ma dove mai nella Scrittura c’erano
dei credenti non battezzati nelle chiese fondate dagli apostoli? Non è forse
vero forse che ogni qual volta qualcuno credeva alla predicazione degli
apostoli egli veniva battezzato subito? Si legga per esempio la conversione
dei circa tremila a Gerusalemme, quella di Lidia, quella del carceriere di
Filippi e della sua famiglia e quella dei Corinzi e si vedrà che il battesimo
era ministrato anticamente subito a coloro che credevano. Non è abbastanza
evidente che essi non aspettavano né la stagione calda e né il numero
consistente prima di battezzarli, ma li battezzavano subito? Quindi questa
definizione di ‘credenti non battezzati’ scomparirebbe se i conduttori
battezzassero subito coloro che nascono di nuovo; in altre parole lo stesso
giorno. |
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Ma che cosa ha prodotto questa artificiosa
suddivisione? Anche qui danno, perchè ci sarà un gruppo di credenti con pieni
diritti perchè sono stati battezzati e altri che non hanno gli stessi diritti
perchè il pastore indugia a battezzarli per i più svariati motivi. |
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Ma veniamo a quei credenti che sono stati
battezzati in altre comunità ‘non ADI’ che per svariate circostanze si
trovano a frequentare una comunità ‘ADI’, e che non se la sentono di
sottomettersi allo statuto dell’Ente, ma vanno lo stesso alle riunioni della Chiesa
e danno anche loro le offerte per i bisogni della Chiesa. Perchè non possono
godere gli stessi diritti dei membri ‘comunicanti’? Perchè c’è lo statuto di
mezzo, che se accettato porrebbe loro dei problemi di coscienza. Tutto questo
naturalmente non succederebbe in una Chiesa dove non c’è uno statuto umano da
accettare per essere definiti membri di quella chiesa. |
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Riconoscete dunque fratelli come ogni qual
volta si introducono delle regole umane nella chiesa sorgono delle
complicazioni non indifferenti. |
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Il Consiglio di Chiesa
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Il Consiglio di Chiesa – secondo le ADI - è
composto da un Presidente, un Segretario e un Tesoriere, e dei Consiglieri
dove la Chiesa raggiunge un certo numero di membri comunicanti. Ma dove mai
stanno scritte queste cose nella Scrittura? Da nessuna parte. La chiesa
locale deve avere un pastore, e degli anziani e dei diaconi (alcune comunità
hanno solo degli anziani e dei diaconi) i quali devono essere assunti a
ricoprire questo ufficio quando dopo un periodo di prova vengono trovati
irreprensibili (cfr. Timoteo 3: 1-13). Non esistono cariche o uffici che si
chiamano o si possono chiamare presidente, segretario e tesoriere nella
chiesa. Forse qualcuno dirà che Paolo ai Romani parla di un fratello
tesoriere di nome Erasto: sì ne parla, ma egli era “il tesoriere della città”
(Romani 16:23) e non della chiesa di quella città. |
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E poi faccio notare che nello Statuto e nel
Regolamento non si parla degli anziani (chiamati anche vescovi) come ne parla
la Scrittura, perchè si parla di Consiglieri. Infatti viene detto che in
quelle comunità con oltre 200 membri (tra comunicanti ed aderenti)
l’assemblea di chiesa ha la facoltà di aggiungere al presidente, al
segretario e al tesoriere due consiglieri ogni 100 membri comunicanti. Perchè
chiamarli consiglieri quando la Scrittura li chiama anziani? E poi perchè
questa facoltà la chiesa ce l’ha solo dopo che il totale dei membri tra
comunicanti e aderenti ha raggiunto le oltre 200 unità? E poi perchè di solo
due ogni cento membri comunicanti? Perchè mai una comunità di poche decine di
membri non dovrebbe avere il suo pastore e i suoi anziani debitamente
stabiliti? Come si può ben vedere, queste norme umane si oppongono in
svariate maniere alla Parola di Dio. |
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E poi non è affatto una cosa scritturale
che uno per diventare pastore di una chiesa debba essere riconosciuto da una
sede centrale, perchè chi ha ricevuto dal Signore il ministerio di pastore è
riconosciuto tale dai fratelli che egli cura. Sarebbe come dire che per
essere nominati apostoli, profeti, evangelisti e dottori occorrerebbe essere
riconosciuti tali da una sede centrale o da una commissione di alti
dignitari; ma allora la chiesa locale non è più in grado di riconoscere
quando uno è veramente costituito in un particolare ministerio da Dio? Ma
come è che questo discernimento di riconoscere un pastore pare averlo solo un
certo gruppo di credenti che stanno guarda caso ai vertici
dell’organizzazione? Non è strana la cosa? Inoltre non è scritturale che ogni
due anni il pastore della chiesa venga confermato da un voto di fiducia
dell’Assemblea di Chiesa, perchè il pastore costituito da Dio non ha affatto
bisogno di queste conferme. Egli è pastore, e tale deve rimanere quand’anche
magari alla maggioranza non piaccia perchè riprende, sgrida con ogni autorità
affinché il popolo si santifichi. E’ chiaro però che nel caso il pastore si
svia dalla verità o si abbandona alla dissolutezza deve essere subito
ammonito ed allontanato perchè non è più in grado di esercitare il suo
ministerio essendo caduto nel laccio del diavolo. La stessa cosa vale anche
per gli anziani e i diaconi. |
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Non è scritturale neppure il voto segreto
(Reg. art. 14d) perché in Atti 14:23 dove è scritto: “E fatti eleggere per
ciascuna chiesa degli anziani, dopo aver pregato e digiunato, raccomandarono
i fratelli al Signore, nel quale aveano creduto”, il verbo greco usato cheirotoneo significa scegliere per
alzata di mano. Per cui l’elezione degli anziani nella Chiesa antica avveniva
con un voto pubblico e non segreto. |
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Il locale di culto poi, non è giusto, che
se lo compra o fa costruire la Chiesa locale, passi all’Ente. A tale
proposito voglio però precisare che se la Chiesa decide di comprare o
costruire un locale di culto perché c’è la necessità di farlo, è bene evitare
di costituirsi in associazione perché anche ciò costituisce una forma di organizzazione
non biblica. |
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Facciamo anche notare che la regola sul
diaconato che abbiamo citato dal Regolamento è in aperto contrasto con quello
che dice la Scrittura perchè i diaconi devono esercitare il loro ufficio in
seno alla chiesa locale perchè devono assistere il pastore, gli anziani, e i
bisognosi della chiesa (questo non esclude che possano affrontare dei viaggi
per ragioni di assistenza ad altri fratelli). Ma come si fa a dire che il
ministerio diaconale è sempre svolto al di fuori della comunità locale (Reg.
art. 79), quando la Bibbia dice invece che la chiesa locale deve avere dei
diaconi, come li aveva per esempio la chiesa di Filippi, secondo che è
scritto: “Paolo e Timoteo, servitori di Cristo Gesù, a tutti i santi in
Cristo Gesù che sono in Filippi, coi vescovi e coi diaconi, grazia a voi e
pace da Dio nostro Padre e dal Signor Gesù Cristo” (Filippesi 1:1-2), e la
chiesa di Cencrea, secondo che disse Paolo ai Romani: “Vi raccomando Febe,
nostra sorella, che è diaconessa della chiesa di Cencrea, perché la riceviate
nel Signore, in modo degno de’ santi, e le prestiate assistenza, in qualunque
cosa ella possa aver bisogno di voi; poiché ella pure ha prestato assistenza
a molti e anche a me stesso” (Romani 16:1-2)? |
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Ma quali sono i danni di queste ennesime
regole umane? Eccone alcuni: tante chiese sono guidate da uomini che non
hanno affatto il ministerio di pastore ma solo il titolo perchè hanno avuto
la maggioranza dei voti da parte di credenti o di pseudo credenti a cui piace
che i sermoni rimangano vaghi, sul generale, senza che vengano riprovate
apertamente certe opere infruttuose delle tenebre; e sono stati riconosciuti
come pastori da un Consiglio di una specie di cardinali. Sanno tenere un
discorso perchè hanno fatto la scuola biblica; sanno come lusingare le anime
per accaparrarsi i loro voti; sanno come farsi considerare spirituali (magari
gridando a squarcia gola, proferendo sillabe e vocali per fare apparire di
esser ripieni di Spirito Santo, interpretando falsamente le lingue a loro
volta false e dicendo così parla l’Eterno, ecc..) ecc., ma sono falsi nel
modo di agire, la loro è solo un’apparente spiritualità perchè non camminano
secondo lo Spirito ma secondo la carne e di questo ce ne si rende conto
quando li si conosce meglio: essi non conoscono le Scritture, non amano la
giustizia e neppure il gregge del Signore. |
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Senza poi parlare delle votazioni
manovrate, delle astuzie che queste regole umane favoriscono; senza poi
parlare delle raccomandazioni umane cercate presso Tizio o Caio per farsi
candidare al ministerio o poi farsi riconoscere come pastore; e di tante
altre cose storte che purtroppo sono sotto gli occhi di tutti. |
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E poi ci sono Chiese con conduttori
designati direttamente dal Consiglio Generale, il che non è buono, perché il
conduttore dovrebbe essere membro della Chiesa locale e quindi conosciuto dai
membri di Chiesa. Questo per evitare di avere un pastore che non ha una buona
testimonianza, cioè un uomo che per la sua condotta ingiusta e disordinata si
era visto rigettare da una buona parte della Chiesa dove era prima, e di cui
la nuova Chiesa naturalmente non sa nulla. |
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E oltre a ciò le comunità si vengono a
trovare prive dei diaconi che devono invece avere. |
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E poi quelle comunità che hanno intestato
il locale di culto all’Ente si vengono a trovare legate ancora maggiormente
alla sede centrale. Non c’è il minimo dubbio infatti che il fatto che il
locale di culto comprato o costruito dai credenti di una chiesa locale, sia
di proprietà dell’Ente costituisce un’arma non indifferente nelle mani
dell’Ente nel caso i vertici delle ADI vogliano collocare in quella chiesa un
conduttore da loro voluto invece del conduttore voluto dalla chiesa locale,
perché in caso di rifiuto di accettazione da parte della Chiesa locale del
conduttore raccomandato dall’Ente potrebbe arrivare l’invito di andarsene dal
locale di culto e nel caso di rifiuto il presidente delle ADI porterà davanti
al tribunale i ‘ribelli’ per fargli lasciare il locale di culto, cosa che
ovviamente si verificherà perché l’Ente ha tanto di leggi che difendono la
proprietà dei suoi immobili. Naturalmente tutto questo avverrà a discredito
della Parola di Dio perché si porteranno dinnanzi agli infedeli i santi per
farli condannare o punire. Tutto questo, come si può vedere, è uno dei frutti
amari del riconoscimento giuridico e dell’intesa tra le ADI e lo Stato.
