Considerazioni varie

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Fratelli nel Signore, dopo avere dimostrato in che maniera disonesta e sleale e fraudolenta hanno agito le ADI nei confronti del libro di Pearlman, voglio terminare con alcune considerazioni che spero contribuiscano a far capire quanto grave sia questo comportamento.

 

Il danno che si fa all’autore del libro manipolato

 

Quando il libro di un predicatore, come in questo caso Pearlman, viene manipolato, si reca un danno enorme al predicatore, perché gli si mettono in bocca parole, ragionamenti, e pensieri, che non sono suoi, e quindi si commette un peccato contro di lui. In questa maniera non si mostra amore verso di lui, perché Paolo dice che “l’amore non fa male alcuno al prossimo” (Romani 13:10), ed ancora che la carità  “non si comporta in modo sconveniente, non cerca il proprio interesse” (1 Corinzi 13:5), e quindi qui ci si trova davanti alla violazione palese di uno dei due più grandi comandamenti della legge, che è quello che dice: “Ama il tuo prossimo come te stesso” (Marco 12:28-34; Romani 13:9). Dobbiamo quindi concludere che quelli che hanno compiuto e che approvano questo modo di agire non hanno vero amore e neppure vera carità verso il loro prossimo.

Peraltro sono pienamente convinto che le persone che hanno compiuto materialmente queste manipolazioni o le giustificano, se la stessa cosa venisse fatta da qualcuno nei loro confronti, cioè verso un loro discorso o uno scritto, griderebbero allo scandalo e farebbero subito conoscere ai quattro venti la grave ingiustizia fatta nei loro confronti. E questa è ipocrisia. Quindi loro agli altri possono fare questo, ma gli altri a loro no. Questi ragionano così. Non ragionano basandosi su queste parole di Gesù: “Tutte le cose dunque che voi volete che gli uomini vi facciano, fatele anche voi a loro; perché questa è la legge ed i profeti” (Matteo 7:12), perché loro agli altri fanno quello che non vogliono che si faccia verso di loro. Ma porteranno la pena della loro ribellione, perché la Scrittura dice che “chi fa torto riceverà la retribuzione del torto che avrà fatto; e non ci son riguardi personali” (Colossesi 3:25).

 

Il danno che si fa ai lettori dei libri manipolati

 

Abbiamo appurato quindi che le ADI utilizzano i libri di autori stranieri per avallare le loro dottrine, adattando il pensiero di questi autori al pensiero ADI giusto o sbagliato che sia. Questo comportamento è molto grave, perché in questa maniera chi legge un libro tradotto dalle ADI penserà che il suo autore pensava, ragionava e insegnava come le ADI in tutto e per tutto, e quindi sarà tratto in inganno nel pensare ciò. Quindi ci si trova davanti in questo caso ad un opera fraudolenta, che ha l’intento di ingannare il prossimo. Nella pratica non viene detta la verità alla fratellanza, quando invece la Scrittura ci dice: “Perciò, bandita la menzogna, ognuno dica la verità al suo prossimo perché siamo membra gli uni degli altri” (Efesini 4:25). Anche questo modo di agire è da condannare. E peraltro questo comportamento mostra la mancanza di amore verso i fratelli, perché l’amore non fa male alcuno al suo prossimo, come detto innanzi.

 

Diritto di modificare, aggiungere o togliere?

 

Siccome so che nelle ADI ci sono taluni che arrivano a dire che quando i libri oltrepassano un certo numero di anni da quando sono stati scritti, non ci sono più vincoli dei diritti di autore e si può quindi mettere o togliere anche senza il permesso dell’autore, voglio dire quanto segue.

Ora, secondo la legge è vero che estinto il diritto d’autore, l’opera diviene di pubblico dominio ed è liberamente utilizzabile da chiunque, anche a fini economici, ma purché sia rispettato il diritto morale alla titolarità artistica, il che tradotto nella pratica significa che un libro di dominio pubblico non può essere manipolato aggiungendo frasi o parole che vanno a modificare il pensiero dello scrittore fino a mettergli in bocca cose che lui riprovava energicamente, o togliendo sue frasi o parole perché esse non piacciono al traduttore o all’editore in quanto contrarie al pensiero di quest’ultimo, o traducendolo falsando il senso di tante sue affermazioni.