Ripeto, è del tutto normale per un certo verso. |
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I Comitati di Zona
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Ma dove mai nella Scrittura si legge che
una nazione veniva suddivisa in zone e su queste zone veniva posto un
comitato per controllare come andavano le cose nelle diverse chiese di quella
zona o per coordinare l’attività delle chiese di quella zona, o per
notificare agli apostoli eventuali infrazioni d’ordine morale o dottrinale di
ministri o di chiese ecc.? Da nessuna parte. |
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E quali sono i danni che queste regole
hanno provocato? Eccone alcuni. La chiesa locale ha perso la sua autonomia
perchè non è più libera di organizzarsi secondo la guida dello Spirito Santo,
e perchè nel caso il conduttore provochi degli scandali o insegni cose strane
essa non ha più la libertà nel Signore di prendere direttamente delle misure
disciplinari nei confronti del conduttore perchè deve notificare la cosa al
Comitato di zona che lo farà sapere a sua volta al Consiglio generale delle
chiese che prenderà i provvedimenti che meglio crede. E senza parlare poi dei
favori, delle raccomandazioni, che si scambiano i conduttori delle chiese o i
candidati al ministerio con i membri del Comitato di zona per fare carriera
anche loro. |
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Il presidente
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Non si può affermare che la Chiesa di Dio
ha come unico capo Cristo e poi creare un altro capo sulla terra che magari
ne fa le sue veci, un po' come ha fatto la chiesa cattolica romana che dice
che il papa è il capo della chiesa universale perchè è il vicario di Cristo
sulla terra e perciò ne fa le sue veci. Se dunque come credenti è giusto
opporsi alla pretesa di questo uomo chiamato ‘papa’, è altresì giusto opporsi
alle pretese di qualsiasi credente che in seno ad una chiesa o ad un certo
numero di chiese ritiene di essere il ‘capo’ a cui tutti devono ubbidire e
sottomettersi. Ecco perchè la carica di presidente di un Ente va rigettata
perchè di fatto è una carica umana che usurpa la Sovranità di Cristo sui
credenti. Ah, che non ci si dica che il presidente dell’Ente viene eletto
democraticamente, che è un fratello come tutti gi altri, che si pone al
servizio delle chiese, che il suo ruolo è solo quello di rappresentare un
certo numero di chiese davanti allo Stato e che non si impiccia negli affari
delle chiese locali, perchè questi sono solo dei sofismi; la realtà
incontrovertibile è che il presidente dell’Ente ha così tanto potere
(conferitogli dallo Statuto) da farla da padrone in mezzo alle chiese; la sua
parola quand’anche sia sbagliata è considerata come la parola del papa,
infallibile; se la Scrittura dice una cosa e lui ne dice un’altra contraria,
Gesù, o l’apostolo o il profeta hanno torto, e lui invece ha ragione: le sue
decisioni sono indiscutibili, il rispetto e l’onore che gli sono dovuti non
gli sono dovuti più come fratello in Cristo o come pastore di una chiesa, ma
come capo di una organizzazione potente, è lui che ha il potere di aprire le
porte a chi vuole e di chiuderle a chi vuole in seno all’organizzazione. La
sua firma non è considerata la firma di un semplice credente o di un semplice
pastore, ma la firma di un capo, del mediatore fra i credenti e l’autorità.
E’ lui che diventa il centro attorno a cui ruota il tutto; un po’ come la
chiesa cattolica romana ruota attorno al papa di Roma. Diceva bene Roberto
Bracco: ‘… il suo Presidente non è più considerato un fratello come tutti gli
altri, ma bensì una autorità ecclesiastica per cui gli si deve particolare
rispetto per la sua posizione, gli si deve riconoscere degli speciali diritti
per la carica che ricopre talché, molte decisioni concernenti l’Opera nel suo
insieme, per essere legalmente valide, dovrebbero avere il ‘nulla obstat’ o
il ‘placet’ della sua autorità gerarchica conferitagli dallo Statuto’
(Roberto Bracco, La Verità vi farà
liberi, pag. 10). Le ADI dunque mentono quando dicono che rifuggono ‘da
qualsiasi forma gerarchica’, perché in effetti il presidente è una carica
gerarchica, che non è un fratello come tutti gli altri. |
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Coloro che si trovano in alto
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Chi sono coloro ai vertici di queste
organizzazioni ecclesiastiche che hanno contratto svariate alleanze con lo
Stato a cui i membri dell’organizzazione devono rendere un’incondizionata
ubbidienza e sottomissione? Sono veramente uomini che hanno ricevuto da Dio
un ministerio, che si conducono senza signoreggiare i credenti ma essendo un
esempio ai fratelli nel parlare, nella pietà, nell’amore, nella condotta e
nella purità? Sono veramente degli uomini che parlano da parte di Dio in
Cristo, mossi da sincerità, che quando si sentono parlare si rimane
edificati, si viene incoraggiati ed esortati a procacciare la santificazione
perchè sono un esempio in questo e ti dicono chiaramente le cose che non si
devono fare per piacere a Dio, e si avverte che parlano mossi da sincerità, e
che conoscono le vie di Dio perchè camminano per lo Spirito? No, per nulla.
Hanno lauree, hanno una certa parlantina, perchè conoscono come fare un
discorso, ma quando predicano non si avverte la potenza di Dio, la sincerità
di Dio, la pienezza di convinzione. Parlano di santificazione, ma in maniera
vaga e superficiale, che chi li ascolta non riesce mai a capire cosa bisogna
fuggire per santificarsi, e loro stessi mostrano di non santificarsi. Bisogna
viverci assieme o frequentarli un po' di tempo per capire che questi uomini
non temono Dio e non sanno cosa significa camminare per lo Spirito. Ma loro
possono permettersi di vivere così perchè sanno di avere sempre dalla loro
parte un certo numero di persone come loro o di credenti disavveduti che alle
elezioni gli daranno il voto che li confermerà in quella alta carica. Ma
d’altronde che cosa ci si poteva aspettare da un sistema perverso quale quello
dell’organizzazione gerarchica alleata con lo Stato? Che rendesse i suoi capi
umili, santi, giusti, privi di interessi nell’opera di Dio? |
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Quando sorge una nuova chiesa locale
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Cosa succede quando in un organizzazione
gerarchica, si forma una chiesa per l’opera di evangelizzazione di un
fratello che è membro dell’organizzazione? Succede che vengono mandati subito
degli influenti membri dell’organizzazione per confermare quei credenti nella
loro organizzazione piuttosto che nella fede nel Signore. In altre parole, il
loro scopo è quello di fargli subito capire che non devono avere rapporti con
nessun altro fratello o chiesa che non sia dell’organizzazione o che non
venga a nome dell’organizzazione. E che si devono ben guardare da quelli che
parlano contro il sistema della loro organizzazione perchè hanno una vista
spirituale ‘miope’ e non buona come la loro. Naturalmente questi loro
discorsi sono infarciti di versetti biblici e vengono fatti passare come
necessari per salvaguardare l’integrità della dottrina ecc., ma in effetti
sono fatti con uno spirito fazioso perchè hanno come scopo quello di fare
passare i credenti delle altre chiese che non sono dell’organizzazione per
dei credenti di seconda categoria, meno stabili nella fede, o meno radicati
nella verità di quanto siano i membri della loro organizzazione. Per non
parlare poi di quei discorsi fatti per fargli capire che essi sono
considerati dalle autorità non più una setta come una volta ma un culto, ‘una
confessione religiosa’ (per cui con loro sono al sicuro e non devono temere
eventuali discriminazioni da parte della autorità), che essi hanno fatto un
intesa con lo Stato, che hanno un’organizzazione efficientissima, ecc. Per
questo non c’è da meravigliarsi se questi credenti sin dall’inizio mostrano
quello spirito settario, che col tempo purtroppo andrà fortificandosi (a meno
che il Signore non li trasformi), che non dovrebbe esserci nei figliuoli di
Dio. |
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Certo, siamo d’accordo che ai credenti va
detto sin dall’inizio di esser prudenti perchè non tutti coloro che si dicono
cristiani lo sono effettivamente, di non accettare certe dottrine perchè
false anche se presentate con dei versetti biblici, di guardarsi dai cattivi
operai che vanno travestiti da operai di Cristo, ma altra cosa è fare quello
che fanno le ADI, perchè in questa maniera ci si innalza sopra la fratellanza
e si comincia a fare innalzare anche i credenti appena convertitisi che
pensano di essere nella migliore chiesa, insomma in quella che ha più
benedizioni da parte di Dio se non un certo riguardo personale da parte sua. |
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Che succede invece quando l’organizzazione
sente che in un particolare posto è sorta una chiesa cosiddetta libera che
non è legata a nessuna organizzazione umana? In questo caso essi cercano di
assorbirla proponendogli di entrare nell’Ente. Insomma cercano di mettergli
subito le mani addosso. E se il pastore è abbastanza avveduto da rifiutare le
allettanti proposte, allora si vedrà rispondere malamente, con arroganza. |
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Rivelazioni
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E’ lecito nell’organizzazione gerarchica,
che un ministro del Vangelo vada in posti o in comunità o intraprenda delle
cose nel Signore in seguito a delle rivelazioni divine? No, perchè un
ministro del Vangelo deve collaborare solo con quelle Chiese della propria
organizzazione; quindi sono inammissibili delle rivelazioni divine che
contrastano gli ordini dello Statuto vigente; cioè quelle che guidano il
ministro del Signore presso una comunità ‘estranea’. Lo Spirito Santo insomma
non può rivelare ad un pastore o ad un evangelista di una denominazione di
recarsi presso una chiesa di un altra denominazione; come non può rivelargli
neppure altre cose. Stando così le cose, sono ammesse solo quelle rivelazioni
o quelle profezie che si attengono scrupolosamente ai programmi e agli schemi
umani. Per cui ci saranno rivelazioni e profezie false perchè si vorrà fare
dire al Signore una cosa che lui non ha ordinato. In altre parole lo Spirito
di Dio deve muoversi come e quando vogliono gli uomini; Egli è nelle loro
mani e non può permettersi di scombussolare i loro disegni e programmi! |
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Ecco perchè costoro non sanno cosa
significhi essere guidati dallo Spirito Santo con delle rivelazioni o
mediante dei suoi impulsi chiaramente discernibili perchè sono abituati a
muoversi come le marionette nelle mani di altri uomini. Non sono degli uomini
ripieni di Spirito Santo che sanno muoversi per lo Spirito e discernono la
grande utilità delle rivelazioni per ciò che concerne l’evangelizzazione o
altre opere in seno alla Chiesa di Dio. No, perchè loro si muovono agli
ordini dello Statuto e dei Comitati. Ma Dio sa sempre come far capire che è Lui
che comanda nella sua Chiesa e che l’opera è la Sua e non tiene affatto conto
dei programmi o delle consuetudini umane quando queste si oppongono alla Sua
volontà. |
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Per spiegare questo vi ricordo l’esempio di
Pietro. Egli evangelizzava solo i circoncisi perchè non era permesso ai
Giudei di avere relazioni con i Gentili o di entrare in casa loro. Ma Dio un
giorno mandò un angelo da Cornelio per dirgli di mandare a chiamare Simone
detto Pietro che si trovava a Ioppe il quale gli avrebbe parlato di cose per
le quali sarebbe stato salvato con la sua casa. Cornelio ubbidì e mandò degli
uomini a far chiamare Pietro, ma Dio preparò anche Pietro affinché non si
opponesse all’invito di quegli uomini, infatti gli diede una visione in cui
gli mostrò che non doveva chiamare immondo ciò che Dio aveva santificato e
quando quegli uomini furono davanti alla casa di Simone coiaio lo Spirito gli
disse di andare con quegli uomini. E così avvenne che Pietro si recò a casa
di quei Gentili per annunciargli l’Evangelo. E Dio confermò la sua parola
salvando Cornelio e i suoi e riempiendoli di Spirito Santo (Atti cap. 10). |
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Il nostro Dio non è cambiato: lui li
demolisce gli statuti umani che dividono i credenti dando delle rivelazioni
simili. Affinché si veda come Dio ha in avversione quei regolamenti che
impediscono ad un suo servo di andare a predicare presso delle comunità che