Qui di seguito riporto una parte della spiegazione del ‘Diritto morale’ così come la si trova su Wikipedia, con la fiducia che essa servirà a confutare anche dal punto di vista legislativo, cioè in base alla legge degli uomini, questo presunto diritto che si sono arrogati alcuni nelle ADI di manipolare i libri di autori stranieri che sono di dominio pubblico.

‘[Il diritto morale] Mira a tutelare la personalità dell’autore, il suo onore e la sua reputazione con una corretta comunicazione agli altri delle sue opere.

I diritti morali sono per loro natura imprescrittibili, irrinunciabili, inalienabili (l’eventuale cessione dei diritti di sfruttamento economico dell’opera da parte dell’autore a terze figure, non pregiudica il diritto morale che rimane inalterato) e autonomi (il diritto morale è indipendente dai diritti di sfruttamento economico. Qualora concorrano gravi ragioni morali, l’autore può sempre disporre il ritiro dell’opera dal commercio anche dopo la cessione dei diritti economici).

Nonostante l’inalienabilità del diritto morale, se l’autore riconosce e accetta le modificazioni della propria opera, “non è più ammesso ad agire per impedirne l’esecuzione o per chiederne la soppressione ” (art 22.2 L. 633/41).

I diritti morali, con una eccezione, sono inoltre illimitati nel tempo in quanto durano per sempre e possono essere fatti valere anche dagli eredi: “Dopo la morte dell’autore il diritto morale può essere fatto valere, senza limite di tempo, dal coniuge e dai figli e, in loro mancanza, dai genitori e dagli altri ascendenti e da discendenti diretti; mancando gli ascendenti ed i discendenti, dai fratelli e dalle sorelle e dai loro discendenti” (art.23 L. 633/41).

Il diritto morale si specifica in una serie di facoltà:

 

A) Il diritto alla paternità dell’opera. (art. 20 L. 633/41 )

- L’autore gode del diritto di rivendicare la paternità dell’opera, cioè di esserne pubblicamente indicato e riconosciuto come l’artefice e all’inverso, che non gli venga attribuita un’opera non sua o diversa da quella da lui creata. L’usurpazione della paternità dell’opera costituisce plagio, contro il quale il vero autore può difendersi ottenendo per via giudiziale la distruzione dell’opera dell’usurpatore, oltre al risarcimento dei danni (in caso di opera anonima o pseudonima l’autore può rivelarsi, se vuole, quando meglio crede) e di opporsi a qualsiasi modifica o ad ogni atto che possa pregiudicare il suo onore o la sua reputazione.

- L’autore di un’opera anonima o pseudonima ha sempre il diritto di rivelarsi e di far riconoscere in giudizio la sua qualità di autore (art. 21.1 L. 633/41).

- Il diritto di paternità si estende anche al potere di pretendere che il nome dell’autore venga indicato sull’opera; tuttavia questa facoltà non ha carattere inderogabile ma dipende dall’opera e dagli accordi presi (per esempio nel caso di opere collettive, gli autori dei singoli contributi possono accordarsi sull’ omissione del nome; in tal caso l’autore non può pretendere il contrario ma può solo dichiararsi autore del contributo e indicare il proprio nome in caso di utilizzazione separata del contributo).

- L’editore è obbligato a riprodurre e porre in vendita l’opera col nome dell’autore, ovvero anonima o pseudonima, se ciò è previsto dal contratto.

- Gli autori dell’opera cinematografica hanno diritto che i loro nomi siano menzionati nella proiezione della pellicola cinematografica.

- Il diritto di paternità tutela, oltre a quello dell’autore, anche l’interesse pubblico, garantendo la collettività da ogni forma di inganno o confusione nella attribuzione della paternità intellettuale.

- Dopo la morte dell’autore mantengono tali diritti i discendenti. È il diritto morale che regola la pubblicazione delle opere inedite effettuata dagli eredi dell’autore. Precisamente: ” Il diritto di pubblicare le opere inedite spetta agli eredi dell’autore o ai legatari delle opere stesse, salvo che l’autore abbia espressamente vietata la pubblicazione o l’abbia affidata ad altri” (art. 24.1 L. 633/41).

 

B) Il diritto all’integrità dell’opera. ( art. 20 L. 633/41)

L’autore ha diritto ad essere giudicato dal pubblico per l’opera così come egli l’ha concepita e a conservare la reputazione che deriva dalla corretta conoscenza dell’opera. Questo diritto tutela non solo le modifiche dell’opera ma anche qualsiasi modalità di comunicazione dell’opera che ne falsi la percezione e quindi il giudizio da parte del pubblico.