non sono della sua organizzazione o in zone dove non è prevista dall’uomo
nessuna evangelizzazione. Ma naturalmente, come succede ogni qual volta Dio
opera sovvertendo i programmi e le regole umane, l’apostolo Pietro si dovette
prendere una riprensione da parte di quelli della circoncisione i quali gli
dissero: “Tu sei entrato da uomini incirconcisi e ha mangiato con loro” (Atti
11:2). Che fece dunque Pietro? Raccontò loro come erano andate le cose,
all’udire le quali essi si acquietarono e glorificarono Iddio dicendo: Iddio
ha dunque dato il ravvedimento anche ai Gentili affinché abbiano vita (Atti
11:18). Ma non sempre succede che il ministro del Vangelo dopo avere
raccontato come Dio lo ha guidato in maniera soprannaturale riceva
l’approvazione degli altri come nel caso di Pietro; perchè alcune volte viene
ammonito e scongiurato a desistere dalla sua opera pena l’espulsione
dall’organizzazione. In questo caso quindi c’è una chiara manifestazione di
come taluni non sopportano che Dio vada contro le loro regole. Essi si
mettono così contro Dio. |
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Quando arriva un servo del Signore
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Che cosa avviene quando presso una Chiesa
dell’organizzazione arriva un servo di Dio che non fa parte dell’associazione
religiosa? Quando un vero servo di Dio arriva presso una chiesa dell’Ente,
pur essendo un ministro del Vangelo, pare che i credenti della chiesa locale
non riescano a riconoscerlo o meglio essi non possono riconoscerlo come tale
se prima non è comparso davanti alla commissione o al presidente dell’Ente. |
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Ma io dico; ma come mai i credenti non
possono accettare subito un ministro del Vangelo solo perchè non fa parte
della loro organizzazione o perchè non ha delle lettere di raccomandazione da
parte del presidente dell’organizzazione? Non sono forse più in grado di
riconoscere un bue da un cane o una pecora da una capra? Non sono forse più
in grado di riconoscere un ministro di Cristo da un ministro di Satana? No,
non per questi motivi; ma è perchè gli è vietato dall’alto. S’intende dal
presidente e non da Dio, e perciò devono aspettare ordini dall’uomo per
ricevere un servo di Dio. Ecco come molte chiese sono state ridotte alla
servitù, ormai sono costrette a delegare ad altri quello che compete loro;
cioè il mettere loro alla prova uno che si dice servo di Cristo per vedere se
è vero o falso. |
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Che cosa provoca questo modo di agire? Che
se uno parla e ragiona come il presidente dell’Ente allora verrà ricevuto, ma
se non gli garba verrà rigettato anche se è un vero servo di Dio. E che uno
può essere pure un manesco, un amante del denaro, un amante dei piaceri della
vita, uno che non è in grado di predicare, ma se il suo nome rientra nel
Ruolo Generale dei Ministri allora le Chiese lo devono accettare. No, non è
dovuto alla prudenza questo modo di agire radicato nella denominazione, ma al
fatto che si vogliono dominare le Chiese facendogli accettare chi vogliono i
capi e rigettare chi vogliono loro. |
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L’assemblea generale
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Ora le ADI affermano che l’Assemblea
generale dell’Ente ha una base scritturale. E sapete qual è? L’assemblea di
Gerusalemme descritta in Atti al capitolo 15 (cfr. Cristiani Oggi, N° 7, 1986, pag. 4), che loro dicono era ‘un
organo di consultazione e deliberante per tutte le chiese cristiane
esistenti’ (Francesco Toppi, A Domanda
Risponde, ADI-Media, Vol. I, pag. 154), nella stessa maniera che lo è la
loro Assemblea Generale. |
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Ci vorrebbero insomma fare credere che i
pastori delle ADI quando si riuniscono in assemblea generale (da loro
chiamata anche ‘Conferenza generale dei pastori’) fanno semplicemente quello
che fecero gli apostoli e gli anziani, con Paolo e Barnaba, quando a Gerusalemme
si riunirono per trattare la questione che era sorta in quel tempo (che
concerneva l’imposizione dell’osservanza della legge ai Gentili che avevano
creduto). |
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Ora, affinchè possiate confrontare subito
le due Assemblee vi trascrivo prima quello che dice la Bibbia a riguardo di
quell’Assemblea di Gerusalemme, e poi quello che dice il Regolamento Interno
delle ADI a proposito dell’Assemblea Generale dei pastori. |
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L’Assemblea
di Gerusalemme:
‘Or alcuni, discesi dalla Giudea, insegnavano ai fratelli: Se voi non siete
circoncisi secondo il rito di Mosè, non potete esser salvati. Ed essendo nata
una non piccola dissensione e controversia fra Paolo e Barnaba, e costoro, fu
deciso che Paolo, Barnaba e alcuni altri dei fratelli salissero a Gerusalemme
agli apostoli ed anziani per trattar questa questione. Essi dunque,
accompagnati per un tratto dalla chiesa, traversarono la Fenicia e la
Samaria, raccontando la conversione dei Gentili; e cagionavano grande
allegrezza a tutti i fratelli. Poi, giunti a Gerusalemme, furono accolti
dalla chiesa, dagli apostoli e dagli anziani, e riferirono quanto grandi cose
Dio avea fatte con loro. Ma alcuni della setta de’ Farisei che aveano
creduto, si levarono dicendo: Bisogna circoncidere i Gentili, e comandar loro
d’osservare la legge di Mosè. Allora gli apostoli e gli anziani si raunarono
per esaminar la questione. Ed essendone nata una gran discussione, Pietro si
levò in piè, e disse loro: Fratelli, voi sapete che fin dai primi giorni
Iddio scelse fra voi me, affinché dalla bocca mia i Gentili udissero la
parola del Vangelo e credessero. E Dio, conoscitore dei cuori, rese loro
testimonianza, dando lo Spirito Santo a loro, come a noi; e non fece alcuna
differenza fra noi e loro, purificando i cuori loro mediante la fede. Perché
dunque tentate adesso Iddio mettendo sul collo de’ discepoli un giogo che né
i padri nostri né noi abbiam potuto portare? Anzi, noi crediamo d’esser
salvati per la grazia del Signor Gesù, nello stesso modo che loro. E tutta la
moltitudine si tacque; e stavano ad ascoltar Barnaba e Paolo, che narravano
quali segni e prodigî Iddio aveva fatto per mezzo di loro fra i Gentili. E
quando si furon taciuti, Giacomo prese a dire: Fratelli, ascoltatemi. Simone
ha narrato come Dio ha primieramente visitato i Gentili, per trarre da questi
un popolo per il suo nome. E con ciò s’accordano le parole de’ profeti,
siccome è scritto: Dopo queste cose io tornerò e edificherò di nuovo la tenda
di Davide, che è caduta; e restaurerò le sue ruine, e la rimetterò in piè,
affinché il rimanente degli uomini e tutti i Gentili sui quali è invocato il
mio nome, cerchino il Signore, dice il Signore che fa queste cose, le quali a
lui son note ab eterno. Per la qual cosa io giudico che non si dia molestia a
quelli dei Gentili che si convertono a Dio; ma che si scriva loro di
astenersi dalle cose contaminate nei sacrificî agl’idoli, dalla fornicazione,
dalle cose soffocate, e dal sangue. Poiché Mosè fin dalle antiche generazioni
ha chi lo predica in ogni città, essendo letto nelle sinagoghe ogni sabato.
Allora parve bene agli apostoli e agli anziani con tutta la chiesa, di
mandare ad Antiochia con Paolo e Barnaba, certi uomini scelti fra loro, cioè:
Giuda, soprannominato Barsabba, e Sila, uomini autorevoli tra i fratelli; e
scrissero così per loro mezzo: Gli apostoli e i fratelli anziani, ai fratelli
di fra i Gentili che sono in Antiochia, in Siria ed in Cilicia, salute.
Poiché abbiamo inteso che alcuni, partiti di fra noi, vi hanno turbato coi
loro discorsi, sconvolgendo le anime vostre, benché non avessimo dato loro
mandato di sorta, è parso bene a noi, riuniti di comune accordo, di scegliere
degli uomini e di mandarveli assieme ai nostri cari Barnaba e Paolo, i quali
hanno esposto la propria vita per il nome del Signor nostro Gesù Cristo. Vi
abbiam dunque mandato Giuda e Sila; anch’essi vi diranno a voce le medesime
cose. Poiché è parso bene allo Spirito Santo ed a noi di non imporvi altro
peso all’infuori di queste cose, che sono necessarie; cioè: che v’asteniate
dalle cose sacrificate agl’idoli, dal sangue, dalle cose soffocate, e dalla
fornicazione; dalle quali cose ben farete a guardarvi. State sani. Essi
dunque, dopo essere stati accomiatati, scesero ad Antiochia; e radunata la
moltitudine, consegnarono la lettera. E quando i fratelli l’ebbero letta, si
rallegrarono della consolazione che recava. E Giuda e Sila, anch’essi,
essendo profeti, con molte parole li esortarono e li confermarono” (Atti
15:1-32). |
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L’Assemblea
Generale delle ADI:
L’Assemblea Generale è l‘organo deliberativo delle ADI e viene convocata in
via ordinaria a norma dell’art. 6 dello Statuto o in via straordinaria a
norma dell’art. 21 dello Statuto, o su decisione del Consiglio Generale delle
Chiese o su richiesta di almeno un terzo dei rappresentanti di chiese
regolarmente costituite (Reg. art. 32). |
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All’Assemblea Generale partecipano: a) i
Conduttori di Chiesa in qualità di presidenti dei Consigli di Chiesa e i
responsabili degli Istituti con diritto di parola e di voto; b) i delegati in
rappresentanza di chiese, con diritto di voto, ma non di parola ed a cariche
amministrative dell’Ente se non risultano iscritti nel Ruolo Generale dei
Ministeri delle ADI; c) i ministri senza rappresentanza di chiese, con
diritto di parola ma senza diritto di voto. d) i diaconi, descritti nell’art.
78 con diritto di voto, se inviati come delegati dal servizio o istituto al
quale appartengono, ma non con diritto di parola. Questo criterio vale per
tutti gli argomenti di carattere amministrativo dell’Associazione delle ADI,
mentre per i soggetti di carattere spirituale o dottrinale, nelle sessioni
pastorali ad essi riservati, tutti gli iscritti nel ruolo generale dei
ministeri delle ADI o che lavorino in collaborazione con queste, hanno
diritto a partecipare alla |
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discussione e alla votazione; e) i
visitatori, in qualità di osservatori, ammessi col consenso dell’Assemblea,
senza diritto di parola o di voto (Reg. art. 33). |
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L’Assemblea Generale, in sessione
amministrativa: a) elegge il seggio di presidenza dell’Assemblea Generale a
norma dell’art.9 dello Statuto; b) approva i regolamenti delle singole
istituzioni ed attività, redatti dal C.G.C. riservandosi di modificarli
quando ne riconosca la necessità; c) delibera sull’ammissione di nuove chiese
e sull’esclusione o il recesso di quelle che non si conformino ai principi e
agli scopi delle ADI a norma dell’art. 9 dello Statuto; d) delibera, in caso
di estinzione dell’Ente, sia per scioglimento o per esaurimento degli scopi
ai sensi dell’art. 4 dello Statuto, ed indica le opere evangeliche a cui dovrà
essere devoluto il patrimonio; e) elegge con votazioni separate, a scrutinio
segreto e a maggioranza assoluta (50% più uno) nel seguente ordine: il
Presidente, il Segretario, il Tesoriere e sei Consiglieri del Consiglio
Generale delle Chiese; f) nomina cinque sindaci revisori dei conti, tre
effettivi e due supplenti; g) elegge con votazione per alzata di mano e a
maggioranza assoluta i membri dei Comitati di Zona di giurisdizione, tenendo
presente le indicazioni dei conduttori di chiesa delle rispettive zone; h)
elegge o conferma i responsabili degli Istituti, con votazione, su proposta
del Consiglio Generale delle Chiese, per alzata di mano ed a maggioranza
assoluta. i) può eleggere su proposta del Consiglio Generale delle Chiese o
dei Comitati di Zona, ad incarichi speciali, ministri che, pur non avendo la
conduzione di una chiesa regolarmente costituita, abbiano svolto ininterrotto
ministerio pastorale per almeno quindici anni (Reg. art. 34). |
|
Tutti i componenti dell’Assemblea hanno
diritto ad un solo voto ed uguali diritti. In ogni votazione, salvo quanto
non sia stabilito diversamente, gli astenuti sono considerati assenti ai fini
della determinazione della maggioranza, purché il loro numero non raggiunga
un terzo di tutti i votanti (Reg. art. 35). |
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L’Assemblea avrà un culto pubblico
presieduto dal Presidente uscente o da un suo incaricato. Il Presidente
uscente presiede l’Assemblea fino all’elezione del Seggio che sarà composto
da un Presidente, almeno un Vice presidente, un Segretario e almeno due Scrutatori.
Il Seggio di Presidenza viene eletto per alzata di mano a maggioranza
assoluta, salvo il caso che almeno il dieci per cento dei votanti faccia
domanda a scrutinio segreto (Reg. art. 36). |
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Le adunanze sono valide in prima
convocazione con l’intervento della metà più uno dei componenti, in seconda
convocazione qualunque sia il numero dei partecipanti (Reg. art. 37). |
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Ogni seduta dell’Assemblea Generale viene
aperta con un breve culto o con la lettura della Parola di Dio e con la
preghiera (Reg. art. 38). |
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L’ordine dei Lavori è il seguente: a)
relazione del Consiglio Generale delle Chiese: - relazione del Presidente e
Legale Rappresentante; - relazione del Segretario; - relazione del Tesoriere.
b) relazioni degli Istituti, delle attività e relativa elezione dei
responsabili; c) interrogazioni e proposte che sono state presentate per
iscritto alla segreteria nei termini fissati volta per volta dal Consiglio
Generale delle Chiese; d) elezione del Consiglio Generale delle Chiese; e)
nomina dei Sindaci Revisori dei conti; f) elezione dei membri dei comitati di
Zona (Reg. art. 39). |
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Copia dell’Ordine del Giorno dell’Assemblea
Generale dovrà essere inviata a tutti i partecipanti due settimane prima
della data di convocazione (Reg. art. 40). |
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Ogni argomento dovrà essere esposto e
discusso in tempo stabilito in precedenza dal Consiglio Generale delle
Chiese, lasciando alla discrezione del Presidente dell’Assemblea di
modificare il tempo stesso (Reg. art. 41). |
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Il Presidente dell’Assemblea regola la
discussione, concedendo la parola nell’ordine in cui viene richiesta. Hanno
precedenza le mozioni d’ordine ed il fatto personale. La domanda di chiusura
di una discussione deve essere fatta propria da almeno il dieci per cento dei
votanti per essere messa ai voti. Nessun reclamo sulla procedura di
votazione, sia elezioni o deliberazioni, potrà aver corso se non sia fatto
seduta stante, appena proclamato il risultato della votazione. Una
deliberazione dell’Assemblea, può essere annullata quando la richiesta
avanzata da almeno il dieci per cento dei votanti, sia approvata dai due
terzi degli aventi diritto al voto. Tutte le deliberazioni spettanti
all’Assemblea sono valide se adottate a maggioranza assoluta (50% più uno)
dei votanti (Reg. art. 42). |
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Le deliberazioni dell’Assemblea,
verbalizzate dal Segretario, sono lette seduta stante e, approvatane la
redazione, sono trascritte in fogli numerati controfirmati dai membri del
Seggio, questi devono essere rilegati e le correzioni e cancellature
confermate dal Segretario. Copia delle deliberazioni verrà spedita ai
Conduttori di Chiese e ai responsabili dei vari istituti e delle varie
attività (Reg. art. 43). |
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Ora, io ritengo che dopo avere letto
attentamente le cose, non si può non affermare per l’ennesima volta che le
ADI fanno dire alla Bibbia quello che vogliono loro. E questo mi fa
tremendamente indignare perché non sopporto che la Bibbia venga presa per
ingannare i fratelli, perché di inganno si tratta. Quando infatti le ADI
affermano che questo loro organo di consultazione e deliberante per tutte le
Chiese ADI, esercita le funzioni che esercitava anticamente l’Assemblea di
Gerusalemme per tutte le chiese cristiane esistenti ai giorni degli apostoli,
non fanno altro che ingannare i fratelli. Perché? |
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Innanzi tutto perché l’Assemblea di
Gerusalemme non era una assemblea che veniva convocata regolarmente come
invece viene convocata la loro Assemblea, ma fu convocata in via del tutto
straordinaria una volta sola per una questione di cruciale importanza allora
che concerneva i Gentili che avevano creduto, e si badi che non fu convocata
‘su decisione del Consiglio Generale delle Chiese o su richiesta di almeno un
terzo dei rappresentanti di chiese regolarmente costituite’ perché non
esisteva un Consiglio Generale delle Chiese e neppure quella regola. |
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In secondo luogo, perché a quell’Assemblea
non parteciparono tutti gli anziani di tutte le Chiese esistenti allora, per
esempio non parteciparono gli anziani delle chiese di Antiochia di Pisidia,
di Iconio, di Listra e di Derba (cioè di quelle chiese che erano state fondate
da Paolo e Barnaba nel loro viaggio apostolico – cfr. Atti 13:13-52; 14:1-28),
che vi ricordo erano costituite anche da Gentili, e quindi la questione
riguardava direttamente anche loro anche se era sorta nella Chiesa di
Antiochia di Siria; e da quanto ci viene detto non parteciparono neppure gli
anziani della Chiesa di Antiochia di Siria, infatti gli anziani che vengono
menzionati negli Atti erano gli anziani della Chiesa di Gerusalemme (cfr. Atti
15:4), e non quelli della Chiesa di Antiochia, infatti per la Chiesa di
Antiochia c’erano Paolo e Barnaba e alcuni altri dei fratelli (cfr. Atti
15:2) di cui non viene detto che fossero anziani. E poi la lettera che fu
redatta al termine di quella Conferenza non era indirizzata a tutte le Chiese
dei Gentili esistenti allora, ma solo ai fratelli di fra i Gentili che erano
in Antiochia, in Siria, e in Cilicia (cfr. Atti 15:23). Mentre all’Assemblea
Generale delle ADI partecipano tutti i pastori delle ADI di questa nazione, e
poi le delibere sono indirizzate a tutte le chiese ADI non importa che
questioni riguardano. |
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In terzo luogo perché all’Assemblea di
Gerusalemme la proposta di Giacomo non fu messa ai voti (Atti 15:13-22), come
invece vengono messe ai voti le proposte che vengono presentate all’Assemblea
Generale delle ADI. |
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In quarto luogo perchè l’Assemblea di
Gerusalemme non si occupava di eleggere periodicamente nessun Presidente,
nessun Segretario, nessun Tesoriere, ecc. come invece fa l’Assemblea Generale
delle ADI. |
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In quinto luogo perchè l’Assemblea di
Gerusalemme non aveva per nulla la funzione di deliberare sull’ammissione di
nuove Chiese e sull’esclusione di quelle che non seguivano gli insegnamenti
degli apostoli, mentre l’Assemblea Generale ADI delibera ‘sull’ammissione di
nuove chiese e sull’esclusione o il recesso di quelle che non si conformino
ai principi e agli scopi delle ADI’. |
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In sesto luogo perché non è vero che
all’Assemblea di Gerusalemme parteciparono ‘soltanto gli Apostoli e gli Anziani,
oltre Paolo e Barnaba’ (Francesco Toppi, A
Domanda Risponde, Vol. I, pag. 154), perché la Scrittura a riguardo di
quella riunione dice che “tutta la moltitudine si tacque; e stavano ad
ascoltar Barnaba e Paolo “ (Atti 15:12), e che dopo che parlò Giacomo “parve
bene agli apostoli e agli anziani con tutta la Chiesa …” (Atti 15:22), il che
lascia intendere che fosse riunita anche la Chiesa di Gerusalemme, e difatti
è scritto che quando Paolo e Barnaba arrivarono a Gerusalemme “furono accolti
dalla Chiesa, dagli apostoli e dagli anziani” (Atti 15:4). Vorrei far notare
che quando Luca dice che “tutta la moltitudine si tacque; e stavano ad
ascoltar Barnaba e Paolo”, non può che riferirsi alla moltitudine dei
discepoli, e quindi alla Chiesa, in quanto nel capitolo 2 degli Atti si dice:
“E la moltitudine di coloro che aveano creduto, era d’un sol cuore e
d’un’anima sola; né v’era chi dicesse sua alcuna delle cose che possedeva, ma
tutto era comune tra loro” (Atti 2:32), e nel capitolo 6 viene detto: “E i dodici,
raunata la moltitudine dei discepoli, dissero: Non è convenevole che noi
lasciamo la parola di Dio per servire alle mense …. “ (Atti 6:2), ed ancora
poi quando Paolo e Barnaba arrivarono ad Antiochia (assieme a Giuda e Sila) è
scritto: “E radunata la moltitudine, consegnarono la lettera. E quando i
fratelli l’ebbero letta, si rallegrarono della consolazione che recava” (Atti
16:30-31). All’Assemblea Generale delle ADI invece partecipano solo i
ministri, e difatti è chiamata ‘l’Assemblea dei ministri’ (Ibid., pag. 155). |
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In settimo luogo perché l’Assemblea di
Gerusalemme dopo che prese quelle decisioni si premurò a farle conoscere ai
fratelli delle diverse chiese interessate a quel problema (Paolo e Sila poi
durante il loro viaggio fecero conoscere quelle decisioni anche alle altre
chiese – cfr. Atti 16:4), mentre l’Assemblea Generale delle ADI non mi
risulta faccia conoscere ai fratelli tutte le decisioni dei loro convegni. A
tale proposito, vorrei fare notare che lo Statuto e il Regolamento, che sono stati
approvati dall’Assemblea Generale, non sono trasmessi a tutti i membri delle
ADI. Eppure, sono dei documenti molto importanti che sono stati approvati
dall’Assemblea Generale!!! E altra cosa importante da dire a tale riguardo è
questa: secondo quanto deliberato durante il IX Convegno Pastorale del 1950,
‘i conduttori o i delegati di chiese che partecipano al Convegno, adempiono
quest’obbligo cristiano soprattutto nell’interesse della Chiesa stessa e
quindi è preciso dovere di questa di provvedere il proprio delegato o il
proprio rappresentante delle spese necessarie alla partecipazione del
Convegno’ (Atti del 9° Convegno, paragrafo
II). Ci si domanda quindi come si faccia a dire che un pastore si rechi al
Convegno nell’interesse della Chiesa che cura, e quindi quest’ultima ha il
dovere di pagargli le spese necessarie alla partecipazione al Convegno, e poi
egli non rende noti tutti gli atti dei Convegni alla Chiesa. Se il pastore va
al Convegno per il bene della Chiesa, e a lui vengono dati gli atti dei Convegni
in forma cartacea, perché la Chiesa locale non viene resa partecipe di tutte
le decisioni che l’Assemblea Generale prende per il suo ‘bene’? |
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In ottavo luogo, l’Assemblea di Gerusalemme
prese delle decisioni sotto la guida dello Spirito Santo, e quindi che non
contrastavano la sana dottrina, mentre l’Assemblea Generale ha più volte
preso delle decisioni che vanno apertamente contro la Parola di Dio. Ne cito
solo due. Il 5° Convegno Nazionale, tenutosi a Roma dal 28 Agosto al 1°
Settembre 1946, ha deliberato che la donna può insegnare: ‘‘Relativamente al
ministerio dell’insegnare, che le donne possono svolgere nelle chiese, si
precisa che le sorelle fornite dal Signore di tale virtù possono in
circostanze particolari, adoperarsi in tale ministerio, lasciandolo quando
questo possa essere espletato da fede di sesso maschile, suscitati dal
Signore. Esse restano però nella completa libertà di adoperarsi con
opportunità, secondo la guida del Signore. Comunque in seno alle chiese, le
sorelle possono sempre adoperarsi secondo la misura del dono di Dio, per la
guida dello Spirito Santo’ (Atti del 5°
Convegno Nazionale, Atto 46). La XXVI Assemblea Generale 1981, ha
deliberato che in alcuni casi i divorziati si possono risposare: ‘‘Riconosciuto
che il divorzio e le seconde nozze mettono a disagio individui e famiglie,
non onorando la causa di Cristo, come credenti nell’Evangelo è necessario
scoraggiare ogni iniziativa rivolta a questi fini. Esistono, tuttavia,
circostanze eccezionali nelle quali il credente può trovarsi, suo malgrado,
nella necessità di passare a seconde nozze. In questi casi ognuno è chiamato
ad assumersi in proprio ogni responsabilità davanti a Dio, senza coinvolgere
in alcun modo ministri e comunità, affinché l’esistenza di tali casi non
costituisca un precedente che possa menomare la testimonianza dell’Evangelo
resa dalle chiese’ (AA. VV., La
Famiglia Cristiana Oggi, ADI-Media, Roma 2001, Seconda edizione, pag.