La tutela del diritto morale all’integrità dell’opera riguarda solo quelle modifiche che comportano un concreto pregiudizio per la personalità dell’autore.

Nel valutare se la modificazione dell’opera sia di pregiudizio all’onore a alla reputazione dell’autore è necessario far conciliare e tener conto delle esigenze di carattere tecnico sorte nel corso della realizzazione dell’opera o delle esigenze pratiche del committente che l’opera non ha soddisfatto.

In particolare:

- “nelle opere dell’architettura l’autore non può opporsi alle modificazioni che si rendessero necessarie nel corso della realizzazione. Del pari non potrà opporsi a quelle altre modificazioni che si rendesse necessario apportare all’opera già realizzata” (art. 20.2);

- nelle opere cinematografiche al produttore è attribuita ” la facoltà di apportare alle opere cinematografiche le modifiche necessarie per il loro adattamento cinematografico” (art. 47 L. 633/41);

- negli articoli di giornale al direttore è attribuita la facoltà di ” introdurre nell’articolo da riprodurre quelle modificazioni di forma che sono richieste dalla natura e dai fini del giornale” (art. 41 L. 633/41).

Gli atti a danno dell’opera cui l’articolo 20 si riferisce (“..di opporsi a qualsiasi deformazione, mutilazione od altra modificazione, ed a ogni atto a danno dell’opera stessa..”) sono modalità di utilizzazione e quindi di riproduzione o comunicazione dell’opera che senza modificare l’opera ne falsano la percezione.

Alcuni esempi di danno all’opera sono i seguenti:

- la diffusione televisiva di opere cinematografiche con ripetute interruzioni pubblicitarie;

- l’utilizzazione dell’opera per la promozione o per la pubblicità di prodotti;

- presentazione dell’opera in un contesto che ne trasformi negativamente il significato;

- rappresentazione ed esecuzione dell’opera che ne falsi del tutto lo spirito.

 

C) Il diritto di pentimento.

 

L’art. 142 L. 633/41 e l’art. 2582 del codice civile stabiliscono che l’autore può domandare il ritiro dell’opera dal commercio se concorrono gravi ragioni morali. In tal caso l’autore ha l’obbligo di corrispondere un indennizzo a coloro che hanno acquistato i diritti di riprodurre, diffondere, eseguire, rappresentare o mettere in commercio l’opera stessa. Questo diritto è inalienabile e irrinunciabile ma a differenza degli altri diritti morali, dopo la morte dell’autore non può essere esercitato dai familiari; precisamente “è personale e non trasmissibile” (art 142.2).

 

D) Il diritto d’inedito.

Controversa è la questione di far derivare dall’art.142 L. 633/41 il diritto dell’autore di impedire la prima pubblicazione dell’opera, recedendo dai contratti con cui egli abbia disposto dei diritti di utilizzazione.

Estinto il diritto d’autore, l’opera diviene di pubblico dominio ed è liberamente utilizzabile da chiunque, anche a fini economici, purché sia rispettato il diritto morale alla titolarità artistica.

Tratto da: http://it.wikipedia.org/wiki/Diritto_d’autore_italiano#Diritto_morale

 

Eliminiamo il male, e riteniamo il bene?

 

Ci sono altri nelle ADI che giustificano questo modo di procedere di ADI-Media dicendo che la Bibbia ci comanda di esaminare ogni cosa, ritenere il bene ed astenerci da ogni specie di male (1 Tessalonicesi 5:21-22), e quindi – dicono costoro - ‘che male c’è in tutto ciò?’

A costoro noi rispondiamo così. Certo la Bibbia ci comanda di agire in questa maniera saggia, ma va detto che innanzi tutto qua ci si trova davanti non ad un esame di una opera, come alla lettura di un libro, per cui uno nel leggerlo ritiene il bene, e rigetta il male che eventualmente si trova in esso. Ma ci si trova davanti alla traduzione di libri di fratelli, che avevano delle convinzioni anche loro come le abbiamo noi, e mentre da un lato abbiamo il dovere di rigettare quello che di sbagliato essi sostenevano, non abbiamo il diritto – quando traduciamo i loro scritti - di manipolare le loro convinzioni per adattarle alle nostre, togliendo, modificando, aggiungendo quello che vogliamo nei loro libri.