347). Che differenza con le decisioni prese dagli apostoli e dagli anziani a
Gerusalemme, che erano in perfetta armonia con le Sacre Scritture! |
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Devo continuare? Diletti, riconoscete da
voi stessi, che quello che dicono le ADI a proposito della loro Assemblea
Generale di pastori è semplicemente falso. Ma d’altronde, una volta creata
questa organizzazione gerarchica e verticistica, con tutti questi organi,
dovevano per forza creare un’assemblea generale dei pastori, e dare ad essa
una parvenza biblica. |
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Le lettere di raccomandazione
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E’ vero che le lettere di raccomandazione
sono presenti anche nel Nuovo Testamento, infatti per esempio Apollo fu
raccomandato presso i credenti dell’Acaia da una lettera scritta dai fratelli
di Efeso (cfr. Atti 18:24-28). E noi non ci opponiamo a questo metodo di
raccomandare i fratelli presso altri fratelli, perchè anche Paolo nella sua
lettera ai santi di Roma gli raccomandò Febe con alcune parole (cfr. Romani
16: 1-2). |
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Ma ci opponiamo al fatto che le lettere
raccomandatorie vengono prese come pretesto per non ricevere in maniera degna
del Signore quei veri servitori del Signore che non le hanno perchè non fanno
parte della stessa organizzazione o fanno parte di una chiesa cosiddetta
libera. In altre parole, se sei un ministro del Vangelo che ha la lettera dei
loro capi sei ben accolto, ma se non ce l’hai non ti danno neppure un
bicchiere d’acqua fresca se vedono che hai sete; e neppure ospitalità se non
hai un luogo dove posare il capo la notte. E questo è un modo di agire
sbagliato perchè in questa maniera si finisce con il non accogliere coloro
che vengono nel nome del Signore ma non hanno la raccomandazione umana.
Certo, siamo d’accordo che i fratelli non devono ricevere gli operatori di
scandali, i cattivi operai, coloro che predicano false dottrine, ma è altresì
vero che per capire se uno è un falso mandato del Signore occorre metterlo
alla prova come aveva fatto l’angelo della chiesa di Efeso, che aveva messo
alla prova quelli che si chiamavano apostoli e non lo erano e li aveva
trovati mendaci (cfr. Apocalisse 2:2), e non è affatto una prova che egli sia
un falso il fatto che non ha nessuna lettera di raccomandazione da parte
della gerarchia umana perchè può essere pure che egli sia vero ma chi lo
avrebbe dovuto raccomandare è lui stesso falso. |
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Ed altresì diciamo che non perchè uno ha
una raccomandazione umana (‘E’ uno di nostra fiducia’, essi dicono) da parte
di un Comitato di Zona o del presidente o di chi altro si voglia, questo
significa che egli sia un vero servo del Signore, perchè taluni hanno la
raccomandazione umana ma la disapprovazione divina essendo pieni di furberia
e di arroganza. Ma naturalmente questo non importa proprio nulla al
raccomandante perchè l’uomo di fiducia è uno che ci tiene ad allargare le
tende all’Ente. Per riassumere quindi diciamo; ‘sì’ alle lettere di
raccomandazione, ma ‘no’ al non accettare un ministro del Signore solo perchè
non le possiede perchè questo è un atto ingiusto: sia invece messo alla prova
chi proclama di esser un servo del Signore, e fino alla fine, ma dal pastore
e dai suoi collaboratori. E così si vedrà chi egli è veramente. Ed altresì,
no al fidarsi ciecamente delle lettere di raccomandazione (perchè oggi ci
sono dei servi di Mammona e degli operatori di scandali che le possiedono),
ma siano messi alla prova anche coloro che le possiedono. |
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I fondi di beneficenza
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Ora, la raccolta della colletta da parte di
Paolo (cfr. 1 Corinzi 16:1-4) viene presa dalle ADI a sostegno
dell’obbligatorietà ‘di versare, secondo le possibilità, un’offerta mensile
al fondo ‘pro missioni’ e di contribuire a qualsiasi altro programma
finanziario per i fini dell’Ente, approvato dall’Assemblea generale’ (Art. 3,
c: del Reg. Int.). Ma anche qui il paragone non regge affatto perchè Paolo
non era il Presidente di una denominazione di chiese e non aveva ordinato
quella colletta perchè gli anziani di tutte quelle chiese (della Galazia,
della Macedonia e dell’Acaia) dopo essersi riuniti in una assemblea generale
avevano approvato determinati progetti finanziari per i fini della denominazione.
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Egli lo aveva fatto perchè diceva che i
Gentili in Cristo Gesù hanno un debito verso i loro fratelli di fra i Giudei,
cioè di sovvenire ai loro bisogni. Ecco quanto scrisse infatti ai Romani: “Si
sono compiaciute dico; ed è anche un debito ch’esse hanno verso di loro;
perchè se i Gentili sono stati fatti partecipi dei loro beni spirituali, sono
anche in obbligo di sovvenire loro con i beni materiali” (Romani 15:27).
Quindi è giusto che noi Gentili in Cristo facciamo parte dei nostri beni
materiali ai nostri fratelli poveri di fra gli Ebrei. Con questo non si vuole
dire che non è giusto raccogliere tra le chiese dei Gentili delle offerte per
dei poveri fra i Gentili di un altra nazione; ma solo che non si possono
affatto prendere le offerte raccolte da Paolo presso le chiese da lui fondate
e paragonarle alle offerte che le chiese di una denominazione sono obbligate
a versare periodicamente alla sede centrale per i progetti approvati
dall’Ente. |
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Ma poi basta pensare che se una chiesa
decide di aderire all’Ente deve mostrarsi a favore del versare denaro alla
cassa centrale per i svariati progetti dell’Ente per capire come in realtà le
parole dell’apostolo ai Corinzi sono solo un pretesto per indurre i nuovi
aderenti a conformarsi a delle regole umane. Non ci siamo proprio fratelli,
non importa quanto le ADI si sforzino di difendere l’organizzazione. Ma
d’altronde io dico: E’ chiaro che non essendo biblico il sistema
dell’organizzazione gerarchica, coloro che lo accettano e difendono, devono
poi cercare di giustificare certi loro modi di agire, certe regole umane, con
qualche versetto della Scrittura e nel fare questo rimangono confusi appunto
perchè il loro sistema di organizzazione non è per niente come quello delle
chiese antiche. In altre parole, non c’è da meravigliarsi che le cose non
combaciano con le Scritture che pure vengono prese a sostegno di certe cose
perchè alla base c’è un sistema perverso, un sistema papale, che non si fonda
sull’amore fraterno, sulla stima reciproca, sulla Parola di Dio. In effetti
talvolta pare proprio di leggere i ragionamenti che fanno i teologi papisti
appoggiandosi su alcuni versi della Bibbia per sostenere certe loro regole
che si oppongono alla Parola di Dio. |
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Come
era organizzata la Chiesa primitiva
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Vediamo ora come era organizzata la chiesa
primitiva al fine di comprendere quali sono i limiti entro cui si deve
rimanere, per ciò che concerne l’organizzazione ecclesiale, se non si vuole
diventare schiavi degli uomini o di regole umane che non fanno altro che
contrastare e contristare lo Spirito Santo che abita in noi. Tenete presente
che tutto quello che il Nuovo Testamento ci dice su come anticamente si
svolgevano le cose nella chiesa antica è stato ordinato da Dio che fosse
scritto e ci serve perciò d’ammaestramento. |
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Cos’è la Chiesa |
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Innanzi tutto voglio fare questa doverosa
premessa: la chiesa non è il locale dove si radunano i credenti ma i credenti
stessi che sono stati strappati da questo presente secolo malvagio e
trasportati nel Regno del Figlio di Dio. La Scrittura è chiara a tale
riguardo e non lascia spazio a opinioni personali; Gesù disse che avrebbe
edificato la sua chiesa sopra la pietra angolare che era lui stesso (Matteo
16: 18) e di certo non si riferiva ad un edificio fatto di pietre morte ma ad
un edificio di pietre viventi e perciò ad una casa spirituale e difatti
Pietro comprese bene il senso delle sue parole perchè in seguito scrisse ai
credenti: “Accostandovi a lui, pietra vivente, riprovata bensì dagli uomini ma
innanzi a Dio eletta e preziosa, anche voi, come pietre viventi, siete
edificati qual casa spirituale...” (1 Pietro 2:4-5). Sempre Gesù disse che
quando un fratello non ascolta l’ammonizione del singolo fratello a cui ha
fatto torto e neppure quella di due o tre testimoni, il fratello che ha
ricevuto il torto deve dirlo alla chiesa (Matteo 18: 15-17) ed anche qui per
chiesa non si può intendere affatto un edificio di pietre morte ma si deve
intendere per forza di cose l’assemblea dei redenti strappati alla potestà di
Satana. Saulo perseguitava la chiesa prima di convertirsi infatti egli disse
poi: “Ho perseguitato la Chiesa di Dio” (1 Corinzi 15:9), e questa chiesa era
costituita da tutti coloro che in seno ai Giudei seguivano la nuova via
infatti quando egli si convertì le chiese della Giudea sentivano dire: “Colui
che già ci perseguitava, ora predica la fede” (Galati 1:23). |
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Quindi fratelli, se lo fate, smettete di
chiamare il locale di culto ‘chiesa’. La chiesa è anche chiamata la casa di
Dio secondo che dice Paolo a Timoteo che lui vuole che egli sappia “come
bisogna comportarsi nella casa di Dio, che è la Chiesa dell’Iddio vivente,
colonna e base della verità” (1 Timoteo 3:15), e questo in virtù del fatto
che l’assemblea di coloro che sono usciti da questo presente sistema di cose
è l’abitazione o la dimora di Dio secondo che disse Dio: “Io abiterò in mezzo
a loro e camminerò fra loro...” (2 Corinzi 6:16) ed ancora: “In lui voi pure
entrate a fare parte dell’edificio, che ha da servire di dimora a Dio per lo
Spirito” (Efesini 2:22). Perciò anche in questo caso, vi dico, che se chiamate
il locale di culto ‘la casa di Dio’ dovete smettere di dargli
quest’appellativo, perchè ciò non corrisponde affatto a verità: “La sua casa
siamo noi” (Ebrei 3:6) e non l’edificio dove andiamo ad adorare Dio assieme
ad altri fratelli, sia esso la casa privata di un fratello o un locale
pubblico adibito esclusivamente al culto del Signore. |
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Un’altra cosa importante da dire è che
nella Scrittura il termine chiesa è usato sia per designare la chiesa di Dio
universale, cioè l’intera assemblea degli eletti esistenti sulla terra; come
per esempio quando Paolo dice che “Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se
stesso per lei, affin di santificarla, dopo averla purificata col lavacro
dell’acqua mediante la Parola, affin di fare egli stesso comparire dinnanzi a
sè questa Chiesa, gloriosa, senza macchia, senza ruga o cosa alcuna simile,
ma santa ed irreprensibile” (Efesini 5:25-27) e sia per indicare la chiesa
locale come per esempio quando Paolo dice: “Alla chiesa di Dio che è in
Corinto” (2 Corinzi 1:1) o quando dice: “Salutate... Ninfa e la chiesa che è
in casa sua” (Colossesi 4:15), o quando parla delle “chiese di Galazia” (1 Corinzi
16:1), delle “chiese di Macedonia” (2 Corinzi 8:1), delle “chiese dell’Asia”
(1 Corinzi 16:19), ecc. Questo è necessario dirlo per fare capire sin
dall’inizio che la chiesa locale è chiesa di Dio a tutti gli effetti e quindi
come tutta quanta la chiesa è autonoma e indipendente dagli uomini perchè ha
come unico capo Cristo Gesù (cfr. Efesini 1:22-23;4:15 Colossesi 2:19), così
anche la chiesa locale è autonoma ed indipendente da regole umane e gerarchie
umane perchè ha come capo Cristo Gesù e come guida la Parola di Dio. E vi
ricordo che la chiesa locale può essere costituita anche da poche anime
perchè Gesù ha detto: “Dovunque due o tre sono raunati nel mio nome, quivi
sono io in mezzo a loro” (Matteo 18:20). |
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Per riassumere, la chiesa locale, secondo la
Scrittura, è chiesa di Dio a tutti gli effetti e quindi assolutamente
autonoma e indipendente e perciò non deve confederarsi con altre chiese per
formare un’associazione con uno statuto e una gerarchia ecclesiastica che ha
il suo culmine nel presidente. |
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Quando nacque la Chiesa |
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A quando risale la nascita della chiesa? Molti
ritengono che essa sia nata il giorno della Pentecoste quando il Signore
sparse lo Spirito Santo sui suoi discepoli, ma io non condivido ciò perchè se
per chiesa si intende l’assemblea di coloro che sono stati strappati dal
mondo, allora già prima del giorno della Pentecoste c’era la chiesa perchè
Gesù disse ai suoi discepoli: “..ma perchè non siete del mondo, ma io v’ho
scelti di mezzo al mondo, perciò vi odia il mondo” (Giovanni 15:19), e perchè
coloro che dopo la dipartenza di Gesù perseveravano nella preghiera nella
stanza di sopra e ogni giorno erano nel tempio benedicendo Iddio erano tutti
suoi discepoli e perciò non persone di questo mondo ma tirate fuori da questo
mondo. |
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Quindi dobbiamo dire che il giorno della
Pentecoste la Chiesa esistente fu rivestita di potenza e crebbe di numero
perchè come ben sappiamo in quel giorno dopo che Pietro predicò circa tremila
anime furono aggiunte al numero dei ‘tirati fuori dal mondo’ (cfr. Atti
2:41). |
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Ma c’era una organizzazione ecclesiastica
gerarchica allora, ossia c’era un presidente della Chiesa, coadiuvato da dei
consiglieri, un segretario e un tesoriere, e un presidente che la
rappresentava davanti all’Impero Romano? No. Ma questo non significa che la
chiesa non fosse organizzata o non si organizzò; perchè se fosse stato così
avrebbe regnato l’anarchia in mezzo ad essa; e ognuno avrebbe potuto
insegnare quello che voleva e comportarsi come voleva. Ma come era dunque
organizzata la chiesa? |
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Apostoli, profeti e dottori |
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C’erano i dodici apostoli che erano stati
con il Signore (dopo la morte di Giuda era stato aggiunto Mattia che ne aveva
preso il posto vacante), i quali predicavano ed insegnavano la parola di Dio
e difatti è scritto che tutti coloro che avevano creduto “erano perseveranti
nell’attendere all’insegnamento degli apostoli” (Atti 2:42) e che “con gran
potenza rendevano testimonianza della risurrezione del Signore Gesù” (Atti
4:33); e la loro testimonianza era confermata da Dio con segni e prodigi
perchè è scritto: “E molti segni e prodigi erano fatti fra il popolo per le
mani degli apostoli” (Atti 5:12), ed anche con doni dello Spirito Santo
perchè lo Scrittore agli Ebrei dice che “Dio stesso aggiungeva la sua
testimonianza alla loro con dei segni e dei prodigi, con opere potenti
svariate e con doni dello Spirito Santo distribuiti secondo la sua volontà”
(Ebrei 2:4). Ed ai piedi degli apostoli i credenti che vendevano i beni e le
possessioni portavano il prezzo delle cose vendute e poi veniva distribuito
secondo il bisogno (cfr. Atti 4: 34-35). La vendita di quei beni avvenne
perché Gesù aveva detto: “Vendete i vostri beni, e fatene elemosina” (Luca
12:33) |
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Tra gli apostoli della chiesa primitiva (il
cui numero non era limitato a dodici perchè Paolo dice ai Corinzi che Gesù
dopo essere apparso ai dodici apparve “a tutti gli Apostoli” – 1 Corinzi
15:7) però non tutti venivano considerati alla stessa stregua infatti quando
Paolo salì a Gerusalemme in capo a quattordici anni dice che Giacomo, Cefa e
Giovanni erano reputati colonne e godevano maggiore considerazione (cfr.
Galati 2: 6-10). Questo però non significa che questi tre formassero un
consiglio di capi a cui tutti gli altri dovevano ubbidire ma solo che in seno
alla fratellanza godevano di una particolare considerazione da parte degli
altri fratelli. Cosa peraltro che a Paolo non importava nulla perchè egli
disse: “Quali già siano stati a me non importa; Iddio non ha riguardi
personali” (Galati 2:6). |
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Si tenga presente comunque che gli apostoli
erano degli uomini a cui i credenti dovevano ubbidire perchè essi parlavano
da parte di Dio in Cristo (e quindi con autorità) essendo stati costituiti
dal Signore per l’edificazione della Sua Chiesa. Non quindi degli uomini a
cui andava resa l’ubbidienza perchè avevano delle alte cariche in seno ad una
organizzazione gerarchica che aveva stipulato un intesa con l’Impero romano,
ma degli uomini costituiti da Dio in seno alla Sua Chiesa (libera da schemi
umani) che godevano grande stima e prestigio presso i santi perchè era
manifesto che avevano ricevuto da Dio un ministerio utile al progresso dei
santi, ministerio che, bisogna dire, non li portò a signoreggiare il popolo
di Dio ma a servirlo con ogni umiltà senza cercare il loro interesse. In
altre parole, gli apostoli erano degli uomini che non davano motivo di
scandalo signoreggiando il gregge del Signore, perchè erano un esempio
all’intera fratellanza nella fede, nell’amore, nella pietà, nella condotta,
nel parlare e nella purità. |
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Gli apostoli furono mandati dallo Spirito
Santo a predicare la Parola di Dio in altre nazioni per fondarvi delle Chiese,
perché il ministerio di apostolo consisteva (e tuttora consiste) in questo. |
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Oltre agli apostoli c’erano i profeti. Per
esempio a Gerusalemme sappiamo che erano profeti Giuda e Sila (cfr. Atti
15:22,32), e pare che anche il profeta Agabo fosse di Gerusalemme (cfr. Atti
11:27). I profeti oltre ad avere il dono di profezia avevano doni di
rivelazione, come quello di parola di sapienza che consiste nella rivelazione
di un evento futuro ben preciso (carestia, guerra, morte o nascita di
qualcuno, ecc.). E difatti il profeta Agabo – ad Antiochia - predisse per lo
Spirito una gran carestia per tutta la terra (cfr. Atti 11:28), e mentre si
trovava a casa di Filippo a Cesarea predisse l’arresto dell’apostolo Paolo a
Gerusalemme (Atti 21:8-11). |
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Inoltre c’erano i dottori, che erano uomini
che insegnavano la Parola di Dio ed erano in grado di spiegarla accuratamente
perchè il Signore gli aveva comunicato il dono d’insegnamento. Paolo, oltre
che apostolo, era pure dottore; questo lo ha detto lui stesso a Timoteo,
quando gli scrisse: "In vista del quale (del Vangelo) io sono stato
costituito banditore e apostolo e dottore" (2 Timoteo 1:11). Leggendo le
epistole di Paolo, ci si rende conto di quello che lui insegnava da per
tutto, in ogni chiesa (chi è dottore quindi deve insegnare pure lui le cose
che insegnava Paolo). |
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Gli anziani e i diaconi |
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Gli apostoli, guidati dallo Spirito della
verità, fecero eleggere degli anziani (o vescovi) in base ai requisiti che si
richiedevano per la loro assunzione. Requisiti che l’apostolo Paolo elenca a
Timoteo e a Tito: quindi gli anziani eletti erano uomini irreprensibili,
ospitali, sobri, costumati, non amanti del denaro, miti, con una buona
testimonianza da quelli di fuori, santi, giusti ed attaccati alla fedel
Parola in grado di esortare nella sana dottrina e di convincere i
contraddittori (cfr. 1 Timoteo 3:1-7: Tito 1:5-9). E così a Gerusalemme oltre
agli apostoli, ci furono degli anziani che avevano il compito di pascere il
gregge del Signore; li troviamo questi fratelli quando Paolo e Barnaba
salirono a Gerusalemme per discutere la questione che era sorta (cfr. Atti
15:4). E in quanto anziani (o vescovi) della Chiesa, essi erano sostenuti
finanziariamente dalla fratellanza perchè così il Signore aveva stabilito
(cfr. 1 Corinzi 9:7,14; 1 Timoteo 5:17-18: Galati 6:6). Come vedremo dopo,
quando gli apostoli fondavano delle Chiese facevano eleggere per ciascuna di
esse degli anziani. |
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Ma oltre agli anziani ci fu bisogno anche
di fare eleggere degli uomini che servissero alle mense perchè era successo
che era sorto un mormorio degli Ellenisti contro gli Ebrei perchè le loro
vedove erano trascurate nell’assistenza quotidiana. Cosicché per ordine degli
apostoli furono scelti dalla moltitudine sette uomini ripieni di Spirito
Santo, con una buona testimonianza e ripieni di sapienza, i quali furono
presentati agli apostoli i quali pregarono e imposero loro le mani e li
incaricarono di compiere questa opera assistenziale (Atti 6: 1-6). Come ho
già detto innanzi, le Chiese che furono fondate dagli apostoli avevano oltre
che degli anziani anche dei diaconi (Filippesi 1:1), che erano preposti ad
assistere i conduttori di Chiesa e i ministri del Vangelo ospiti e i
bisognosi. Anche per essere eletti all’ufficio di diacono bisognava avere dei
requisiti specifici, che Paolo elenca nella sua prima epistola a Timoteo (1
Timoteo 3:8-13). |
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A questo punto è bene fare questa
precisazione in merito alla conduzione della Chiesa locale, e cioè che non è
sbagliato che in una chiesa vi sia un pastore coadiuvato da degli anziani, in
quanto ciò ha un fondamento scritturale. Vediamolo. Gesù disse a Giovanni di
scrivere agli angeli delle sette chiese dell’Asia; qualcuno dirà: ‘Ma chi
erano quegli angeli? Certamente non erano degli spiriti (come invece sono gli
angeli del cielo), perchè da quello che il Signore disse loro si capisce chiaramente
che essi erano degli uomini della stessa natura che noi, che in seno a quelle
chiese esercitavano un ministerio. Che essi esercitavano un ministerio è
confermato da queste parole del Signore all’angelo della chiesa di Tiatiri:
"Io conosco... il tuo ministerio" (Apocalisse 2:19). Vorrei farvi
notare una cosa; la Scrittura dice che Paolo "da Mileto mandò ad Efeso a
far chiamare gli anziani della chiesa" (Atti 20:17), ma la Parola mostra
anche che mentre Giovanni l’apostolo era ancora in vita, c’era l’angelo della
chiesa di Efeso, infatti il Signore ordinò a Giovanni di scrivere all’angelo
della chiesa di Efeso (e non agli angeli della chiesa di Efeso). Il Signore
non disse a Giovanni di scrivere agli anziani di quella chiesa, ma al suo
angelo; questo ci fa capire che questo angelo era il pastore di quella
comunità. |
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La vita nella Chiesa a Gerusalemme |
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A Gerusalemme, la vita della Chiesa si
svolgeva in questa maniera. I credenti erano tutti i giorni insieme al
tempio, dove si radunavano per pregare. Pietro e Giovanni per esempio, quando
fu guarito quell’uomo zoppo fin dalla nascita, stavano salendo al tempio per
la preghiera dell’ora nona (cfr. Atti 3:1), ma essi pregavano anche nelle
case come quando Pietro fu messo in prigione che molti fratelli erano radunati
a casa di Maria per pregare (cfr. Atti 12:12); prendevano il loro cibo
assieme con letizia e semplicità di cuore, attendevano all’insegnamento degli
apostoli che si svolgeva oltre che nel tempio anche per le case dei fedeli
(cfr. Atti 5:42), alla rottura del pane, alla comunione fraterna, e vendevano
le loro possessioni per fare fronte ai bisogni di ciascuno (cfr. Atti 2:45). |
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L’evangelista Filippo |
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A motivo di Stefano però, che era uno dei
sette, ci fu una grande persecuzione contro la chiesa che era in Gerusalemme
e tutti furono dispersi per le contrade della Giudea e della Samaria, salvo
gli apostoli. Tra coloro che erano stati dispersi, Filippo, che era anche lui
uno dei sette e aveva ricevuto (non sappiamo se quando gli furono imposte le
mani dagli apostoli o in seguito) il ministerio di evangelista (che consiste
nel portare la Buona Novella di città in città e di villaggio in villaggio),