Se si applicasse questo criterio nella traduzione di ogni libro, peraltro, noi non verremmo mai a conoscere il vero pensiero dell’autore del libro che leggiamo, ma il suo pensiero adattato al pensiero del traduttore. Se io prendo in mano il libro ‘Le Dottrine della Bibbia’ di Pearlman mi aspetto di leggere in esso le sue convinzioni dottrinali, e non quelle delle ADI, ma purtroppo mentre questo mio desiderio è soddisfatto nel leggere il suo libro in inglese, non è affatto soddisfatto nel leggerlo in italiano, appunto perché è stato adattato alle convinzioni delle ADI. E’ giusto questo? Non mi pare.

 

Usano la stessa tecnica con la Bibbia, ma in un’altra maniera

 

Ora, se si considera attentamente in che maniera le ADI manipolano i libri degli altri, quando li traducono, togliendo, aggiungendo, e falsando il senso delle frasi, e se si considera altrettanto attentamente quale sia il loro modo di atteggiarsi verso la Bibbia, non si può che riscontrare una forte somiglianza, se non la stessa tecnica, ma usata in maniera diversa. Cosa voglio dire con questo? Che i pastori delle ADI – lasciando inalterata materialmente la Bibbia - nel trasmettere la Bibbia al popolo, fanno le seguenti cose:

1) tolgono dalle loro predicazioni o dai loro scritti quelle parole, quelle espressioni bibliche, e quelle dottrine bibliche, che non rispecchiano le loro posizioni, per cui i credenti non le sentiranno mai citare, e quindi per molti sarà come se non fossero nella Bibbia;

2) Aggiungono nelle loro predicazioni e nei loro scritti, parole, affermazioni e insegnamenti che annullano svariate dottrine bibliche, per cui in questo caso fanno dire alla Bibbia quello che vogliono loro;

3) Manipolano su diversi punti il pensiero di Gesù e degli apostoli, per cui falsano il senso delle loro parole, e lo fanno spiegandole in maniera errata; per cui anche in questo caso le ADI fanno dire alla Bibbia cose che essa non dice, ma quello che vogliono farle dire.

Quindi, la situazione, fratelli, è drammatica, molto preoccupante, perché ci si trova davanti a persone che usando l’astuzia del serpente antico adattano tutto e tutti al loro pensiero.

 

Cosa fare verso le ADI

 

Io sono pienamente convinto che i dirigenti delle ADI – come pure coloro che manipolano i libri altrui - vadano severamente ammoniti per quello che è stato compiuto nei confronti dei libri di questi autori stranieri che loro hanno manipolato.

Quindi vi esorto anche in questa occasione a mandare una personale riprensione a quelli di ADI-Media, cioè del Servizio Pubblicazioni delle Assemblee di Dio in Italia, nella speranza che si ravvedano e abbandonino questo modo di fare disonesto e fraudolento:

 

ADI-Media Srl

Sede Op.: Via della Formica, 23 - 00155 Roma

Sede Legale: V.le Mazzini, 4 - Roma | Cap. Soc.: 100.000,00 Euro i.v.

P.IVA - C.F. Registro di ROMA n. 09751141004 | REA di ROMA: 1187482

Email: adi@adi-media.it  | Skype: ADI-Media

Tel. +39062251825 +39062284970 | Fax +39062251432

 

Ed oltre a questo, esorto tutti i fratelli nelle ADI a parlare di queste cose, a riprovare queste manipolazioni, sia in privato che in pubblico, perché sono cose molto gravi che portano grande discredito alla via della verità.

Fatelo, fatelo, è ora che facciate sentire anche la vostra voce forte e chiara contro questi scandali. Non vi lasciate impaurire da niente e nessuno, perché è il diavolo che vorrebbe farvi stare zitti, essendo lui il padre della menzogna.

 

Non vi fidate dei libri tradotti dalle ADI

 

E’ chiaro che dopo avere ancora una volta ampiamente dimostrato in che maniera disonesta e sleale agiscono nelle ADI quando devono tradurre un libro di un autore straniero, non posso che ripetervi di non fidarvi dei libri tradotti dalle ADI dall’inglese, perché è manifesto ormai che essi quando traducono adattano il pensiero altrui al loro proprio pensiero giusto o sbagliato che esso sia.

 

La grazia del nostro Signore Gesù Cristo sia con coloro che lo amano con purità incorrotta

 

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