scese in Samaria a predicare il Vangelo e il Signore confermò la sua parola
con miracoli (cfr. Atti 8: 4-8). Molti credettero alla sua predicazione e
furono da lui battezzati in acqua (battesimo che vi ricordo veniva ministrato
ai credenti subito dopo che avevano creduto), tra cui anche un certo Simone,
che aveva esercitato nella città le arti magiche. Ma Filippo non aveva il
dono di imporre le mani ai credenti affinché ricevessero lo Spirito Santo,
per cui quando gli apostoli che erano in Gerusalemme sentirono che la Samaria
aveva ricevuto la Parola di Dio tramite Filippo, vi mandarono Pietro e
Giovanni affinché pregassero per quei credenti affinché ricevessero lo
Spirito Santo. Ed essi giunti là imposero loro le mani ed essi ricevettero lo
Spirito Santo (cfr. Atti 8:14-17). |
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In questa occasione notiamo come gli
apostoli che erano in Gerusalemme presero una decisione a favore della chiesa
di Samaria; ma non perchè ritenevano che la chiesa di Gerusalemme avesse una
superiorità su quella di Samaria o che Gerusalemme avesse giurisdizione
spirituale sulla Samaria, ma solo perchè si resero conto che quei credenti
appena nati di nuovo avevano bisogno del ministerio apostolico per essere
confermati nella loro fede. Quindi fu l’amore verso quei nuovi credenti a
spingere gli apostoli a mandare Pietro e Giovanni presso di loro. Ecco un
bell’esempio di come dei ministri del Vangelo visto un particolare bisogno
spirituale in un’altra chiesa, e sapendo di avere ricevuto dal Signore la
capacità per supplire a quel particolare bisogno, si recarono dai loro
fratelli per aiutarli nel nome del Signore; e come, arrivati presso
quell’altra chiesa, non cercarono di signoreggiarla né appoggiandosi sul
ministerio ricevuto da Cristo e neppure magari su una presunta superiorità o
autorità che la chiesa di Gerusalemme avesse su tutte le altre chiese e
neppure proponendogli di entrare in una sorta di confederazione ecclesiastica
del tempo (che non esisteva). Lo stesso nobile sentimento che ritroveremo
anni dopo nell’apostolo dei Gentili, Paolo da Tarso, che desiderava vedere i
santi di Roma per comunicargli qualche dono spirituale affinché fossero
fortificati (cfr. Romani 1: 11) e che siamo sicuri quando arrivò in Roma
glieli comunicò. |
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Gli apostoli dopo avere reso testimonianza
in Samaria alla parola del Signore se ne tornarono a Gerusalemme
evangelizzando molti villaggi dei Samaritani. Mentre Filippo si trovava
ancora in Samaria avvenne che un angelo del Signore gli parlò e gli disse di
andare sulla strada che andava da Gerusalemme a Gaza, ed egli ubbidì. Qui
incontrò un eunuco, ministro di Candace, regina degli etiopi a cui parlò del
Signore e che credette. In questo episodio della conversione dell’Eunuco
vediamo come l’evangelista Filippo era un uomo che davanti a Dio era pronto
ad ubbidirgli qualsiasi cosa gli avesse rivelato e difatti appena ebbe la
rivelazione divina lasciò subito la Samaria per andare su quella strada
deserta, come gli aveva detto l’angelo del Signore (cfr. Atti 8:26-39). |
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La conversione di Saulo e le sue prime predicazioni |
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Veniamo ora alla conversione di Saulo,
perchè anch’essa ci insegna diverse cose sull’organizzazione della chiesa
antica. Saulo dopo avere ricevuto delle lettere dal sommo sacerdote di
Gerusalemme si mise in cammino verso Damasco per arrestarvi di quelli che
invocavano il nome di Gesù e menarli incatenati a Gerusalemme. Ma durante il
viaggio gli apparve il Signore Gesù, in mezzo ad una luce più risplendente
del sole, che lo convertì (Atti 9:1-7; 22:3-10; 26:9-18). |
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Giunto a Damasco, il Signore gli mandò un suo
discepolo di nome Anania affinché lui ricuperasse la vista che aveva perduto
in seguito a quella gran luce più risplendente del sole che gli era folgorata
intorno, affinché fosse ripieno di Spirito e fosse battezzato in acqua.
Anania era un membro della chiesa di Damasco e all’ordine di Cristo si levò
subito e andò a trovare Saulo, gli impose le mani e lo battezzò. Non ci viene
detto che egli andò prima a consultarsi con gli anziani della chiesa; no, ma
che egli “se ne andò ed entrò in quella casa...” (Atti 9:17). Esempio di
uomo, Anania, che all’ordine del Signore non si consulta prima con gli uomini
per vedere se sono d’accordo o no con la rivelazione divina, ma subito
ubbidisce anche se la cosa gli sembra strana. Con questo non si vuole dire
che non occorre sottomettersi agli anziani della chiesa, affatto, ma solo che
quando il Signore parla bisogna ubbidirgli subito non curanti di quello che
potranno dire gli altri, compresi gli anziani della chiesa qualora essi
fossero contrari alla rivelazione. |
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Dopo che Saulo recuperò la vista e fu
battezzato, egli stette alcuni giorni con la chiesa di Damasco, e subito si
mise a predicare nelle sinagoghe che Gesù è il Figlio di Dio (cfr. Atti
9:19-20). Anche Saulo, guidato dallo Spirito di Dio, si mise subito a fare
quello che gli aveva ordinato il Signore, cioè di testimoniare di Lui e della
Sua grazia. Non si mise a predicare perchè ricevette il permesso di predicare
dai discepoli di Damasco o dalla chiesa in Gerusalemme; no, ma perchè il
Signore lo aveva stabilito ministro del Vangelo. |
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Paolo, dopo che predicò in Damasco, aveva
la possibilità di salire subito a Gerusalemme da quelli che erano stati
apostoli prima di lui, ma non fece così. Egli se ne andò subito in Arabia e
tornò a Damasco. Dopodiché, in capo a tre anni, salì a Gerusalemme a visitare
Cefa e stette da lui quindici giorni, e vide pure Giacomo il fratello del
Signore (cfr. Galati 1:15-19). |
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Inizialmente i discepoli in Gerusalemme non
lo volevano ricevere perchè non credevano che fosse un discepolo, ma Barnaba
veduto ciò, lo prese e lo condusse dagli apostoli e gli raccontò come egli
aveva veduto il Signore e il Signore gli aveva parlato e come in Damasco egli
aveva predicato con franchezza nel nome del Signore. Al sentir queste cose gli
apostoli lo accolsero con loro e lo lasciarono predicare assieme a loro.
Avvenne però che taluni volevano uccidere Paolo e allora i fratelli lo
imbarcarono a Cesarea e lo mandarono a Tarso di Cilicia (Atti 9:26-30). |
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La nascita della Chiesa di Antiochia e il primo viaggio apostolico di Paolo |
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Alcuni di coloro che erano stati dispersi a
motivo della persecuzione avvenuta a cagione di Stefano arrivati in Antiochia
parlarono anche ai Greci e tante persone si convertirono al Signore. Nacque
così la chiesa di Antiochia. La notizia del fatto giunse alla chiesa di
Gerusalemme la quale vi mandò Barnaba. Per quale motivo ve lo mandò? Per
confermare quella chiesa infatti quando Barnaba vi arrivò, “veduta la grazia
di Dio, si rallegrò, e li esortò tutti ad attenersi al Signore con fermo
proponimento di cuore” (Atti 11:23). E non fece solo questo Barnaba, perchè egli
se ne andò subito a Tarso in cerca di Saulo e lo portò ad Antiochia (cfr.
Atti 11:25-26). Anche in questo caso impariamo che cosa significa farsi
guidare dallo Spirito di Dio. Barnaba, visto il bisogno che c’era ad
Antiochia, ricordatosi della grazia di Dio che era con Saulo, andò a cercare
questo fratello per ammaestrare assieme a lui i credenti di Antiochia. Notate
fratelli la limpidezza con cui avvenivano le cose in seno alle chiese a
differenza di oggi. |
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In seguito, mentre Barnaba e Saulo erano ad
Antiochia avvenne che dei profeti arrivarono da Gerusalemme. Uno di loro di
nome Agabo predisse che ci sarebbe stata una gran carestia per tutta la
terra. Che fecero allora i santi di quella Chiesa? Credettero alla
rivelazione e determinarono di raccogliere una sovvenzione per i fratelli
della Giudea (cfr. Atti 11:27-30). Una decisione questa che ci fa capire come
la chiesa di Antiochia fosse pienamente autonoma. Può accadere questo in una
chiesa facente parte dell’organizzazione, cioè che essa decida di mandare una
sovvenzione a dei fratelli di un’altra nazione che non fanno parte della
stessa organizzazione nell’altra nazione? Può accadere, ma chi agisce così,
quando viene scoperto, rischia un’ammonizione dai ‘superiori’! Perchè? Perchè
le offerte occorre mandarle dove dice l’Ente e non dove lo Spirito di Dio
guida in base alle circostanze o in base a delle rivelazioni. |
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Nella chiesa d’Antiochia c’erano dei
profeti e dei dottori ed un giorno mentre celebravano il culto del Signore,
lo Spirito Santo disse: “Mettetemi a parte Barnaba e Saulo per l’opera alla
quale li ho chiamati” (Atti 13:1-2). La chiesa ubbidì ed essi, mandati dallo
Spirito Santo, andarono ad annunziare la Parola in Cipro, in Pisidia e in
Licaonia. Gli apostoli Barnaba e Paolo durante questo viaggio fondarono
diverse chiese e per ciascuna di essere fecero eleggere degli anziani dopo
avere pregato e digiunato (cfr. Atti 14: 23). Facciamo notare come all’ordine
dello Spirito Santo a riguardo di Barnaba e Paolo, la chiesa di Antiochia
ubbidì senza consultare quella di Gerusalemme o gli apostoli che erano in
Gerusalemme perchè essa era perfettamente autonoma. In altre parole la chiesa
d’Antiochia non dipendeva da Gerusalemme per cui per lasciare andare quei due
servitori del Signore aveva bisogno di una sorta di nulla osta da
Gerusalemme. E inoltre facciamo notare che le Chiese fondate dagli apostoli
rimasero autonome e la chiesa d’Antiochia, da cui pure erano partiti gli
apostoli Barnaba e Paolo, non esercitò nessuna giurisdizione su di esse.
Questi eventi dovrebbero fare seriamente riflettere tutti coloro che pensano
che una chiesa o una sede centrale abbia il diritto di giurisdizione su altre
chiese. |
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L’assemblea di Gerusalemme |
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Dopo che gli apostoli tornarono ad
Antiochia avvenne che alcuni discesi dalla Giudea si misero ad insegnare ai
credenti che se non si facevano circoncidere essi non potevano esser salvati.
Ne nacque una grande controversia fra Paolo e Barnaba e costoro e perciò “fu
deciso che Paolo, Barnaba e alcuni altri dei fratelli salissero a Gerusalemme
agli apostoli ed anziani per trattare questa questione” (Atti 15:2). |
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Ma non perchè Paolo e Barnaba non sapessero
che i Gentili erano stati salvati da Dio soltanto mediante la fede e perciò
non avevano bisogno di farsi circoncidere, perchè questi due apostoli si
opposero a quei seduttori venuti ad Antiochia (come si opposero in
Gerusalemme ad alcuni falsi fratelli che s’erano insinuati fra loro per
costringere Tito a farsi circoncidere - cfr. Galati 2: 3-5) per non fare
ricadere sotto il giogo della legge i credenti di fra i Gentili di Antiochia,
ma solo perchè quei discorsi avevano provocato un turbamento negli animi di
quei fratelli e volevano essere confermati dagli apostoli e dagli anziani in
Gerusalemme nella fede prima di loro, e poi si tenga sempre presente la stima
di cui godevano presso le Chiese di allora gli apostoli che erano in
Gerusalemme. |
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Ci fu dunque una riunione a Gerusalemme in
cui fu deciso di non imporre la circoncisione della carne ai Gentili che
avevano creduto ma di ordinare loro solo di astenersi dalla fornicazione,
dalle cose contaminate nei sacrifici agli idoli, dal sangue e dalle cose
soffocate. Questa decisione, che fu presa con l’assistenza dello Spirito
Santo, fu scritta su una lettera che gli apostoli, gli anziani e la chiesa
mandarono ad Antiochia con Paolo, Barnaba, e Giuda e Sila che erano degli
uomini autorevoli che erano stati scelti per mandarli con gli apostoli.
Quando quella lettera arrivò ad Antiochia e fu letta, i credenti si
rallegrarono nel Signore e il turbamento terminò (cfr. Atti 15:6-29). |
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Come ho già detto innanzi, però,
l’assemblea di Gerusalemme non era un’assemblea che veniva convocata
regolarmente per trattare questioni di dottrina o etica, perché da quello che
sappiamo si tenne solo in quella circostanza in circa 30 anni di storia della
Chiesa descritti negli Atti degli apostoli. |
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Il secondo viaggio apostolico di Paolo |
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Dopo che Paolo e Barnaba furono tornati ad
Antiochia, Paolo, dopo un certo tempo, ripartì per visitare i fratelli nei
luoghi dove lui e Barnaba avevano annunziato la parola del Signore. Barnaba
però questa volta non andò con lui perchè tra lui e Barnaba ci fu un’aspra
contesa a proposito di Marco, il cugino di Barnaba. Paolo non voleva
prenderlo perché durante il loro viaggio apostolico (di cui ho parlato prima)
egli si era separato da loro sin dalla Panfilia e non era andato all’opera
assieme a loro; mentre Barnaba voleva prenderlo. E la contesa finì con la
separazione dei due. Paolo dunque, preso con sè Sila, partì per questo
viaggio che lo portò oltre che nelle città di Derba, Listra, Iconio, e Antiochia
di Pisidia, anche in Macedonia, dove lui Sila e Timoteo (che egli aveva
incontrato a Listra e aveva voluto che andasse con lui) fondarono delle
chiese in Filippi, in Tessalonica, e in Berea. Dopo che egli fu in Berea,
Paolo si recò ad Atene dove dopo aver predicato nell’Areopago credettero
alcune poche anime. E dopo venne in Corinto dove invece credettero alla sua
predicazione una gran moltitudine di persone. Lasciata la città di Corinto
dopo un anno e sei mesi, egli tornò ad Antiochia (Atti 15:36-41; 16:1-40;
17:1-34; 18:1-22). |
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Anche da questo viaggio dell’apostolo Paolo
non si evince che ai suoi giorni le chiese fossero organizzate come in una
denominazione con una sede centrale ed una gerarchia; come neppure si evince
nella maniera più assoluta che l’apostolo Paolo cercasse ogni qual volta
fondava una chiesa di farla entrare in una confederazione di Chiese. |
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Il terzo viaggio apostolico di Paolo |
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Da Antiochia, dopo un certo tempo, Paolo
ripartì percorrendo di luogo in luogo il paese della Galazia e la Frigia
confermando i discepoli. Mentre lui si trovava in questi posti arrivò ad
Efeso Apollo, un ministro del Signore, che insegnava accuratamente le cose
relative al Signore Gesù, quantunque avesse conoscenza soltanto del battesimo
di Giovanni. Quando lo udirono parlare Aquila e Priscilla, collaboratori di
Paolo (che erano ad Efeso perchè Paolo mentre tornava dal precedente viaggio
li aveva lasciati quivi), essi gli esposero più appieno la via del Signore.
Poi Apollo si propose di andare in Grecia, e perciò i fratelli scrissero
delle lettere di raccomandazione ai santi affinché lo accogliessero. E così
giunto là essi lo accolsero ed egli fu di grande aiuto a quei credenti (Atti
18:23-28). |
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Mentre Apollo era a Corinto, Paolo arrivò
ad Efeso e Dio operò potentemente in questa città tramite di lui talché molti
credettero nel nome del Signore. Mentre egli si trovava in Efeso (ci stette
tre anni) scrisse ai santi di Corinto quella che è chiamata impropriamente la
sua prima lettera a Corinto perchè di fatto egli ne aveva scritto una ancora
prima che non ci è però pervenuta (1 Corinzi 5: 9-12). In questa lettera, tra
le altre cose, gli disse di togliere dal loro mezzo quel credente che si
teneva la moglie di suo padre (1 Corinzi 5:1-12), ed anche: “Or quanto alla
colletta per i santi, come ho ordinato alle chiese di Galazia, così fate
anche voi. Ogni primo giorno della settimana ciascun di voi metta da parte a
casa quel che potrà secondo la prosperità concessagli, affinché, quando
verrò, non ci siano più collette da fare” (1 Corinzi 16:1-2). Quindi Paolo
aveva ordinato una colletta tra le chiese in favore dei poveri fra i santi. A
questa colletta parteciparono oltre alle chiese della Galazia e dell’Acaia
(Grecia), quelle della Macedonia secondo che lui scrisse in seguito ai Corinzi:
“..io ne rendo testimonianza, secondo il potere loro, anzi al di là del
potere loro, hanno dato volenterosi, chiedendoci con molte istanze la grazia
di contribuire a questa sovvenzione destinata ai santi” (2 Corinzi 8:3-4) ed
ai Romani: “..la Macedonia e l’Acaia si sono compiaciute di raccogliere una
contribuzione a pro dei poveri fra i santi che sono in Gerusalemme” (Romani
15:26). |
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Dopo avere lasciato Efeso, Paolo si recò in
Macedonia e in Grecia, dove prese le offerte messe da parte da quelle Chiese
per quell’opera di carità, e tornò a Gerusalemme, dove poi mentre i Giudei
stavano cercando di ucciderlo, arrivarono i soldati romani che lo presero e
lo misero in prigione (cfr. Atti 21:27-34). In seguito, Paolo, essendosi
appellato a Cesare (cfr. Atti 25:11-12), fu mandato a Roma, per difendersi
dalle accuse mossegli dai Giudei di Gerusalemme. E così Paolo ebbe
l’opportunità di incontrare i santi di Roma (cfr. Atti 28:15), che aveva
desiderato di vedere da molti anni (cfr. Romani 15:23). |
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Piccolo riassunto |
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Termino questa parte riassumendo brevemente
cosa si evince dalla Scrittura a riguardo dell’organizzazione della chiesa. |
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1) Ogni chiesa ha come capo Cristo Gesù |
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2) Ogni chiesa è di per sè autonoma e
indipendente; quindi essa è libera nel Signore di eleggere coloro che
aspirano all’ufficio di anziano e a quello di diacono se questi hanno i
requisiti richiesti. E’ di vitale importanza che tutti questi requisiti siano
soddisfatti perchè questi uomini dovranno prendersi cura della chiesa e
dell’amministrazione dei beni materiali |
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3) L’autonomia e l’indipendenza che
possiede ogni chiesa non significano anarchia perchè nella chiesa non si è
liberi di comportarsi come si vuole essendo che ci sono dei comandamenti ben
precisi da osservare per tutti. Sia per gli anziani preposti nel Signore a
pascere il suo gregge (1 Pietro 5: 1-4) e sia per coloro che vengono pasciuti
(Ebrei 13:17; 1 Tessalonicesi 5:12-13: 1 Tim 5: 17-18: Galati 6:6). Se questi
ordini vengono rispettati la chiesa ne avrà del bene fortificandosi e
rimanendo unita. Potrà in questa maniera essere un esempio ad altre chiese.
Nel caso invece questi precetti non vengono osservati allora la chiesa intera
ne avrà del danno e la dottrina del Signore verrà biasimata da quelli di
fuori anziché onorata. Ma il Signore che è il Padrone di casa farà mietere a
suo tempo ai disubbidienti tutto quello che hanno seminato. E non ci sono
riguardi personali. |
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4) Ogni chiesa ha il dovere di sostenere
materialmente il pastore e gli anziani perchè essi hanno il diritto di
cibarsi del latte del gregge. |
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5) Ogni chiesa ha il dovere di supplire
alle necessità dei bisognosi; ma questo è libera nel Signore di farlo da
sola. In altre parole non è costretta a farlo assieme ad altre chiese. |
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6) Ogni chiesa è libera nel Signore di
ricevere i ministri che vuole, purché essi si attengano alla dottrina di Dio
e non siano d’intoppo alla fratellanza con la loro condotta. |
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7) Ogni chiesa è libera di collaborare con
le chiese che vuole, purché queste si attengono alla dottrina di Dio sia
nelle parole che nei fatti. |
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8) Ogni chiesa è libera nel Signore di
organizzarsi quanto all’evangelizzazione nella maniera in cui si sente
guidata da Dio. Questo naturalmente esclude l’evangelizzazione con i mimi,
scene teatrali, musica rock, e altri metodi antibiblici. |
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8) Ogni chiesa ha l’autorità da parte di
Dio di sciogliere e legare sulla terra; per cui se un credente che ha peccato
contro un altro fratello viene ammonito da questo e non gli presta ascolto;
viene poi ammonito in presenza di due o tre testimoni e non si pente; viene
ammonito dalla chiesa e non presta ascolto; la chiesa deve escluderlo dalla
raunanza e considerarlo come un pagano. Nel caso invece egli ascolta
l’ammonizione della chiesa allora la chiesa gli deve confermare il suo amore. |
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9) Ogni Chiesa ha l’autorità di togliere
dal mezzo dei santi coloro che pur chiamandosi fratelli sono fornicatori, o
avari, o idolatri, o oltraggiatori, o ubriaconi, o rapaci. |
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Conclusione
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Ho ampiamente dimostrato mediante le
Scritture quanto dannosi siano sia lo Statuto che il Regolamento Interno
delle ADI, che purtroppo vengono volontariamente tenuti nascosti ai membri
delle ADI. Non posso quindi non rimanere profondamente indignato nel sentire
dire a Francesco Toppi: ‘Dio sia ringraziato che i membri delle ADI hanno
ormai perduto il ‘timore panico’ che avevano verso statuti e regolamenti al
di fuori della Parola di Dio ….’ (Francesco Toppi, E Mi Sarete Testimoni, pag. 190). |
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Perché da un lato mi domando come possano i
membri delle ADI avere perduto il ‘timore panico’ degli Statuti e dei
Regolamenti fuori dalla Parola di Dio, se non gli è stato mai consegnato una
copia dello Statuto e del Regolamento, in modo da farglieli esaminare alla luce
delle Scritture: e dall’altro, come si può ringraziare Iddio per il fatto che
dei credenti non abbiano più – ammesso che un giorno lo abbiano avuto – il
timore panico di sottomettersi a regole umane che contrastano la Parola di
Dio! Io semmai ringrazio Iddio che ci sono dei credenti che frequentano delle
comunità ADI che, dopo che gli ho fatto pervenire lo Statuto e il Regolamento
Interno delle ADI, hanno espresso il loro sdegno e la loro riprovazione verso
di essi, perché questo significa che hanno capito quanto antibiblici siano. |
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Quindi, fratelli che siete nelle ADI, vi
esorto a rigettare tutti gli statuti e regolamenti umani che contrastano la
Parola di Dio, al fine di riacquisire quella libertà spirituale che avete
perduto sottoponendovi ad essi. Questa stessa esortazione la rivolgo anche a
tutti quei fratelli che sono in altre denominazioni evangeliche che hanno
anch’esse statuti e regolamenti simili a quelli delle ADI. |
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Ricordatevi delle parole di Paolo: “Voi
siete stati riscattati a prezzo; non diventate schiavi degli uomini” (1
Corinzi 7:23). |
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La grazia
del nostro Signore Gesù Cristo sia con tutti coloro che lo amano con purità
incorrotta |
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Giacinto Butindaro |
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Roma, 2010 |